
La mattina che arriva è la fine dei sogni, è il tuffarsi in un nuovo giorno. E se la fine dei sogni è annunciato dalla sveglia, mi alzo già un po’ nervosa, sia che la notte sia stata di 10 ore o di 3 non fa differenza. Nessuna domanda per piacere, un saluto se incontro qualcuno tra la mia stanza e il bagno e che sia libero, vi prego!
D’inverno abbandonare il caldo abbraccio del piumone è una tragedia annunciata dallo squillo delle due sveglie posizionate una a distanza di 5 minuti dall’altra e la seconda in posizione distante dal letto per costringermi ad alzarmi per zittirla.
Doccia bollente, acqua che scalda, che sveglia, che coccola mi riporta alla realtà. Stamattina sono a casa. Il medico mi ha dato altri giorni di malattia perché non sto ancora bene a causa di questa tosse che non passa. Aspetto che il caffè salga e inebri la cucina di odore di “mattino”, di “casa”, di “famiglia”. Il mattino, davanti alla mia grande tazza di porcellana colorata, mentre sorseggio il caffelatte bollente in completo silenzio, mi gusto il piacere di certi ricordi e certe riflessioni. La colazione è tappa importante, inevitabile ed irrinunciabile. Devo consumare la colazione nella mia cucina, nel completo silenzio e assoluta calma compatibile con i tempi a disposizione. Non faccio mai la colazione nel letto, non ci sto comoda e poi se malauguratamente qualche briciola di pane o biscotti cadesse tra le lenzuola? Dovrei fare i conti con le mie fisse igienico sanitarie (mi viene da sorridere). Rigorosamente seduta al tavolo apparecchiato per la colazione. Non posso pensare ad una colazione al bar..magari consumata in piedi e con la voce di estranei che mi circondano, no, non può essere una mia abitudine. La colazione è il pasto che preferisco soprattutto quando mi alzo di buon umore, dopo essere rimasta a rotolarmi nel letto durante i giorni di vacanza, senza fretta, senza orario. “Non accendere la televisione ti prego. Non violentarmi fin da ora le orecchie e il cervello con voci di sconosciuti che entrano a casa mia, nell’intimità della mia colazione con latte caldo, caffè, biscotti o quel che mi gira…, mi urtano, mi disturbano, mi innervosiscono”. Lo ricordo ancora. Il sabato notte dormivamo insieme. Tu accendevi sempre la tv la domenica mattina, io parlavo con te e tu non ascoltavi. Mi arrabbiavo sempre perché ci restavo male. Lo volevo vivere con te quel momento, ma a te non importava molto. Nella tua casa al mare poi, adoravo fare colazione con te. Quella casa era anche un po’ mia perché rispecchiava i tuoi e i miei gusti. Quella casa è nel mio cuore insieme a te. L’abbiamo colorata di blu, azzurro e giallo e sapeva di mare, di sole, di me e te. Sotto la grande veranda in legno adoravo apparecchiare il tavolo con tutto ciò che gradivamo mangiare la mattina. Poi restare li fuori a goderci il dolce risveglio al sole, oppure entrare dentro e sederci sui divani bianchi che avevo scelto per quell’angolo conversazione di fronte al camino. Era bello restare li a parlare e giocare, prima di deciderci se scendere giù in spiaggia o ritornare a letto sino a l’ora di pranzo, sino a stancarci di parlare, accarezzarci, litigare e amarci. Tu, come spesso capitava ti svegliavi scontroso e a volte avresti volentieri fatto a meno di questo mio rituale, ma io no, io non ci rinunciavo e mi arrabbiavo quando bevevi un succo di frutta in piedi accanto alla penisola in muratura rivestita di maioliche bianche e azzurre o seduto sugli sgabelli in stile provenzale blu mare scelti da te. La tua pelle abbronzata e scura faceva contrasto con il bianco e l’azzurro-turchese delle maioliche. Lo ricordo bene. Eri bellissimo. Lo sei sempre stato. Lo sei ancora. Lo sarai sempre per me. La colazione con te mi manca, mi manca quella casa al mare, mi mancano quegli odori di legno e di erba, i batik sui muri, la credenza della nonna con le mie tazze, le conchiglie, il piccolo laghetto con i giochi d’acqua colorati che illuminavano le sere estive, l’odore del mare e le voci dei bambini giocosi sulla spiaggia che arrivavano insieme al rumore delle onde infrante sulla battigia e sugli scogli. Rumori che negli ultimi tempi hanno riempito i nostri silenzi, urla soffocate da lacrime, sorrisi e carezze. Willy, il mio pincher mi viene a chiedere un biscotto e, a modo suo, mi fa una carezza sulle gambe. Provo ad abbandonare quei pensieri. Bevo il latte ormai tiepido e sento freddo. Mi vado a vestire.Luna D.C.
















