Domani ho un appuntamento ormai irrinunciabile. Come ogni mese andrò dall’estetista per fare la french manicure, tecnica che consiste nel dipingere le unghie con naturalezza, donando alle mani un aspetto sensuale, raffinato e molto femminile. Questa è una delle poche civetterie che la mia irrinunciabile femminilità mi impone di assecondare, un po’ per gusto e un po’ per la comodità di avere sempre tutto in ordine, da ragazza a modo e perbene, come spesso amo definirmi per prendermi in giro e ridere di me, di quello che di me appare e di quello che non traspare.
Mi dicono spesso che ho delle belle mani. Le guardo. Dita affusolate, unghia lunghe ma non lunghissime, palmi ampi… ma non trovo nulla di eccezionale. Dicono anche che ho una bella bocca, belle labbra, bei denti. Condivido, ma le mani non ne sono convinta…Non ha importanza.
Gli uomini vedono in modo diverso da noi donne, per fortuna. Io, in genere, non mi soffermo troppo quotidianamente sulle varie pratiche di abbellimento o almeno così credo.
Faccio la doccia e ci resto sotto a lungo. Sto sotto l’acqua calda, immobile, con gli occhi chiusi. Acqua, lacrime e pensieri scorrono spesso insieme e bagnano la mia anima. Infilo l’accappatoio in spugna giallo e mi accuccio per terra sul tappeto. Raccolgo il mio corpo in un abbraccio e poggio la testa sulle ginocchia. Massaggio il corpo con una crema, asciugo i capelli, morbidi ma capricciosi, a testa in giù. Lì osservo ribelli, un po’ selvaggi. Mi somigliano. Sorrido. Non amo vedere su di me pettinature complicate da impalcature modaiole e la messa in piega da casalinga curata non mi si addice, ne al corpo ne allo spirito. Trucco il viso soffermandomi sugli occhi. La bocca fa già bella mostra di sé a modo suo. Mia piace il viso delle donne truccate con naturalezza e semplicità. Io quasi non posso farne a meno di provare a tirar fuori l’arte dalla forma, al contrario di ciò che accade con le opere d’arte, dove l’artista da forma alla materia e crea bellezza artistica.
Mentre la mia mente si inerpica tra i pensieri frivoli di femmina, figlia del suo tempo, improvvisamente cambia direzione e va a visitare altre stanze che mi appartengono. Nuovi pensieri abitano in me: complicato congegno. Ritornano insistenti sulle mie mani che toccano corpi e anime. Le mie mani quando si muovono si fanno umili e delicate, si spogliano di ogni leggerezza e superficialità, carezzano cuori. Le mie mani cercano, vedono, trovano, incontrano. Le mie mani toccano sorrisi di bambini sereni e asciugano lacrime di bimbi tristi. Ripenso a quante altre mani hanno stretto le mie. Mani fredde viscide e vischiose, mani traditrici, mani schifose e ipocrite, mani tremanti e incerte, mani sudate, mani masturbanti, mani sporche di closchard agli angoli delle strade, mani di meravigliosi folli emarginati, mani di rigurgiti sociali. Le mie mani hanno stretto e incorniciato volti spaventati, hanno raccolto lacrime, hanno strisciato altre mani di donne e uomini che nessuno vuol toccare: mani sieropositive, mani di eroinomani, mani di alcolizzati, mani infette, mani inette, mani inermi, mani ladre. Mani disperate di madri, il cui ventre ha generato “strane creature”, sono spesso rimaste incollate alle mie. Le mie mani hanno consolato e accarezzato corpi infermi di bambini e adolescenti con i quali la vita ha un debito non saldato; hanno sfiorato capelli e teste con menti beatamente insufficienti e inconsapevoli per capire. Le mie mani hanno perso, hanno trovato, hanno fatto cadere, hanno scoperto, hanno rialzato, hanno lenito, hanno accompagnato, hanno tracciato, hanno vestito, hanno spogliato, hanno imboccato, hanno sostenuto.
Ho bagnato le mie mani di lacrime, saliva e urina. Le ho sporcate, immergendole insieme ad altre mani grandi e piccole, in barattoli di tempera colorata e ho imbrattato con loro muri e fogli. Con le mani ho stracciato e appallottolato carta di giornale, insieme a mani di adolescenti arrabbiati e incompresi. Le ho poggiate a terra per giocare, per educare, per tirar fuori forme. Le ho fatte vibrare nell’aria come farfalle disegnando con altre mani inusitati percorsi. In cielo le mie mani catturano sogni.
La mie mani hanno toccato dolore e nuvole.
Amo sporcare le mie mani di umanità. Dicono che ho belle mani. Le guardo. Concordo, mi piacciono ora le mie mani.
Domani french manicure alle ore 17.
Lunamoon D.C.
Le mie mani...French manicure ore 17.
18 gennaio 2008 ore 02:33
Domani ho un appuntamento ormai irrinunciabile. Come ogni mese andrò dall’estetista per fare la french manicure, tecnica che consiste nel dipingere le unghie con naturalezza, donando alle mani un aspetto sensuale, raffinato e molto femminile. Questa è una delle poche civetterie che la mia irrinunciabile femminilità mi impone di assecondare, un po’ per gusto e un po’ per la comodità di avere sempre tutto in ordine, da ragazza a modo e perbene, come spesso amo definirmi per prendermi in giro e ridere di me, di quello che di me appare e di quello che non traspare.
Mi dicono spesso che ho delle belle mani. Le guardo. Dita affusolate, unghia lunghe ma non lunghissime, palmi ampi… ma non trovo nulla di eccezionale. Dicono anche che ho una bella bocca, belle labbra, bei denti. Condivido, ma le mani non ne sono convinta…Non ha importanza.
Gli uomini vedono in modo diverso da noi donne, per fortuna. Io, in genere, non mi soffermo troppo quotidianamente sulle varie pratiche di abbellimento o almeno così credo.
Faccio la doccia e ci resto sotto a lungo. Sto sotto l’acqua calda, immobile, con gli occhi chiusi. Acqua, lacrime e pensieri scorrono spesso insieme e bagnano la mia anima. Infilo l’accappatoio in spugna giallo e mi accuccio per terra sul tappeto. Raccolgo il mio corpo in un abbraccio e poggio la testa sulle ginocchia. Massaggio il corpo con una crema, asciugo i capelli, morbidi ma capricciosi, a testa in giù. Lì osservo ribelli, un po’ selvaggi. Mi somigliano. Sorrido. Non amo vedere su di me pettinature complicate da impalcature modaiole e la messa in piega da casalinga curata non mi si addice, ne al corpo ne allo spirito. Trucco il viso soffermandomi sugli occhi. La bocca fa già bella mostra di sé a modo suo. Mia piace il viso delle donne truccate con naturalezza e semplicità. Io quasi non posso farne a meno di provare a tirar fuori l’arte dalla forma, al contrario di ciò che accade con le opere d’arte, dove l’artista da forma alla materia e crea bellezza artistica.
Mentre la mia mente si inerpica tra i pensieri frivoli di femmina, figlia del suo tempo, improvvisamente cambia direzione e va a visitare altre stanze che mi appartengono. Nuovi pensieri abitano in me: complicato congegno. Ritornano insistenti sulle mie mani che toccano corpi e anime. Le mie mani quando si muovono si fanno umili e delicate, si spogliano di ogni leggerezza e superficialità, carezzano cuori. Le mie mani cercano, vedono, trovano, incontrano. Le mie mani toccano sorrisi di bambini sereni e asciugano lacrime di bimbi tristi. Ripenso a quante altre mani hanno stretto le mie. Mani fredde viscide e vischiose, mani traditrici, mani schifose e ipocrite, mani tremanti e incerte, mani sudate, mani masturbanti, mani sporche di closchard agli angoli delle strade, mani di meravigliosi folli emarginati, mani di rigurgiti sociali. Le mie mani hanno stretto e incorniciato volti spaventati, hanno raccolto lacrime, hanno strisciato altre mani di donne e uomini che nessuno vuol toccare: mani sieropositive, mani di eroinomani, mani di alcolizzati, mani infette, mani inette, mani inermi, mani ladre. Mani disperate di madri, il cui ventre ha generato “strane creature”, sono spesso rimaste incollate alle mie. Le mie mani hanno consolato e accarezzato corpi infermi di bambini e adolescenti con i quali la vita ha un debito non saldato; hanno sfiorato capelli e teste con menti beatamente insufficienti e inconsapevoli per capire. Le mie mani hanno perso, hanno trovato, hanno fatto cadere, hanno scoperto, hanno rialzato, hanno lenito, hanno accompagnato, hanno tracciato, hanno vestito, hanno spogliato, hanno imboccato, hanno sostenuto.
Ho bagnato le mie mani di lacrime, saliva e urina. Le ho sporcate, immergendole insieme ad altre mani grandi e piccole, in barattoli di tempera colorata e ho imbrattato con loro muri e fogli. Con le mani ho stracciato e appallottolato carta di giornale, insieme a mani di adolescenti arrabbiati e incompresi. Le ho poggiate a terra per giocare, per educare, per tirar fuori forme. Le ho fatte vibrare nell’aria come farfalle disegnando con altre mani inusitati percorsi. In cielo le mie mani catturano sogni.
La mie mani hanno toccato dolore e nuvole.
Amo sporcare le mie mani di umanità. Dicono che ho belle mani. Le guardo. Concordo, mi piacciono ora le mie mani.
Domani french manicure alle ore 17.
Lunamoon D.C.
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Domani ho un appuntamento ormai irrinunciabile. Come ogni mese andrò dall’estetista per fare la french manicure, tecnica che consiste nel dipingere le unghie con naturalezza, donando alle mani un aspetto sensuale, raffinato e molto femminile. Questa è una delle poche civetterie che la mia...

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18/01/2008 02:33:59
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cinghialoso 18 gennaio 2008 ore 06:19
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nico.t 18 gennaio 2008 ore 10:20
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