Seduta lì da sola, sto raccolta sulla mia grande pietra a forma di panchina. Il mio rifugio segreto d’estate quando certe notti le voci dell’anima scavano rocce come gocce acide e corrosive. Inalo l’odore del mare e dei ginepri e sento danzare il maestrale sui miei capelli e sul mio viso. Dal villaggio vicino sento musica in contrasto col mio animo. Mi infastidisco vorrei il silenzio assoluto. Vorrei un momento di pace e solitudine solo per me e i miei monologhi interiori.
Flashback della mia vita felice mi scorrono come fotogrammi impazziti e ricordo quel giorno in cui tu mi portasti proprio lì a vedere il mare col tuo Tenerè. Dal punto in cui io mi sedetti per terra sembrava che ci fosse un precipizio e tu facesti finta di cadere giù con un salto che terminava poco più sotto e ti abbassasti fingendo di essere precipitato davvero in quello che per me era uno strapiombo. Rimasi ferma per alcuni secondi, immobile impietrita mentre le lacrime scendevano, la voce soffocata in gola e poi mi alzai gridando il tuo nome. Eri li poco più in basso invece e ridevi. Sapevi delle mie paure di cadere, del terrore degli strapiombi e delle mie mani che sudano quando vedo qualcuno sui bordi dei precipizi nei film.
Ti considerai un fottutissimo stronzo senz’anima mentre cercavi di consolarmi. Il tuo gioco crudele e spietato a me non era piaciuto per nulla. Rimasi per un po’ a piangere senza riuscire a smettere, mentre il cuore credevo si rompesse. Te le avrei date di santa ragione se la mia ragionevolezza non si fosse infilata tra la paura e rabbia.
Mentre sono qui alla ricerca di pace credo di aver trovato il colpevole di tanto tormento. Ci sono momenti in cui vorrei che la ragionevolezza andasse a quel paese e che mi lasciasse libera di agire come istinto chiede. Appagherei i mie bisogni dell’anima, del corpo e del cuore senza dare nulla in cambio, nutrendomi dell’altro senza pietà e senza sensi di colpa. Assaporerei la vera libertà.
Taglierei dai pensieri il sacrificio, l’empatia, la pietà, il giudizio, il perdono e buon senso e tirerei un sospiro di sollievo. Negli occhi degli altri non cercherei più il loro dolore e la loro anima può anche andare a far visita al diavolo! Proibirei alla mia mente di chiedersi di cosa hanno bisogno le vite di chi incontro. Tapperei certe bocche con un bacio o con un morso a seconda del mio istinto di carnalità e rabbia.
Legherei certe mani che frugano il mio cuore e con lo sguardo trafiggerei gli occhi di chi fa finta di guardare tra i mie pensieri mentre, approfittando di una mia distrazione o debolezza, infila le sue voglie sotto la mia gonna fingendo sia una carezza. Puttana ragionevolezza, se si facesse da parte ringrazierei e affonderei il piede sull’acceleratore dimenticandomi del freno quando ad attraversare la strada fosse un cane che abusa di potere. Ascolterei il suo rantolo con gusto e danzerei intorno leggera, al suono del suo ultimo latrare. Straccerei con parole affilate i cori di buona morale del perbenismo col retrogusto di candele sciolte, di naftalina nel baule e di bottega di provincia. Così libera, potrei ammettere di innamorarmi ogni giorno di qualcuno e amerei ogni giorno qualcuno per davvero col corpo e con l’anima e non cercherei più il sentimento perfetto in cui si è costretti ad amare quando si è amati.
Maledetta ragionevolezza, non scenderebbe più la pioggia sul mio viso quando arriva la sera, pensando di aver sbagliato ancora. Perdonerei me stessa per essermi rifugiata ultimamente tra le tue braccia cercando solo un po’ di quiete e calore e senza pensare che il mio bisogno d’amore avrebbe fatto innamorare il tuo cuore, mettendomi al centro della tua vita e dei tuoi pensieri. Ti potrei guardare dritto negli occhi e potrei ammettere di amarti, ma a modo mio. Non come tu desideri o come il mondo vorrebbe che sia l’amore perfetto. Se la morsa stretta della ragionevolezza e dell’altruismo mi lasciasse respirare lo farei a pieni polmoni e mi sdraierei al sole serena accettando senza errore e senza colpa il tuo amore per me.
Ho sedato il buon senso e ho provato a gustare il tuo amore fino in fondo durante i week end nelle camere da letto di alberghi che sanno tutto di me e te. Ti ho dato in cambio solo il mio sorriso, le mie carezze e le mie attenzioni, senza impegno, senza promesse e senza futuro.
Un eterno “hic et nunc” è tutto ciò che ti posso offrire e lo farei con buona pace del cuore se la ragionevolezza e l’altruismo smettessero di parlarmi dentro.
A te M., grazie per l’amore che hai dentro e che hai deciso di dare a questa donna che vorrebbe volare, ma ha terrore delle altezze e sta appesa, tra passato e presente, paura e coraggio, istinto e ragione.
Lunamoon D.C.
Ragionevolezza e buon senso
14 febbraio 2008 ore 18:39
Seduta lì da sola, sto raccolta sulla mia grande pietra a forma di panchina. Il mio rifugio segreto d’estate quando certe notti le voci dell’anima scavano rocce come gocce acide e corrosive. Inalo l’odore del mare e dei ginepri e sento danzare il maestrale sui miei capelli e sul mio viso. Dal villaggio vicino sento musica in contrasto col mio animo. Mi infastidisco vorrei il silenzio assoluto. Vorrei un momento di pace e solitudine solo per me e i miei monologhi interiori.
Flashback della mia vita felice mi scorrono come fotogrammi impazziti e ricordo quel giorno in cui tu mi portasti proprio lì a vedere il mare col tuo Tenerè. Dal punto in cui io mi sedetti per terra sembrava che ci fosse un precipizio e tu facesti finta di cadere giù con un salto che terminava poco più sotto e ti abbassasti fingendo di essere precipitato davvero in quello che per me era uno strapiombo. Rimasi ferma per alcuni secondi, immobile impietrita mentre le lacrime scendevano, la voce soffocata in gola e poi mi alzai gridando il tuo nome. Eri li poco più in basso invece e ridevi. Sapevi delle mie paure di cadere, del terrore degli strapiombi e delle mie mani che sudano quando vedo qualcuno sui bordi dei precipizi nei film.
Ti considerai un fottutissimo stronzo senz’anima mentre cercavi di consolarmi. Il tuo gioco crudele e spietato a me non era piaciuto per nulla. Rimasi per un po’ a piangere senza riuscire a smettere, mentre il cuore credevo si rompesse. Te le avrei date di santa ragione se la mia ragionevolezza non si fosse infilata tra la paura e rabbia.
Mentre sono qui alla ricerca di pace credo di aver trovato il colpevole di tanto tormento. Ci sono momenti in cui vorrei che la ragionevolezza andasse a quel paese e che mi lasciasse libera di agire come istinto chiede. Appagherei i mie bisogni dell’anima, del corpo e del cuore senza dare nulla in cambio, nutrendomi dell’altro senza pietà e senza sensi di colpa. Assaporerei la vera libertà.
Taglierei dai pensieri il sacrificio, l’empatia, la pietà, il giudizio, il perdono e buon senso e tirerei un sospiro di sollievo. Negli occhi degli altri non cercherei più il loro dolore e la loro anima può anche andare a far visita al diavolo! Proibirei alla mia mente di chiedersi di cosa hanno bisogno le vite di chi incontro. Tapperei certe bocche con un bacio o con un morso a seconda del mio istinto di carnalità e rabbia.
Legherei certe mani che frugano il mio cuore e con lo sguardo trafiggerei gli occhi di chi fa finta di guardare tra i mie pensieri mentre, approfittando di una mia distrazione o debolezza, infila le sue voglie sotto la mia gonna fingendo sia una carezza. Puttana ragionevolezza, se si facesse da parte ringrazierei e affonderei il piede sull’acceleratore dimenticandomi del freno quando ad attraversare la strada fosse un cane che abusa di potere. Ascolterei il suo rantolo con gusto e danzerei intorno leggera, al suono del suo ultimo latrare. Straccerei con parole affilate i cori di buona morale del perbenismo col retrogusto di candele sciolte, di naftalina nel baule e di bottega di provincia. Così libera, potrei ammettere di innamorarmi ogni giorno di qualcuno e amerei ogni giorno qualcuno per davvero col corpo e con l’anima e non cercherei più il sentimento perfetto in cui si è costretti ad amare quando si è amati.
Maledetta ragionevolezza, non scenderebbe più la pioggia sul mio viso quando arriva la sera, pensando di aver sbagliato ancora. Perdonerei me stessa per essermi rifugiata ultimamente tra le tue braccia cercando solo un po’ di quiete e calore e senza pensare che il mio bisogno d’amore avrebbe fatto innamorare il tuo cuore, mettendomi al centro della tua vita e dei tuoi pensieri. Ti potrei guardare dritto negli occhi e potrei ammettere di amarti, ma a modo mio. Non come tu desideri o come il mondo vorrebbe che sia l’amore perfetto. Se la morsa stretta della ragionevolezza e dell’altruismo mi lasciasse respirare lo farei a pieni polmoni e mi sdraierei al sole serena accettando senza errore e senza colpa il tuo amore per me.
Ho sedato il buon senso e ho provato a gustare il tuo amore fino in fondo durante i week end nelle camere da letto di alberghi che sanno tutto di me e te. Ti ho dato in cambio solo il mio sorriso, le mie carezze e le mie attenzioni, senza impegno, senza promesse e senza futuro.
Un eterno “hic et nunc” è tutto ciò che ti posso offrire e lo farei con buona pace del cuore se la ragionevolezza e l’altruismo smettessero di parlarmi dentro.
A te M., grazie per l’amore che hai dentro e che hai deciso di dare a questa donna che vorrebbe volare, ma ha terrore delle altezze e sta appesa, tra passato e presente, paura e coraggio, istinto e ragione.
Lunamoon D.C.
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Seduta lì da sola, sto raccolta sulla mia grande pietra a forma di panchina. Il mio rifugio segreto d’estate quando certe notti le voci dell’anima scavano rocce come gocce acide e corrosive. Inalo l’odore del mare e dei ginepri e sento danzare il maestrale sui miei capelli e sul mio viso. Dal...

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