LA BELLEZZA DELLA LUNA

09 febbraio 2017 ore 19:03 segnala
Ogni sera si specchiava sulle acque scure e profonde del lago. Adorava guardare la sua immagine riflessa su quella magica distesa d’argento, che la rendeva ancora più luminosa. E sapeva di essere la creatura più bella che dominava il cielo, circondata da piccole stelle, che, accanto a lei, parevano una spruzzata di polvere d’oro.
Ammirava la sua lucentezza pallida, che la rendeva misteriosa e allo stesso tempo splendente, la sua forma, così perfetta da sembrare dipinta sullo sfondo scuro del cielo, e la sua bellezza, che la rendeva meravigliosa regina della notte.
Qualche volta amava ascoltare la voce del vento, che le sfiorava il viso dolcemente e l’accarezzava cantandole le canzoni più melodiose; altre volte, invece, parlava con il lago, che, ogni sera, quando la vedeva sbucare dalla leggera foschia del primo imbrunirsi, rimaneva incantato a guardarla; altre volte ancora, discuteva con le stelle, che avrebbero voluto essere belle come lei e splendere con la stessa limpida luminosità.
Dall’alto poteva vedere tutto, e tutti la potevano vedere e ammirare, ma lei si interessava soltanto alla sua immagine riflessa sul lago.
Una sera, mentre, specchiandosi, ascoltava i sussurri armoniosi del vento leggero, sentì che qualcuno piangeva in riva al lago; fece allora vagare il suo sguardo alla ricerca di colui che disturbava i canti del vento. Dopo poco, lo vide; era un ragazzo con capelli biondi e lisci come fili d’oro e con due grandi occhi azzurri coperti da un velo cristallino di lacrime e, seduto sull’erba umida della sera, piangeva tenendosi il capo fra le mani.
“Perché sei triste?”, gli chiese dolcemente la Luna, “guardare la mia bellezza su questo splendido specchio non ti rende felice?”; il ragazzo sollevò il viso verso di lei, “è proprio la tua bellezza che mi rattrista”, le rispose.
“La mia bellezza?”, gli domandò la luna, “ e per quale ragione? Gli animali della notte vegliano per stare ad ammirarmi e le lucciole danzano per me… Perché mai la mia bellezza ti rende infelice?”. “Chi pensa che la bellezza sia la cosa più importante è destinato ad essere infelice”, replicò il giovane con gli occhi ancora lucidi. “Chi crede questo non conosce la vera bellezza, che è l’unica cosa che conta… E’ dall’aspetto esteriore che si capisce la vera essenza delle cose”, disse la Luna, “tutti ammirano la mia bellezza e chi mi guarda non può fare a meno di sognare e di essere felice”. “Sarei felice se possedessi un po’ della tua bellezza”, rispose il ragazzo, “nessuno sulla Terra può possedere la bellezza della Luna e questo mi renderebbe davvero felice”.
La Luna rise, “ma non posso darti un po’ della mia bellezza, è tutto ciò che ho ed è l’unica cosa che suscita emozioni in chi mi guarda”, disse lei.
“E’ proprio questo che mi rattrista; ho davanti ai miei occhi la cosa più bella del mondo e non posso possederla”, rispose il giovane nuovamente in lacrime.
Vedendolo così infelice, la Luna ebbe compassione; “Chi mi guarda non può essere triste, se ciò che desideri tanto è un po’ della mia bellezza, te la darò”, gli disse infine.
“Non sai quanto mi rallegra il tuo dono. Per gli uomini la bellezza è l’unica cosa davvero importante e io nasconderò tutto me stesso dietro alla tua bellezza”, replicò lui.
La Luna gli sorrise tristemente, da sempre si specchiava nel lago e si ammirava e separarsi da una parte di lei tanto importante le aveva tolto la gioia. “Mentre torni a casa, però, fai attenzione al Tempo; passa rapido e spesso non ci si accorge di ciò che porta via. E’ sempre stato innamorato della bellezza e, sicuramente, vedendoti non potrà fare a meno di prendere la tua”, gli disse.
“Non ho paura del Tempo”, rispose il ragazzo con gli occhi illuminati da una luce nuova, “la tua è una bellezza che dura per sempre e lui ama solo quella più delicata, che sfiorisce presto”.
La ringraziò quindi del suo dono e andò via. Quando la sagoma del giovane sparì nel buio della notte, la Luna pianse e lacrime dorate le rigarono il viso e scivolarono giù come una pioggia di luce.
La sera successiva, quando fece capolino dalla nera oscurità, il lago rimase molto sorpreso nel vedere che una parte di lei era scomparsa; non aveva più la solita forma tonda e perfetta, ma uno spicchio della sua bellezza era sparito.
La Luna si specchiò come aveva sempre fatto nelle limpide trasparenze del lago e, non appena si accorse di non avere più lo stesso aspetto meraviglioso di sempre, versò una lacrima d’oro.
Vedendola tanto triste, il vento la accarezzò soavemente e cantò per lei con un’immensa dolcezza.
Mentre ascoltava quel melodioso sussurrare, la Luna udì nuovamente il pianto del ragazzo dai grandi occhi azzurri della sera precedente. “Perché piangi?”, gli domandò con gentilezza.
“Il Tempo mi ha rubato la bellezza che mi avevi donato ieri e ora sono nuovamente infelice”, le rispose lui, “non potresti regalarmene un altro po’?”.
“Anche se volessi non potrei”, disse la Luna, “la bellezza che porta via il Tempo non torna più indietro, né può essere sostituita, se non dalla bellezza dell’intelletto”. Il ragazzo si coprì il viso con le mani e pianse cercando di soffocare le lacrime che affioravano da quei profondi occhi azzurri.
“Il mio intelletto non possiede nessuna bellezza; si mascherava con la bellezza dell’aspetto esteriore, che ormai ho perduto. Nessuno avrà più interesse per me”, disse.
“Anche l’intelletto suscita interesse, ma non lo stesso interesse immediato dato dalla bellezza; se questo è ciò che cerchi e che ti darà pace, io ti darò ancora un po’ della mia bellezza”, gli disse la Luna sottovoce nel tentativo di rassicurarlo; ma aveva una voce tremula e flebile.
Il giovane la guardò, “stavolta starò attento e non mi farò portare via dal Tempo un bene tanto prezioso”, le promise.
“Non sai quanto sia preziosa per me la bellezza, ma una volta perduta bisogna rassegnarsi…. Se anche stavolta il Tempo te la ruberà, non so se riuscirei a donartene ancora”, replicò lei. E gli diede un po’ della bellezza che le rimaneva.
Quando il giovane sparì nell’oscurità, la Luna osservò il suo riflesso sul lago e quasi non si riconobbe; com’era flebile la luce che emanava e com’era diventata pallida e candida. Non era più splendente e luminosa com’era sempre stata e si accorse che anche il lago non la ammirava più incantato.
Triste, allora, si nascose dietro ad una nuvola e attese l’arrivò del giorno per scomparire.
La sera successiva, vide che ormai si era ridotta ad un sottile spicchio poco lucente; non aveva più la sua bellezza e questo la rattristava moltissimo. Addirittura alcune stelle che prima invidiavano la sua luminosità, ora brillavano più di lei e riempivano il cielo notturno con il loro luccicare vivo.
Anche quella sera il vento cantò per lei, dolce e leggero, ma neanche un canto tanto meraviglioso riusciva a far tornare la Luna quella di sempre.
E mentre ascoltava quelle melodiose parole, sentì nuovamente il pianto del ragazzo. La Luna fu molto meravigliata di udirlo piangere anche quel giorno, le aveva promesso che sarebbe stato attento alla bellezza che gli aveva donato e che l’avrebbe custodita, ma evidentemente non ne era stato in grado.
“Cosa ti rattrista stavolta?”, gli domandò lei cercando di mascherare il tono infelice della sua voce.
“Anche ieri il Tempo mi ha portato via la bellezza che mi avevi regalato”, rispose il giovane guardandola con gli occhi pieni di lacrime trasparenti, che luccicavano sotto quel flebile raggio lunare, “perdonami, ma non sono riuscito ad impedirgli di rubarmela”.
“Non ti preoccupare”, gli disse la Luna, “so che il Tempo è un abile ladro, ma avresti dovuto nasconderla meglio”.
“Come posso tenere nascosta una cosa così magica e meravigliosa?”, il Tempo non l’avrebbe vista, ma neanche gli altri uomini”, replicò lui.
“La bellezza che si indossa è una cosa tanto meravigliosa quanto effimera e se il Tempo non te l’avesse portata via, sono sicura che, a breve, l’avresti perduta in qualche altro modo”, disse la Luna, con un tono sottile e triste al pensiero della sua bellezza che ormai non avrebbe più potuto riavere.
Il ragazzo continuò a piangere, “e ora come posso fare? sarò scontento per sempre se non avrò la tua bellezza. La bellezza è tutto per gli uomini”.
La Luna stette per un po’ in silenzio a guardarlo e vide in lui tanta tristezza, che ebbe compassione di quel ragazzo dai capelli d’oro; “ti darò la bellezza che mi rimane”, gli sussurrò, soffocando le lacrime.
Il giovane smise allora di piangere, “ma come posso fare per possederla per sempre e perché nessuno me la porti via?”, le domandò, lievemente rincuorato.
“Devi nasconderla, in modo che solo chi la possiede come te riesca a vederla”, rispose la Luna.
“Ma in che modo potrei nasconderla? Come si fa a non mostrare una cosa tanto preziosa?”, le chiese il ragazzo, che già si intristiva al pensiero di perdere nuovamente la bellezza donatagli dalla Luna.
“Devi nasconderla nel tuo animo, perché è soltanto la bellezza dell’animo che il Tempo non può portare via. Gli altri uomini la vedranno, se tu saprai mostrarla e la possederai per sempre, se saprai custodirla”, gli disse lei e gli donò la poca bellezza che le era rimasta.
Il ragazzo le promise che si sarebbe preso cura di quella bellezza e, dopo averla ringraziata, andò via felice.
La Luna pianse con tanta tristezza. Ora non possedeva più la bellezza e nessuno l’avrebbe più ammirata, il lago non sarebbe rimasto incantato a guardarla, gli animali della notte non avrebbero più vegliato per vederla e lei non avrebbe più potuto ammirare il riflesso della sua bellezza sulle acque argentate. Non emanava che un candido pallore, al posto della sua luce dorata e si sentiva nuda ora che non aveva più neanche un po’ della bellezza che possedeva prima. Andò quindi a nascondersi, anche quella notte, dietro alla foschia delle nuvole.
L’indomani provò nuovamente a specchiarsi nel lago, ma non vide altro che una flebile e triste luminosità e dorate lacrime di luce sgorgarono dai suoi occhi.
“Cosa ti rattrista tanto?”, le chiese le Bontà. “Ho donato tutta la mia bellezza ad un ragazzo e ora non ne posseggo più neanche un po’”, rispose la Luna.
“Chi compie azioni tanto nobili non può non possedere la bellezza”, le disse allora la Bontà, nel tentativo di rincuorarla.
“Ma non vedi il mio aspetto? Emano una debole luce e nessuno mi ammira più”, rispose lei tristemente. “Tu possiedi una bellezza che non sai di possedere. La bellezza esteriore non è quella che conta, perché prima o poi la si perde sempre”, replicò la Bontà, “ma la bellezza che possiedi tu è un’altra e nessuno potrà portartela via”.
E detto ciò la avvolse in un manto dorato meraviglioso, che aveva ricamato con le lacrime che la Luna aveva versato nelle sere precedenti. Con quel manto luminoso divenne più bella di prima e risplendette di una luce nuova.
“Questo è il manto della bontà e finchè l’avrai non potrai non possedere anche la bellezza”, le disse la Bontà e, detto ciò, andò via.
La luna sorrise di gioia, brillò nel cielo come non aveva mai fatto prima e tornò a specchiarsi felice nelle acque argentate del lago.
Carmen Piras
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Ogni sera si specchiava sulle acque scure e profonde del lago. Adorava guardare la sua immagine riflessa su quella magica distesa d’argento, che la rendeva ancora più luminosa. E sapeva di essere la creatura più bella che dominava il cielo, circondata da piccole stelle, che, accanto a lei, parevano...
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