Madre

12 luglio 2018 ore 13:38 segnala



Supplica a mia madre

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile….


Pier Paolo Pasolini
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12/07/2018 13:38:24
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ASCOLTATE.

10 luglio 2018 ore 13:52 segnala



Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d'essere in ritardo,
piange.
Gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
"Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì!?"
Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?


Vladimir Majakovskij

Composta nel 1913

L’amore oltre la vita

05 luglio 2018 ore 09:58 segnala
Poesia di Olindo Guerrini


Quando tu sarai vecchia e leggerai
questi poveri versi accanto al fuoco
rivedrai colla mente a poco a poco,
i giorni in che t’amai.

E ti cadrà sul petto il viso smorto,
per la memoria del tuo tempo lieto:
a me ripenserai nel tuo secreto,
a me che sarò morto.

E ti parrà d’udir la voce mia
nel vento che di fuor suscita il verno,
e ti parrà d’udir come uno scherno,
una bieca ironia.

E la voce dirà: te ne rammenti,
te ne rammenti più? com’eran belli
i tuoi capelli d’oro, i tuoi capelli
sul bianco sen fluenti!

Oh come il tempo t’ha mutata! oh come
t’ha impresso in viso i suoi deformi segni!
dove son dunque i tuoi superbi sdegni
e le tue bionde chiome ?

Sola al tuo focolar siedi piangendo
la giovanil tua morta leggiadria:
lo piango solo nella tomba mia:
vieni dunque: t’attendo!

Vieni e se in vita mi fallì la speme
di viver teco i giorni miei sereni,
ci sposeremo nella tomba. vieni:
vi marciremo insieme.