ACCADDE SU C

03 dicembre 2017 ore 17:23 segnala
Sul pianeta chiamato C gli uomini vivevano in stanze. Fra di essi, una donna. Il suo nome era P ed ella aveva avuto tutto quanto si potesse immaginare dalla vita, tranne l'Amore.
Passava le sue giornate nella sua stanza, spesso davanti ad una grande finestra, intenta a scrutare ora il cielo, ora il mare sotto di esso. E talvolta quella linea a tratti indistinta che era l'orizzonte, pensando e fantasticando su ciò che era stato, su ciò che era e su ciò che avrebbe potuto essere. I suoi pensieri, i ricordi e il panorama si fondevano insieme in tonalità di colori che lei amava ma che aveva imparato ad odiare al contempo. Perchè la sua esistenza era tranquilla ma immutabile, monotona e a tratti malinconica, mentre il trascorrer del tempo erodeva anno dopo anno la speranza in favore di una triste rassegnazione.
Ma una sera, all'imbrunire, accadde qualcosa che cambiò per sempre la sua vita. Incontrò un uomo in una stanza comune. Parlarono. Non era sicuramente originario di C, ma fu colpita dai suoi modi e le fu facile sin da subito aprirsi completamente a lui. Sentì che qualcosa li aveva legati all'istante, tanto che quella stessa notte P si presentò alla sua stanza e chiese il permesso di entrarvi.
"Entra. So chi sei e ciò che cerchi." le fu risposto dall'interno.
La donna entrò in silenzio, domandandosi chi fosse costui che pareva conoscerla attraverso quelle parole sibilline. Non era spaventata, il suo carattere era forte e di certo uno straniero non l'avrebbe intimorita.
"Il mio nome è M. Piacere di conoscerti, P." la voce dell'uomo accompagnava una figura alta e longilinea, ammantata di nero. Il volto era impassibile, gli occhi color dell'abisso.
"Come sai ch'io sia?" chiese la donna.
"Ti ho osservata nei giorni scorsi. Da lontano, ma con interesse." rispose l'uomo.
"Mi hai seguita, dunque." fece lei.
"Solo con lo sguado e con la mente."
P fece per controbattere ancora, le labbra dischiuse e il sopracciglio alzato, con fare stizzito, ma lui la interruppe con un gesto della mano "Abbassa le tue difese. Non ti serviranno. Non con me. Fidati di chi ti sta di fronte. Sono qui per aiutarti."
In qualche modo quelle parole, il tono di quella voce, la cadenza e i movimenti di quell'uomo l'avevano colpita nuovamente e ancor più. C'era qualcosa di potente ed estremamente benevolo in quell'essere... Un'improvvisa calma si diffuse in lei. Era a suo agio. Decise di dargli fiducia.
"Io possiedo ciò che tu aneli da tanto, tanto tempo." riprese lui dopo un attimo di silenzio. "Ma sei sicura di volerlo davvero...?"
Lei tacque, ancora spaesata dalla sicurezza dell'uomo misterioso e dal suo strano modo di fare. Poi replicò "Cosa sai di me?"
"So che cerchi Amore. Io ne ho con me." ribattè M.
P rimase pensierosa e silente a fissare l'uomo in nero per un momento. "Dimostramelo" disse quindi, alzando il mento con aria di sfida.
L'uomo si alzò e si avvicinò, fermandosi a due passi da lei. Poi, portò la mano destra al suo petto. Essa cominciò ad affondare, lentamente, attraverso i suoi vestiti, penetrando all'interno del torace, come fosse inconsistente.
La donna sgranò gli occhi.
Sempre lentamente, M estrasse la mano. Ora conteneva due ampolle in vetro, ognuna dalla forma di un piccolo cuore umano. Erano trasparenti, e all'interno di ciascuna era possibile distinguere i movimenti irregolari di un liquido.
"Ma cosa..." cominciò lei, lo sguardo meravigliato.
"In una di queste boccette vi è ciò che tu vai cercando." la interruppe. "Ora, scegline una. Ma scegli bene..."
P guardò i contenitori con più attenzione. Erano identici. Solo il liquido al loro interno cambiava. In uno era incolore, indistinguibile dall'acqua a tutti gli effetti, mentre nell'altro una sostanza purpurea, quasi fuoco vivo, sembrava trattenuta a forza dal vetro che la circondava.
D'impulso la donna indicò l'ampolla contenente il liquido rosso: "Quello!".
"Conosci il rituale, vero? Io ora verserò il liquido nelle tue mani, esso ti elargirà i suoi benefici, poi tu lo riverserai nelle mie, contraccambiando." disse M.
"Lo conosco bene, come tutti. Ma nessuno mai mi ha concesso di compierlo." concluse P.
"Lo so. Porgimi le tue mani." fece lui.
Titubante, la donna allungò le braccia verso l'uomo, le mani a coppa. Questi cavò un piccolo tappo dall'ampolla, poi, con movimenti lenti, cominciò a versarne il contenuto.
Il fluido non bagnava le sue dita, semplicemente, al contatto, evaporava.
P chiuse gli occhi sicura che l'effetto dell'Amore finalmente trovato l'avrebbe travolta di lì a poco.
L'ampolla era ora vuota. P aprì gli occhi e subito un flusso di benessere parve irradiarla. Ma fu un istante. Un'illusione fugace.
"Che succede..." lo sguardo allarmato "Non sento nulla... e il liquido? Dove...?"
"Hai scelto male, P" riprese l'uomo.
P ritrasse le mani, sciogliendone la stretta e guardando ora l'una, ora l'altra con occhi frenetici d'ansia.
"Ma.. non può essere!" fece con voce allarmata "Non è possibile!"
"E' possibile invece." disse M. "Purtroppo, la tua impulsività ti ha ingannata, sciocca."
Lo sguardo di lei volò rapido in direzione dell'altra boccetta, verso l'anonimo liquido incolore. "Allora quello..."
"Sì" continuò M "questo è Amore. Non è appariscente. Non ha colori particolari. Non spicca all'occhio." Alzò la boccetta, come per guardarvi attraverso, poi riprese "Come spesso l'essenziale è invisibile agli occhi, così l'Amore non ha bisogno di attirare l'attenzione. Questo, affinchè solo il saggio sappia riconoscerlo e farlo suo. Per gli altri, l'illusione di un surrogato è abbastanza per appagare brevi momenti e bassi desideri." M si voltò, cominciando ad allontanarsi verso la porta della stanza. "Il mio tempo qui è terminato." Concluse.
La donna lo inseguì "Aspetta...". I suoi occhi erano colmi di lacrime, mentre dal basso cercava quelli di lui mordendosi il labbro.
M si voltò, fissando quello sguardo a sua volta. Per un istante fu il silenzio a parlare in vece loro.
M serrò gli occhi per qualche attimo, poi li riaprì. Quella donna meritava l'Amore.
"Non potrei. Non dovrei..." disse piano "Ma come si può resistere allo sguardo di una donna che non conosce l'Amore...?"
Continuò a fissarlo, insicura su ciò che sarebbe accaduto di lì a poco, mentre lui si voltava, riposizionandosi a due passi dalla sua figura.
"Porgimi le tue mani."
Timidamente, P allungò le braccia ancora una volta, le mani disposte a ciotola.
Questa volta fu il liquido incolore a rovesciarsi piano nell'incavo formato dalle dita di lei. P seguiva il processo con lo sguardo.
Il fluido non evaporò. Anzi, proprio come acqua, cominciò ad adagiarsi all'interno delle sue mani.
"Aspetta!" disse P ad un tratto "Non riesco a trattenere il liquido!"
Di fatto, quello strano siero per pochi attimi si raccoglieva nelle mani di lei, ma velocemente, raggiungeva le pieghe della pelle e attraverso di esse colava verso il terreno, evaporando prima di toccarlo e creando un effetto simile ad una pioggia delicata.
M, imperterrito, continuava a versare il contenuto dell'ampolla.
"Fermati!" gli occhi di lei assunsero un'aria preoccupata. Guardava le proprie mani, le pressava una sull'altra con forza, serrava ora le dita più che poteva, nel tentativo di creare una zona quanto più stagna possibile per trattenere il prezioso fluido.
"Io.. non riesco...! Scivola via.. e proprio non ci riesco a trattenerlo!"
Ma a nulla servivano le sue parole. Ora alzava le mani più in alto, oltre la sua testa, come nel disperato tentativo di bloccare o anche solo ritardare la caduta del liquido. Al di sotto delle sue mani, una pioggia argentina. Abbassò il capo, cambiando la messa a fuoco del suo sguardo. E vide lui. Un sipario di goccioline sospese fra i loro occhi.
M, con un calmo gesto finale, vuotò l'intero contenuto dell'ampolla. L'ultima goccia si posò sulle mani di P come fu per la prima. E allo stesso modo, le attraversò, fessura dopo fessura, trasformandosi anch'essa in scintillanti gocce in caduta libera.
Il viso di P era una maschera di disperazione, mentre un brivido profondo la rendeva cosciente dell'immenso spreco cui aveva assistito.
"Che hai fatto!" gridò. "Lo hai versato tutto! Non te ne è rimasto nemmeno un po'!" lacrime scintillanti cominciarono a sgorgare dai suoi occhi. "E io.. io non sono riuscita a contenerlo.. a conservarne nemmeno una goccia da restituirti..."
La pioggia scintillante era terminata. Ora P aveva dischiuso le proprie mani, riportandole a sè. In effetti, non era stato possibile per lei trattenerne neppure una piccola quantità. Era scivolato via. Tutto. Le sue mani erano tornate asciutte. Il rituale non era stato completato e, senza esser ricambiato, l'Amore in lei non avrebbe portato alcun beneficio.
Guardò il volto di M. Le parve di scorgere un luccichìo negli occhi di lui che, apparentemente flemmatico, ora richiudeva l'ampolla e, pacatamente come in precedenza, la riadagiava nelle profondità del suo essere.
"Io.. non sono riuscita a.."
"Shhh" fece lui, portandosi l'indice verticalmente sulle labbra. "Non dire niente." Sorrise.
"Ma..." tentò P.
"Va tutto bene" la interruppe lui.
"Era tutto quello che avevi.. e lo hai donato tutto a me" incalzò lo stesso lei.
"Sì, è così" rispose M "ti ho dato tutto quello che avevo." Il suo sorriso toglieva il fiato, non tanto per la bellezza, quanto per l'onestà e la gentilezza che trapelavano da esso.
"Ma io non sono stata in grado di raccoglierlo! E' andato tutto sprecato! Non ho potuto ricambiare... e ora non è rimasto niente nè a me, nè a te...!" la voce di lei era tremante, il viso affranto in un sudario di lacrime.
"Ora capisco." cominciò M "La verità è che tu non sei in grado di trattenere l'Amore, di assorbirlo e ricambiarlo. Ecco perchè è scivolato via dalle tue mani." Il suo sguardo si fece greve, un velo di tristezza comparve su quel volto fino ad allora quasi impassibile. "Raccogliamo quello che seminiamo. Chi è incapace di assorbire l'Amore, nemmeno può sperare di ricambiarlo." Fece una pausa. "Questa volta... ho sbagliato io, probabilmente... forse non meritavi l'Amore." Un sorriso ora triste attraversava le sue labbra mentre il suo sguardo si abbassava nel vuoto. "Tuttavia.. non mi pento di ciò che ho appena fatto." riprese "Qualcosa di quanto accaduto oggi, nonostante tutto, rimarrà. Perchè quando si tratta di Amore, beh, qualcosa di buono ne viene sempre fuori. Puoi credermi." La voce di M era rassicurante, calda, ferma. I suoi occhi avevano riguadagnato fierezza e saggia serenità. "Vedi..." continuò "non sono pentito di avertelo donato, perchè innanzitutto portarlo con me non sarebbe stato così utile. Io invecchierò e morirò, un giorno. Probabilmente sarebbe rimasto con me sino a quel tempo, inutilizzato.. e in tal caso sì che sarebbe andato realmente sprecato." Inclinò il capo e il suo sguardo si fece profondo sotto le sopracciglia. Una sfumatura malinconica comparve in esso ma non durò abbastanza per esser notata mentre incrociava gli occhi di lei. "Inoltre" continuò "quello che conta è che tu ne abbia compresa l'importanza."
Le lacrime sul dolce viso di lei rallentarono per un attimo, la fronte corrucciata si distese di poco mentre rifletteva, tentando di afferrare il significato di quelle parole. I suoi occhi incatenati a quelli di lui.
"A te sembra che il liquido sia andato perduto inutilmente, ma così non è. Non completamente, almeno." Spiegò M "L'Amore è un qualcosa di unico e credimi se ti dico che il suo impiego non è mai sprecato. Mai."
P ancora non capiva. Dove risiedeva l'utilità in tutto questo? Era chiaro che non era rimasto nulla.
"L'utilità in questo caso" continuò lui, come leggendo nella mente di lei "risiede nel ricordo. Non hai potuto o voluto - tu sola hai la risposta, nel tuo profondo - trattenere l'Amore in te, nè tantomeno restituirlo a me, come il rituale avrebbe richiesto... Esso è scivolato via, sottoforma di piccole gocce di diamante."
Un lungo silenzio si frappose fra i due.
P ripensò per un istante alle goccioline sospese fra il suo viso e quello di M, pochi istanti prima. Un'immagine indimenticabile, immortalata nella sua mente. Mai avrebbe scordato quegli attimi. Il ricordo di una persona misteriosa, giunta nella sua vita all'improvviso con l'intento di aiutarla a trovare l'Amore che lei mai aveva avuto modo di avere per sè. Lui le aveva datto tutto l'Amore in suo possesso. Lei non era stata in grado di ricambiare. Ora, solo ora e con rammarico se ne rendeva conto. Sapeva bene quale fosse il motivo del suo fallimento... e questa consapevolezza la devastava dentro. Si ripromise di essere una persona diversa, a partire da quel momento.
"Noi non ci vedremo mai più, vero...?" chiese poi, timidamente. Le lacrime scorrevano copiose come non mai sulle sue gote, mentre cominciava a scorgere il significato delle parole di M.
"E' così. Non ci vedremo mai più." continuò lui, voltandosi.
"Ma potrai ricordarmi ogniqualvolta vedrai la pioggia..."
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Sul pianeta chiamato C gli uomini vivevano in stanze. Fra di essi, una donna. Il suo nome era P ed ella aveva avuto tutto quanto si potesse immaginare dalla vita, tranne l'Amore. Passava le sue giornate nella sua stanza, spesso davanti ad una grande finestra, intenta a scrutare ora il cielo, ora il...
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03/12/2017 17:23:08
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Commenti

  1. Semplicemente.ANNA 04 dicembre 2017 ore 07:30
    Bella favola, scritta molto bene, un po'cinica per quanto mi riguarda ma comunque sempre bello esprimersi per quanto crediamo possano essere verità. Chissà cosa ne verrebbe fuori se provassimo ad invertire i personaggi :-)
    Buona giornata.
  2. Majere 04 dicembre 2017 ore 13:47
    Ti ringrazio. Come avrai inteso la trama e il contenuto del racconto, apparentemente favolistici, sono in realtà fortemente (e volutamente) criptici. Per comprendere appieno il significato fra le righe è necessario essere in possesso di un codice. Tale codice rientra nella sfera privata mia e di un'altra persona, l'unica che ha accesso al reale e completo significato celato dietro a quanto ho scritto.
    Tuttavia il tuo commento è prezioso, in quanto mi dimostra come il racconto possa essere godibile anche per il lettore occasionale, che ne può comunque trarre una propria, idealizzata chiave di lettura.
  3. Semplicemente.ANNA 04 dicembre 2017 ore 14:40
    Sprovvista di chiave chiedo umilmente scusa aver osato di commentare un qualcosa di strettamente personale, ho solo espresso una mia opinione su quanto ho letto, che poi serva un codice per poter decriptare uno scritto questo non è alla mia portata e a dire il vero nemmeno mi interessa. Per quanto penso io comunque le cose private codificate e soprattutto se strettamente personali non dovrebbero essere postate alla mercè di tutti. Ognuno commenta per quello che legge non per ciò che è scritto tra le righe.
    Al limite avresti potuto scrivere come a volte altri hanno fatto: strettamente riservato, si pregano gli eventuali lettori di astenersi dal commentare!
  4. Majere 04 dicembre 2017 ore 14:48
    Hai frainteso. Ho apprezzato il tuo commento - come ho scritto al fondo del mio precedente commento.
    Il racconto è fine a sè stesso e libero ai commenti di chicchessia.
    Tuttavia mi sembrava giusto spiegare il perchè di una eventuale, intuibile cripticità presente nel contesto. Tutto lì. Il racconto non è privato, assolutamente; semplicemente chi ha il codice per decifrarne qualcosa di più, ne beneficia ulteriormente.
  5. Semplicemente.ANNA 04 dicembre 2017 ore 14:55
    Non conosco i personaggi ma sicuramente credo che alla fine ci sia proprio poco di criptico anzi, direi che è tutto molto chiaro.
  6. Majere 04 dicembre 2017 ore 14:58
    Perfetto :)
    E' esattamente ciò cui miravo: una doppia chiave di lettura.

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