Una donna che sia stata bella o piacente prende bruscamente coscienza del tempo che passa nell’attimo preciso in cui l'automobilista che fino all'anno prima avrebbe inchiodato pur di farla attraversare( rischiando il gonfiaggio dell’air bag, la doppia frattura delle costole e malgrado ciò sperticandosi in ampi gesti di invito e cordiali sorrisi a 32 denti,) la sfiora come fosse un paletto di slalom gigante, lanciandole il quesito esistenziale che a tutti viene posto e che tutti, prima o dopo, ci poniamo:
"'ndo' cazzo vai?!"
Ecco: lì è il segno inoppugnabile del tempo che passa.
E come tutti sanno, quando passa cancella sia la beltà propria che l’altrui cortesia.
E poi ci sono le vetrine: le stesse che riflettevano gambe snelle e nervose, volti compiaciuti in un “Però!” segreto e convinto e che adesso offrono visuali d’incubo, orrende diversioni, antitesi perfette tra ciò che effettivamente si è e ciò che ancora ci si sente e ci si illude di essere.
Su questo ed altro vado riflettendo, subito dopo aver incassato il “vaffa “ dal giovane automobilista dinanzi al quale ho osato attraversare la strada, credendo che le strisce pedonali e la certezza di un fascino indubbio, seppure maturo, mi avrebbero tutelato.
Errore.
“Dopo i cinquanta, non esiste tutela, bimba mia” dico a Crapa, che dal basso della propria bionda bellezza canina e non deteriorabile, mi rivolge occhiate apprensive e languide.
Così, lievemente malinconica, mi appresto a sedere da brava vecchietta su una panchina relativamente pulita e a gustarmi l’ennesima sigaretta mattutina, quando:
“Ahò? Che cell’hai ‘na cicca che te cresce?”
Dopo una rapida occhiata al giovane proprietario della voce, comincio ad armeggiare nella borsa alla ricerca del pacchetto : non c’è limite alle volte in cui perdo le sigarette, o l’accendino, o entrambi. Non c’è limite alle volte in cui, trovando le prime, il secondo trova i più remoti angoli bui per celarsi alle ricerche. Non c’è limite alle volte in cui, uscendo di casa, io dimentichi le une e l’altro in posti inimmaginabili alla più perversa delle menti.
Fatto sta che le sigarette non ci sono.
“Ascolta” dico dispiaciutissima al giovane allampanato che aspetta dondolandosi da un piede all’altro “Le ho lasciate a casa; il bar però è a pochi metri. Se mi aspetti, te ne offro una volentieri”
“Si nun te dispiace vengo co’ te. Va bene?”
“Perché no?” rispondo sorridendo; poi, tentando di convincere la mia figlia pelosa che nessun pericolo si cela nel ragazzetto in astinenza fumogena, mi dirigo a passo veloce verso il bar della piazza.
Al momento di attraversare la strada, guardo cautamente a destra e a sinistra: nessuno.
“Andiamo?” incoraggio il giovane e parlando muovo distratta un passo giù dal marciapiede
Mi sento riportare all’indietro mentre l’ormai familiare imprecazione giunge sfrecciando alle mie orecchie.
“Fa’ attenzione, signo’: qui te arotano come un rasoio…”
“Hai ragione. Grazie... com’è che ti chiami?”
“Robberto”
“Grazie, Roberto” sorrido “ ti sei guadagnato anche la colazione, se la vuoi”
“Eccome no?”
Entriamo nel bar semideserto e profumato di cornetti appena sfornati.
“Cosa prendi?”
“’Na bomba semplice e un cappuccio, signo’”
“Aspettami fuori, vuoi? E tienimi il cane, per cortesia. Arrivo subito con colazione e sigarette”
La giornata è piacevole: poche raffiche di vento tiepido che Crapa annusa avidamente, giovani raggi di sole che luccicano negli occhi del ragazzo seduto di fronte a me.
Sorseggio il caffè cercando di non guardare il mio viso riflesso nella vetrina del bar: quando è troppo, è troppo.
“Me la dai ‘sta cicca, signo’?”
“Certo!” ne estraggo una dal pacchetto offrendogliela ed osservando la smorfia stomacata che il ragazzo non si preoccupa di nascondere.
“Ah: fumi ‘ste schifezzette” dice sottovoce.
Mi sento vagamente umiliata: sono stata oggetto di imprecazioni, ho rischiato la vita, in fondo gli ho offerto la colazione … e nemmeno va bene la marca di sigarette che fumo?
“In alternativa potresti sempre comprartele” dico piccata “ se chiedi, devi accontentarti di quello che ti offrono, no?”
“Che te sei offesa?” mi dice accendendo la sigaretta slim che tutto sommato ha deciso di accettare.
“Io non mi offendo mai: solo che trovo antipatica la mancanza totale di riconoscenza.”
“ Beh…dai: se parlamo de’ riconoscenza anche tu mica scherzi.”
“Io?!?” sono davvero stupefatta.
“Sì: te. E annamo, signo’: te sto a fa’ compagnia – che all’età tua te dovrebbe solo che da fa’ piacere – t’ho tenuto er cane; t’ho sarvato la vita…me potevi armeno offri’ ‘na Marboro ar posto de’ ‘sta cosetta che nun sa de gnente!”
Rifletto partendo dal suo punto di vista: forse ha ragione lui. Forse davvero non si ha diritto nemmeno ai propri gusti, passata una certa età. Forse il grazie è d’obbligo anche solo se non ti dicono vaffanculo invece che buongiorno; forse questo ragazzetto indisponente, che mangia il cornetto che io ho pagato e fuma le mie sigarette trovandole sciape quanto me, ha diritto alle sue Marlboro ed io ho il dovere di comprargliele.
Forse.
O forse, invece…
“Andiamo, Crapa” dico dolcemente.
Il giovanottello ha finito di fumare: fa volare il mozzicone in un arco elegante e lo schiaccia col piede.
“Che, te ne vai?”
“Sì “ rispondo. “Vado al prato a riflettere, se non mi ammazzano mentre attraverso, se non mi scippano appena giro l’angolo. C’è qualcosa che non mi torna. Devo aver sbagliato qualcosina durante la mia vita. Stammi bene, Roberto.”
Lo osservo alzarsi dinoccolato, entrare nel bar ed uscirne subito dopo con in mano un pacchetto di Marlboro rosse.
Mi sorride da lontano, salutandomi con la mano aperta.
Così è la vita.
così è la vita
11 maggio 2012 ore 17:48953d4949-70f0-486e-9d32-95e25b38e041
Una donna che sia stata bella o piacente prende bruscamente coscienza del tempo che passa nell’attimo preciso in cui l'automobilista che fino all'anno prima avrebbe inchiodato pur di farla attraversare( rischiando il gonfiaggio dell’air bag, la doppia frattura delle costole e malgrado ciò...

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11/05/2012 17:48:06
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Edelvais63 11 maggio 2012 ore 18:52
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