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Tristana

17 giugno 2012 ore 21:12
Ho sempre pensato che solo un sentimento di vendetta abbia spinto mia madre a darmi questo nome: forse a causa del travaglio sopportato per mettermi al mondo, forse per la vergogna dei precedenti nove mesi di attesa. Io non ho padre ed un figlio illegittimo da crescere e mantenere, non è mai uno scherzo: così, visto che io, pur senza volerlo le rovinavo la vita , lei decise di rovinare la mia imponendomi un marchio che , dalla nascita, non mi ha più abbandonato. Tristana.
Un nome, un programma cui si è adeguato il cielo, come per riaffermarne la credibilità: una serie di malattie debilitanti e continue per tutta l’infanzia. Gli altri bimbi, a volte, si ammalavano: io di tanto in tanto, guarivo.
A tredici anni, come viatico per una adolescenza serena, presi la polio. E siccome sono fortunata, dopo mesi di lotta tra la vita e la morte, ne venni fuori. Certo, con qualche piccola conseguenza: la gabbia che mi sorregge la gamba destra, senza la quale non potrei nemmeno trascinarmi davanti alla finestra dalla quale spio con invidia il mondo esterno.
Ho un carattere rabbioso, uno spirito arido. Parlo poco, e se lo faccio, sputo astio impotente.
Sono triste anche nell’aspetto: scialba, incolore, cupa. Da sempre mi nutro di rancore e questo pasto continuo ha lasciato il segno finendo di alterare i lineamenti imperfetti, segnando di piccole rughe contratte la pelle ancora giovane, opacizzando lo sguardo.
Un anno fa è morta mia madre: non ho provato dolore.
No. Solo un moderato panico da necessità: avrei dovuto provvedere al mio sostentamento, uscire dalla mia prigione tranquilla, costringermi a vivere.
Un’amica di mia madre mi ha trovato un lavoro in una libreria: pochi passi a piedi dalla mia tana, uno stipendio mediocre che unito all’assegno per invalidità mi consente di sopravvivere.
Un lavoro tranquillo e monotono, adatto alla persona spenta che sono.
Lì, nascosta dal bancone della cassa, ti ho visto per la prima volta: aria sperduta, sguardo azzurro dietro alle lenti spesse, sorriso spontaneo e modi gentili.
Ti ho spiato per giorni, guardando di sottecchi ogni tuo gesto, fingendo indifferenza.
Fino a capire che attendevo il tuo arrivo con un’ansia sorprendente e sconosciuta.
Non so se ti ho amato: certo, hai illuminato il grigiore della mia vita e per la prima volta ho desiderato essere bella. Per dare, non per prendere la mia rivincita.
Timidamente, ho cominciato a fingere di essere normale, fino ad arrivare a crederlo: ho imparato a sorridere, ho sciolto i capelli. Ho passato ore davanti allo specchio a studiare espressioni che potessero affascinarti, intonazioni di voce che potessero avvolgerti.
Tutta nuova, ogni giorno, ti ho atteso. Ho vibrato alle tue parole banali e gentili, ho assorbito il tuo sorriso.
Dopo trent’anni di odio, ho sentito qualcosa germogliarmi dentro, riempirmi il cuore di piccoli spasimi; dopo anni di rabbia, ho conosciuto la dolcezza di piangere di gioia.
Ho aspettato in silenzio, fino al giorno in cui anche tu ti sei accorto di me: dei miei occhi lucidi, del mio sorriso sempre più consapevole.
E ti ho visto cambiare. Nelle parole, nei gesti: timidi sfioramenti di mani, sorrisi esitanti, sguardi abbassati di colpo.
Non ti ho mai concesso di guardare oltre il mio muro di difesa: se tu non vedevi la mia deformità, anche io potevo dimenticarla.
Ho scoperto di possedere l’arte di civettare, il gusto tutto femminile di concedere, ma senza impegno.
Sempre insieme, noi tre: tu, io e il bancone della cassa tra di noi.
E poi sei diventato insistente: volevi incontrarmi fuori, frequentarmi; hai minacciato di attendermi alla fine dell’orario di lavoro, di non darmi più pace finché non avessi ottenuto un appuntamento.
Ed io frastornata, inconsapevole, te l’ho concesso.
Magari avresti potuto amarmi anche così, con la mia prigione ambulante; magari avresti potuto dare appoggio alla mia andatura strascicata. Rallentare appena il tuo passo per adeguarlo al mio.

Ed ora sono qui: mi sono fatta più bella che potevo, per te, e sono arrivata in anticipo, per avere la gioia di vederti arrivare. Per guardarti mentre mi aspetti.
Nascosta dietro un angolo di strada, ti osservo controllare l’orologio, quasi sento l’odore del mazzo di violette che tormenti con le mani.
I minuti si assommano, lenti.
La voglia di raggiungerti, ingaggia una battaglia contro il timore del rifiuto.
E la perde.
Mentre un diluvio di lacrime distrugge in un secondo il trucco costruito con tanta cura, mi imprimo nella mente il tuo viso.
Come in una nebbia osservo il tuo disappunto per un ritardo che non comprendi. Che forse ti ferisce.
Ti osservo buttare i fiori nel cestino dei rifiuti ed incamminarti rabbioso verso di me.
Dio: non posso nemmeno sgattaiolare via in fretta. Sono inchiodata al mio angolo, la gamba destra che pesa una tonnellata, il volto di mille colori per il trucco sciolto dal pianto.
Sei sempre più vicino, mi vieni addosso, mi urti con violenza.
“Mi scusi, signora. Le ho fatto male? E’ per la fretta. Mi scusi, sono imperdonabile”
Intuisco la pena e tengo gli occhi bassi, mentre mi aiuti ad alzarmi.
“No. Non è niente.”
“L’accompagno? Chiamo qualcuno?”
“No, no: sto bene. Sto bene davvero.”
Ti allontani esitante, lo sguardo ancora inquieto. Poi aumenti l’andatura.
Non ci sei più.
Non mi hai riconosciuta. Non era questa la donna che ti aspettavi di incontrare. Non esiste davvero, quella donna.
Nasce e muore con te.
Mi incammino piano, zoppicando più del solito.
Non è soltanto un nome, il mio: Tristana rappresenta la mappa del mio percorso. L’arco del mio destino.
E non ci sono sogni, per me. Né lieto fine.
Entro in casa, chiudo la porta, appoggio la borsa, mi porto alla finestra.
Senza luce accesa, senza specchio, senza pianto.
Lentamente, coi gesti antichi di un’abitudine che non può morire, incomincio a legarmi i capelli.
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Ho sempre pensato che solo un sentimento di vendetta abbia spinto mia madre a darmi questo nome: forse a causa del travaglio sopportato per mettermi al mondo, forse per la vergogna dei precedenti nove mesi di attesa. Io non ho padre ed un figlio illegittimo da crescere e mantenere, non è mai uno...
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17/06/2012 21:12:10
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Commenti

  1. sonospeciale1 17 giugno 2012 ore 21:22
    solo persone con un gran cuore e una grande anima che si rifiutano di ammettere di essere cio' che sono meritano che almeno il loro io le ascolti e che le illumini
  2. Chimeres 17 giugno 2012 ore 21:24
    Mi ci rispecchio totalmente in lei.
  3. malenaRM 17 giugno 2012 ore 21:25
    Grazie speciale
    Chimeres grazie anche a te :rosa
  4. Chimeres 17 giugno 2012 ore 21:27
    Grazie a te :rosa.
  5. Chimeres 17 giugno 2012 ore 21:31
    http://www.youtube.com/watch?v=Rpv32GUxvcg
  6. malenaRM 17 giugno 2012 ore 21:34
    canzone bellissima:-)
    grazie
  7. galizius 17 giugno 2012 ore 22:26
    " Dio non gioca a dadi" Diceva Einstein, Bohr gli rispose che non spettava a lui dire cosa Dio dovesse fare....pare che Egli giochi davvero a dadi dopotutto,esce il sei e sei(azz) uno strafigo,fisico eccezionale sormontato da un cervello di prim'ordine (perche' e' una balla che i belli sono stupidi),magari sei pure di famiglia ricca se proprio si vuol far schifo,avrai allora un ventaglio di scelte enormi,ma per chi esce l'uno le cose divengono difficili,alcune insormontabili e se (in questo caso sfortunatamente) si e' dotati di grande sensibilita',ammesso non derivi dal fatto di essere "l'uno", allora e' anche peggio,sofferenza garantita e riscatto a volte impossibile... non sfuggo nel non dover accettare questa precisa e inflessibile legge di natura Darwiniana,cerco la compensazione,cerco qualcosa che compensi chi non puo' avere cio' che un altro si puo' permettere di buttare....e non dispero di trovarlo..
    Ciao :-)
  8. malenaRM 17 giugno 2012 ore 22:30
    Grazie, Gal: speriamo almeno che non bari....
  9. sussurro78 17 giugno 2012 ore 22:45
    Io conosco una Tristana, che porta rancore dentro di sè.
    Non so se sia il carattere o la sfortuna a farla essere così acida..Non lo so.
    Ma quando la guardo mi vergogno. Perchè mi dico " quanto sei fortunata Sabry".
    :lol
  10. smemorella65 17 giugno 2012 ore 22:47
    Triste...molto triste questa storia..io credo ( x esperienza personale) che se si impara ad accettarsi e ad amarsi così come si è...nonostante un andicap fisico,quale che sia...anche le persone che incontrimo o che ci circondano finiranno per accettarci ed amarci...certo non è semplice..e non è detto che tutti gli altri lo facciano,o abbiano il coraggio di farlo.
    E di a Tristana,che non si deve rassegnare,ma anzi fortificarsi nel tempo e nelle delusioni e dille anche..che il suo innamorato non valeva nulla,se non ha riconosciuto il suo amabile volto,anche se era sporco di trocco...perchè quando la bocca tace...sono gli occhi a parlare :rosa
  11. smemorella65 17 giugno 2012 ore 22:49
    Ops....trucco!!!
  12. malenaRM 17 giugno 2012 ore 22:50
    Sabry...sentirsi fortunati è il primo passo...
    Smemo, in teoria è facile ...
    grazie, ragazze
  13. sussurro78 17 giugno 2012 ore 22:52
    Chiedo scusa Malena, quel lol non mi piace , volevo mettere un bacio ho cliccato un lol..Sorry---
  14. smemorella65 17 giugno 2012 ore 23:14
    Tesoro...io ti ho scritto: per esperienza personale ed ho anche aggiunto che non è facile :cuore
  15. Edelvais63 17 giugno 2012 ore 23:33
    Più del suo corpo..è la sua mente ingabbiata da anni di rabbia e sofferenza repressa..più di tutto,nel racconto,mi intristisce l'ultima frase....incomincio a legarmi i capelli...si arrende e il sogno svanisce davanti alla triste realtà.Bellissimo Malena.....notte
  16. bikiko1 17 giugno 2012 ore 23:43
    mi ricorda un vecchio e struggente film spagnolo
    intitolato: Calle major....
    e tu sai prendere sin dal primo rigo,
    ciao Malè
  17. crenabog 18 giugno 2012 ore 02:36
    mi rattrista sempre leggere cose del genere, e se ci ripenso mi rendo conto dell'enormità - quasi cosmica - del dolore che implicano. troppo spesso sorvoliamo sui problemi altrui, già abbastanza abbattuti dai nostri, forse è una autodifesa, dato che l'empatia potrebbe sfinirci, distruggerci. ma essere empatici anche se porta dolore, e tanto, dà spessore morale. anche se questo è una cosa così sottovalutata di questi tempi. ci si dovrebbe ragionare, e scegliere se si preferisce soffrire e essere degli Esseri Umani o fregarsene restando "cose". cari saluti.
  18. astilelibero 18 giugno 2012 ore 06:57
    ...e son qui senza saper che scrivere tanto è quello che vorrei mettere in poche righe..
    mi succede spesso con i tuoi post .. appunti visivi ed emozionali, quasi li vivessi da spettatrice.....sulla falsariga di un commento che ho lasciato ora in un altro blog mi sento di dire che sopravvivere a se stessi è impresa ardua dopo che ci si è frammentati in tante attese fughe speranze perdendo la consapevolezza di sè..
    lo specchio stesso ci mente

    buon inizio settimana Cantatrice
    un sorriso
  19. Lucrezya57 18 giugno 2012 ore 09:36
    Buongiorno Mali per ora accetta il mio saluto di sereno inizio settimana dopo passo per il pensiero che ho dopo la lettura di questo tuo post kisssssssssssssssss
  20. forteapache 18 giugno 2012 ore 09:45
    Però ‘sti banconi della cassa che non fanno vedere bene com’è la cassiera potrebbero costruirli diversamente… Ma di solito, appunto, è l’avventore che non sa guardare, che con gli occhi non sa andare oltre il banco quanto sarebbe necessario… Bel racconto
  21. Evelin64 18 giugno 2012 ore 10:43
    Questa storia mi ha portata indietro di anni, poichè ricordo un professore, il quale colpito da piccolo da poliomelite, aveva un braccio piu' corto e sottile dell'altro. Era il braccio destro, e per questo forse si aiutava con la mano sinistra, ma la cosa "magica" ai quei tempi era, che a tutti lui appariva "normale", poichè i mancini ancora erano visti come "strani". Ecco, mi vien da dire che forse l'handicap lo abbiamo dentro, per il motivo che ci sentiamo limitati, invece si dovrebbe "usare" proprio il lato debole, per far valere una forza, che chi non ha handicap, neanche sa' di possedere!
    Tristana è un bel nome, speciale come la persona che si identifica in esso, pero' occorre accettarne il lato positivo di tale nome...ossia, piu' unico che raro! ^-^
    Sai, le persone alle volte sono superficiali, vivono di aspettative, di immaginazione, e si dimenticano che possono anche guardare oltre, poichè ne scoprirebbero dei valori molto piu' importanti...valori come fermarsi a leggere uno sguardo per esempio...
    Buona giornata cara...Evelin
  22. CuorediLupa 18 giugno 2012 ore 11:22
    vorrei parlare a Tristana, dirle di buttare via tutti i fermagli per i capelli, di portarli sciolti, sempre.

    :staff
  23. dealma 18 giugno 2012 ore 13:54
    Tristana si nasce o si diventa? O addirittura si rimane?
    Ho avuto la fortuna di conoscere persone con handicap incommensurabilmente superiori a quelli di Tristana e che mi hanno insegnato la gioia estrema di vivere. Così come ho avuto la triste ventura di conoscere persone con difetti risibili, che trascinavano le loro esistenze nel dolore; pareva che vivessero con una enorme lente di ingrandimento nella mente che magnificava il difettuccio trasformandolo nella causa di un dolore che loro stessi alimentavano di giorno in giorno.
    Non è un giudizio, il mio, ma solo la constatazione che i limiti sono per il 90 percento interiori.
  24. malenaRM 18 giugno 2012 ore 14:24
    Vero, Ros. Lei si aiuta in discesa.
    bik grazie
    crena ogni storia dà motivi di riflessione sul nostro modo di interagire con chi è più sfortunato di noi. Grazie
    asti, è proprio così
    Lu, felice settimana anche a te
    forte come sempre originale il tuo angolo di visuale
    Evelin ognuno vive le cose sulla propria pelle a modo suo, come può..
    Lupa le capacità di ascolto di Tristana sono il reale problema...razie
    dea, in questo caso direi "si nasce e si rimane"

    grazie a tutti. Di cuore:-)
  25. dealma 18 giugno 2012 ore 14:36
    Non so, ho visto persone cambiare così profondamente, riuscire a uscire dai tunnel in cui si erano rinchiuse, che alla fine mi rimane sempre una nota di ottimismo. E in una storia così vedo sempre il lieto fine... Prima o poi... O forse sono un'eterna illusa :-)
  26. deathinvenice65 18 giugno 2012 ore 15:52
    Condivido quello che ha scritto Dealma, il problema di Tristana è più legato alle barriere mentali che alla reale gravità del suo handicap, spesso è più invalidante l'insicurezza di qualsiasi problema fisico.
  27. galizius 18 giugno 2012 ore 21:43
    Conosco una,e' brutta,ma attenzione,veramente brutta,non ha handycap fisici,solo questa bruttezza estetica irrimediabile,francamente non brilla nemmeno a livello cerebrale,tanto che i suoi discorsi non si possono sentire,filtra anche una certa cattiveria ignorante,insomma nel complesso e' brutta senza rimedio,ella vive pero',come me,te, e qualsiasi altro,e vivendo desidera,desidera come me,te, o qualsiasi altro,non desidera scartini,non ha desideri di serie b,desidera cio' che piace a me a te o a qualsiasi altro,immagino la sua vita,(ora ha la mia eta' e pare mia nonna),immagino la scuola,i compagni che la scherniscono,immagino lei che guarda il compagno bello,il secondo meno bello,il terzo,ma dovra' scendere parecchie scale per trovare quello che potrebbe guardare lei,inutile dire che non lo trovo' mai,perche' e' stupida,e' brutta,non ha grazia,non sa parlare, ed e' ignorante come una capra,la sua vita e' un abisso con pareti talmente lisce e cattive,lisce e cattive come specchi, dove lei puo' vedersi giorno dopo giorno..
    Ma io devo compensare,io devo riequilibrare,per zittire la coscienza,chissa' poi perche'! L'empatìa ti rende sempre colpevole,e allora eccomi a riequilibrare e a dire che lei ha qualcosa che io non avro' mai in tal quantita',lei ha desideri irrealizzati,desideri coscienti e incoscienti che nemmeno un Dio cattivo,o una natura implacabile potra' ignorare. Lei ha seminato interi campi di desideri e li raccogliera',li raccogliera',non so quando,non so come,ma cosi' sara' perdiana!
    Ognuno raccogliera' i desideri che ha seminato e non ha raccolto ora.
    Ok,e ora dite pure che farnetico. :-)
  28. malenaRM 18 giugno 2012 ore 21:49
    dea, la cosa bella dell'interpretare una lettura è che ognuno può immaginare quel che preferisce
    Death, il risultato non cambia
    Gal, purtroppo non farnetichi nemmeno un po'...

    grazie ancora, bella gente
  29. Chimeres 18 giugno 2012 ore 22:28
    Galizius uomo saggio.
  30. malenaRM 18 giugno 2012 ore 22:30
    ciao, Chimeres :-)
  31. Chimeres 18 giugno 2012 ore 22:32
    Ciao Malena :-)
  32. idiosyncrasy 18 giugno 2012 ore 22:38
    e quante persone, come tristana, sono ormai abituate a sentirsi rifiutate fino a provare vergogna di se stesse, fino a negarsi anche l'illusione di riuscire a cambiare la propria cruda realtà.
    e di certo per chi non sa, per chi non ha mai conosciuto, né provato a considerare la vera sofferenza altrui, tristana non è altro che un ingombrante e zoppicante intrusa da evitare…
    forse in un altro posto, in un'altra vita, forse quella donna scioglierà i capelli, per sempre...
    :rosa
  33. malenaRM 18 giugno 2012 ore 22:41
    Che bello vederti passare, idiosy :-)
  34. idiosyncrasy 18 giugno 2012 ore 22:53
    ogni tuo scritto stimola i miei sentimenti ed è come viaggiare insieme...
    :rosa
  35. dealma 18 giugno 2012 ore 23:29
    io, malè, non immagino. Io ho visto cose che voi umani... eccetera eccetera! :-D
    La via d'uscita c'è, ma la devi cercare. Dire che le cose son così e basta è un buon modo per morire da vivi. Ma, ripeto, la mia è una visione da irrimediabile ottimista.
  36. mik71rm 19 giugno 2012 ore 11:04
    Il bello di un racconto? E' che, anche dopo un mancato lieto fine, sono lì a fantasticare come si risolverà la situazione, forse con un confronto acceso e abbraccio finale, forse con un omicidio dove la scientifica verrà aiutata dalle orme "particolari" dell'assasino, forse con un matrimonio e successivo dirvorzio.....ma queste sono tutt'altre storie, reali solo nella mie mente. Bravissima come sempre.
  37. malenaRM 19 giugno 2012 ore 13:08
    grazie, mik
  38. galizius 19 giugno 2012 ore 13:33
    La via d'uscita c'e',certo magari con una plastica facciale,una revisione totale del corpo da parte di uno molto bravo,magari con l'ipnosi,o l'agopuntura,con la sostituzione dell'amigdala ,del cervelletto,con spostamenti e aggiustamenti rimaneggiando la corteccia cerebrale,o magari si potrebbe renderla cieca,o meglio rendere ciechi gli altri, e, perche' no gia' che ci siamo pure sordi,e si, in fondo niente e' impossibile.
    Che poi se quella ragazza fosse nata in Ammazzonia,o tra i pigmei del Borneo,o in Australia con gli indigeni,lei magari sarebbe considerata bellissima,desiderabile,intelligente ,ma purtroppo qui e' venuta al mondo,insieme a noi,violentati senza che ce ne accorgessimo da immagini che ci hanno stampato dentro in centinaia d'anni,e con inchiostri nemmeno tanto simpatici,incapaci di una ribellione sostanziale che modifichi il codice in cui sono tramutate le immagini,legati e imprigionati da un estetica prigione.
    Ciao,ok, sono stato polemico.chiedo perdono e mi genufletto.
  39. malenaRM 19 giugno 2012 ore 14:07
    E' stato polemico? Ne ha facoltà :-)
  40. ororosso.LT 19 giugno 2012 ore 18:06
    lui non l'ha riconosciuta perchè anche lui era annebbiato dalle lacrime della delusione...
    ma si rincontreranno per caso, magari alla stessa bancarella, tirando su lo stesso oggetto, e si riconosceranno e non si lasceranno mai più...

    storia bellissima, ma a me piacciono i lieto fine ;-)

    n.b. galizius è polemico, ma ne ha facoltà ;-)
  41. galizius 19 giugno 2012 ore 20:29
    Sono venuto per scusarmi,con te e con Dealma per il mio sarcasmo sciocco...e' che a volte mi accaloro..ciao :-)
  42. Matt.44 20 giugno 2012 ore 02:31
    Io invece non mi rattristo,nonostante la storia ed il tuo nome,poichè soltanto a pochi,come te, è dato il grande dono dell'amore nella parola...e io sono fiero di averti potuto leggere..
    Chissà quante donne con mamma felice e con gambe da atleta vorrebbero saper scrivere come te...
    Sei semplicemente....Grande....sei un'Artista
    Matt
  43. tryxy83 20 giugno 2012 ore 09:25
    storia di un nome....
    storia di una vita.....
    protagonista la femminilità....
    "mi piace"....
  44. galizius 20 giugno 2012 ore 13:05
    Un momento non ho ancora parlato di lui! Non potete certo fare a meno di leggere un'altra mia perla di saggezza,di godere di cotanta intelligenza..
    Gia', lui,che gli si puo' rimproverare,non l'ha vista (certo anche a causa di lenti spesse,denuncianti una miopia congenita o forse acquisita,mah!) di lui sappiamo poco,quello che ci e' dato intuire e' il fatto che l'ha ignorata,"L'ignoranza ha le stesse conseguenze della colpa" diceva Jung,questa pero' e' veramente ignoranza incolpevole,si vede la macchia di sangue sulla camicia bianca,il papavero nel prato,la stella che brilla con maggiore intensita' e' quella che per prima cattura l'occhio,questo ci rimane nella memoria,questo ci colpisce,il resto e' rumore di fondo,traffico di automobili sulla strada,che un meccanismo mentale elimina dalla coscienza cosciente e puoi risentire solo con uno sforzo,con un atto di concentrazione,si alza la soglia del rumore,si abbassa la sensibilita',e' chiaro,e' umano...vorrei poter dire che lui si ricordera' di lei,ma nessuna registrazione sara' presente nel nastro,o meglio si confondera' col noise..."Quante volte per altri e' vita cio' che per noi e' un minuto" dice Guccini, lui non sapra' mai di essere entrato in una vita e averne magari deciso una svolta, lui e' del tutto innocente,nemmeno un rimorsino,niente di niente ,candido come neve fresca...buffo no?
    Ciao buona giornata :-)
  45. LeComteOry 20 giugno 2012 ore 15:16
    Tristana e' gia morta dentro e non ci sara nessun amore che potra deviare il suo destino se prima non inizia ad accettarsi e amarsi.Dovrebbe ripartire da quel attimo ,quel breve istante dove si e' vista bella sia dentro che fuori .. l'amore poi fara' il resto..
  46. malenaRM 20 giugno 2012 ore 15:22
    Tryxy, grazie :-)
    Gal, lui è effettivamente innocente e deluso quanto lei
    LeComt così l'ho immaginata

    grazie, grazie
  47. ClarissaDalloway 21 giugno 2012 ore 17:17
    ... come se fosse facile sapersi amare!! Come se fosse possibile con uno schiocco di dita... No, non lo è.
    Per chi si costruisce una sua personalissima gabbia... c'è dolore ma anche "sicurezza" in quella gabbia...
  48. salyma 21 giugno 2012 ore 22:23
    Non avrebbe dovuto vergognarsi del suo stato, doveva comportarsi in modo spontaneo fin da subito, la mancanza di sicurezza e fiducia in se stessa hanno creato una situazione assurda. Il ragazzo non l'ha riconosciuta appunto perchè aspettava un'altra.
    :rosa
  49. O.Dirke 23 giugno 2012 ore 15:41
    Leggendo i tuoi post... bellissimi... e avendo negli occhi le tue gentili parole... devo confessare che il mio ego s'è sollevato per qualche secondo...
    Ma credo di aver molto ancora da imparare.. Complimenti a te.. :rosa

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