Sono già due mesi che la osserva: arriva in spiaggia verso le 8 e 30 del mattino, raggiunge la riva e poi siede sul bagnasciuga, aspettando il saluto del mare; quando la prima piccolissima onda le sfiora i piedi nudi, sorride e sembra che il sole sorrida con lei.
Elia si sorprende rendendosi conto che aspetta il suo arrivo come fosse un appuntamento, ogni giorno di più: conosce la piccola inquietudine che lo tiene fino a quando la figuretta di lei non si staglia, controluce, avvicinandosi piano, piano.
Poi c’è il rituale del saluto: mentre indugia più del necessario a raccogliere con il retino i mozziconi affondati nella sabbia dai villeggianti del giorno prima:
“Buon giorno, Elettra: sembra che sarà una giornata bellissima”
“Buon giorno Elia; se lo dici tu c’è da crederci…non sbagli mai”
E tende inconsapevolmente il viso verso la risposta di lui.
Elia si è innamorato di quel movimento appena accennato, tra l’invito e la curiosità, prima ancora di sapere che non è un vezzo, ma l’atteggiamento involontario di una persona che, mancando della vista, ha bisogno di acuire gli altri sensi; si è innamorato del suo sorriso, dello sguardo indefinito e luminoso dei suoi occhi.
Elettra non ha lo strabismo di molti ciechi e gli occhi verde mare brillano di una serenità che nessuna bruttura può alterare.
“Sbaglio come tutti, dai…”
“Non sul tempo” ridacchia lei.
La pallonata la prende all’improvviso, colpendola sulla spalla, facendole cadere dalle mani gli occhiali da sole, spruzzandole acqua e sabbia sul viso.
“Andrea, la devi finire: è proibito giocare a palla e lo sai. Ti sei fatta male, Elettra?
“Ma non c’è nessuno a quest’ora, Elia…che palle! Già è un mortorio, qua…”
Elia spolvera via la sabbia dal viso della ragazza, guardando con estrema disapprovazione lo strafottente, ragazzetto: ha occhi chiari e mobilissimi e caratteri somatici che saranno interessanti se non addirittura belli, non appena scomparirà la fioritura di acne che ne deforma i contorni.
“C’è tua sorella” dice a voce bassa, soffiando via gli ultimi granelli di sabbia dal volto vicinissimo di Elettra.
“Lei non conta. E poi non si è fatta niente. Mica l’ho presa in faccia…” si allontana palleggiando , dinoccolato e solo.
Malvolentieri Elia lascia cadere le mani e si allontana di un passo mentre chiede:
“ Dov’è Irina? Non voglio lasciarti sola, ma se mi beccano di nuovo a fare lo scemo con una bella ragazza va a finire che i proprietari dello stabilimento mi cacciano e così il viaggio a Cuba a gennaio va a puttane…”
“Ha ragione Andrea, sai…sei proprio una palla…Irina mi starà cercando, come sempre” ride di gusto pensando alla grassa badante ucraina “ seminarla è uno dei divertimenti maggiori della mia vita”
“Cioè…hai attraversato da sola? Ma sei fuori di testa, di’…vuoi che ti ammazzino?”
“Ho attraversato con Andrea. Ho fatto da sola solo il tratto di spiaggia…”
“E se fossi inciampata…sei proprio scema, guarda…”
Elettra scurisce in volto, poi:
“Sai che farò? Butterò quella palla di pelo di Noè giù dal balcone e chiederò a papà di prendermi un pastore tedesco. E’ più adatto no? In fondo che ci deve fare una ragazza cieca con un gatto persiano? Poi verrò qui con il bastone bianco in una mano, il guinzaglio del cane nell’altra e la badante alle spalle. Sarai tranquillo, così? Potrà bastare? ”
“Dai, Elettra…scusami…”
“Vaffanculo, Elia…non mi aiuti, così” Si asciuga rabbiosamente le lacrime dagli occhi, cerca la sdraio e si lascia cadere, imprecando di nuovo quando sbatte la coscia contro il bracciolo di legno:
“E vaffanculo pure tu. Ecco”
“Elettra…”
“Va’ a lavorare, stronzo, prima che ti licenzino. Lasciami in pace…”
Elia si allontana maledicendo la propria stupidità, il destino bastardo e tutto il mondo. Nemmeno risponde al proprietario del “Sabbia d’oro” che lo chiama, mentre guadagna la propria cabina e ci si precipita dentro, lasciandosi cadere sulla panca di legno e cominciando a frugare nello zaino; trovato ciò che cerca, torna correndo in spiaggia, si ferma davanti alla sdraio dove Elettra siede corrucciata e le lascia cadere in grembo un pacco confezionato.
“Aprilo” dice.
Elettra apre il pacchetto, passa le dita sul frontespizio del libro, e sussurra
“Carmina di Catullo. Ma perché?...”
Elia le prende il libro dalle mani, cerca una pagina, poi appoggia le dita di Elettra sulle lettere in rilievo:
“Leggi” le dice piano.
“Odio ed amo…”
Si sente tirare su, mentre Elia le sussurra:
“La seconda che hai detto. Ecco, ora guardami”
dice passandosi le sua mani sulla faccia, sugli occhi sulle labbra
“Tu hai ragione ed io torto, ma solo perché sono talmente innamorato di te da essere atterrito all’idea che ti succeda qualcosa. Perché sei preziosa e non ti voglio perdere.”
Poi bacia il suo sorriso. E ci si perde.
una giovane storia d'amore
06 giugno 2012 ore 14:32702569f2-a3ad-4b70-a4fb-7f58f255ee62
Sono già due mesi che la osserva: arriva in spiaggia verso le 8 e 30 del mattino, raggiunge la riva e poi siede sul bagnasciuga, aspettando il saluto del mare; quando la prima piccolissima onda le sfiora i piedi nudi, sorride e sembra che il sole sorrida con lei.
Elia si sorprende rendendosi conto...

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06/06/2012 14:32:11
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