sabato 12 settembre 2009
L’informazione libera su Facebook non è (del tutto
Scritto da masilich alle 18.45
L’informazione libera su Facebook non è (del tutto) libera.Articolo preso da Informazione Libera
Cause Announcement from Un solo gruppo, una sola voce, una sola causa CONTRO BERLUSCONI
L’informazione libera su Facebook non è libera. O meglio, non è libera da un certo condizionamento ideologico che la porta, nei confronti della politica italiana, a essere indulgente con qualcuno e spietata con altri. Per convincersene basta passare in rassegna le maggiori pagine di “controinformazione” operanti sul social network. Parlo, ad esempio, di “INFORMAZIONE LIBERA” (164 319 iscritti – praticamente la tiratura di un quotidiano nazionale piuttosto autorevole), “INFORMARE PER RESISTERE” (51 076 iscritti), “CONTRO L’INFORMAZIONE MANIPOLATA” (18 629 iscritti), “ALTRA INFORMAZIONE” (6 273 iscritti), “FREEDOM ITALIAN INFORMATION” (2 772 iscritti). Ciò che accomuna tutte la pagine appena citate (e già il fatto che abbiano molto in comune dovrebbe far dubitare il lettore circa la loro reale indipendenza di pensiero) è una adesione spontanea a un certo antiberlusconismo radicale che molto ricorda il modo di fare opposizione promosso in Parlamento da Antonio di Pietro, su internet da Beppe Grillo, sulla stampa da Marco Travaglio e in televisione da Michele Santoro. Non che l’antibelusconismo (anche radicale) non abbia le sue ragioni, intendiamoci. Ciò che ci si aspetta tuttavia da chi fa informazione in modo libero, serio e indipendente è che si applichi lo stesso peso a tutte le notizie (che godano della qualità di notizie, sia chiaro). E questo non avviene. Qualche esempio? Da più parti viene pubblicato un intervento di Silvio Berlusconi su una tv tunisina del tutto ignorato dai media convenzionali, e la cui scoperta viene attribuita a Beppe Grillo. Una notizia che di certo andava data. Tuttavia non viene menzionato il fatto che il reperimento di quel filmato è dovuto a Daniele Sensi, che infatti sul suo blog accusa il comico genovese di essersi comportato in modo scorretto nei suoi confronti, non avendo citato la fonte da cui si è approvvigionato [1]. Accade così che l’Unità, il Corriere della Sera, l’Espresso riportino notizie del tipo “Grillo trova un Premier diverso alla tv tunisina”. Nessuna pagina di “informazione libera” riporta questo fatto. Nessuna commenta: Grillo avrebbe dovuto scusarsi con Daniele Sensi, o inviare una rettifica ai giornali. Sembra che Grillo abbia sempre ragione. E ancora: le fonti adoperate per le notizie non sono affatto “libere”. Le notizie diffuse da Il Giornale, ad esempio, non sono mai notizie. Anche qui: è più che lecito dubitare della bontà delle informazioni reperite sul quotidiano di Feltri, della cui “coerenza” e “libertà” questo blog ha già riferito in passato [2]. Tuttavia il fatto che Antonio Di Pietro sia oggetto di attenzioni da parte della Corte dei Conti per rimborsi elettorali sospetti all’IDV [3] è una notizia, e va diffusa. E a maggior ragione: se non è una notizia, ma diffamazione, andrebbe spiegato ai lettori perché. Ignorare la notizia non aiuta a fare chiarezza. Le notizie diffuse da Repubblica, L’Unità e La Stampa sono invece sempre notizie. Purtroppo non è così. Si pensi all’incredibile errore commesso proprio dal quotidiano torinese il 19 agosto, giorno in cui alle pagine 10 e 11 una prima pagina di Avvenire che non esiste, e che reciterebbe: “Il Papa a sorpresa: Silvio ora basta”" (anche questa notizia è una vecchia conoscenza dei lettori de ilNichilista [4]). Un errore clamoroso, tuttavia del tutto ignorato dalla “controinformazione” su Facebook. Penso a cosa sarebbe accaduto se Libero o Il Giornale avessero commesso una simile svista. Apriti cielo. Allo stesso modo il caso Boffo è stato trattato in modo unilaterale: tutto quanto dicessero il Gruppo L’Espresso e Avvenire veniva riportato e diffuso. Degli editoriali di Feltri neanche l’ombra. O tutti i redattori sapevano perfettamente che Feltri stava diffamando (e allora devono spiegare in base a quali dati, cosa che non hanno fatto) oppure hanno preso in maniera pregiudiziale le difese della parte con cui simpatizzavano. In entrambi i casi non un perfetto esempio di giornalismo indipendente. Gli esempi non finiscono qui. Si pensi alla vicenda di fra Giuseppe Gentile, di cui viene detto che abbia cacciato dei ragazzini dagli scout per aver partecipato a una manifestazione antimafia, ma non viene riportata la replica, in cui il frate sostiene che invece l’allontanamento era dovuto al loro “ripetuto non rispetto delle regole e degli impegni” presi all’interno del gruppo degli stessi scout [5]. Anche in questo caso: o i redattori sanno per certo che fra Gentile simpatizza con la mafia, oppure fa loro comodo credere che le cose stiano così. In ogni caso la completezza dell’informazione va a farsi benedire. Si pensi, ancora, alle accuse di evasione fiscale a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, assolto senza se e senza ma. O alle accuse mosse a Grillo dagli stessi “grillini” della provincia di Cuneo, che accusano di essere stati sfruttati dal comico per avere soldi e voti. Mai sentita questa notizia? Non mi stupisce, non l’ha riportata nessuno. Non valeva la pena di essere riportata? Sarebbe interessante capire per quale ragione. Si impone dunque una amara considerazione. I redattori delle pagine di controinformazione su Facebook sono di certo in buona fede, e si adoperano con un impegno e una determinazione encomiabili a cercare di impedire l’avvento di quello che secondo loro è (o sta per diventare) un “regime” di stampo fascista (i paragoni tra il Duce e il Premier si sprecano). Tuttavia, continuare a lavorare nel totale ossequio dei soggetti sopra menzionati ha due effetti negativi tra loro congiunti: da un lato non rosicchia i consensi del nemico (nessun berlusconiano o leghista cambierà mai fede politica perché viene bombardato su Facebook da notizie su quanto sia corrotto, puttaniere e malato di mente il nostro Presidente del Consiglio o sul razzismo di Gentilini); dall’altro, permette a “giornalisti liberi” come Vittorio Feltri di sostenere (con ragione) che in Italia viga un regime di “doppiopesismo” per cui quando si finisce sotto le lenzuola di alcuni è informazione e quando si entra nella camera da letto di altri è una vergogna. Se si vuole erodere l’elettorato di “regime” bisogna guadagnare autorità ai suoi occhi. E l’autorità non si guadagna con il doppiopesismo. — Note: [1] http://danielesensi.blogspot.com/2009/09/di-quanto-beppe-grillo-sia-un-buffone-e.html [2] Si vedano ad esempio http://ilnichilista.wordpress.com/2009/08/30/la-comica-e-sinistra-coerenza-di-vittorio-feltri/ e http://ilnichilista.wordpress.com/2009/08/29/berlusconi-feltri-e-la-teoria-del-complotto/ [3] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=380947 [4] http://ilnichilista.wordpress.com/2009/08/20/la-svista-de-la-stampa-la-pagliuzza-e-la-trave/ [5] http://cittanuovecorleone1.blogspot.com/2009/04/corleone-parla-fra-giuseppe-gentile-i.html IL NICHILISTA http://ilnichilista.wordpress.com/2009/09/10/linformazione-libera-su-facebook-non-e-del-tutto-libera/
Questo articolo è stato preso da:
Note di INFORMAZIONE LIBERA su Facebook
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