Mio amore, mio tutto:

19 aprile 2011 ore 14:43 segnala
Balliamo mia cara, apriamo le danze!
Con passione e furore ti farò mia nelle mosse,
cosi come mia ti farò nel intimità delle nostre notti.
Balliamo soli, non ci servono altri!
Se vogliono, che si uniscano a noi nell'ampia sala,
ma nulla saranno, loro che tutt'attorno a noi danzano,
più d'un insieme di polverosi satelliti da noi attratti e dalla nostra passione.

Guardami mia cara, guardami futuro!
nei tuoi occhi la vita mia scruto, la vita mia che,
come cianuro ben dosato, porta le mie membra ogni giorno più vicine al riposo.
Guardami e sorridi, sorridi soltanto!
Non servono parole ne gesti ne articolati pensieri per esprimere,
mia cara, tutto l'amore che per te e te soltanto nutro,
quell'amore che come una stella spinge la mia anima a bruciare.

Avvicinati amore, avvicinati e baciami!
Baciami e lascia che i nostri fuochi si fondano in un nuovo sole,
un sole che coi suoi raggi disperda le tenebre e accenda le aurore.
Baciami soltanto, baciami e sorridi!
Chiusi gli occhi del materiale mondo alcun colore vorrò più vedere,
ma solo del tuo animo, attraverso quel bacio, voglio ammirare i riflessi,
e in quei riflessi ammirare il mio e il tuo volto, in eterno, poiché tu sei il mio tutto.

Amami mio tutto, amami soltanto!
Poiché senza il tuo focolare del mio non resterebbe che un tizzone morente,
poiché senza te sarebbe come senza il mondo sotto i piedi.
Amami e sorridi, illumina il mio cuore!
su nobili pensieri e sentimenti puri costruirò castelli degni degli dei,
costruirò monumenti, dipingerò quadri, scriverò poesie e canterò canzoni,
solo per te, te che sei il mio tutto.

Ti osservo, ti sogno!
Sogno i tuoi contorni e le tue curve,
sogno i tuoi profumi e i tuoi infiniti abissi.
Ti vedo, o soltanto ti sogno?
Le tue forme mutevoli, il tuo sorriso abbagliante, i tuoi baci di fuoco,
su tutto ciò la mia realtà ho fondato, su te, che sei il mio tutto?
O su un sogno i miei sogni sono sorti come un fiore cresciuto sulle nuvole?

Rispondi mio tutto, rispondimi amore!
Il silenzio è del nulla il fratello arcigno e onnipresente,
non lasciamo che invada il nostro mondo.
Rispondimi subito, fammi sentire la tua voce!
Cosi non fu, e in un freddo silenzio che fu sempre presente, seppur silente,
in un attimo fuggente che il tempo stesso faticò a scandire,
il mio tutto, il mio amato tutto, divenne nulla, e da allora io galleggio nello sterminato vuoto.
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Balliamo mia cara, apriamo le danze! Con passione e furore ti farò mia nelle mosse, cosi come mia ti farò nel intimità delle nostre notti. Balliamo soli, non ci servono altri! Se vogliono, che si uniscano a noi nell'ampia sala, ma nulla saranno, loro che tutt'attorno a noi danzano, più d'un insieme...
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19/04/2011 14:43:59
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Tragico autunno:

19 aprile 2011 ore 14:43 segnala
Tra mille, in sommo rigoglio, nacqui.
Non fiore, ne arbusto, ne frutto.
Foglia nacqui, niente più, e tra i mille miei fratelli
i festosi canti di pettirossi accompagnavano il fischiare del vento,
che come magico strumento usava noi per comporre la più fine melodia,
sottile ed impercettibile bisbiglio di antichi e dimenticati saperi,
e un giovane e forte sole ci baciava ed avvolgeva d'un tepore più antico dell'essere.

Crebbi forte, aggrappato con forti braccia al mio paradiso;
di sublimi cantici e naturali prodigi l'eterea madre ci viziò,
in un crescendo di fiori, che coi più svariati colori parevano sfidare il cielo,
e di arcobaleni, riflessi stessi dello spirito madre, con cui il cielo rispondeva al gioco dei fiori;
e di uccelli e roditori, che tra le nostre dimore, e le di esse radici, crescevano e prolificavano,
e dei figli d'Adamo, grandi sognatori a volte tristemente vinti da troppe illusioni;
e di tante, non meno importanti, altre meraviglie, con le cui lodi potrei colmare il tempo.

Se ripenso a quei giorni, a come mi sentivo eletto, eterno!
immortale! in quanto della vita stessa mezzo ed estensione.
Le nubi; le stelle; i cieli che ho visto chi mai li vedrà?
E tutte quelle danze di cui, con tutti i miei fratelli, mi sono fatto interprete, chi le ricorderà?
Le mie braccia una volta forti cominciano a dolermi, e tra i miei fratelli odo strisciare la morte!
Il sole non ci avvolge più nel suo ardore, non più, e passeri e pettirossi hanno abbandonato i loro canti.
Loro che possono spiccano il volo, ma noi? Noi abbiamo solo il nostro giaciglio, e debole diviene l'appiglio.

Il vento gelido soffia ora tra noi, vulnerabili e fragili figli della vita;
i primi cadono, muti, in silenzio, senza nulla potere; poi i secondi sui primi, ed i terzi, ed i quarti.
Gli uni sugli altri s'adagiano al suolo, impotenti, rassegnati alla fine.
Giunge il silenzio. Tutto tace, tranne il vento, che con tono insensibile inneggia alla morte.
Se guardo la, dove i miei fratelli danzavano coi falchi e dove la farfalla spiccava il primo volo,
vedo solo un vuoto paradiso, tristemente spogliato di tutti i suoi angeli.
Sono solo, ultimo tra i mille che con me nacquero. Nella solitudine anche un paradiso diviene inferno.

Non piangerò, crudele madre che ora mieti con falce d'oro le vite dei tuoi figli una volta adorati;
non piangerò, possente vento, caronte la cui dolcezza ci cullò nelle spensierate danze, e ch'ora ci culli verso la fine;
d'oro e di fuoco si veste la terra, si veste coi resti dei caduti angeli, come in un tremendo mimare del cielo i tramonti.
Il cielo è terso, e piange! Non per la gioia dei primi fiori ne nella furia della sua gioventù, piange malinconico,
unico affranto dal nostro destino. E il sole? dove getta ora i suoi raggi? Non qui, non su noi che tanto l'amammo.
Baciami o cielo con le tue lacrime, baciami madre, baciami e lasciami scivolare nel mio abisso! Baciami!
E nel cullare più dolce che è quello del vento, senza rimpianti, affronto la mia fine.
Presto nulla resterà di me, ma prima d'allora, di quel tremendo tramonto che sfoggia il suolo, io, sarò il cuore del sole!

Cielo:

19 aprile 2011 ore 14:42 segnala
cielo, svela il tuo disegno arcano a noi che,
da qua giù, umili, alziamo lo sguardo alla tua volta,
e rimirando l'infinito dei tuoi abissi nell'infinito dei nostri animi,
umilmente, speriamo e preghiamo.

Di terre bruciate e martiri arsi siamo stanchi!
Di sante divinità che al sangue vincolano il culto,
e prosperano e crescono come piante che lo stesso sangue nutre,
siamo, somma volta celeste, stanchi!

Incubo è ora il sogno per cui i tuoi astri, curiosi, ci ammirarono,
e nero petrolio è quel bianco candore che il mondo abbracciava,
e per cui loro, ci amarono; ora il vostro sguardo sentiamo lontano,
ma noi che ancora sogniamo, vi amiamo.

Cielo, dispiega l'aurora celeste!
Che ci avvolga come le ali di una cosmica fenice,
e nel suo ardente abbraccio senza tempo,
dalle ceneri, doni la rinascita alle troppe anime che giacciono spente!

Qui tutto è vuoto, qui tutto è vano,
lodiamo e serviamo un corrotto sovrano;
ma non è al paradiso che io voglio mirare, non io!
Io tra di voi, eternamente, vorrei riposare!

Passato futuro:

19 aprile 2011 ore 14:42 segnala
Come velo d'ombre, fluttuando nell'aria colma di tediosi pensieri,
il tuo ricordo, di quando in quando mi sfiora il viso.
Fredda carezza che di vuoto colmi i miei istanti,
pallida, cadaverica, eterea madre dei rimpianti,
dimmi come posso sfuggire al passato quando il mio domani è vuoto.

Tingi il mio animo dei colori dell'autunno quando fuori è primavera,
quando la natura di frutti e chiome fa sfoggio regale,
nell'animo, mi spoglio d'ogni sentimento.

Se osservo al mio fianco, privo d'appoggi e abbracci,
di baci amorevoli e affettuose attenzioni,
di maliziose occhiate e rassicuranti silenzi,
come può non riflettere in quel vuoto specchio l'opprimente passato?

Come fumo ogni pensiero è dissipato,
Nel firmamento nessun futuro è scritto,
nessun nodo nella tela delle Norne,
solo un fragile filo di cotone.

Sorridimi fredda signora, poiché io sorriderò,
abbracciami severa padrona, poiché io t'abbraccerò.
E in quel punto, dove passato e futuro vorticando si fondono,
per un eterno istante, sarò immortale.

Io vivo:

19 aprile 2011 ore 14:41 segnala
Io sono gioia e tristezza, piacere e dolore, luce e tenebra.
Di ogni attimo nutro il mio spirito e ne faccio eco per i miei avi.
Io gioisco come gli usignoli all'ombra del primo sole,
Celestiale orchestra nell'opera della vita.
Io soffro come l'innocente diretto al patibolo,
In ogni mio passo trovo rifugio tra eterni istanti passati.
Io amo come ama l'amore,
Pronto a morire per seguire il mio cuore.
Di ogni emozione faccio vanto rivolto al futuro,
Da ogni dolore uscirò più saggio,
da ogni gioia uscirò rinnovato.
In un mondo freddo e distaccato,
vedovo di spirito e sentimenti,
Io sono ciò che fu.
Sono colui che vive la vita per emozioni,
drogato delle umane sfumature dello spirito.
Sembrerò esagerato, troppo appassionato,
Come un attore che amplifica teatralmente ogni suo gesto o pensiero,
Rivolto alla più nobile delle platee, rivolto al giudice che è la vita.
Sarò sempre e solo ciò che l'uomo è nato per essere: Spirito, sentimento e passione.

Alle stelle:

19 aprile 2011 ore 14:41 segnala
stelle, brillate voi forse per la mia triste persona?
lontane e sole come solo voi siete,
sospese nel vuoto.
guide degli antichi, dimore degli dei.

in voi colgo somma ispirazione,
poichè come voi, sono solo.
solo tra millioni di miei simili dissimili,
della mia luce nessuno seguirà mai la scia.

se solo potessi vivere tra voi,
solo nel vuoto, in eterno,
fluttuante scrutatore nell'immenso creato,
saprei ispirare il cuore dei poeti?

lontano, oltre ogni orizzonte contemplato,
dello spazio e del tempo mi eleggerò sommo padrone.
vicino a chi saprà ascoltare con il cuore,
fonte dissetante per ogni animo arido d'ispirazione.

nei vostri flebili candidi raggi,
voi che avete visto ciò che io mai vedrò,
possa il mio debole animo trovare la forza
per sopravvivere alle sue mortali spoglie.

nel cielo celeste, dietro l'aurora,
oltre le nubi in cui il vuoto dimora,
dove nessuno sguardo è mai stato posato,
riposa con l'astro il mio cuore amaliato.

Fu la notte:

19 aprile 2011 ore 14:40 segnala
notte, in te le mie stanche mortali spoglie
conobbero l'estasi del incorporea essenza.
Al tuo capezzale, un giaciglio d'ombre e sussurri,
il tempo diveniva irreale ed ogni istante eterno.

Li, all'ombra di mille pensieri distanti,
lontano da ogni ragione terrena,
scorgo le sponde di un mondo che fu mio.
Spesse oramai le nebbie s'addensano dinanzi i miei occhi.

Scuro e minaccioso è ora quel mare,
nero incubo che fu splendente sogno.
Le rive, grigie e senza vita, giacciono inviolate,
la dove cantavano le sirene ora tacciono le pietre.

Nel silenzio di un mondo un tempo vivo,
nella tenebra che ebbe luce nei miei spenti desideri,
nell'aria, che fu smossa dal vento della mia speranza,
avverto la nostalgia per ciò che fu.

Alto svetta il sole dell'adulto scetticismo
la dove svettava la luna della fanciullesca fantasia.
Sotto quell'ardente sole ogni cosa è cupa madre d'ombre.
Vi sono più ombre in un giorno di sole che in un infinità di notti.

Canto all'ignoto:

19 aprile 2011 ore 14:39 segnala
lugubre, freddo brivido,
ladro di respiri, scorgo in te ciò che è ignoto
e ne sono ammaliato.
Forma ancestrale e mutevole,
sfocata figura ai margini della mia mente.

Buio anfratto all'ombra di mille soli ardenti,
orizzonte degli orizzonti.
Notturna tenebra che nessun lume
Può rischiarare.
Pallida notte della mente.

Per te il mortale si mette in dubbio,
per te vacilla e arranca.
Di te il mortale ha ignota coscienza,
per te serba timore e cova paure.
Il tuo fascino non conosce eguali.

Corvina, pallida dama,
somma ed eccelsa, mia unica brama.
Sogno di veglia, miraggio di perfezione.
Flebile voce al timpano del folle;
amante e musa del genio.

Al tuo abbraccio, oblio senza pace,
aspira ogni mente forte ed audace.
Al tuo bacio, di follia portatore,
di nera luce brilla ogni cuore.
accoglimi nelle tue ombre.

Momenti persi:

19 aprile 2011 ore 14:39 segnala
è il momento dei sorrisi,
tra ruffiani e falsi amici.

è il momento dei ricordi,
tra memorie e tempi morti.

è il momento di sperare,
quando non resta nulla da fare.

è il momento del perdono,
quando è tardi per perdonare.

è il momento di vivere,
quando la morte sopraggiunge.

è il momento di reagire,
quando tutto sta per finire.

come può, l'uomo, bramare l'eternità,
quando in mano sua anche un attimo è perso?

Solo un istante:

19 aprile 2011 ore 14:38 segnala
Solo un istante, uno soltanto,
prima che una lacrima sia inizio del pianto,
prima che il respiro si faccia affannoso,
prima che la fine contempli il perdono.

Solo un momento, un unico istante,
prima che il sole muoia distante,
prima che la rima diventi prosa,
prima che sbocci la più timida rosa.

Niente per tutto, tutto per niente,
viva è la morte e la vita morente,
un ultimo istante, un ultimo ancora,
lascia che con il sole, io, muoia.