Born to run

23 agosto 2019 ore 19:26 segnala
Ricordo infantile, o meglio della primissima adolescenza. Un ragazzo con qualche anno più di me, piuttosto prepotente e anche decisamente grande e grosso. Un quartiere della prima periferia di una città qualunque. E noi, un gruppetto di quattro-cinque amici, molto legati, sempre insieme per la strada o sempre in casa gli uni degli altri, almeno fino alla terza media quando poi le superiori ci separarono.
Tornando al prepotente, un pomeriggio arriva davanti all’angolo di strada dove eravamo soliti ritrovarci e inizia a prenderci in giro con le sue solite angherie. Sua madre aveva un negozio di abbigliamento intimo vicino a casa mia e nel mio incauto cervello si fa strada l’idea di sbeffeggiarlo, sull'aria di questo spot, al grido "E' arrivato El Mutandero".



Lo faccio e i miei amici si sfasciano dalle risate. A me sembrava una battuta molto divertente e mi sembra tale anche adesso, ma temo che lui non condividesse granché questo tipo di humour. Capisco subito dalla sua faccia che si mette male, malissimo, e le gambe reagiscono di conseguenza. Correvo veloce, ma anche lui e come ho detto era più grande. Per fortuna quando dopo qualche centinaio di metri mi prese si limitò agli schiaffoni sulla nuca e non mi tirò giù denti, niente lividi, niente occhi neri. Alla fine, me la sono cavata a buon mercato. Per una buona battuta, e ne sono convinto ancora adesso, valeva la pena di pigliarsi una raffica di schiaffi in testa. Voi direte che farsi rintronare di sberloni non sia stata una idea geniale e posso darvi ragione, ma non so cosa farci. L’ho rifatto, lo rifaccio, lo rifarò.

Uno, nessuno e centomila

16 agosto 2019 ore 11:53 segnala
Adagio
( Degli Specchi Nel Sole )


Sono fermo a un semaforo. Qualcuno ha spostato lo specchietto retrovisore. Soliti guai delle auto condivise. Mi piego di lato per sistemarlo e mi vedo sotto una prospettiva diversa. Luce, angolazione, grandezza sono differenti rispetto agli specchi di casa. La gobba sul naso. Santo cielo, ma non me la ricordavo così. Mi sposto ancora un po’ di lato per osservarmi meglio e mi arriva un raggio di sole negli occhi.

Andante
( Dolente Flashback )


Ho un raggio di sole negli occhi, trent'anni fa. Sono appena fuori dal cerchio di centrocampo e aspetto il rinvio del portiere. Guardo il mio avversario. Finora di testa le ho prese tutte io, prendo anche questa, non c’è storia. Rincorsa, stacco, vado su superficiale, senza allargare i gomiti. Palla sulla fronte, la giro verso un compagno di lato e nello stesso istante mi esplode un lampo di dolore in mezzo alla faccia. Cado e mi ritrovo in ginocchio, per qualche secondo non capisco più niente. Mi passo una mano sulla faccia. Sono bagnato, è una giornata calda ma non mi ero reso conto di essere così sudato. Guardo la mano ed è completamente rossa. Gocce di sangue anche sulla maglietta blu. Mi rendo conto che ci sono alcuni compagni che mi osservano con aria attonita. Poco più in là urla, spintoni, un parapiglia di maglie blu e gialle. Ho preso una gomitata o una testata coi fiocchi. Mi siedo in panchina, vorrei provare a rientrare ma niente da fare, continua a sanguinare. Entra una riserva e lascio il campo. Mentre mi dirigo verso l’auto l’ultima cosa che vedo è il nostro libero che entra dritto sulla caviglia di quello che mi ha steso. Leggi non scritte del calcio. Di nuovo agitazione, minacce, grida. Sorrido con un labbro gonfio. Grazie, amico, ti devo una birra.

Allegro
( Dialogo Muto col Giocoso Dottore )


“Ma cosa abbiamo qui, un naso rotto ? “
(dottore, la smetta di parlare come il Papa
il naso è mio e mi fa anche un male cane)
“ Cosa facciamo, mettiamo qualche puntino ? “
(mah, veda lei, io vengo sempre al Pronto Soccorso
di domenica pomeriggio tanto per prendere un tè)
“ Vede, se andava a pescare non le succedeva niente ! “
(dottore, a parte che mi fanno schifo i vermi
sapesse dove penso che dovrebbe andare lei)
“ Credo proprio che le resterà un po’ storto ”
(grazie, dottore, adesso sono tranquillo,
lei sa essere veramente incoraggiante)
“ Magari quando torna a togliere i punti la mando in maxillo “
(dottore, se quando torno c’è lei li tolgo da solo, giuro)
“ Certo che ora più che un calciatore sembra un pugile “
(dottore, se fossi un pugile
ora i nostri nasi sarebbero simili)

Pianissimo
( Back to the Future )

Non sono andato in maxillo. Mi sono tenuto la mia deviazione destro-convessa. Forse non ho aiutato la mia sinusite e gli occhiali, almeno qualche modello, stanno un tantino storti. Chi se ne frega. Su questa faccia, ci può stare. Un colpo di clacson. Tolgo il naso dallo specchietto e vedo una signora inviperita che gesticola sull’auto dietro. Mi viene da ridere, chissà se mi ha scambiato per una di quelle che si rifanno il trucco ai semafori. E’ scattato il verde. Metto la prima e smetto di essere un personaggio pirandelliano. Ma gli esami non finiscono mai.

Str come strudel

09 agosto 2019 ore 12:23 segnala
Questo è un ritaglio di cronaca che mi ha molto divertito e che tenevo da parte per i momenti di scarsa vena creativa. E ora mi trovo in un momento di scarsissima vena creativa, il che spiega perché mi metto a parlare di strudel con un caldo da assassini. La notizia è semplice e sgombro subito il campo da ogni equivoco. L'autore di questa genialata vince per distacco senza rivali l'ambitissimo Idiot Award di quest'anno, credo che non ci siano margini di discussione.




Ma credo di dover sottolineare una cosa. Non è il fatto dei soldi in nero a darmi fastidio, in questo nella nostra disastrata Italia che non brilla per fedeltà fiscale sei in buona compagnia, hai solo tentato di essere originale, pouf e controsoffitti come nascondigli ormai erano banali. Così come è in buona compagnia la tua fidanzata nell'essersi messa con un deficiente diversamente furbo, anche su questo in Italia davvero non è sola. Ma c'è davvero un motivo per cui ti odio con tutto il cuore, sconosciuto evasore, e non posso fare a meno di dirtelo. Lo so che non dovrei, ma la prendo sul personale quando qualcuno si accanisce contro creature semplici, buone e indifese maltrattandole. E lo strudel è semplice, buono e indifeso. Pastafrolla o sfoglia fuori, mele o altra frutta dentro. Nient'altro da aggiungere, la quintessenza della semplicità (il salato non lo prendo nemmeno in considerazione, ma questo è un altro discorso). Buono è buono, poco da dire. Assaggiate per credere. Indifeso, credo che non ci siano dubbi in merito. Tra gli orribili fatti di cronaca di questi giorni, avete mai sentito di qualcuno aggredito da uno strudel? Si lascia prendere a forchettate e poi masticare senza reagire e il massimo del male che può farvi è nuocere alla vostra linea. E allora, seviziare uno strudel infilandogli dentro pacchetti di banconote sporche toccate da tutti è una cosa atroce. Non te la perdono, sconosciuto evasore. Se fossi il Signor Ministro dell'Interno di un paese occidentale, invocherei per te i lavori forzati. Poi perfino io che sono l'ultimo idiota ignorante di giurisprudenza mi ricordo che nel nostro sistema giudiziario non sono previsti, e non lo faccio. E allora mi auguro che non ti perdoni nemmeno il giudice che ti processerà per evasione fiscale. Che spero sia un tondo, pacioso gourmet altoatesino con la moglie pasticcera e la famiglia proprietaria di frutteti, consideri l'aggravante della crudeltà e ti dia il massimo della pena.
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Questo è un ritaglio di cronaca che mi ha molto divertito e che tenevo da parte per i momenti di scarsa vena creativa. E ora mi trovo in un momento di scarsissima vena creativa, il che spiega perché mi metto a parlare di strudel con un caldo da assassini. La notizia è semplice e sgombro subito il...
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Cuore di ghiaccio

03 agosto 2019 ore 17:29 segnala
Omino che giri col camioncino dei surgelati, perdonami ma ho alcune cose da dirti. Io non so se vi fanno dei corsi di formazione prima di mandarvi in giro, ma credo che vadano un po' ripensati.
Tu dovresti passare ogni due settimane, nel pomeriggio di un giorno preciso, in una fascia oraria pomeridiana di circa due ore. Forse ve lo spiegano ai corsi o forse è una tua dote naturale, e se è così lasciami dire che hai davvero il killer instinct del rompicoglioni, ma spiegami come diavolo fai a suonare sempre nell'esatto momento in cui mi sono messo a fare altro. Posso stare un'ora stravaccato sul divano a non fare una mazza e tu sarai altrove, ma come inizio a fare una cosa, qualunque cosa richieda la mia presenza, allora tu suonerai il campanello interrompendomi. Ma come minchia fai ?
E l'altra cosa che voglio dirti è di organizzarti tenendo a portata di mano le monete per il resto e i depliant e le promozioni e gli sconti e tutto quel che devi darmi, ti prego. Non puoi sparire ogni volta nei meandri del tuo furgoncino per cinque minuti, cazzarola, ma ti sei reso conto che stai consegnando dei surgelati ? Siamo nel cuore della pianura padana in piena estate, ci saranno 35 gradi e io non posso stare lì ad aspettarti col filetto di orata in mano, inizia a sgocciolarmi sui piedi e la cosa mi infastidisce. Se voglio lessarlo lo faccio in cucina e non sul marciapiede, non trovi ? Se ti ordino dei ghiaccioli vuol dire che voglio gustarli masticandoli gelidi e compatti, non berli mischiati in un cocktail multicolore, non trovi ? I gamberi non sono stati ibernati per poi resuscitare, uscire dalla scatola e andarsene per conto loro, non trovi ? Però, omino del camioncino dei surgelati, l'ultimo sugo non era per niente male. E allora ti perdono. Per stavolta.
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Omino che giri col camioncino dei surgelati, perdonami ma ho alcune cose da dirti. Io non so se vi fanno dei corsi di formazione prima di mandarvi in giro, ma credo che vadano un po' ripensati. Tu dovresti passare ogni due settimane, nel pomeriggio di un giorno preciso, in una fascia oraria...
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Emergency

26 luglio 2019 ore 20:57 segnala
Suono e aspetto. “ Lei ha suonato il campanello senza nemmeno guardare l’avviso “, con tono tra arrogante e seccato. Mi giro e vedo una tizia col cagnolino al guinzaglio che mi guarda. Mi rigiro perplesso e vedo appeso alla vetrina un cartello che dice che in caso di emergenza bisogna chiamare il numero tal dei tali. Da questo punto inizia a salirmi un embolo di incazzatura pazzesco mentre la tizia sale le scale e comincia ad aprire la porta. Ah, sei tu la farmacista allora. Avrai anche preso la tua laurea in farmacia ma a psicologia stai a zero vero ? Brutta testa di cazzo, non ti viene in mente che se uno sta cercando la farmacia di turno di sera facendosi chilometri di strada fuori dell’orario di apertura forse è un po’ in agitazione, non particolarmente lucido, magari va di fretta e a tutto pensa tranne che al tuo avviso? E a parte questo, maledetta stronza, dove sta scritto che per venire in farmacia sono obbligato a portarmi il cellulare ? Se fossi uscito di corsa e non lo avessi con me ? Se sei di turno stai dentro e ti fai trovare, brutta testa di cazzo (again).
Entro, commenti schifata i farmaci prescritti dalla guardia medica e me li metti in mano così come sono. Sprecarti a darmi un sacchettino no, vero ? Esco con un diavolo per capello, salgo in auto e mentre faccio inversione guardo il tuo negozio per quella che spero sia l’ultima volta della mia vita. E spero che presto ti aprano quattro farmacie gestite da gente cortese nel raggio di trecento metri, che liberalizzino la vendita dei farmaci dal fruttivendolo, dal benzinaio, in edicola e in tabaccheria e che domani tu possa sbagliarti e dare al sindaco e all’assessore alla sanità il lassativo più potente che hai invece delle compresse per il mal di testa.
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Suono e aspetto. “ Lei ha suonato il campanello senza nemmeno guardare l’avviso “, con tono tra arrogante e seccato. Mi giro e vedo una tizia col cagnolino al guinzaglio che mi guarda. Mi rigiro perplesso e vedo appeso alla vetrina un cartello che dice che in caso di emergenza bisogna chiamare il...
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Broken dreams

19 luglio 2019 ore 22:27 segnala
Doverosa promessa a quel che state per leggere, sono un Thurmaniano convinto, sinceramente credente anche se purtroppo non praticante. Ho da sempre una sfrenata passione per Uma Thurman e non mi vergogno a dirlo. Detto questo, veniamo al dunque. La sbornia collettiva di entusiasmo sui mondiali di calcio femminile deve avermi in qualche modo contagiato, al punto da avere una ricaduta onirica. Se non vi interessano i post dove uno racconta i suoi sogni, siete ancora in tempo a fermarvi. Continuando a leggere, date il vostro assenso e non mi riterrò responsabile di avervi annoiati, scocciati, urtati, eccetera.
Sono in campo come difensore in uno stadio gremito, così a occhio sembra il Bernabeu. Anche se sono decisamente scarso a tette, sto prendendo parte a un incontro di calcio femminile. Cosa sia successo del pelo superfluo, del mio testosterone e di tutto il resto, non so dirvelo e sinceramente non voglio saperlo. Affronto una avversaria che mi punta palla al piede sulla fascia, retrocedo, cerco di portarla sulla linea del fallo laterale come anni di esperienza e urlacci dei miei allenatori mi hanno insegnato. Stringe sul centro, mi fa un tunnel e mi salta. Mi giro e la rincorro, punta la porta a grandi falcate. La recupero, lei accelera, con una finta da Garrincha mi manda gambe all'aria e segna un goal strepitoso. Prosegue la corsa per un attimo poi inverte la direzione tornando verso il centrocampo e inizia a sfilarsi la maglietta. E quando la testa sbuca dalla maglietta in un tripudio di capelli biondi, davanti ai miei occhi allibiti c'è una radiosa Uma Thurman a braccia aperte che corre nella mia direzione urlando "Sìììììììììì". Senza maglietta. Verso di me, seduto a terra umiliato. Segue qualcosa che non ha alcuna logica visto che gioco nella squadra avversaria, abbiamo appena preso un goal per colpa mia e non ho nessun motivo di esultare, ma del resto è un sogno e quando Uma Thurman ti corre incontro urlando "Sììììììììì" senza maglietta la logica passa decisamente in second'ordine. Così mi rialzo togliendomi la maglietta e spalanco le braccia urlando a mia volta "Sìììììììììì". E lei con un'altra finta mi evita e abbraccia tutte le sue compagne che stanno arrivando alle mie spalle a festeggiarla. Le passano una Schweppes, lei beve e si gira verso di me fermo come un perfetto idiota in canottiera a braccia aperte con la maglietta in mano. "Ehi, che ti aspettavi ?" E aggiunge "Razza di brocco scarpone che non sei altro, il calcio non è uno sport per femminucce. E hai una macchia di vino sulla canottiera". E mentre le mie compagne di squadra sono indecise se sghignazzare o prendermi a male parole, estrae una mini katana da un calzettone per dare forza alla sua opinione. Mentre aspetto il colpo di grazia, il triplice fischio dell'arbitro si mescola al rumore della sveglia e spalanco gli occhi sul soffitto. Non piangevo così dal 1967.

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Doverosa promessa a quel che state per leggere, sono un Thurmaniano convinto, sinceramente credente anche se purtroppo non praticante. Ho da sempre una sfrenata passione per Uma Thurman e non mi vergogno a dirlo. Detto questo, veniamo al dunque. La sbornia collettiva di entusiasmo sui mondiali di...
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Diritti e doveri, ovvero troppe strisce

15 luglio 2019 ore 17:17 segnala
Sul giornale locale esiste l'inquietante rubrica delle lettere al direttore. I temi costanti sono fondamentalmente cinque, ovvero la malasanità, la raccolta differenziata dei rifiuti, Salvini, i disservizi negli enti pubblici e gli immigrati.
Questi sono temi fissi, ogni giorno vengono affrontati in almeno un paio di lettere. Poi ci sono i temi occasionali. Ad esempio, qualche settimana fa infuriava una accesa polemica nata dalla domanda "E' giusto che i pedoni ringrazino con un sorridente cenno gli automobilisti che si fermano per farli attraversare sulle strisce pedonali ?". Diciamo pure che "infuriava" è una parola grossa, nel senso che gli autori delle lettere della suddetta rubrica sono probabilmente garbati pensionati che scrivono ancora con pennino e calamaio.

Immagino che un dialogo davanti ad un tè e un bicchiere di rosolio potrebbe essere più o meno così :
"Deh, mia cara Berenice, Lei non trova dunque che la cortesia del conducente di autovettura che arresta il mezzo meriti in ogni modo una seppur lieve ricompensa ?"
"Signor Artemio, intanto mi complimento per la Sua vieppiù arguta e come sempre elegante prosa, ma io ritengo che l'arroganza di coteste meccanizzate carrozze vada invece contrastata con fermezza e senza cedimenti"
"Miei carissimi, sono Gesualdo, ricorderete che interloquimmo mesi fa nella indimenticabile accesissima polemica sui piccioni e sul loro diritto a stazionare sulle piante del centro, e forte della credibilità guadagnata vorrei rimarcare il diritto del pedonal utente ad una sicura traversata scevra di pericoli"
"Perdonate il mio ardire, ma la contessa Cesira, in questi giorni in crociera e della quale vi porto i saluti più cari, sostiene da immemorabile tempo la non marginale colpa del lento camminatore, qualora ciò comporti imperdonabile ingombro della carreggiata"

Tralasciamo anche che tentando di acculturarmi sul tema ho scoperto che di questo cruciale, interessantissimo argomento si discute da circa una decina d'anni su siti, blog, forum. A volte con un avventuroso disprezzo della grammatica più o meno equivalente, tanto per restare in tema, ad attraversare una tangenziale bendati all'ora di punta.



Però, chi mi legge sa che questo dell'attraversamento delle strisce pedonali è un tema a cui ho dedicato tempo ed energie, seppur da un angolo di visuale molto particolare. A posteriori, per capirci. Quindi non vi stupirete se sento un insopprimibile bisogno di dire la mia. Come sempre in Italia dove ogni cosa è un derby, la gente si è divisa in due partiti. In questo caso, i duri e puri del "è diritto del pedone attraversare e le auto sono obbligate a fermarsi" e i cordiali empatici del "sì ma un gesto di cortesia non costa nulla e ne abbiamo tutti tanto bisogno". Io credo che, ferme restando alcune regole di base dalle quali non si può prescindere, tipo l'assoluto e innegabile diritto di un bel lato B ad attraversare tra scrosci di applausi, bisognerebbe un po' spezzare questa rigida, noiosa dicotomia dell'io mi fermo tu passi io non mi fermo tu non passi.
Quindi, vedrei bene l'introduzione di fattori che movimentino il monotono rituale dell'attraversata. Che portino un po' di novità. Tipo che so, al Martedì sulle strisce pedonali hanno la precedenza solo le donne bionde di nome che inizia con la F, mentre il 16 di ogni mese gli uomini calvi non possono attraversare la strada a meno che non abbiano i baffi, d'inverno i maestri elementari e i panettieri devono attraversare saltellando su un piede solo, il 19 dei mesi dispari le auto straniere devono fare attraversare chiunque sorrida purché non indossi scarpe rosse e dalle 17 alle 19 dei giorni pari d'estate può attraversare solo chi ricorda i marcatori della finale dei mondiali 1982. Questo introdurrebbe delle variabili meravigliose con numerosi vantaggi. Vogliamo parlare dell'incremento del fatturato dei parrucchieri per signora al martedì, con file di donne a farsi tingere per poi attraversare tronfie e fiere nella loro chioma platinata ? E il boom della parrucca, anche indossata da distinti ragionieri pronti a fingersi casalinghe pur di uscire incolumi da un attraversamento ? Per tacere della socialità che tornerebbe a popolare le nostre strade. Automobilisti che abbassano il finestrino e urlano alla signora bionda che prima di farla attraversare vogliono sapere come si chiama, e alla risposta "Federica" non si fidano e pretendono di controllare, così scendono ed esaminano la carta d'identità, con approcci imprevisti e nascita di amori sulle strisce zebrate, in alcuni casi spinti fino alla copula sul cofano. Gente che dal marciapiedi recita non solo i marcatori della finale mimando le azioni col commento di Nando Martellini (giuro, la prossima volta che attraverso faccio l'urlo di Tardelli), ma anche tutte le formazioni dell'Italia riserve incluse, con ritrovamento di vecchi conoscenti che non si vedevano da anni e nascita di nuove amicizie partendo dal gol di Boninsegna al Brasile nel 1970.
Sì, lo so cosa state pensando. Sto dicendo cazzate e non posso cavarmela così a buon mercato. Ho gettato il sasso e adesso non posso nascondere la mano, devo prendere posizione. E lo farò in musica, come spesso mi accade. Guido e cammino, quindi con la netta chiarezza che mi contraddistingue avrò una ferma e decisa duplice posizione. Una da automobilista ed una da pedone.

Da automobilista non ho grosse pretese, vorrei solo essere al volante di un aggeggio come quello del video di Benzin dei Rammstein. Solo, guidato in modo più spericolato.



Da pedone, voglio girare per strada come Hawksley Workman nel video di Jealous of your cigarette. Ma soprattutto, voglio assolutamente che gli automobilisti oltre a fermarsi per farmi attraversare scendano e facciano per me lo stesso balletto dei tizi in camicia gialla.

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Sul giornale locale esiste l'inquietante rubrica delle lettere al direttore. I temi costanti sono fondamentalmente cinque, ovvero la malasanità, la raccolta differenziata dei rifiuti, Salvini, i disservizi negli enti pubblici e gli immigrati. Questi sono temi fissi, ogni giorno vengono affrontati...
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La volta che il tempo si fermò sul controviale

07 luglio 2019 ore 15:38 segnala
NIGHTMARE – IL CONTROVIALE

Il controviale è un incubo, una cosa tipo l’ingorgo di Benni in Elianto. Mancano parcheggi ? Si prendono due viali paralleli, si blocca l’ingresso a tutte le laterali tranne un paio costringendo la gente che vuole tornare a casa a ingorgarsi in quello di destra, lo si riempie di righe blu a destra e a sinistra, avendo cura di stringerlo ulteriormente con una bella e inutilizzata pista ciclabile tra i due viali, e via posti macchina a gogo.
Peccato che non siamo in Scandinavia e qua la gente parcheggi in modi quantomeno stravaganti, per tacere del fatto che, non so se chi ha elaborato il progetto ne era al corrente, vengono omologate anche auto dette Suv che sono un tantino più larghe delle altre. E non stanno nelle righe blu. Se jella vuole che che ce ne siano due parcheggiate sui due lati nello stesso punto, in bocca al lupo a chi ci deve passare in mezzo. E ho la sensazione che gli improperi dei tizi che guidano i camioncini dei rifiuti presto saranno oggetto di tesi di laurea. E io, che metà del mio tempo automobilistico lo passo in tangenziale, passo l’altra metà del tempo sul controviale, equamente diviso tra cercare di parcheggiare e cercare di uscirne con la macchina ancora intera.

RIMORCHIAMI (1)

Esco da una laterale e mi immetto sul controviale. E’ andata bene, non c’era il solito idiota che parcheggia sull’angolo quindi la svolta è riuscita senza troppi problemi. Percorro una cinquantina di metri e vedo un carro attrezzi. Fermo in mezzo al controviale. Lampeggianti gialli in azione. Mi fermo e sulla destra, nelle righe blu, c’è un’auto ferma col cofano aperto. Inizio a sudare. Non ci sono altre laterali per svincolarmi e siamo in un senso unico, quindi di retrocedere non se ne parla nemmeno. Mi fermo e l’uomo del carro attrezzi mi fa un gesto con la mano e le cinque dita aperte. Cinque minuti, dice. Mi ricorda qualcuno, Grande e grosso, barba nera, capelli lunghi. Sebastien Chabal, arriva l’illuminazione. Non mi rende felice, la cosa.(per chi non lo sapesse, trattasi di ex rugbista francese soprannominato "l'anestesista" per la violenza dei suoi placcaggi)
Faccio un gesto assolutamente accomodante e sorrido cordialmente. Ho poche regole nella mia travagliata esistenza, ma alcune le rispetto in modo ferreo. Una di queste è non mettermi mai a discutere con gente che sembra Sebastien Chabal. Quindi mi dedico alle operazioni di pulizia, spostamento inutile di cose inutili, spolveramento cruscotto, regolazione millimetrica degli specchietti, che si fanno in genere nei momenti di sosta forzata. E mentre l’incazzatura cresce, aggravata esponenzialmente dalla impossibilità di incazzarmi con un tizio che sembra un armadio quattro stagioni, davanti al cofano mi appare dal nulla una strana figura vestita con abiti di foggia antica e una sorta di aureola. Allarga le braccia come a dire non so che farci e farfuglia qualcosa in latino prima di scomparire. Dev’essere passata almeno mezz’ora quando l’orso bruno in tuta da meccanico mi fa un gesto con la mano, risale sul carro attrezzi e mette in moto liberandomi la strada . Guardo l’orologio e sono effettivamente passati solo sei minuti. Il carro attrezzi si ferma più avanti in uno spazio libero, lo supero applicando la seconda regola che è quella di non fare mai battute ironiche a gente che sembra Sebastien Chabal, a meno che non abbiamo bevuto insieme e io sia sicuro che ha un certo humour, e me ne vado chiedendomi chi diavolo fosse il tizio vestito all’orientale.

RIMORCHIAMI (2)

Mi sono appena immesso nel controviale, sono praticamente nello stesso punto dove mi ero fermato la volta precedente, quando si apre la portiera di un’auto parcheggiata sulla sinistra. Freno e mi fermo, non c‘è verso di riuscire a passare, mentre dal posto del passeggero sbucano e si appoggiano a terra un paio di gambe femminili in calze nere, scarpe ugualmente nere con discreto tacco e gonna aderente appena sopra al ginocchio. In una frazione di secondo vedo solo una donna vestita di scuro che compie una giravolta facendomi cenno di attendere un attimo, apre anche la portiera posteriore e si china all’interno dell’auto. Ora, un’altra regola che ho sempre rispettato nella mia vita è che se una bella donna sporge un ragguardevole lato B frugando sul sedile posteriore di un’auto cercando chissà cosa, io non mi metto a suonare il clacson urlandole come un pazzo di levarsi dalle palle.
Quindi rispondo con un cenno fintamente disinteressato, del tipo “ ma faccia pure mia cara signora, si prenda pure tutto il tempo che le serve visto che io proprio oggi sono libero da impegni di sorta e posso rimanere fermo qui a lucidarmi gli occhi sicuramente fino alla prossima glaciazione e probabilmente anche oltre”, mi accomodo meglio sul sedile e mi guardo gli ondeggiamenti che la ricerca sul sedile posteriore provoca al contenuto della gonna. Nel frattempo, scende dalla parte del conducente una donna che si mette in posizione di attesa verso la signora e accanto a lei si materializza la stessa figura in abiti strani della volta precedente. Mi guarda compiaciuto con una smorfia, fa un gesto con la mano come a dire “roba di lusso, eh“, farfuglia ancora qualcosa di incomprensibile in latino e scompare mentre la donna chiude la portiera, mi rivolge un cenno di ringraziamento, gira fulminea attorno all’auto raggiungendo la donna che la aspetta e se ne vanno. E tutto questo nella mia percezione dura non più di tre secondi, ma quando mi giro per il colpo di clacson dietro di me ci sono almeno quattro auto in coda e devono essere passati almeno cinque minuti da quando mi sono fermato.

TEMPO AL TEMPO

E allora, dato che per due volte sono uscito dal controviale sano, salvo, senza graffi alla carrozzeria, rifletto sul tempo. E su quello che la percezione del suo fluire provoca in noi. Sul fatto che se la prima volta avessi avuto a disposizione un plotone di specnaz con armi d’assalto non avrei esitato a dare l’ordine di radere al suolo carro attrezzi, auto in panne e anche il condominio vicino pur di passare, mentre la seconda volta potendo mi sarei travestito da finto operaio con transenne e cartelli di lavori in corso bloccando il traffico di mezza città pur di restare fermo. E alla rotonda della tangenziale quasi mi schianto perché mi trovo accucciato sul cofano il solito tizio, che stavolta sorride e mi dice “se mi chiedono cosa è il tempo non lo so, ma se non me lo chiedono allora lo so”. E in testa mi ronza "I dreamed I saw St. Augustine" di Dylan, un pezzo che nessun DJ di questo mondo avrebbe il coraggio di fare passare in radio pena l’immediato licenziamento. E vaghi ricordi del liceo si mescolano a vaghi ricordi di quello che ho bevuto la sera prima.
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NIGHTMARE – IL CONTROVIALE Il controviale è un incubo, una cosa tipo l’ingorgo di Benni in Elianto. Mancano parcheggi ? Si prendono due viali paralleli, si blocca l’ingresso a tutte le laterali tranne un paio costringendo la gente che vuole tornare a casa a ingorgarsi in quello di destra, lo si...
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Il blues della doccia

02 luglio 2019 ore 18:43 segnala
Devo dirti una cosa, muratore ignoto che anni fa hai lavorato nella mia doccia. Ho appena scoperto che quando hai montato la placca del rubinetto, muratore pigro, forse avevi fretta. O eri distratto. O la tua squadra del cuore aveva appena perso. O la pasta era scotta. Avrai avuto i tuoi motivi per farlo. O forse, sei semplicemente un fottuto bastardo cattivo e carogna, chi lo sa. Fatto sta che ti sei guardato bene dal chiudere il buco. Ti sei limitato ad applicare la placca di metallo sopra. E il tempo, si sa, è galantuomo ma anche stronzo a volte. Col tempo il silicone si è corroso, e doccia dopo doccia sempre più acqua si è infilata nel buco da te lasciato. Solo che dall'altra parte della parete c'è il fondo del mio corridoio. E davanti c'è un mobile, caro regalo fatto a mano da una persona ancora più cara. E non è che lo sposto tutti i momenti. Nemmeno tutti i giorni. Nemmeno tutti i mesi, forse nemmeno tutti gli anni. Ma quando l'ho spostato, ho scoperto che la forza di gravità ha fatto il suo sporco lavoro e l'acqua che hai lasciato infiltrare ha continuato a scendere. Scendeva tranquilla e placida, riparata da sguardi indiscreti dal mobile, dentro il mio muro. E i muri, sia per cattivo carattere o sia per una strana legge fisica, reagiscono molto male quando acqua gli scorre dentro. Il mio ha reagito malissimo, sai ? Si è riempito di bolle, e screpolato, e corroso. Il mio cuore con lui, sì. Sono sensibile come l'intonaco di casa mia, lo ammetto.
Allora, ecco il mio augurio, muratore maledetto. Potrei augurarti cose crudeli, sai. Tipo che il meccanico che ha sistemato l'impianto frenante della tua auto abbia lavorato con la stessa coscienza e perizia che hai messo tu nella mia doccia. E che a un incrocio in cui dovevi dare la precedenza a un TIR di letame, e andavi molto forte, la tua pressione sul freno sia stata vana. Ma io non sono cattivo, muratore incosciente. Spero che tu sia vivo, e brindo con te. Allora, ti auguro che l'addetto alla linea di preservativi che doveva controllare la scatola che tu comprasti quella sera, anche lui, abbia lavorato con la tua stessa solerte sollecitudine. Cioè zero. E che nel momento dell'estasi suprema che è proprio dell'idillio d'amore (cit.), per crudele nemesi idraulica, il serbatoio abbia ceduto. E fiumi di liquido siano finiti dove non dovevano finire. Che è quella faccia, scusa ? E' la stessa cosa che è successa al mio muro, o no ? Liquidi nel posto sbagliato, niente di più e niente di meno.
E guarda come sono buono, mi spingo ad un inno alla vita, pensa un po'. Spero che nove mesi dopo la tua vita, muratore cretino, sia stata allietata da un parto eptagemellare che non si vedeva da secoli. E che i tuoi adorabili sette bimbetti siano cresciuti sani e forti, ci mancherebbe. Solo, per i primi sette anni di vita, spero che siano stati colti da devastanti virus intestinali della durata di sette settimane. Ma non tutti insieme, chiaro. A turno. E se la matematica non è una opinione, come sette spose erano per sette fratelli così sette gemellini per sette settimane fanno quarantanove settimane. Quarantanove settimane in cui tutto il tuo tempo domestico sia stato un continuo cambio di pannolini maleodoranti. Tante, vero ? Ma pensa, non sono così cattivo in fondo. Un anno è composto di cinquantadue settimane. Ne restano tre, in cui i pargoli stavano benissimo.
E proprio in queste tre, io spero che lo stesso virus, ormai affezionato alla vostra famiglia, si sia annidato dentro di te, muratore vigliacco. Possibilmente nelle tue tre settimane di ferie. E che tu sia stato costretto ad andare in spiaggia a giocare coi bimbi, e il bagno fosse perennemente occupato. E tutta la spiaggia abbia riso di te e del tuo pannolone sotto il costume. E che la sera tu non vedessi l'ora di farti una doccia, come è giusto. Ma anche nel tuo appartamentino in affitto al mare, avrà pur lavorato qualcuno. Diciamo un idraulico. E vorrei tanto che fosse stato più scrupoloso di te. Così scrupoloso, da collegare tra loro due tubi che probabilmente non c'entravano tra loro. E che per una stramaledetta coincidenza, i tubi in questione fossero quelli della tua doccia e quelli dello scarico del WC del piano di sopra. Il tempo è galantuomo, dicevamo poc'anzi. E le coincidenze sanno essere crudeli, così crudeli. Il momento della tua doccia non doveva coincidere con lo scarico dello sciacquone del piano di sopra, probabilmente. Ma è successo. E quando hai aperto il rubinetto per rinfrescarti, non erano esattamente le chiare, fresche dolci acque di Petrarca quelle che sono scese su di te. E nemmeno l'acqua azzurra acqua chiara di Battisti, no.
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Devo dirti una cosa, muratore ignoto che anni fa hai lavorato nella mia doccia. Ho appena scoperto che quando hai montato la placca del rubinetto, muratore pigro, forse avevi fretta. O eri distratto. O la tua squadra del cuore aveva appena perso. O la pasta era scotta. Avrai avuto i tuoi motivi per...
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02/07/2019 18:43:56
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Maniglia, ma non dell'amore

23 giugno 2019 ore 10:44 segnala
Estate di qualche anno fa. Ondata di furti nelle case nel paesello, tutti alla ricerca dei colpevoli. I nomadi, i comunisti, gli extracomunitari, i venusiani, i drogati.
Abito a un piano basso, non ho sbarre alle finestre, e non ho mai avuto problemi. L'unica volta che mi sono entrati ladri in casa avevo dimenticato una finestra sulla strada aperta tutta notte, non esattamente un lampo di genio. Li ho anche sentiti, un fruscio nel dormiveglia, ma i ragazzi erano ancora piccoli, ho pensato che fosse uno di loro che si agitava, ho voltato chiappa e mi sono rimesso a dormire. Resta il dubbio di cosa sarebbe potuto accadere in un faccia a faccia notturno. Tenuto conto che se ti smonto di botte magari mi denunciano e se mi dai una coltellata non è carino, tieniti quei 200 euro che avevo in casa e siamo pari. Se sei venuto a rubare in casa mia, amico, sei davvero messo male.
Ma torniamo a noi e all'ondata di furti. Nel pomeriggio scendo per rifornimento alcolico e trovo la maniglia della porta della mia cantina piegata, ma piegata di brutto. Come se qualcuno avesse cercato di forzarla. Nomino qualche santo a caso, la ripiego quasi nella posizione originaria e me ne risalgo ancora più motivato a tracannare l'ottima bottiglia che ho appena prelevato. Seguono nei giorni successivi numerosi scambi da pianerottolo, stanotte sono andati anche in via Pincopalla dalla signora Abelarda, ho visto ieri una macchina con delle brutte facce, un condomino gira per le scale col fucile da caccia in mano, mio cognato ha trovato delle pedate e dei vasi rovesciati sul balcone. Eppure, qualcosa non mi torna. Cosa diavolo può mai cercare uno nella mia cantina, che nonostante vari (e, lo ammetto, poco convinti) tentativi di mettere in ordine ormai assomiglia alla porta dell'inferno siberiana?
Passa del tempo. Direi un annetto, forse qualcosa di più. Una mattina scendo le scale, sempre in direzione cantina e sempre per rifornimento alcolico. La porta del corridoio che dà sul cortile è spalancata. Come sempre, mai una volta che la richiudano. Metto piede giù dall'ultimo gradino e a tutta velocità entra il tizio che consegna l'acqua al vicino. Ha il suo trabiccolo con sopra impilate quattro casse, non vede praticamente una mazza. Va alla cieca, se non sono svelto a retrocedere e risalire mi centra in pieno, gira sempre a tutta velocità dalla parte della mia cantina.
E nella mia mente si accende l'interruttore. La mia cantina è la prima, quella a cui deve consegnare è la seconda. E al rallentatore vedo, con un anno di ritardo, l'urto violento di una pila di casse d'acqua spinta da un maledetto idiota contro la mia maniglia che si piega all'indietro. E subito dopo la visione, mentre sono sempre fermo sull'ultimo gradino, continua. Con la mano di un Mid ghignante che afferra per la nuca il tizio e gli sbatte una, due, cinque, centottanta volte la testa contro la porta della cantina. E mentre la visione lentamente svanisce tu, che stai ritornando col tuo carrettino vuoto dopo aver depositato le casse d'acqua e mi saluti con un cordiale buongiorno, non immagini nemmeno che un osso frontale possa ammaccare così il metallo. E meno ancora che delizioso rumore faceva la tua fronte contro la lamiera.
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Estate di qualche anno fa. Ondata di furti nelle case nel paesello, tutti alla ricerca dei colpevoli. I nomadi, i comunisti, gli extracomunitari, i venusiani, i drogati. Abito a un piano basso, non ho sbarre alle finestre, e non ho mai avuto problemi. L'unica volta che mi sono entrati ladri in casa...
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23/06/2019 10:44:46
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