Incubi nel cassetto

01 agosto 2020 ore 18:57 segnala
Come ho già detto, l'inattività forzata del periodo di chiusura ha indotto molti di noi a fare cose che normalmente uno tende a non fare, rinviare, catalogare come non necessarie. Una di queste è la risistemazione di cassetti e armadi, che nella top ten delle attività che odio è al secondo posto dopo lavare la macchina. Del mio abbigliamento ho già scritto più volte e non intendo tornarci su, ma so che mi crederete se dico che il mio armadio e i miei cassetti non sono esattamente quelli di Lord Brummell o di Richard Gere in American Gigolò. E le uniche sfumature di grigio sono quella della biancheria intima uscita da lavaggi sbagliati. Comunque, in questo periodo mi sono addentrato nei meandri del mio vestiario e ho fatto due scoperte, o meglio una scoperta e una riscoperta.
Partiamo dalla scoperta, che è stata un doloroso colpo al cuore e che è nata dalla desolata constatazione di una assenza. "Assenza, più acuta presenza", scriveva Attilio Bertolucci, che spero mi perdonerà per averlo citato in un post accanto alle mie mutande. Allora, sto cercando di sistemare l'ammasso informe che giace nel cassetto della biancheria e vedo che manca qualcosa. Non trovo la mia adorata maglietta dell'Oktoberfest. Frugo, esamino, guardo gli altri cassetti, niente di niente. Provo ad andare nel bagno dove c'è la lavatrice, sicuro di trovarla nel cesto della roba da lavare. Non c'è. E mentre mi aggiro preoccupato per il bagno, l'occhio mi cade sul contenitore seminascosto dietro la porta dove si ammucchiano i capi vecchi da adibire a stracci.
Avete già capito, vero? Tra stracci di ogni colore fa capolino un lembo viola. Con le lacrime agli occhi, mi chino e con delicatezza la tiro fuori. Rovinata, sporca, accuratamente ripiegata tra un vecchio canovaccio da cucina e pezzi di un vecchio lenzuolo dei ragazzi. Sì, era di un colore abominevole. Sì, era piena di sfilacciature, qualche buco, collo liso. Sì, era dello scorso millennio. Ma questo non sfuma il dolore. Non si è mai pronti a dare l'estremo saluto ad una vecchia amica, anche se si ha la consapevolezza che ormai il suo ciclo di vita era finito. Non so come vi comportate voi con le magliette, ma le mie t-shirt hanno un preciso ciclo di fasi di vita che si ripete immutabile, dall'inizio alla fine. E la successione delle tappe che ogni maglietta attraversa è la seguente.


1) Maglietta bella
2) Maglietta così così
3) Maglietta per lavori
4) Maglietta per dormire
5) Straccio

Ora, sto facendo riflessioni inquietanti tipo chiedermi se il Nirvana di una maglietta, dopo varie reincarnazioni, è lo stato di straccio. Se questo stato finale si può considerare una evoluzione della coscienza della maglietta, che passa da un effimero essere indossata per meri fini estetici ad assumere una progressiva utilità fino all'annullarsi come vanesio indumento e servire il disegno cosmico divenendo umile straccio. Se invece voi vi state chiedendo se nel mio assoluto disinteresse per come sono vestito io ho mai considerato come maglietta bella da indossare a una cena una t-shirt viola dell'Oktoberfest 1992, col gusto della perfidia non vi risponderò. E, amica mia, voglio dirti che a metterti nella cesta degli stracci non sono stato io. Non lo avrei mai fatto, lo sai. Fosse stato per me, ti avrei tenuta ancora in fase 3 o 4 per una decina d'anni. E' stato fatto a mia insaputa, te lo giuro.
Il secondo evento legato al vestiario invece è stata una scoperta, o meglio una riscoperta. Pare che, a metà del secolo scorso, in occasione del matrimonio da cui poi sono nato, mia nonna avesse fornito mio padre di un corredo nuziale. Non si è mai saputo bene cosa contenesse, ma le uniche cose che si sono salvate sono alcuni fazzoletti e due camicie da notte da uomo. In quanto unico erede maschio, sono toccate a me. Una con bordino blu e una con bordino rosso, le iniziali cifrate sul taschino. Erano finite in un cassetto, sepolte sotto strati geologici di altri capi di abbigliamento. E nel periodo di lockdown sono riemerse. Anche qui, essendo persone argute avete già capito cosa è successo, vero ? Di tutto questo esistono anche prove fotografiche (sì, la mia signora oltre a buttarmi via magliette a tradimento ha il vezzo di immortalare le mie performance peggiori), ma quel minimo di dignità rimastami mi vieta di renderle pubbliche. Quindi, dovete prendere per buone le mie parole e prendere atto del fatto che l'umile autore di questo blog per tutto il periodo del lockdown ha dormito indossando una elegante, vintage camicia da notte maschile. E, se mi consentite una piccola annotazione personale, godendone assai. Essendo scarso a tette, almeno per il momento, non so dire cosa provano le gentili lettrici quando tolgono il reggiseno. Ma posso dire, citando Luciana Littizzetto, che dormire col grande cocomero libero di ballare la lambada è tutta un'altra storia.
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Come ho già detto, l'inattività forzata del periodo di chiusura ha indotto molti di noi a fare cose che normalmente uno tende a non fare, rinviare, catalogare come non necessarie. Una di queste è la risistemazione di cassetti e armadi, che nella top ten delle attività che odio è al secondo posto...
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01/08/2020 18:57:39
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