Ciao Maria.

11 gennaio 2017 ore 19:11 segnala
Ciao Maria, come sei bella oggi.
Non ti avevo mai vista così, respiro il tuo profumo.
I tuoi capelli sono raggi di luna in un cielo scuro, le tue braccia aperte come aspettando un abbraccio.
Le tue mani, con le lunghe dita affusolate, dischiuse come petali di fiore.
Dolce Maria in sereno silenzio, parlano per te i tuoi occhi socchiusi che brillano nel buio della stanza.
Riesco a vedere la tua bocca, mi chino. Vorrei baciarti, ma tu resti immobile.
Maria su alzati, non stare sdraiata così sul pavimento.
La penombra densa è tinta di rosso. Rosso come le tue labbra, Maria spostati che t’imbratti.
Non mi senti Maria?! Nel buio una sagoma scura, ora la vedo. E tu chi sei?
- Sorella Morte -

.

Fiaba metropolitana.

09 ottobre 2013 ore 15:58 segnala

Dopo i quarant'anni, prima o poi, arriva per tutti il momento in cui ci si accorge di non avere le braccia abbastanza lunghe per continuare a leggere.
A me capitò una sera quando, archiviata la pratica sesso con mia moglie, per la quale non aveva mai dimostrato entusiasmo, presi il romanzo dal comodino e provai a leggerlo.
Dovetti rinunciare e mi ripromisi di andare dall'ottico il giorno successivo. All'uscita dall'ufficio, mentre ero in coda con l'auto, me ne ricordai.
Appena vidi l'insegna del negozio che mi interessava, lasciai la macchina in seconda fila ed entrai.
Rimasi sorpreso dall'arredo, antico, polveroso, più adatto a un antiquario che a un ottico, ma la splendida e professionale commessa che mi venne incontro dissipò le mie perplessità.
Dopo una visita e la noiosa scelta della montatura, inforcai gli occhiali e, per pura cortesia verso la commessa che me lo chiedeva, guardai la mia immagine nello specchio.
"Le stanno benissimo", disse sorridendo. "Tanto staresti male anche se scegliessi quelli da 500 euro".
Mi girai di scatto verso la ragazza, che mi sorrideva ancora indifferente. Ero certo che fosse stata la sua voce a pronunciare quelle parole.
"E adesso che guardi, stronzo?" Era ancora la sua voce, ma non aveva mosso le labbra. Lasciai i soldi sul banco, farfugliai un saluto e uscii nel traffico.
Era giovedì, il giorno in cui vedevo Maria.
Telefonai a mia moglie, e con la solita scusa di un lavoro fuori sede, mi liberai il pomeriggio.
Mentre salivo le scale dell'appartamento di cui pagavo l'affitto, mi ricordai degli occhiali.
Li avevo ancora in mano mentre bussavo.
"Ciao tesoro!". Mi saltò al collo baciandomi. Mangiammo un paio di pizze che avevo ordinato dalla macchina e, dopo il caffè, ci avviammo verso la camera da letto, e ci spogliammo.
Mi si mise sopra e, mentre si impalava sul mio sesso, mi disse: "Vedo che siamo in forma, voglio saziarmi di te oggi..."
E le sue mani mi inchiodarono le spalle al letto. Per puro divertimento, inforcai gli occhiali, facendo smorfie infantili e, imitando un ridicolo professore, le dissi: "Vediamo se la studentessa Maria si è preparata..."
Mentre sussultava su di me, le sentii dire, come se fosse ventriloqua: "Alle 16,00 devo portare Martina in piscina, se non mi sbrigo non riesco neanche a fare la spesa per stasera.
Devo passare dal salumiere; dal meccanico per far vedere cos'è quel rumore che fa la Clio, e va a finire che anche stasera si cena con la pizza. Non bastasse quella che ha portato questo..."
Mi strappai via gli occhiali dal naso, e mi concentrai su quello che stavo facendo, nel tentativo di godere prima possibile.
Non vedevo l'ora di rimanere da solo per fare il punto della situazione.
Era ormai evidente che indossando quegli occhiali sentissi i pensieri della persone che avevo vicino.
E, finora, la cosa era risultata tutt'altro che gradevole. Maria andava su e giù sul mio sesso sempre più veloce.
Forse la mia era suggestione, ma ora la vedevo come se si stesse sbrigando e, in un paio di occasioni, mi sembrò che volgesse la testa in direzione dell'orologio. L'orgasmo arrivò, liberatorio. Anche il suo. Forse.
Niente mi sembrava più come era stato fino al giorno precedente. Inventai un appuntamento di cui mi ero dimenticato e scappai via, codardo.
Il giorno successivo, il traffico era più rado.
Quando passai davanti al negozio dove avevo comprato gli occhiali non rallentai, ma potrei giurare di aver visto che la saracinesca fosse abbassata e che l'idea fosse di abbandono.
Mi ripromisi di passare a verificare.
Ormai questa storia stava incominciando a prendere troppe delle mie energie, e non riuscivo neppure a lavorare.
La giornata fu piena di imprevisti, e rincasai tardissimo.
Trovai mia moglie già a letto. Le baciai una spalla, infilai una mano nel pigiama verso il suo seno ma, come intimamente speravo, mi disse: "Tesoro, scusami: è stata una giornataccia."
Le sorrisi, la baciai sulla fronte: "Non fa niente, dormi, tesoro." Presi il libro, e inforcai gli occhiali, giusto in tempo per sentire: "Dopo che il giardiniere mi ha riempito tutti i buchi col suo attrezzo enorme, dopo che mi brucia la gnocca e il didietro, ci manca solo lui..."

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« immagine » Dopo i quarant'anni, prima o poi, arriva per tutti il momento in cui ci si accorge di non avere le braccia abbastanza lunghe per continuare a leggere. A me capitò una sera quando, archiviata la pratica sesso con mia moglie, per la quale non aveva mai dimostrato entusiasmo, presi il ro...
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Scolpire l'impossibile.

30 giugno 2013 ore 18:12 segnala
Hans Schepker ha costruito eccezionali sculture di oggetti impossibili, come questa Cassa matta. Andate alla prossima immagine e scoprirete come ha fatto.


Diversi artisti contemporanei di recente hanno accettato la sfida di creare «opere d'arte impossibili». Ovvero vogliono creare oggetti tridimensionali reali che tuttavia sembrano impossibili. Questi artisti si rifanno alle figure impossibili create dai loro predecessori, tra i quali il famosissimo M. C. Escher. La galleria di immagini che state osservando offre esempi d'arte impossibile.


Un'altra immagine della Cassa matta mostra il metodo che c'è dietro la follia. Notate che l'illusione funziona solo da un certo punto di vista. Da qualsiasi altro angolo, l'opera fallisce nel suo intento. Gli scienziati lo chiamano «punto di vista accidentale», ma in realtà di accidentale non c'è nulla. Per percepire l'illusione, il punto di vista deve essere allestito e coreografato accuratamente, altrimenti il pubblico non riuscirà a vedere la scultura impossibile.


Ecco un Triangolo impossibile dalle dimensioni industriali. L'opera è stata creata a Perth, in Australia, dall'artista Brian McKay in collaborazione con l'architetto Ahmad Abas. Come hanno fatto? Scopritelo nell'immagine qui sotto.


Queste immagini mostrano gli elementi usati da McKay per comporre l'illusione.


Ecco un altro triangolo impossibile, a Ophoven, in Belgio, con diverse soluzioni. Ancora una volta, l'elemento critico è la posizione dell'osservatore rispetto all'oggetto. Ora avere capito perché ci sono diverse strategie per ottenere un particolare oggetto impossibile.


La Relatività di Escher in una ricostruzione tridimensionale fatta con mattoncini Lego. La costruzione è opera di Andrew Lipson e Daniel Shiu. Non c'è nessun trucco fotografico... é tutto vero.


Salita e discesa di Escher, in una ricostruzione di Lipson e Shiu.


Encore, opera dell'artista giapponese Shigeo Fukuda, sfrutta principi simili per rappresentare un pianista e un violinista nella stessa scultura quando è osservata da due punti di vista diversi.


Underground Piano è un'altra opera di Shigeo Fukuda. A seconda della posizione, potete vedere l'immagine allo specchio di pezzi di pianoforte ammucchiati come un bellissimo strumento intero.


Shigeo Fukuda ha saldato 848 forchette, coltelli e cucchiai per costruire Lunch With a Helmet On. In questo caso, Fukuda crea l'illusione posizionando una luce nel punto di vista critico, in modo da percepire la motocicletta solo grazie all'ombra proiettata dal mucchio di utensili da cucina.


Imelda Marcos, vedova dell'ex dittatore filippino Ferdinando Marcos, era famosa per la sua collezione di scarpe, ma anche per affermazioni di questo tipo: "Dicono che sono stravagante perché voglio essere circondata dalla bellezza. Ma ditemi, chi vuole circondarsi di spazzatura?". Ora Imelda può essere circondata da entrambe, grazie agli artisti Tim Noble e Sue Webster. I due creano bellissime opere partendo dall'immondizia. In questa immagine, Dead White Trash (With Gulls) del 1998, rappresenta i due come un'ombra proiettata da spazzatura vecchia di sei mesi. In modo simile a Fukuda, Noble e Webster hanno posizionato la sorgente di luce nel punto di vista critico, rendendo visibile la scultura solo grazie all'ombra proiettata.


Ancora Tim Noble e Sue Webster con Real Life Is Rubbish, creata con gli scarti dello studio dei due.
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Hans Schepker ha costruito eccezionali sculture di oggetti impossibili, come questa Cassa matta. Andate alla prossima immagine e scoprirete come ha fatto. « immagine » Diversi artisti contemporanei di recente hanno accettato la sfida di creare «opere d'arte impossibili». Ovvero vogliono creare...
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Il pessimista oltre la cintura porta anche le bretelle.

08 giugno 2013 ore 11:46 segnala

Per comprendere quanto nella vita incida l’aspetto pessimistico del porsi e del proporre non credo sia necessario scomodare il filosofo Schopenhauer.
Che non vi sia un sito nel DNA capace di determinare anche il carattere del pessimista?
Io dico di si!
L’esperienza che ogni vivente fa del dolore connesso all’esistere diviene a volte l’elemento puro e semplice di saggezza di vita, capace di riflettersi nelle varie sfaccettature dell’arte, del senso comune, delle variazioni critiche, delle espressioni del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto.
Incarnando gli ideali spesso si giunge a conseguenze estreme che coinvolgono indissolubilmente il legame fra arte e vita, fra potere creativo e patologia, nel culto del buio o nel luogo dell’incanto, qualcosa che rimanda alla fuga dalla realtà per partecipare insospettatamente al simbolo della negatività.
Ogni esperienza si avvia ad ottenere una risposta, qualunque essa sia, per poter partecipare alle interpretazioni del vissuto, a volte nella forma pessimistica, a volte nella luce dell’ottimismo. Ma l’esorcismo non riesce a convincere gli assertori del tutto nero e negativo ad ogni costo. Il bicchiere è sempre mezzo vuoto per chi non riesce a vederlo invece mezzo pieno!


La vera essenza risiede nel non sapere accettare le batoste che il quotidiano regala ad ognuno di noi, senza pietà, ancora troppo legati all’illusione che nulla possa oscurarci e che tutto debba scorrere sempre nel migliore dei modi.
Leibniz lo sottoscriveva: “Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili!” – Dunque non possiamo né dobbiamo aspettarci che ci sia riservato qualcosa di più bello e vivibile?
La consapevolezza del silenzio è essa stessa il sintomo del disagio che ci porta alla delusione del pessimismo, ove tutto è catastrofe, tutto è perdita, tutto è paura incombente, tutto è preoccupazione della problematica realizzazione del vivibile.
Molto più semplicemente e positivamente il rapporto razionale con il mondo esterno dovrebbe indurci alla realizzazione del positivismo, legato al destino che esprima il contraccolpo psicologico individuale, riportato alla volontà di esserci a tutti i costi e di rappresentare il sospetto nell’autenticità delle apparenze, assumendo come realtà ultima e raggiungibile la soddisfazione di sorridere senza remore.
L’idea della ricerca svela la nostra fragilità, nei meandri più scuri dell’anima sconvolgendo la sempre delicata psicologia del soggetto.


“Basta che ci sta il sole!” e tutta la luce torna a risplendere intorno a noi in uno sfolgorio nuovo e accattivante, fuori dalla passività e dal torpore.
Chissà se veramente incida la posizione geografica, la risacca marina, il volo dei gabbiani, lo stormire delle fronde, la frégola di un amore inespresso, la smania per un’illusione ignorata, tanto che possano essere interpreti sostanzialmente fedeli del rigore che regge il mondo dei fenomeni e della stupefacente rappresentazione delle casualità.
Quale sarà l’elemento essenziale della rivincita della positività?
Un semplice soffio di voce all’orecchio: “Fregatene!”.
Nella reazione mistica della tragicità dell’esistere.
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« immagine » Per comprendere quanto nella vita incida l’aspetto pessimistico del porsi e del proporre non credo sia necessario scomodare il filosofo Schopenhauer. Che non vi sia un sito nel DNA capace di determinare anche il carattere del pessimista? Io dico di si! L’esperienza che ogni vivente ...
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Noleggia uno scrittore freelance.

16 novembre 2012 ore 18:28 segnala

Perché perdere tempo a scrivere di argomenti per attirare la gente al proprio blog, sito o quant'altro? Magari con risultati poco soddisfacenti sennò addirittura disastrosi dal punto di vista della comprensibilità e dell’estetica.
Un nuovo mestiere si profila all'orizzonte: lo scrittore freelance.
Come il giornalista omonimo é indipendente, scrive di tutto ciò che gli chiedi e concordi anche i temi e le posizioni politico-sociali da tenere negli argomenti.
Molte persone sono dell'opinione che "chiunque può scrivere", ma uno scrittore, come un libero professionista, un dentista o un ragioniere, ha particolari competenze, conoscenze e formazione.
Quando si noleggia uno scrittore freelance, sappi che stai ricevendo articoli (post) ottimizzati di scrittura che sono anche interessanti e creativi. Il lavoro di uno scrittore professionista non mancherà di richiamare i visitatori interessati al tema nel tuo blog.
Più complessa è l'esposizione delle tue idee e più hai bisogno di uno scrittore freelance per semplificare il concetto e spiegarlo in termini che si possano facilmente capire.
Non collocare l'onere su di te, noleggia uno scrittore che si prenderà cura della presentazione di quello che intendi pubblicare sul tuo blog.


Tradotto dal testo originale in inglese
Da un sito americano di consigli per Bloggers (Siamo al delirio!)
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« immagine » Perché perdere tempo a scrivere di argomenti per attirare la gente al proprio blog, sito o quant'altro? Magari con risultati poco soddisfacenti sennò addirittura disastrosi dal punto di vista della comprensibilità e dell’estetica. Un nuovo mestiere si profila all'orizzonte: lo scritto...
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Logica illogica.

14 novembre 2012 ore 23:21 segnala

Un mercato azionario alternativo costruito intorno alla superstizione.
Che cosa succede quando le nostre credenze e superstizioni emergono da una sfera apparentemente privata per infettare sistemi più grandi?
In tempi di crisi, si ricorrere sempre più a superstizione e irrazionalità al fine di ottenere l'illusione del controllo.
Cerchiamo per modelli che, nella maggior parte dei casi, ignorano la logica del principio.
La tuta blu è parte di una serie di manufatti che compongono questo mercato azionario alternativo.
Derivato dal modello che è emerso dal colore dei vestiti indossati dai vincitori della lotteria. Analizzando i valori RGB dei colori, emerge un certo blu.
Quanto prendiamo le nostre convinzioni e come saranno i nostri sistemi che le accoglieranno?
Già ci sono studi di casi che mostrano l'impatto delle nostre superstizioni sulle infrastrutture, il 70% degli ordini del più grande fornitore richiede che il numero 13 sia lasciato fuori.
Ci sono altri molti esempi là fuori che sono a volte più evidenti e a volte più sorprendenti.
Possono essere trovati su qualsiasi piattaforma di ricerca.
Il progetto 'Illogica logica', guarda l'estrapolazione di un trend in cui la nostra superstizione è in aumento. L'attuale instabilità economica e politica sono le principali influenze.
Prendendo queste superstizioni e illogico creare nuove norme di principio, come sarà questo nuovo mondo da guardare e da vivere?
Questo nuovo mondo superstizioso come approvvigionerà i disegni del destino?
Il mercato azionario alternativo è uno scenario che rappresenta questa estrapolazione, un mercato in cui alcuni algoritmi commerciali esistono abbinati a banchieri che vestono in un abito blu molto specifico e con valigette abbinate.
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« immagine » Un mercato azionario alternativo costruito intorno alla superstizione. Che cosa succede quando le nostre credenze e superstizioni emergono da una sfera apparentemente privata per infettare sistemi più grandi? In tempi di crisi, si ricorrere sempre più a superstizione e irrazionalità ...
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Maria ama solo Mario.

09 novembre 2012 ore 18:30 segnala
Mario rientrava sempre tardi dal lavoro.
Maria lo aspettava regolarmente a letto, mai da sola.
Anche quella sera Mario arrivò per le nove e mezza, posò la ventiquattrore sulla sedia nell'ingresso e tese l'orecchio in direzione della camera da letto.
Sì. Molto bene. Non aveva dubbi, qualche ombra si stava facendo sua moglie.
Si sedette in cucina e cominciò a cenare.
Ringraziò il cielo di avere una moglie così premurosa che gli lasciava la cena in caldo, poi si accese una sigaretta e cominciò ad aspettare.
L'ombra non si fece attendere molto, arrivò in cucina con i jeans ancora sbottonati e i capelli arruffati, alla vista di Mario s'inchiodò sulla porta:
"M-Mi scusi, non sapevo, m-ma lei chi è?"
"Non ti preoccupare caro ragazzo, sono il marito della donna con cui hai appena fatto sesso."
"Oddio mi perdoni, è stata sua moglie ad insistere per salire qua, giuro che io non sono il tipo, sono un bravo ragazzo, sa lavoro duramente...mio Dio che figura...sono mortificato..."
"Non c'è problema mio giovane amico." Sorriso a trentadue denti.
"Allora io toglierei il disturbo se permette..."
"Ma certo caro, e torna quando vuoi." Mario sputò il fumo della sigaretta fuori e aggiunse: "Se mai ci riuscirai..."
"Come scusi?"
Un coltello schizzò dalle mani di Mario e andò a conficcarsi tra le sopracciglia del ragazzo.
Maria arrivò in quel momento avvolta da una vestaglia sbirluccicante:
"Sei uno stronzo, questo mi piaceva!"
"A me no. Ha scaricato subito la colpa su di te, odio questo tipo di persone, non sanno assumersi le proprie responsabilità."
"Sì vabbè almeno a lui si rizzava..."
"Ancora con questa storia? Lo sai che ho i miei problemi..."
Maria, che fino a quel momento era stata in piedi sulla porta, fece un balzo per superare il morto per terra, non avrebbe mai voluto sporcare di sangue le sue pantofole di peluche, si sedette di fronte al marito e si accese una sigaretta:
"Allora caro com'è andato il lavoro?"
"Bene amore mio. Bene."
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« immagine » Mario rientrava sempre tardi dal lavoro. Maria lo aspettava regolarmente a letto, mai da sola. Anche quella sera Mario arrivò per le nove e mezza, posò la ventiquattrore sulla sedia nell'ingresso e tese l'orecchio in direzione della camera da letto. Sì. Molto bene. Non aveva dubbi, qua...
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Autumn Leaves.

03 novembre 2012 ore 15:43 segnala

Non scrivere nulla per non turbare l'immagine, non dire nulla che possa rovinare l'emozione dei colori.
In silenzio ascolta il profumo dell'acqua e delle foglie morte, un giorno la vita addormentata si risveglierà nuovamente.... quel giorno dovrai farti trovare vivo!
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« immagine » Non scrivere nulla per non turbare l'immagine, non dire nulla che possa rovinare l'emozione dei colori. In silenzio ascolta il profumo dell'acqua e delle foglie morte, un giorno la vita addormentata si risveglierà nuovamente.... quel giorno dovrai farti trovare vivo!
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Sintonia Informatica.

29 ottobre 2012 ore 17:50 segnala

La situazione è grave, ma non seria.
Esattamente due anni fa, quando ancora il computer era per me una scatola di plastica, passavo le serate leggendo, guardando la tv o ascoltando la radio. L’arrivo del pc ha monopolizzato la mia vita casalinga.
Mi capita spesso che rincasando, dopo essere entrato, e aver svolto alcune semplici azioni come togliermi la giacca o lavarmi le mani, mi reco in camera e con stupore noto che il computer è già avviato. Non l’ho dimenticato acceso quando sono uscito, semplicemente ho pigiato il tasto rientrando, e siccome è diventata un’azione così naturale, come appunto togliermi la giacca o lavarmi le mani, l’ho subito dimenticata.
Una convivenza così stretta con il pc può portare indubbiamente dei benefici; internet è una finestra sul mondo che permette di interagire con persone lontane geograficamente con cui poter scambiare opinioni e punti di vista. L’interazione, che ho provato, e sto piacevolmente provando tutt’ora, su alcuni forum e/o blog vari, con altri utenti, ha accresciuto la mia cultura, che presentava, e presenta, enormi lacune. Lo scambio di idee, e il rapportarsi con persone su un livello diverso dal nostro, sono alla base della crescita e della formazione di una persona. La rete dunque ci offre un’occasione immensa, mai prima d’ora l’uomo ha avuto tale possibilità.
Ma c’è un rovescio della medaglia che mi spaventa molto.
Sto provando sulla mia pelle che internet provoca dipendenza, ogni giorno frequento gli stessi siti eppure non mi annoio mai. La situazione è quasi comica poco prima di andare a dormire, mi prefisso sempre ancora pochi minuti di navigazione, giusto il tempo di dare una sbirciatina a quella cosa là o a quella cosa lì, ma inevitabilmente i minuti diventano ore.
Ahimè, la dipendenza ha una naturale e terribile conseguenza: l’alienazione. Può sembrare eccessivo ma è così. In questi giorni mia madre è stata operata ad una gamba, per cui è immobile nel letto e dipende totalmente da mio padre.
Lei è sempre stata una donna attiva, che ama conversare anche delle cose più futili. Cosa mi costerebbe staccarmi da questo schermo e fare un salto da lei per fare due chiacchiere, farle un po' di compagnia e magari quache piccola commissione? Assolutamente nulla, eppure non lo faccio.
Trovo che la rete apra orizzonti infiniti per l’uomo, ma rischia di appiattire i rapporti umani con i nostri cari che consideriamo troppo ovvi e scontati.
Così come Cronenberg aveva fatto in Videodrome con la pistola di James Woods, mi capita di pensare che il computer stia entrando a far parte di me. Che la tastiera stia diventando una protesi naturale delle mie mani.
Come dicevo, la situazione è grave ma non seria.

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« immagine » La situazione è grave, ma non seria. Esattamente due anni fa, quando ancora il computer era per me una scatola di plastica, passavo le serate leggendo, guardando la tv o ascoltando la radio. L’arrivo del pc ha monopolizzato la mia vita casalinga. Mi capita spesso che rincasando, dopo ...
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