Ancièn Me

21 giugno 2018 ore 23:24 segnala
Ancién Me






Ho aperto gli occhi e mi son ritrovata lo stesso soffitto bianco, un po' macchiato dalla muffa e dal tempo che scorre via inesorabile, senza aspettare. Tutto scorre come diceva un filosofo greco, ed il tempo è l'unica cosa che scorre così velocemente da non aver nemmeno il tempo di rendersene conto, pensiamo di averne tantissimo a disposizione, che non finirà mai, che tutte le cose orribili che accadono al mondo non potranno mai accadere a noi, ma è impossibile.

Mi tenevo stretta al cuscino che abbracciavo al petto e pensavo a tutte queste cose inutili, semplicemente per sfuggire a ciò che ogni giorno mi accadeva: la vita. Potevo chiudere nuovamente gli occhi e sperare in un sonno ristoratore, un sogno od un incubo, sogni intervallati in momenti di lucida consapevolezza e invece nulla, ho deciso di alzarmi ed indossare le mie solite pantofole, anche loro mi davano filo da torcere la mattina, si spostavano e non volevano saperne di restare al loro posto, chissà che anche loro scappavano da me?

Se fossi stata una pantofola di certo non avrei voluto essere indossata da una come me, oltre il peso corporeo avrei dovuto sopportare il peso di una vita angosciante e tragica, sorreggere la mia padrona in ogni circostanza ed anche essere pronta a sbattere contro qualche sedia o spigolo di una porta. E no, non era non una cosa piacevole, oltre il dolore mentale succede spesso, alle persone emotivamente scombussolate e fragili, non sincronizzate con il mondo, di provare dolore fisico, quasi come se fosse una specie di continuo tentativo di suicidio involontario.



Tutto mi sembrava così vuoto, così spento, proprio come l'immagine che ogni tanto mi capitava di osservare in qualche specchio piazzato in casa o in una vetrina di un negozio: la mia. Non ho mai avuto piena consapevolezza del mio aspetto, non ho mai voluto guardarmi per ciò che ero fisicamente, se non altro per non rendermi conto di quanto facessi schifo.

Dunque cercavo in tutti i modi di evitare la cosa, non solo durante qualche uscita per evitare la pazzia totale, in cui mi illudevo di star bene e che qualcosa di sensato e di bello potesse accadere da un momento all'altro, soprattutto lo facevo per sentirmi un'entità scollegata dall'aspetto fisico, come se potesse uscire in qualsiasi momento e rapire ciò che restava di me, per star bene.

Ed infatti ho imparato a vivere senza guardarmi allo specchio: quando devo lavarmi una zona del corpo in cui necessariamente devo avvicinarmi al lavabo, chiudo gli occhi e conto fino a 15 per poi allontanarmi di poco in cerca di qualche asciugamano, oppure quando devo pettinarmi i capelli, sempre al lato dello specchio affinché io possa guardare solo loro, il trucco mi serviva per dare un aspetto conforme alla massa e mi truccavo in un piccolo specchietto, senza mai sbagliare visuale, e tutto... tutto questo per non vedermi.

Vorrei che gli altri non mi vedessero ma solamente ascoltassero la mia voce, la mia risata ed anche le mie lacrime.

Forse ciò che uccide dentro un essere umano è la monotonia, il susseguirsi di azioni ed eventi sempre uguali a loro stessi per un tempo indefinito, l'incertezza della durata di questo tempo rende le persone sofferenti, scalpitanti, smaniose e nervose, e se non ci fosse la speranza o nei casi più disperati l'abitudine, l'intero genere umano si distruggerebbe in un tempo definito e certo.

Il continuo correre, far qualcosa nella vita per poi morire o invecchiare, vedere tutto ciò che ti era concesso per diritto svanire nelle mani di generazioni altrui, forse rovinato, ti fa pensare che tutto ciò che si ripete da tantissimi secoli in realtà non ha alcun senso. Il senso è ciò che spinge le persone a far qualcosa, a muoversi, ma se questo viene a mancare come si fa? Io non ho mai trovato la risposta. L'amore, l'amicizia, i contatti con i nostri simili sono necessari, per alcuni fondamentali, ma tutto mi sembra un continuo correre contro la morte, un soffrire certo. E per quale motivo?

Abbiamo creato la religione, i miti, le leggende, un senso a tutto ciò che ci circonda, e se fossimo invece una grandissima marmaglia di gente addormentata? E questo ciò che la vita aveva in serbo per noi, e in teoria aveva qualcosa in serbo per noi? Io credo di no.

Ma l'unica cosa certa della mia vita è che svegliandomi c'è quel soffitto bianco ad aspettarmi, a guardarmi con aria di sfida, come a dire: " ehi, io sono qui e servo per coprire te e la tua famiglia dal cielo, posso invecchiare o diventare sporco, ma servirò finché non verrò distrutto, tu invece a cosa e a chi servi? " C'è la respirazione, la fame e il cervello che non ha voglia di starsene zitto ancora.

La quotidianità è semplicemente un senso che ci è stato dato, un tempo che rispettiamo, che crediamo essere nostro amico, ma nulla di tutto ciò esiste. Esiste solo il tempo che scorre via e noi, che come animali feroci e veloci della savana, cerchiamo di raggiungerlo velocemente, correndo senza fermarci per poi ricevere il nostro bottino, che una volta consumato ci sazia e ci fa pensare che tutta quella fatica per un momento di estas
i, forse non ne valeva la pena.
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Ancién Me Ho aperto gli occhi e mi son ritrovata lo stesso soffitto bianco, un po' macchiato dalla muffa e dal tempo che scorre via inesorabile, senza aspettare. Tutto scorre come diceva un filosofo greco, ed il tempo è l'unica cosa che scorre così velocemente da non aver nemmeno il tempo di...
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21/06/2018 23:24:23
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Commenti

  1. algerino1937 21 giugno 2018 ore 23:34
    Penso tu scriva molto bene.
    E anche molto fantasiosa.
    Ti voglio fare i miei complimenti.
  2. Mode.sta 21 giugno 2018 ore 23:49
    Grazie.

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