Niente

28 gennaio 2018 ore 01:31 segnala
A volte sento il cuore chiuso e stretto nei silenzi.
Mi distrugge non esistere ed essere un filo di vento lontano.
Mi sento un ricordo imbarazzante
Un fastidioso momento di debolezza.

In mezzo a tanti sbagli, sono stato sincero
E il mio affetto ha sempre prevalso.
Ma non conta, se anche quando sono stato cercato
è stato solo per essere dimenticato.

Questo mi fa male. Volerti bene ed essere niente!
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A volte sento il cuore chiuso e stretto nei silenzi. Mi distrugge non esistere ed essere un filo di vento lontano. Mi sento un ricordo imbarazzante Un fastidioso momento di debolezza. In mezzo a tanti sbagli, sono stato sincero E il mio affetto ha sempre prevalso. Ma non conta, se anche quando...
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28/01/2018 01:31:03
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Piccolo, sciocco sfogo

24 dicembre 2017 ore 04:23 segnala
Pensavo che molti di voi non li capisco proprio.
Avete tanto, tante opportunità e vi sprecate, vi buttate via peggio di come faccio io.
Magari avrete dei lavori che vi permettono molto, magari una macchina, più serate in giro.
Magari avrete una buona dose di sicurezza in voi stessi, una capacità di sembrare brillanti d'impatto, quando in realtà chi si spreca non lo è.
E non capisco come si faccia a buttare tutto, come tanta gente lo faccia.
Chi butta via tutto per un'erezione, chi perché si rifiuta categoricamente di ascoltare o mettere, almeno una volta nella vita, in discussione una convinzione.
Chi perché incapace di rinnovarsi, o sacrificarsi.
La saccenza usata come moneta corrente, la superficialità come abito da sera.
Poi ci sono gli schiavi delle routine, quelli che dare per scontato è il loro credo.
Non sono dissimili dai poveretti che credono che essere uomini significhi vantare incredibili centimetri in dotazione fra le gambe.
Sono soprattutto quelli che una volta avuta l'incredibile fortuna di incontrare qualcuno che stia bene con loro, pensano non sia necessario fare altro, che va bene così.
Va bene il solito bacio. Va bene il solito ristorante. Va bene il solito complimento e un regalino. Va bene la consueta manutenzione di un rapporto.
Sono quelli che odio di più.
Sono quelli che hanno la fortuna di saper dire le cose che non pensano nemmeno
e non sono stupidi come me che non so dire quelle che penso.
Amare qualcuno, amare quel rapporto, è volerselo meritare sempre.
Avere qualcuno nel proprio letto non significa che è fatta!
Avere un rapporto è un lungo, continuo campionato e ogni giorno, ogni attenzione, ogni carezza e anche ogni litigio, sono le partite da giocare per conquistarsi la vittoria finale... che si spera non arrivi mai.
Se io avessi la fortuna di sentirmi così sicuro di non dire la prossima cazzata che rovinerà tutto, probabilmente avrei ciò che desidero.
Saprei ballare, saprei dire che le gite a vedere luoghi culturali, mi fanno stare bene, mi rendono, ogni volta, un uomo migliore.
Che sentirla nella pelle, durante un abbraccio, è oltre l'immaginazione delle parole. Non è possibile descriverlo! Forse solo la musica può farlo.
Se non fossi impreparato, o non lo fossi stato, magari oggi sarebbe un giorno così bello da non crederci e mi piacerebbe anche vedere i vampiri in televisione.
Sarei in grado di ammettere che un bacio mi fa sorridere come uno scemo, che sognarlo mi fa sbagliare tram per tornare a casa.
Potrei perdermi nella passione, come non ho mai fatto perché finora non l'ho fatto come avrei voluto e dovuto, perché troppo distratto e troppo superficiale.
Leggo spesso che alcuni approcciano a una donna, solo cercando di convincerla che la loro è la migliore erezione.
Oltre a essere del tutto inutile ed è incredibile che molti non lo capiscano, chiudono la porta a tutto questo.
Io vorrei avere tutto questo e mi fa incazzare vedere chi ha più qualità di me, per averlo, che butta via tutto.

Se adesso si aprisse una piccola finestra del tempo farei ciò che mi è mancato di fare.
Stringere un forte abbraccio, una carezza con un bacio e saper sussurrare: "Grazie, perché ho bisogno di te".
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Pensavo che molti di voi non li capisco proprio. Avete tanto, tante opportunità e vi sprecate, vi buttate via peggio di come faccio io. Magari avrete dei lavori che vi permettono molto, magari una macchina, più serate in giro. Magari avrete una buona dose di sicurezza in voi stessi, una capacità di...
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24/12/2017 04:23:02
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Scusate il disturbo

07 dicembre 2017 ore 23:24 segnala
Eccomi qui a ritrovarmi in equilibrio fra gli spazi e le parole
a contare i silenzi, come fossero i tempi da rispettare in una partitura.

Con in mano una matita a grana morbida, per lasciare polvere di grafite sulle dita
e cercare tracce indelibili della mia esistenza.

Una volta non ero così impalpabile, fuorilegge nei ricordi e nei tempi liberi.
Una volta il mio nome non infastidiva al punto da dover far finta di non vederlo.

Le buone intenzioni, le buone parole, si scontrano con la natura rude dei fatti
e alla fine ripercorrendo il cammino dei ricordi, mi sembra anche chiaro di esser stato spesso usato.

Non voglio fare rumore, non sono uno di quei petardi che squarciano la tranquillità di una passeggiata per il centro, in questi giorni precedenti al nuovo anno.

Non sono una zavorra, non limerò di crepe la delicatezza di un cristallo fino a farlo frantumare e non lascerò che il gelo mi privi di quello spicchio di calore che inseguo.

Nonostante abbia un libro pesante, con le pagine intrise di difetti da correggere,
non ho mai smesso di tenere la mia mano aperta, di trovare le parole giuste per inseguire un sorriso quando necessario.
Non ho mai smesso di incollare i ritagli di tempo per ricevere un saluto e di rispondere che a me va bene, anche se non va bene manco per il cazzo!

E allora se all'improvviso non c'è più spazio neanche per un ciao, se per qualche motivo il mio respiro si fa peso e sporco più della ruggine

mi metto in tasca il silenzio, senza imbrattarlo di strilla
e scusate il disturbo.

Reset please!

22 novembre 2017 ore 00:43 segnala
Come posso spiegarlo?
E' buio. Toglie il respiro, come un pugno allo stomaco, ma senza nessun pugno.
Sta lì, intacca il respiro e si prende le mie lacrime.
Perché mi ostino a cercare tracce del passato? Lo so che mi fanno male.
Sono solo aria, eppure mi credo ancora di poter essere toccato.
Ma non è così.
Avrei preteso le labbra, di accarezzare ancora il viso come si sfiorano i tasti di un pianoforte.
Avrei voluto far mie le risate, prendendomene il merito e non l'onere del peso delle lacrime.
Se sto così è perché lei c'è, làddove io non ci sono più.
E non so spiegarlo perché fa male!
Non so spiegarmi perché ancora la mente si ostina a farsi tirare il guinzaglio dal cuore e sperare, o sognare l'inutile, o l'impossibile.
Mi manca.
Come posso spiegarlo?
E' come un grido disperato, nel vuoto.
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Come posso spiegarlo? E' buio. Toglie il respiro, come un pugno allo stomaco, ma senza nessun pugno. Sta lì, intacca il respiro e si prende le mie lacrime. Perché mi ostino a cercare tracce del passato? Lo so che mi fanno male. Sono solo aria, eppure mi credo ancora di poter essere toccato. Ma non...
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Musica fra i silenzi

07 novembre 2017 ore 23:21 segnala
Continuo a chiedermi come mai non riesca a rallentare il tempo.
Non quello che mi fa invecchiare e del quale me ne frega molto poco.
Come mai, nonostante le esperienze, non riesco a fermare un frammento di tempo in cui si potrebbe fare la differenza fra giusto o sbagliato? Fra disastro o capolavoro?

Perché guardo fuori dalla finestra e mi sembra di vedere il silenzio di stasera
e vorrei invece sapere che fosse un giorno diverso, quasi banale.
Vorrei sapere, ora, di dovermi scusare per aver scritto un'esattezza,
di essere caduto nella bufala della scomparsa di una persona.

Ne sarei felice! Ma non è dato scegliersi gli errori, nemmeno quando questi sarebbero fottutamente meravigliosi, sarebbero un punto d'onore poterli riconoscere pubblicamente.

Resta invece la realtà. Quella che è uguale per tutti ed è fredda e dura, quando ci si mette.
Resta il dispiacere e questo senso di: non è giusto, che scandisce il suono dei battiti del cuore.
Restano le parole e i ricordi che però non bastano.

Non voglio più discutere con nessuno. Voglio un abbraccio!

Eri un cappuccino notturno, a centinaia di km di distanza.
Eri la vita che avevi faticosamente ripreso in mano.
Eri due figli, due affetti seppur spaccati dalle esperienze, ma sempre al centro del tuo cuore e mai in secondo piano.
Eri quella notte in cui ci siamo scambiati le lacrime per le ferite aperte.

Guardo fuori e lo vedo il silenzio di questa notte assurda.
Quanto vorrei potessi renderla musicalmente rumorosa, adesso!

L'inesistente

29 ottobre 2017 ore 04:56 segnala
A volte lascio che i miei sentimenti si perdano
travolti dalla superficialità e l'ignoranza di non saperli gestire.
E' così che spesso mi sono chiuso in un vicolo cieco
impaurito e desideroso di trovare una via di uscita.

Rileggo i capitoli di una storia, attentamente, sperando di trarne insegnamento.
Le pagine strappate e accartocciate sbucano dalle tasche dei pantaloni.
Mi rendo conto che nonostante tutto, ho fatto il possibile...
Ma non è bastato ed è andato sprecato anche quello.

Lo sento nel petto il peso di un sorriso mancato
e fa ancora più male quando non sei nessuno.
Non sono nemmeno io a decretarmi tale,
è l'essere invisibile, ignorato nella voce e le parole, che mi consegnano questo titolo.

Speravo di meglio.
Lo speravo perché sì, non sono stato giusto, ma non ho mai mancato di rispetto.
In me non ha mai prevalso la forza, neanche quando sarebbe stato facile usarla
e non ho mai lasciato che la solitudine, proprio quando intorno prevaleva il gelo, potesse privare le energie necessarie a vincere una dura battaglia.

Non sono un santo e non anelo a esserlo.
Voglio sbagliare e stare male, ma sapere di continuare a provare a rimediare.
Ma non sono nemmeno un farabutto, uno stronzo, una nullità
e me lo ripeto adesso alla vigilia di una nuova lotta per ritornare a stare in piedi.
Perché lo so fin dove arrivano le mie disattenzioni
ma non fino al punto di essere inesistente.

A volte mi guardo indietro, mi guardo dentro e mi rendo conto che non è giusto.
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A volte lascio che i miei sentimenti si perdano travolti dalla superficialità e l'ignoranza di non saperli gestire. E' così che spesso mi sono chiuso in un vicolo cieco impaurito e desideroso di trovare una via di uscita. Rileggo i capitoli di una storia, attentamente, sperando di trarne...
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Chiedi di me

05 ottobre 2017 ore 00:49 segnala
Vorrei essere un bel capitolo della tua storia,
quello in cui, nel corso del racconto, tutto sembra raggiungere il meglio.

Io forse non sono il tuo meglio, sebbene mi impegni per sentirti ridere,
perché troppe volte la dimensione in cui vivo e sto imparando a esistere,
ha fatto male senza motivo.
Le buone intenzioni si scontrano sempre con i risultati.

In un periodo in cui sapevo solo pensare a me stesso e mi sentivo piccolo, una mano scrisse sul foglio del mio diario:
"guardati intorno! Hai tutto! Non va male come credi, hai chi ti vuole bene, sai far ridere la gente, sai farla pensare. Devi sorridere perché il meglio deve venire e io ti voglio bene!"

Quelle parole mi fanno male ancora oggi, perché non le meritavo e perché non ho sapute ricambiarle quando ancora potevo.

Un errore che si ripete col tempo. Perché avrei voluto dare valore al tuo splendore. Dirti che ho adorato le tue mani, che sono di una bellezza mai vista.
Che ho assaporato ogni melodia del tuo sorriso.
Che ancora sento il tuo viso se apro la mano e sento ancora le tue labbra, quando ci baciavamo.
Ed è durata poco, per tanti motivi di entrambi... molti i miei.

Eppure c'è ancora così tanto di te, che francamente, col tempo che passa, non so spiegarmelo.
Spesso mi sento ancora piccolo, ma non penso più solo a me stesso... o perlomeno ci provo con tutte le mie forze.

E se un giorno te lo chiedessi, sarei felice solo se i sorrisi e l'affetto di chi avrò saputo tenere al caldo, potessero raccontarti chi sono diventato.
Potessero farti sapere perché stupidamente ho cercato di proteggerti dai miei errori, commettendone uno madornale e sapessero farti sentire che qui dentro, dentro questo stupido ragazzino, sei meravigliosa.
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Vorrei essere un bel capitolo della tua storia, quello in cui, nel corso del racconto, tutto sembra raggiungere il meglio. Io forse non sono il tuo meglio, sebbene mi impegni per sentirti ridere, perché troppe volte la dimensione in cui vivo e sto imparando a esistere, ha fatto male senza...
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Il giorno di Anna

13 settembre 2017 ore 14:32 segnala
Ti accorgi dell'importanza di ciò che è dato per scontato, se una notte ti porta via il suono di una risata che ha accompagnato i tuoi giorni per nove anni.
Allora ciò che è semplice si complica e le risate, i ricordi, diventano pareti di un labirinto che a percorrerlo fa male.
Vorresti che le tue mani sapessero sovvertire tutte le regole del gioco, vorresti una finestra sul tempo per non sprecare il valore di un abbraccio... vorresti poter dire: grazie! Per tutto quello che abbiamo condiviso.
Provateci voi a suonare un piano senza più i tasti neri!
Eppure ti penso, dopo otto anni di un'assenza così pesante. Penso a tuo figlio, consapevole che starà camminando illuminato dal ricordo del tuo amore e dei tuoi sacrifici.
Penso che ti vorrei qui, magari ad assillare proprio te sui miei ridicoli disastri e oggi, come quando condividevamo un banco di scuola, sapresti dirmi di nuovo di andare avanti e sorridere e darmi quel calcio in culo che ogni tanto mi ci vuole.

Ogni anno, questo giorno, è per te, Anna Giannetti, mia cara amica.
Il fatto che ti abbiamo persa e che ci manchi, non cambia il fatto che ti vogliamo bene... perché in realtà sei sempre qui.
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Ti accorgi dell'importanza di ciò che è dato per scontato, se una notte ti porta via il suono di una risata che ha accompagnato i tuoi giorni per nove anni. Allora ciò che è semplice si complica e le risate, i ricordi, diventano pareti di un labirinto che a percorrerlo fa male. Vorresti che le tue...
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02 settembre 2017 ore 05:07 segnala
Io cerco te, tu cerchi me... ma non ci incontriamo mai.
Carosello infinito di una giostra troppo grande sulla quale siamo agli opposti,
ma corre spesso troppo veloce per provare a incontrarci.

Eppure nelle mani le intenzioni non si sprecano,
lo rivelano i tentativi in punta di piedi, le parole che pesano o spaventano
e gli sguardi di nascosto, per vedere se c'è ancora profumo di noi nei nostri occhi.

Non tutti i pezzi di un cristallo rotto tornano insieme
ma ciò che si sbaglia spesso, è nel pensare che qualcosa possa essere riparato,
anziché creato nuovo, più bello e prezioso.

Allora mi presenterei porgendo la mia mano e dicendo:
Piacere, sono io... sono un altro, vorrei conoscerti, tu lo vuoi?
E proseguiremmo serenamente, senza stupidi pensieri, a scrivere il capitolo successivo.

Mi entusiasma sapere che c'è un minuto per me,
sapere che c'è un pensiero fra le pause della vita di tutti i giorni
e un "vorrei" che ahimé tiene fermo un dito.

Perché sogno il tuo meglio, quello che meriti e che sono sicuro tu sappia conquistare.
Quello che io non ti ho saputo dare perché troppo distratto dalle mie incertezze.
Quello che splendeva nelle tue risate estemporanee e che è beato chi le riesce a suonare.

Non so perché ma è così. Non so perché non lo sia stato prima, quando contava, ma è così.
So che ti voglio bene e non c'è un attimo che non te ne voglia tutto il giorno.
Sono uno stupido illuso, ma ho questo per essere meno triste e lo afferro.

Perché tu mi fai stare al caldo, nonostante dentro punga l'inverno.
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Io cerco te, tu cerchi me... ma non ci incontriamo mai. Carosello infinito di una giostra troppo grande sulla quale siamo agli opposti, ma corre spesso troppo veloce per provare a incontrarci. Eppure nelle mani le intenzioni non si sprecano, lo rivelano i tentativi in punta di piedi, le parole...
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Chez moi

31 agosto 2017 ore 04:41 segnala
Casa mia sarà aperta
non un filo di luce o un alito di vento dovranno restare fuori.
Sarà fresca a dare ristoro e calda al punto giusto, per non lasciar solo nessuno.

La mia casa, quando mai ci sarà, parlerà coi colori.
Avrà la capacità di essere confortevole e profumata
sarà un luogo dove si va via, ma per tornare.

Non ci saranno silenzi in casa mia, perché sarà viva.
Chi ci verrà, e saranno tanti, lo farà per lasciare fuori l'odio e il pregiudizio.
Per ridere e mangiare, per parlare di tutto liberamente, per sognare.

Non c'è tempo, nella mia casa.
Ci sarà tanta voglia di giocare
e ci sarà un amore, di spalle, davanti a una finestra a guardar fuori e io ad ammirarla in silenzio...

E sarò felice, perché casa mia sarà aperta e piena, come vorrei fossero le mie braccia.
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Casa mia sarà aperta non un filo di luce o un alito di vento dovranno restare fuori. Sarà fresca a dare ristoro e calda al punto giusto, per non lasciar solo nessuno. La mia casa, quando mai ci sarà, parlerà coi colori. Avrà la capacità di essere confortevole e profumata sarà un luogo dove si va...
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31/08/2017 04:41:39
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