Solo alla vista ... - olga sedakova

16 ottobre 2016 ore 19:09 segnala
da: Viaggio in Cina.

6

Solo alla vista
della veste chiara del viaggiatore, bianca –
che possiamo fare, dove nasconderci?
Solo alla vista,
della veste bianca, delle vecchie spalle –
avrei voluto che i miei occhi diventassero di pietra,
il cuore – di acqua.
Solo alla vista
di cosa succede all'uomo –
io gli andrei dietro, piangendo:
per tutto il suo cammino, gli andrei dietro, marciando
con il suo stesso passo misurato.

traduzione: Francesca Chessa

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da: Viaggio in Cina. 6 Solo alla vista della veste chiara del viaggiatore, bianca – che possiamo fare, dove nasconderci? Solo alla vista, della veste bianca, delle vecchie spalle – avrei voluto che i miei occhi diventassero di pietra, il cuore – di acqua. Solo alla vista di cosa succede all'uomo...
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Dentro, qualcosa balla - Valerio Magrelli.

15 ottobre 2016 ore 17:42 segnala
°°°°°°°°°°

Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.

°°°°°°°°°°


il ritratto capovolto di Adele
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°°°°°°°°°° Amo i gesti imprecisi, uno che inciampa, l’altro che fa urtare il bicchiere, quello che non ricorda, chi è distratto, la sentinella che non sa arrestare il battito breve delle palpebre, mi stanno a cuore perché vedo in loro il tremore, il tintinnio familiare del meccanismo...
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PROCESSO A SOLITUDINE di Bruno Domenichelli

04 ottobre 2016 ore 22:08 segnala



L’aula era quella grigia ed oppressiva di un tribunale.
Sul banco degli imputati sedeva Solitudine. Era giovane, sorridente e aveva occhi luminosi. Nonostante la spietata arringa del pubblico ministero contro di lei, appariva stranamente tranquilla.

L’imputata non sembrava godere di molte simpatie fra la gente.
La guardavano con diffidenza, come affetta da una malattia contagiosa, da un male oscuro venato di asocialità. Una vita, la sua che molti ritenevano motivata da narcisismo e che l’avrebbe portata - dicevano - al rifiuto di ogni possibile relazionalità.

Intanto il pubblico ministero continuava ad accanirsi, portando contro Solitudine testimonianze apparentemente inappellabili. Contro il vivere solitario – disse – si pronuncia anche la Bibbia, che afferma che: “Due stanno meglio di uno… Guai a chi cade quando non c’è chi lo rialzi” (Ecclesiaste 4, 9-10).

Alla successiva citazione di Cechov, secondo il quale “i solitari spesso vedono il diavolo dove non c’è”, fra il pubblico, che aveva fiutato odore di zolfo, ci fu un conato di applauso, subito sedato dal giudice.

Poi si dilungò a trattare gli inquietanti rapporti fra la solitudine e la depressione nervosa, sostenendo che la tristezza indotta dall’indugiare nella solitudine, apre le porte alla depressione. E a riprova citò Ovidio: “Tristis eris si solus eris”. Nelle psicosi la solitudine si aggira lungo le vie labirintiche di alienazioni senza uscita. Luoghi dolorosi dove i pensieri si aggrovigliano in percorsi inestricabili. E citò la testimonianza di Cesare Pavese che, prima di cedere al disperato epilogo della sua vita, aveva confidato al suo diario che: “la vera solitudine è una cella insopportabile” e che “ la massima sventura è la solitudine”.

Giocava contro l’imputata anche un pesante immaginario collettivo che vede la solitudine come rifugio passivo costruito volontariamente nell’animo, nel quale alimentare sprezzanti indifferenze nei confronti del prossimo.

Il pubblico ministero chiuse così la sua requisitoria. In aula il pubblico prese a rumoreggiare, ormai palesemente convinto della pericolosità sociale dell’imputata.


*****

In un’ atmosfera di crescente ostilità, si alzò allora il difensore.
Esordì citando il recentissimo parere di un famoso psichiatra, il prof. Eugenio Borgna. Il brusio del pubblico si placò. E nel silenzio morboso dell’aula il luminare spiegò che, è innanzitutto necessario distinguere “fra la solitudine interiore, o solitudine creativa, e la solitudine-isolamento o solitudine dolorosa, due immagini radicalmente diverse dell’essere solo… La solitudine interiore o creativa (fig. 1) è premessa di ogni colloquio… con la propria coscienza…, aperta alla trascendenza…, che ci aiuta a vivere meglio la vita di ogni giorno, facendoci distinguere le cose essenziali della vita…”. Luogo dove: ”avvertiamo l’importanza della riflessione e della meditazione…” La solitudine interiore “ci porta… ad essere in consonanza con i valori della vita e della solidarietà.. Come oasi nella quale rinasce e si rinnova ogni volta il dialogo infinito con se stessi e con gli altri. La solitudine-isolamento o solitudine dolorosa (fig. 2) invece… non è scelta volontaria, ma conseguenza di malattie del corpo o psicopatie…, lutti o perdite di relazioni umane. E’ una forma negativa di solitudine, caratterizzata dall’indifferenza verso il destino degli altri-da-sé… in cui l’io diviene monade senza porte e senza finestre in un deserto emozionale senza rimedio…”.

Sarebbero state sufficienti le parole dello psichiatra ad ottenere per Solitudine almeno le attenuanti generiche?
Poi riprese a parlare l’avvocato difensore, e il suo tono si fece solenne. Rivolto provocatoriamente verso il pubblico, disegnò un quadro impietoso degli stili di vita degli uomini che nell’attuale società si ritengono vincenti. “Una società nella quale ognuno crede di essere maestro nel sapere come comportarsi nella vita per raggiungere il successo sociale, ma non si accorge di essere stato privato di ogni libertà decisionale. Una società composta da automi ordinatamente in marcia verso la totale massificazione dell’essere, pronti a sacrificare ogni originalità del pensiero al vitello d’oro del conformismo. Vittime inconsapevoli dell’omologazione intellettuale, di un’acritica infatuazione per miti collettivi i cui idoli sono gli eroi vuoti ed effimeri di un quotidiano troppo affollato, che giorno dopo giorno consuma ogni residuo di individualità.

E il difensore proseguì.
“E’ proprio per resistere all’avvilimento di questa progressiva rinuncia a se stessa che la mia assistita si è coerentemente attenuta al proprio stile di vita, che la portava a ricercare nella solitudine interiore i sensi più autentici dell’individualità dell’essere. Solitudine come stato d’animo privilegiato per provare la vertigine delle proprie profondità, altrimenti insondabili. Per percorrere controcorrente il flusso omologato delle idee che sembra essere oggi la via maestra per il successo. Per essere fedele all’ammonimento di Leonardo da Vinci che raccomandava: Sii solo e sarai tutto tuo…. Una solitudine intellettuale che non è invito alla rinuncia del mondo, ma a costruire la propria vita senza condizionamenti.”

“Persino i dittatori - proseguì l’avvocato - temono la solitudine, alla quale preferiscono le adunate oceaniche, perché sanno che nella solitudine viene alimentato l’orgoglio dell’indipendenza del pensiero e che è nel silenzio della propria interiorità che maturano i germi della ribellione.”
Un brivido serpeggiò fra il pubblico. La linea difensiva dell’avvocato appariva infatti essersi avviata lungo una china pericolosa. Era infatti ben noto che la lunga detenzione preventiva di Solitudine nelle carceri di Stato aveva assunto anche inconfessate valenze politiche.

“E per quanto riguarda l’accusa di pericolosità sociale – proseguì l’avvocato - visto che l’accusa ha citato la Bibbia, è stato anche scritto: Amate il prossimo come voi stessi. Ma per riuscire meglio ad amare il prossimo dovremo innanzitutto conoscere ed amare noi stessi, riscoprendoci nei momenti della solitudine. Conoscere se stessi, anche nelle proprie debolezze, è premessa per aprirsi all’altro.”



fig 1



fig 2



Nell’aula era sceso un irreale silenzio.
Molti stavano forse cominciando a capire che la solitudine può anche essere il luogo sacro dove finalmente riprendere il dialogo con la propria anima, interrotto tanti anni prima, quando ancora la vita aveva il gusto della primavera.


*****

Infine parlò lei, Solitudine, con voce calma e decisa.

“Alcune delle gioie più intense della mia vita - esordì - le ho vissute in esaltante solitudine; momenti in cui ogni avvenimento assumeva colori più nitidi e vibranti. La mia migliore difesa di oggi è il fare partecipe ognuno di voi di questi momenti.
I momenti dell’amore, nei quali essere soli coincide con l’essere Noi, nel paradosso apparentemente contraddittorio di una solitudine che attinge la sua perfezione solo se vissuta insieme.
I momenti della lettura e della creatività, vissuti in una solitudine capace di moltiplicare gli echi del pensiero; in cui il silenzio scandisce il flusso delle idee. Momenti dello stupore dell’anima, nel dialogo solitario con la voce interiore che mi confidava cose sconosciute anche a me stessa. Momenti di estrema lucidità, in cui osservavo ogni idea emergere dal profondo e assumere nuova vita, cristallizzata sul foglio.
Momenti in cui incontravo la poesia, che mi aiutava a trovare anche nel quotidiano bellezze insperate e verità insospettate. Momenti in cui imparavo ad entrare in risonanza con le voci di chi nella vita danzava e soffriva accanto a me. E a piene mani riportavo alla luce tesori scoperti inaspettatamente negli angoli più nascosti dei miei spazi interiori, da condividere col prossimo.
Momenti in cui riuscivo a scrollarmi di dosso il peso delle stereotipie che rendono la gente sempre più succube del pregiudizio generale.
Con l’aiuto della solitudine ho anche combattuto i momenti dell’ansia del vivere. Ne ho fatto filtro alla frenesia del quotidiano, per ricaricare l’accumulatore estenuato delle energie consumate dall’urgenza del tempo e dalla fatica di esistere.
Nei giardini della mia solitudine ho coltivato fantasia e sentimenti, amore ed amicizia, religione e libertà. Dagli spazi della solitudine ho preso lo slancio per il colloquio con l’oltre intuito sopra di me. Trampolino di quiete interiore da cui prendevo l’abbrivio verso le stelle. E nella solitudine ho scoperto deserti in cui costruire cattedrali aperte al Mistero.
Tutto questo è stata per me la solitudine, sentimento che ho sempre cercato di condividere come un dono con chi mi amava. Terra dove riscoprire radici dimenticate. Serra amniotica della mente in cui assistere con continuo stupore a fioriture inaspettate di motivi per vivere.


E talora rifugio segreto, dove piangere lacrime che aiutavano l’anima.”

*****

Quando si sedette, Solitudine aveva gli occhi umidi, ma ancor più luminosi. E d’improvviso il silenzio dell’aula fu interrotto da un applauso infrenabile. Anche il giudice e i giurati, pur se poco protocollari, corsero ad abbracciarla.


*****

Della notizia della trionfale assoluzione, si impadronì la stampa. E al Movimento internazionale che ne seguì e che travolse ogni sussulto di reazione da parte del Potere Omologante, fu dato il nome di “Primavera della Solitudine”. Nel suo nome scesero pacificamente in piazza in tutto il mondo folle di giovani, che intravedevano nella testimonianza di vita di Solitudine e nel suo coerente coraggio una via privilegiata di salvezza contro il dilagare dell’omologazione del pensiero.
I Tiranni del conformismo delle idee di tutto il mondo furono esiliati in un’isola sperduta, preclusa ad ogni contatto telematico con l’esterno, dove in breve si estinsero, nell’impresa impossibile di prevaricarsi l’un l’altro.

Ed ogni anno, a maggio, fu celebrata la “Festa della Solitudine e del Pensiero Individuale”, durante la quale ognuno poteva orgogliosamente celebrare dentro di sé la libertà di pensare, senza i condizionamenti che secoli di indifferenza collettiva o di prepotenza del potere avevano insensibilmente costruito nel cuore dell’uomo.


*****
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« immagine » L’aula era quella grigia ed oppressiva di un tribunale. Sul banco degli imputati sedeva Solitudine. Era giovane, sorridente e aveva occhi luminosi. Nonostante la spietata arringa del pubblico ministero contro di lei, appariva stranamente tranquilla. L’imputata non sembrava godere di...
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Specchio di gioventù, cari vecchietti

08 giugno 2015 ore 17:04 segnala
Specchio di gioventù, cari vecchietti.

Guardarsi allo specchio e Rivedersi giovani.


Ho deciso di proporre questo post perchè tratta di qualcosa cosa a cui non ho mai pensato, almeno nei termini presentati nelle immagini che seguiranno. Detto per inciso, guardando uno specchio, non riesco a vedere niente, assolutamente niente, di come ero in gioventù. Solo pensandoci ad occhi chiusi, e concentrandomi, ma parecchio, riesco a vedere appena un poco. Ricordo più le sensazioni delle immagini, per cui questo fotografo, e il suo lavoro, mi hanno colpito. E ve li propongo.


"Quando si diventa anziani, a volte, si guardano le foto di quando si era giovani e i ricordi tornano ad affiorare. Ma cosa succede se guardandosi allo specchio le persone si rivedono ventenni?". Il fotografo Tom Hussey ha creato la Reflection Series e il sito Buzzfeed ha pubblicato dieci bellissime immagini che li ritraggono davanti allo specchio ‘magico’. Eccole!


Non ne ho tratto conclusioni nè giudizi, ho semplicemente "ammirato" le foto e mi sono lasciata emozionare.






Un veterano della Seconda Guerra Mondiale che si sta rapidamente avvicinando al suo ottantesimo compleanno.
“Non posso credere che sto per festeggiare i miei 80 anni. Mi sento come se fossi appena tornato dalla guerra. Mi guardo allo specchio e vedo questo giovanotto”




“E’ una condizione universale? Aspetta un attimo, ad un certo punto della tua vita ti guardi allo specchio e ti dici: come ho fatto ad arrivare ad essere così vecchia?”




Le immagini sono state utilizzate per la campagna per un farmaco contro l’Alzheimer.




“L’idea nel fare queste immagini era quella di una persona che si guarda allo specchio e vede ciò che ricorda di se stesso”




“Quando ci si guarda allo specchio ogni giorno, ci si riconosce, ma quando guardi una foto di te stesso di 20 anni prima ci si dice, ‘Wow, come sono cambiato!”




“Si superano dei traguardi come i 40 anni, i 60 o gli 80 e ci si rende conto che in effetti siamo molto cambiati“, ha concluso Tom Hussey







donnaiolo


Questa non c'entra niente, è Lady Gaga, in una foto ormai famosa, catapultata direttamente nel 2063, versione anziana, in cui cerca di spiegare a Kenan di essere stata una famosa popstar in passato. E sempre lei, vecchia cantante allo specchio, ricorda i momenti di gloria che furono...

Questa è per i fans di Lady Gaga, naturalmente.

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Specchio di gioventù, cari vecchietti. Guardarsi allo specchio e Rivedersi giovani. Ho deciso di proporre questo post perchè tratta di qualcosa cosa a cui non ho mai pensato, almeno nei termini presentati nelle immagini che seguiranno. Detto per inciso, guardando uno specchio, non riesco a vedere...
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lamentarsi dei capelli bianchi

24 maggio 2015 ore 19:14 segnala
COMPLEXD VISUALS: YASMINA ROSSI








These images of Complexd cover woman Yasmina Rossi where taken by Anwer Sher. Women are often encouraged to dye their hair at the first sign of grey so it was the strong contrast between Yasmina’s grey/white hair and the horses dark black mane that made Yasmina stand out as a confident Complexd woman.

Horse (euwe) owned by Hoofbeatz trained by Eileen Verdieck
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COMPLEXD VISUALS: YASMINA ROSSI « immagine » « immagine » « immagine » These images of Complexd cover woman Yasmina Rossi where taken by Anwer Sher. Women are often encouraged to dye their hair at the first sign of grey so it was the strong contrast between Yasmina’s grey/white hair and...
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Serata En Plein Air.

24 aprile 2015 ore 17:06 segnala
serata d'arte il martedì sera.

Atelier en plein air ,gives you the opportunity 'to spend with your friends a different night! Lessons" open air" an art workshop where you learn for the first time how to observe the model from true- Unique and original project created by Adele Robazza guide you throught the correct mode of '"observe" with simple rules from 1980!
EVERY TUESDAY AT MATTOROSSO AND ESSEMUSIC IN A DIFFERENT ORARY-
Atelier en plein air vi da l'opportunita' di stare con i vostri amici in una serata diversa!Lezioni "open air" per imparare attraverso semplici regole la figura e del modello dal vero! Unico e originale progetto creato da Adele


finalmente qualcosa di nuovo!

alcune foto. con me stessa medesima pure, presa a tradimento e catapultata sul palco.













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serata d'arte il martedì sera. Atelier en plein air ,gives you the opportunity 'to spend with your friends a different night! Lessons" open air" an art workshop where you learn for the first time how to observe the model from true- Unique and original project created by Adele Robazza guide you...
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Ecatombe: Mediterraneo rosso.

20 aprile 2015 ore 16:28 segnala
“Ecatombe: Mediterraneo rosso”.


E fiori sui fondali
tingersi di cupo
screziarsi di rosso
in settecento petali d’amello
e dei pistilli
da polline a cenere
il cuore si fa stiva

Ché migrare verso la speranza
fosse Cielo?
_Nell’abisso

Tratta di morte
nell’acque rosse
a rievocare Nilo
sì che s’abbatte come piaga
tra i corpi ammassati si piega

( In-coscienza dis-umana )

Mas-sacro

© Mariella Buscemi


foto: Artwork by Jarek Kubick

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“Ecatombe: Mediterraneo rosso”. E fiori sui fondali tingersi di cupo screziarsi di rosso in settecento petali d’amello e dei pistilli da polline a cenere il cuore si fa stiva Ché migrare verso la speranza fosse Cielo? _Nell’abisso Tratta di morte nell’acque rosse a rievocare Nilo sì che...
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Ulysse 10 mesi senza.

09 aprile 2015 ore 16:55 segnala


Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è
un senso di te

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è
un senso di te

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« immagine » Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto - c'è un senso di te Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio - c'è un senso di te « video »
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Recidiva.

30 marzo 2015 ore 17:03 segnala
Eloy Sánchez Rosillo:

RECIDIVA

A volte pretendiamo
riordinare la vita
in un’altra maniera.
Diciamo: “Da oggi, basta,
mai più, così non posso
continuare”. Vorremmo
che niente ci legasse
a quel che siamo stati.
E serriamo le porte
della memoria, andiamo
poco a poco acquisendo
abilità e destrezza
nella difficile arte
della dimenticanza.
Procediamo indecisi
per estranei paesaggi
sconosciuti. Risplende
in cielo un sole raro.

Arriva il giorno, infine,
in cui siamo sicuri
che non siamo già più
quel che eravamo.

Nello specchio di questa luce
nuova, la nostra immagine,
ha un’aria ben diversa.
Con quanto confidenza
ci diciamo: “Non resta
niente di tutto quello;
ora possiamo nuova-
mente ricominciare”.

Però subito accade
qualcosa d’imprevisto:
una sera di pioggia,
un libro, le parole
di qualcuno che passa,
una musica, un volto,
un albero isolato,
la luna che trascorre
lentamente nel cielo
d’una notte di luglio.
E il caso, con la forza
di ciò ch’è inaspettato,
ci priva molto presto
del sogno d’essere altri.

Che avessimo iniziato
il viaggio non è vero:
svegliandoci, guardiamo
con sorpresa la casa
da dove credevamo
d’esser partiti.

E torna la vita alle sue cose,
alle vecchie abitudini.


-Traduzione di Francesco Dalessandro-

Eloy Sánchez Rosillo,
Las cosas como fueron,
Tusquets Editores, 2004

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Eloy Sánchez Rosillo: RECIDIVA A volte pretendiamo riordinare la vita in un’altra maniera. Diciamo: “Da oggi, basta, mai più, così non posso continuare”. Vorremmo che niente ci legasse a quel che siamo stati. E serriamo le porte della memoria, andiamo poco a poco acquisendo abilità e...
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Solo questo...

29 marzo 2015 ore 22:34 segnala
...

E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un'epigrafe d'erba.

E dirà
che ho vissuto,
che ho atteso,
che attendo.

...

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... E, sulla tomba, non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie che consolano i vivi. Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un'epigrafe d'erba. E dirà che ho vissuto, che ho atteso, che attendo. ... « immagine »
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