donna giunonica donna faraonica donna napoleonica.....

29 ottobre 2014 ore 10:50 segnala
poi ci sarebbe anche la donna pavone o pavonica, ma questa è un'altra storia....



Hypomania by Sandra Flood




le donne e la percezione di se stesse






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Tanya Tagaq- The sounds of throat singing

28 ottobre 2014 ore 15:38 segnala
ci sono giorni in cui si è in vena.








sono le cosiddette "canzoni di gola" (the sounds of throat singing), nate sottoforma di giochi, filastrocche, scioglilingua per passare il tempo... e poi trasformate in vere e proprie canzoni. di origine mongola, poi riprese dagli Inuit.


non ho tempo per aggiungere altro.

tra una birra ed un'altra.

28 ottobre 2014 ore 09:29 segnala
c'è un momento, tra una birra ed un'altra, in cui la percezione dello spazio circostante e del tempo, circostante pure quello, cambiano dimensione.
che siano le birre è certo, ma è un momento a volte di estasi in cui si è in pace assoluta con il mondo fuori, e dentro.
è una dimensione che si potrebbe chiamare altra, altra da cosa difficile spiegarlo, ma il buio della notte, un caminetto acceso, la tranquillità e le due birre, danno la sensazione che c'è un altro mondo, non quello biblico o cristiano, ma un altro nel senso di dimensione cerebrale. ti par quasi di aver raggiunto il nirvana.
premetto... ma lo posticipo in verità, che sono astemia.



da notare gli occhietti da altra dimensione. un pò di sano sputtanamento non guasta.

ma oggi è un altro giorno, si vedrà.
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c'è un momento, tra una birra ed un'altra, in cui la percezione dello spazio circostante e del tempo, circostante pure quello, cambiano dimensione. che siano le birre è certo, ma è un momento a volte di estasi in cui si è in pace assoluta con il mondo fuori, e dentro. è una dimensione che si...
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Cani: Taiwan, gli ultimi istanti di vita.

25 ottobre 2014 ore 09:19 segnala
22 ottobre 2014

Taiwan, gli ultimi istanti di vita
dei cani senza padrone:
ritratti che fanno riflettere


Taiwan, gli ultimi istanti di vita dei cani senza padrone: ritratti che fanno riflettere.
Il fotografo Yun-Fei Tou immortala gli animali prima dell'iniezione letale con la speranza che gli scatti "aiutino a comprendere la disumanità di noi esseri umani"


Il fotografo taiwanese Yun-Fei Tou ha immortalato gli ultimi istanti di vita dei cani finiti nel canile di Taoyuan, prima dell'iniezione letale che viene praticata se gli animali restano più di 12 giorni nella struttura. I ritratti di questi cuccioli sfortunati, abbandonati dai loro padroni, fanno commuovere e invitano a riflettere. "Penso che ci siano cose che non vadano dette ma sentite", spiega il fotografo. "Mi auguro che queste immagini aiutino a comprendere la disumanità di noi esseri umani", aggiunge.



Un'ora e 10 minuti prima dell'eutanasia




Un'ora e 10 minuti prima dell'eutanasia




13 ore prima dell'eutanasia




12 ore prima dell'eutanasia




29 minuti prima dell'eutanasia



non c'è sangue, non c'è sporcizia, sembra tutto asettico, pulito. tranne il loro sguardo, che ha in sè tutto il dolore possibile e impossibile. alcuni sono increduli, altri terrorizzati, altri con gli occhi chiedono: perchè?
non c'è un perchè alla cattiveria degli uomini, c'è solo da farli fuori tutti.
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22 ottobre 2014 Taiwan, gli ultimi istanti di vita dei cani senza padrone: ritratti che fanno riflettere Taiwan, gli ultimi istanti di vita dei cani senza padrone: ritratti che fanno riflettere. Il fotografo Yun-Fei Tou immortala gli animali prima dell'iniezione letale con la speranza che gli...
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Aëla Labbé Photographies.

19 ottobre 2014 ore 18:01 segnala
'That sadness will rise from our bones and evaporate in sunlight the way morning fog burned off the river in summer'- Aëla Labbé



Le sue fotografie catturano un momento così forte e surreale nello spazio e nel tempo...
Aela è una maga. Nulla... ma il suo nome sarebbe sufficiente per dimostrare che lei riesce a catturare molto di più di una bella foto con la sua macchina fotografica, ... anime, particelle, frammenti di tempo e dei ricordi dell'infanzia, mi piacerebbe vivere nelle sue foto come una notte, come in un sogno da ricordare.
Quando sarò vecchia, poi mi ricorderò come sognare, riguardando le foto. chissà.


Ognuno ne trarrà le sue impressioni e le sue emozioni.





























altro, al link: https://www.flickr.com/photos/aela/
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'That sadness will rise from our bones and evaporate in sunlight the way morning fog burned off the river in summer'- Aëla Labbé Le sue fotografie catturano un momento così forte e surreale nello spazio e nel tempo... Aela è una maga. Nulla... ma il suo nome sarebbe sufficiente per dimostrare...
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pietose bugie.

15 ottobre 2014 ore 17:05 segnala
Eppure, la bugia ha tradizioni nobili.
Pensiamo alla dimensione quasi metafisica del Bugiardo di Goldoni, che alla fine viene lasciato solo, anche se lui ce la mette tutta per dimostrare alla consorteria dei mediocri che i suoi non sono miseri sotterfugi ma «spiritose invenzioni».
E quanta dinamite creativa c’è in Pinocchio? Infinita. A tal punto che neanche il suo autore se ne accorse, come sosteneva quel genio di Carmelo Bene, quando asseriva che Collodi non aveva capito un cavolo di Pinocchio. E per dimostrarlo, realizzò fantastiche variazioni sulla figura archetipica del burattino/bambino, incatenandosi ad un banco di scuola, simbolo di ogni supplizio a venire.
Perché è nell’aula scolastica che va in scena il primo teatro della mortificazione, è lì che si decide tutto, se da grande sarai un essere amato (e premiato) oppure un piccolo ladro di attenzioni (e lodi) che al fondo di te ritieni non meritate. Ed è per questo che i bugiardi in genere partono sempre da lì, dal curriculum scolastico. Abbiamo imparato presto che se saremo obbedienti e bravi, se sapremo dire la poesia a memoria, allora sì che saremo rispettati. In caso contrario saremo sculacciati e bacchettati.
Ma l’autorevolezza non dovrebbe passare dall’esibizione delle tante cose che ci siamo ficcate in testa. Anche perché, se proprio siamo costretti a parlare di filastrocche imparate, la poesia saremmo meglio farla che impararla, e per poesia intendiamo anche una certa possibilità che ci è sempre data — da qualunque buco del mondo veniamo e qualunque scuola o non-scuola abbiamo frequentato — di fare della nostra vita una piccola opera d’arte. E la storia universale è piena di biografie di grandi personaggi che vantano alla fine un bel fallimento scolastico, una precoce caduta che verrà poi interpretata come l’unica grande fortuna della vita.
Rispetto al modello punitivo scolastico, il Lelio di Goldoni o il Pinocchio di Carmelo Bene o il Totò principe della italiana patafisica, rappresentano dei modelli di anarchia felice. Ma noi non lo capiamo perché i cattivi maestri ci hanno insegnato a leggere solo il bignami della storia, per cui alla fine Lelio resta solo, a Pinocchio crescono naso e orecchie da asino, e i personaggi di Totò fanno ridere per il loro assurdo che non ci riguarda. Non siamo allenati, invece, a starcene dalle parti di quelle “spiritose invenzioni”, a carpire la natura sulfurea, ribelle, esplosiva, del personaggio di Goldoni. Come ci è difficile immaginare che Pinocchio dovesse essere amato proprio perché aveva in odio la scuola e in simpatia il paese dei balocchi, e perché manifestava un rapporto di sana ambivalenza (e non di sola obbedienza) rispetto alle figure genitoriali, Geppetto sì, ma soprattutto l’angosciante fatina turchina, che non perdeva occasione di terrorizzarlo con le sue apparizioni/sparizioni nei panni della madre-sorella morta.
Dire bugie, come faceva Pinocchio, è alla fine un modo per evadere dai perimetri mostruosi del sistema scuola-famiglia, è una pura una strategia di sopravvivenza.
Non vogliamo ovviamente qui affermare che tutti i bugiardi sono dei grandi artisti, specialmente in un Paese come il nostro che mostra una tolleranza della menzogna legata al dominio maschile. Ma c’è menzogna e menzogna. Alcune bugie, come recita il titolo di un bel libro di Irene Dische, possono anche essere pietose. Pietose bugie. E non patetiche. Ma pietose, cioè cariche di pietà. Perché si può essere coscienti di non avercela sempre fatta, di non essere stati bravi ogni volta, e al tempo stesso pensare che non per questo saremo meno amati, e rispettati. Se arriveremo a fare questo ragionamento su di noi, non ci dovrebbe essere difficile farlo anche sull’altro; altrimenti, parliamoci chiaro, che ci siamo andati a fare a scuola, che ci è servito leggere e scrivere e fare master in America? Per redarre un curriculum da mandare a qualche Chicago boy in salsa pecoreccia? Se non è così, di fronte ad una menzogna che non ha l’aspetto di un crimine, magari ci faremo una bella risata, ma non ci verrà mai voglia di impiccare il bugiardo sulla pubblica piazza, senza che questo pensiero ci rimandi automaticamente all’immagine del nostro povero collo appeso all’ultimo laccio.
pubblicato da KATIA IPPASO


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Eppure, la bugia ha tradizioni nobili. Pensiamo alla dimensione quasi metafisica del Bugiardo di Goldoni, che alla fine viene lasciato solo, anche se lui ce la mette tutta per dimostrare alla consorteria dei mediocri che i suoi non sono miseri sotterfugi ma «spiritose invenzioni». E quanta...
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Alberi.

22 settembre 2014 ore 00:02 segnala
non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza
dispiegate nei rami
gli alberi sono bestie mitiche
invase dall’ istinto fieri suggerimenti
restare accanto
non per generosità ma per pienezza
-- intorno l’aria splende in rito di purità --
la terra tenere salda
perché sia quiete ai vivi

gli alberi hanno strani sistemi di inscenare la vita
prima di descrivere la morte
s’innalzano
con quei loro nomi di messaggeri
le vie tracciate sulle nervature
lo sgolare dei frutti
sii migliore del tuo tempo dicono

devo
far correre quest’idea sulla tua fronte
devo
e tu su altra fronte ancora
e ancora prima
che precipiti il sole


da: Angelezze
Annamaria Ferramosca

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non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza dispiegate nei rami gli alberi sono bestie mitiche invase dall’ istinto fieri suggerimenti restare accanto non per generosità ma per pienezza -- intorno l’aria splende in rito di purità -- la terra tenere salda perché sia quiete ai vivi gli alberi...
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Abbraccio.

21 settembre 2014 ore 15:07 segnala
ABBRACCIO


Foglio, sudore, tempo, un bivio da prendere adesso


MARZO 28, 2014
Dialoghi antichi con mezzi moderni.

- È quasi urgente, il tuo abbraccio. Prima di domani sera, se hai tempo.
– Appuntamento per un abbraccio. Che altro chiedere di più.
– È quasi un dartelo per riceverlo.
— Silente, lo immagino così. Le parole non serviranno. Se non dopo, forse.
– Lo costruiremo lì per lì.
— Appronterò un metodo. Posso farcela.
– Ce la faremo.
— “In tutto ciò che devi far, il lato buono puoi trovar. Lo troverai, e ........ eeeeeeòòòòp!”
– “Il gioco vien. E ogni compito divien, più semplice e seren. Dovrai capir che il trucco è tutto lììììììììììììììIIIIIIIIIIIIIIII!"
Quanti anni l’ho aspettata quella donna.
– Sapessi.
— Vado a nascondermi sotto un cuscino.
– Ho un’intensa notte da superare, sconfinata. Mi tengo strette un paio di mani dal formicolio sordo, ma presente. Fa compagnia.
— Chiederò alla pioggia di portarmi avanti fino a domani, ma senza parlare. Non so cosa vorranno vedere le pupille domani. Domani ti dirò se avrò rasserenato i muscoli che corrugano la fronte. Domani mi dirai se avrai danzato sul formicolio delle mani.
– Tu sorridimi, però. Mi rassereno con la sera. Assecondo le palpebre che si baciano di notte.
— Ci sono.
– Arrivo.

VERSI MODERNI - Salvo Oddo.

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ABBRACCIO Foglio, sudore, tempo, un bivio da prendere adesso MARZO 28, 2014 Dialoghi antichi con mezzi moderni. - È quasi urgente, il tuo abbraccio. Prima di domani sera, se hai tempo. – Appuntamento per un abbraccio. Che altro chiedere di più. – È quasi un dartelo per riceverlo. — Silente, lo...
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I più uniti.

16 settembre 2014 ore 22:11 segnala
Vuoi che rimanga per te solo un'amica.
Come posso capirlo?
Che mani fuse fino al dolore
ora si sfiorino appena?

Sguardi che assetati si bevevano al fondo -
accennino soltanto un saluto?
Labbra senza pietà ardenti
si scambino semplici frasi?

No, non siamo buoni amici.
Non può esistere un mezzo-amore.
Eravamo i più uniti... Per questo, da ora
nel mondo saremo i più estranei.

Blaga Dimitrova

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Vuoi che rimanga per te solo un'amica. Come posso capirlo? Che mani fuse fino al dolore ora si sfiorino appena? Sguardi che assetati si bevevano al fondo - accennino soltanto un saluto? Labbra senza pietà ardenti si scambino semplici frasi? No, non siamo buoni amici. Non può esistere un...
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