QUEL DIARIO CHE NON ESISTE..

15 giugno 2019 ore 02:24 segnala
Si scava in profondità per raccontare a sè stessi del proprio male: è una storia che si conosce ma che ci blocca e che consegna le chiavi della speranza al passato. Anche io ciondolo tra due pensieri strani e un diario vergato a quattro mani con una ragazza del 1984,la mia prima ragazza.
Che un uomo possa conservare un diario della sua adolescenza,uno zibaldone personale di pensieri,promesse di amore eterno,fiori veri inseriti nel diario stesso (incredibilmente mai appassiti),pezzi di biscotti incollati nella pagina del giorno del proprio compleanno,foto di gioventù degli anni di luce,anni di luna piena,anni di vento folle,ecco...e che questo diario mi appaia proprio qui,ora mentre scrivo a qualcuno che non conosco..mi pare un segno tangibile di debolezza. Raccontarlo poi,è un atto patetico di misericordia personale,tanto inutile quanto pericoloso (almeno per me stesso).
Sta di fatto che mi tengo ben stretto questo pezzo di anima comparso da una specie di buco nero,una teleferica di collegamento con la parte più profonda di me stesso che si è fatta materia.
Scavo dentro me stesso per raccontare di una vita che non sarebbe mai potuta essere,di una specie di danza sui sogni che ha lasciato intatto il suo tempo,mentre oggi l'emozione di uno schianto di intense notti amorose è clamorosamente e dolorosamente tramontato...
ma tant'è...
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15/06/2019 02:24:48
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QUANDO LA TECNOLOGIA UCCIDE I NOSTRI SOGNI

12 giugno 2019 ore 01:43 segnala

Molti strumenti tecnologici,nati per collegare le persone,per rendere più solidale e collaborativo il mondo degli esseri umani,hanno finito per allontanare di più le persone. Ciò avviene poichè,insieme alla introduzione dello strumento non è stata fornita la necessaria educazione ad usarlo. L'umanità intera percorre il ciclo della propria giornata e vive le proprie emozioni attraverso l'uso del telefono o del personal computer. Tutto ciò trasforma la percezione dello stimolo virtuale in una emozione che nasce sul presupposto della esistenza nella realtà di qualcosa che non sempre esiste. La gente è china sul cellulare,vittima della assurda limitazione dei propri contatti;non vede chi ha di fronte in carne ed ossa e col passare del tempo rinuncia a vederlo. Tutto ciò avviene poichè il numero dei contatti in rubrica "basta a sè stesso"; spesso non si è interessati ad una nuova conoscenza poichè siamo impegnati ad indagare profondamente chi conosciamo già. Il telefono,facebook e molti social medias,pertanto, trasformano per l'errato uso,una funzione di ampliamento e rinnovamento in una funzione di compressione e limitazione del proprio mondo. Lo strumento è usato male e provoca danni sociali ed individuali irreversibili, poichè innesca abitudini paranoiche e circoli psicomateriali viziosi che si riflettono sui comportamenti che teniamo anche ad apparecchi spenti.
Per risolvere tale situazione dovremmo comprendere che l'anima,lo spirito e la stessa mente hanno bisogno di situazioni nuove,di sfide nel mondo "vero" che ogni giorno rinunciamo a raccogliere per vivere una vita che in fondo non esiste,una vita costruita da u
na sovrastruttura sopra le nostre teste e che risponde ad oscure trame contro l'umanità
.
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LE CHIAVI DEL SUCCESSO (PROGRESSO?).

08 giugno 2019 ore 01:40 segnala

Dunque,stanotte intendo sottoporre agli amici bloggers e non di chatta il mio angoscioso quesito: "la meritocrazia,prima di non esistere nello Stato,esiste nelle singole persone?".
Vi pongo tale sanguinoso dilemma,per quanto possa sembrare noioso,futile ed in qualche modo sterile,perchè molti fra di noi,fra di voi,nella società,sono vittime della mafia interiore degli interessi di qualcuno. Certamente, evocare l'aggregazione criminale che contraddistingue spesso il nostro paese nel mondo,vuol dire già rispondere al quesito;temo però di potermi sbagliare,poichè accecato da uno scoramento nei confronti dell'uomo, che rappresenta (per me) la più grande sconfitta personale.
Ho visto molti di voi dare risposte intelligenti,colte,a volte raffinate all'interno dei blogs. Mi sono chiesto, quindi, per quale motivo illustri cretini siedono in parte nelle istituzioni,nei sindacati,nella politica,occupano posizioni di prestigio,fanno i giornalisti,gli opinionisi televisivi,gli attori e via dicendo pur essendo delle evidenti nullità in termini umani e culturali,mentre qualche mente che ho letto qui dentro,qualche amicizia con cui trascorro qualche ora fuori da questo luogo,mi hanno sorpreso per le loro immense doti e capacità pur svolgendo essi lavori e professioni normalissime ed a volte addirittura umili.
L'immediata percezione delle ragioni,ovvero l'impressione, è che l'italiano medio sia sostanzialmente un idiota ammalato di normalità,innamorato del futile,il quale non è interessato a perdere un poco del suo tempo per capire quello che sta accadendo nella nostra società;conseguentemente,in considerazione del fatto che le decisioni politiche e sociali sono prese dalla maggioranza dei cittadini ( i quali delegano per insipienza o mediocrità ai politici) coloro che spiccano per capacità sono sostanzialmente un numero esiguo,incapace di influenzare la massa cialtrona.
Ne discende ovviamente un arresto del progresso che pone seri limiti alla civiltà. Ora,tutto questo bel discorso che può apparire antipatico ed inopportuno,potrebbe essere contraddetto semplicemente dal fatto che,coloro che sono cime ( o appaiono come tali) in realtà non sfondano perchè,semplicemente,non ne hanno le qualità,che la mafia non c'entra nulla( anzi è una comoda scusa per gli sconfitti) e che la legge del successo si basa semplicemente sul fatto ( in ogni campo) di trascinare il più aalto numero di persone verso un interesse e quindi verso una emozione.
Voi che ne pensate?
Buona notte o buon giorno

Moscan.
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08/06/2019 01:40:54
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NON CI HO CAPITO UNA SEGA

02 giugno 2019 ore 02:36 segnala

Mi sono sempre chiesto quante persone,nella vita,fanno davvero ciò che desiderano fare,senza condizionamenti da parte di chichessìa. Più in particolare,il mio pensiero si ferma,senza attraversarla (per incapacità)alla sottile distinzione,a volte fusa in un solo concetto,per la quale fare qualcosa senza condizionamento vuol dire fare qualcosa perchè si ha coraggio di farla. Quante persone,sono rapide nel decidere qualcosa e dare al loro pensiero una "forma materiale"? Da cosa dipende la rapidità di prendere una decisione? Dalla avventatezza di un carattere poco incline alla riflessione o dal fatto che pensare "troppo" è oggettivamente un freno alla evoluzione mentale di un uomo?
Ci sono dubbi ai quali è difficile dare una risposta teorica. Probabilmente,il miglior maestro di tali lezioni è il risultato materiale. Più una persona,coglie successo dalla sua attività,più la sua velocità di decidere contraddistingue una velocità di comprensione della realtà,di corretta interpretazione di essa, che la porta al successo.
D'altra parte non tutti coloro che "pensano tanto" sono dei falliti,per il sol fatto di non muoversi.
Molto semplicemente,l'elucubrazione deve sempre essere posta accanto ad un risultato pratico che confermi la bontà,l'intensità,la densità di una idea.
Io scrivo questo ma non ci ho assolutamente capito una s
ega di ciò che scrivo. La mia mente vaga senza sosta in un emisfero a me sconosciuto.
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CIO' CHE I LUOGHI RACCONTANO

24 maggio 2019 ore 00:33 segnala

Ci fanno davvero compagnia i luoghi dove grandi amori della nostra vita terminati con un triste distacco,si sono consumati? Come è possibile che il cuore di una persona,si leghi ad un luogo fisico e non ad un essere vivente? Resta davvero "l'amore intorno"?
Penso che un luogo il quale sia stato una concentrazione di amore,ricevuto o donato,conservi in sè stesso la capacità di rinnovare l'amore,attraverso lo sguardo.Spesso però,lo sguardo deve essere consapevole della breve durata del ciclo vitale: tutto questo significa che quando soffriamo per qualcosa o per qualcuno,dobbiamo sempre mantenere salda la capacità di non farci trascinare da sensi di colpa "per aver amato troppo". Pare strano ma, spesso,sentimenti di autoflagellazione,dettati da una concezione penitenziale della esistenza,ci portano a sentire la responsabilità di qualcosa che è finito, come se tutto il male fosse avvenuto per mano nostra.
In fondo al cuore,però,la vista di alcuni posti che ci sono stati cari,ci riscalda forte e ci fa compagnìa,poichè il luogo fisico dell'amore,contiene in sè la forza travolgente di una forte emozione che,nonostante il tempo passi,rinnova la sua potenza,la sua energia vitale,fino ad infonderci la forza di saper convivere con una grande e meravigliosa esperienza ; una grande espressione emotiva della nostra vita che ci serve per continuare a sperare che si possa ripetere in una forma diversa ma altrettanto speciale.
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« immagine » Ci fanno davvero compagnia i luoghi dove grandi amori della nostra vita terminati con un triste distacco,si sono consumati? Come è possibile che il cuore di una persona,si leghi ad un luogo fisico e non ad un essere vivente? Resta davvero "l'amore intorno"? Penso che un luogo il quale...
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CARO CRENABOG

14 maggio 2019 ore 01:55 segnala
Poi,si perde il filo,il contatto con noi stessi. Ad un certo punto,l'aurea magica,l'ispirazione,la conduzione condivisa delle nostre emozioni,delle nostre sensazioni,la speranza che qualche spirito illuminato possa leggere parte dell'affanno interiore e tradurlo alla luce del sole, si affievolisce.In tale situazione, perdiamo l'intensità che alimenta la volontà di scrivere,non comunichiamo più le nostre impressioni perchè il ciclo di esperienza che è trascorso,giungendo al termine,ci ha posto in condizione di considerare che,pur condividendo le nostre paure,gli altri non ci possono aiutare,non ci possono consigliare,ma soprattutto non fanno esplodere "un risultato" utile che ci aspettavamo. In fondo,quando sveliamo la parte intima di noi stessi,vorremmo che tale gesto,fosse apprezzato al punto da "essere soccorsi"dagli altri;al contrario,pur essendoci svelati,siamo al punto di partenza. Ci sono anche casi nei quali,l'aver raccontato delle proprie tragedie interiori,dei propri affanni,delle proprie assurde inquietudini che,in realtà sono vere fobìe,risulta essere stato deleterio.
Tutto ciò succede quando il metro di misura della scrittura è l'apprezzamento "degli altri". Sono un orso,non sono granchè socievole,non sono certo di compagnìa,ma se c'è una cosa che mi è sempre piaciuta di me stesso ( pochissime in verità) è che le mie emozioni non dipendono da una valutazione esterna: scrivo per me stesso. In tale comico esercizio di auto compassione, ci leggo l'indipendenza di una persona spesso in difficoltà che persegue la volontà di comunicare senza aspettarsi molto.
Ecco perchè non mi sono mai allontanato da questo blog. In fondo,il trascorrere del tempo è stato ritmato da emozioni che soltanto questi scritti possono rappresentare.
Ad ogni modo,Caro Crena,è un grande valore ritrovato il fatto di vederti di nuovo scrivere. Mi auguro per molto tempo ancora.
A presto
Moscan
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NON DELUDERTI

18 aprile 2019 ore 01:34 segnala
Che ci fai con quel tempo,misurato in battiti di cuore nero,valvola di amore senza paura e senza sogni? In fondo,attraversare sè stessi è un viaggio che passa attraverso sogni infranti,nel mezzo di percorsi truci,attraverso impervie verità,squallide bugie,lampi di amore che illuminano solo per poco questo cielo che sembra vero.
Che ci fai con quel pezzo di amore liquido,che scivola via senza rispetto,se non lo puoi trattenere,versare,bere,rendere più umano di quanto non sia il suo gioco infantile?
Ci sono anime meno grigie che attendono un segnale dalla tua speranza di amare,gioire e anche...morire felice. Non deluderti.Non illuderti. Resta sempre accanto a ciò che ti appartiene.
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Che ci fai con quel tempo,misurato in battiti di cuore nero,valvola di amore senza paura e senza sogni? In fondo,attraversare sè stessi è un viaggio che passa attraverso sogni infranti,nel mezzo di percorsi truci,attraverso impervie verità,squallide bugie,lampi di amore che illuminano solo per poco...
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MORDE FORTE

06 aprile 2019 ore 00:30 segnala
Morde forte,quel dolore antico. Ringhia forte il suo tempo che è passato lasciando solchi che non si possono colmare. Ci sono eventi che scavano il mondo attorno alla nostra vita,storie dure dai colori forti,vividi,che spostano il peso dell'anima da un'altra parte,in qualche posto dove non riusciamo più a raggiungerla..
Ci sono fatti che non si possono accettare perchè il compromesso col male non si può proprio fare.Ci sono vverità inaccettabili,raccontate da un demonio fluido,orrori che scorrono col tempo nel nostro sangue e ci cambiano per sempre. Il nostro angelo,la parte buona di noi stessi deve fare in modo di proteggerci.
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DIO E' NEL SILENZIO

09 febbraio 2019 ore 01:09 segnala

Pensieri folli e straordinari si impossessano della mia mente,costringendomi a inventare un nuovo mondo. Il silenzio porta con sè le cose impossibili;il silenzio è puro,imprevedibile,lontano dagli schemi normali. Si fa strada,quindi,la sensazione che tutto ciò che è stato,ciò che appare,è soltanto una parte di ciò che esiste. La realtà fenomenica cela verità più grandi. Ci sono cose che esistono e che non possono essere notate,così come altre cose si notano ma hanno smesso di esistere da tempo.
C'è un senso in tutto questo:la verità mi sfugge dalle mani ma sibila in testa come un fischio acuto e lontano che si muove senza farmi paura. Dio esiste e cerca il contatto giusto attraverso una concatenazione di eventi che dobbiamo essere in grado di interpretare. Dio non è il caso,ma è la regola che coglie la sfumatura e la eleva a simbolo di comunicazione...
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« immagine » Pensieri folli e straordinari si impossessano della mia mente,costringendomi a inventare un nuovo mondo. Il silenzio porta con sè le cose impossibili;il silenzio è puro,imprevedibile,lontano dagli schemi normali. Si fa strada,quindi,la sensazione che tutto ciò che è stato,ciò che appa...
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LA VOLPE ADDOMESTICATA

30 gennaio 2019 ore 02:34 segnala



“Buon giorno”, rispose gentilmente il Piccolo Principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
“Chi sei?” domandò il Piccolo Principe, “sei molto carino…”
“Sono una volpe”, disse la volpe.
“Vieni a giocare con me”, le propose il Piccolo Principe, sono così triste…”
“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa”, fece il Piccolo Principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
“Che cosa vuol dire ?”
(…)
“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami”
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« immagine » “Buon giorno”, rispose gentilmente il Piccolo Principe, voltandosi: ma non vide nessuno. “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…” “Chi sei?” domandò il Piccolo Principe, “sei molto carino…” “Sono una volpe”, disse la volpe. “Vieni a giocare con me”, le propose il Piccolo Principe...
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30/01/2019 02:34:40
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