Secchioni & somari a Hollywood

01 settembre 2017 ore 13:09 segnala


Si dice che Calciatore non fa quasi mai rima con dottore. Con la storia che Chiellini si è laureato hanno riempito tonnellate di pagine, si presume quindi che le corone d’alloro scarseggiano nel mondo del pallone.
Mi sono allora chiesto, visto che questo è un blog che parla prevalentemente di cinema, se invece attore fa rima con dottore.
Pare che gli attori laureati siano di più dei calciatori addottorati. Prendiamone 10:


James Franco si è laureato in scrittura creativa. Franco ha brillato talmente tanto che è stato chiamato dall'università a tenere lui stesso un corso di poesia e cortometraggi.



Tommy Lee Jones, ai tempi del college ha avuto un compagno di stanza diventato celebre pure lui: Al Gore.
Lee Jones si è laureato con lode in Letteratura inglese.



Arnold Schwarzenegger si è laureato in Economia con specializzazione in marketing dello sport.



David Duchovny, il celebre protagonista di X-Files è laureato nientemeno che a Yale in letteratura inglese.



Hugh Grant si è laureato in letteratura inglese in uno degli atenei più celebri del mondo: l'Università di Oxford!



Natalie Portman. L'attrice del Cigno Nero ha una laurea conseguita in una delle università migliori del mondo. La Portman si è infatti laureata in psicologia ad Harvard.



Rowan Atkinson, interprete di Mr Bean, è laureato in ingegneria elettrica a Oxford con massimo dei voti e bacio accademico.



Nicole Kidman ha studiato al Victorian College of Arts di Melbourne, quand’era piccola gran parte della sua famiglia era formata da accademici: suo padre era biochimico mentre sua madre un’insegnante di infermeria.



Meryl Streep, l’attrice che detiene il record di nomination agli Oscar, ha iniziato studiando canto con l’intenzione di diventare soprano, poi però ha scelto la strada della recitazione e nel 1971 si è laureata in arte drammatica alla Yale Drama School.

Naturalmente, nei banchi di scuola insieme ai secchioni vi sono anche i somari. Prendiamone 5:



Kristen Stewart, conosciuta al pubblico per l'interpretazione di Bella nella saga di Twilight, non era un'ottima alunna. Odiava la scuola e aveva seri problemi con i compagni di scuola. Ha lasciato gli studi per fare l'attrice.



Johnny Depp. Animo ribelle già da piccolo non è mai stato regolare negli studi. Ha preferito infatti buttarsi sul lavoro intraprendendo qualsiasi attività gli capitasse.



Ryan Gosling non è mai stato un secchione. Ebbe anche problemi con i coetanei e per questo studiò a casa.



Cameron Diaz ebbe problemi al liceo. Iniziò molto presto la carriera di modella, dove ottenne risultati decisamente migliori per poi arrivare a recitare.



Tom Cruise ha il diploma di scuola media



Al Pacino ha il diploma di scuola media

VB
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« immagine » Si dice che Calciatore non fa quasi mai rima con dottore. Con la storia che Chiellini si è laureato hanno riempito tonnellate di pagine, si presume quindi che le corone d’alloro scarseggiano nel mondo del pallone. Mi sono allora chiesto, visto che questo è un blog che parla prevalen...
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Ho smesso di fumare.

30 agosto 2017 ore 23:53 segnala


Da sempre la morte provoca dolore e paura. Però, paradossalmente, suscita anche curiosità ed umorismo. Molti attori celebri e famosi – e non solo - hanno voluto concentrare l’ultima pagina del libro della loro vita in una breve frase da apporre sulla loro lapide funeraria, in modo che chi si reca a piangere la scomparsa nella loro tomba, possa consolarsi almeno ricordandone il suo humor e la sua simpatia.

Gianfranco Funari, incallito fumatore, sdrammatizza così: "Ho smesso di fumare"
Il comico americano Groucho Marx ha scelto la scritta: "Cari visitatori, scusatemi se non mi alzo!"
Sulla tomba di Franco Califano è scritto: "Non escludo il ritorno"
Dorothy Parker, poetessa statunitense, sulla sua tomba volle la scritta: "Scusate la polvere"
Stringato ed efficace il messaggio lasciato dalla poetessa statunitense Emily Dickinson: "Richiamata"
Ettore Petrolini, tra i massimi esponenti del teatro di varietà di inizio '900, ha scelto di sbeffeggiare la morte con l'epitaffio: "Eccola che viene... la possino ammazalla...!"
Il grande Walter Chiari ha scelto la frase: "Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato"
L’epitaffio di Frank Sinatra: "Il meglio deve ancora venire"
Il poeta satirico francese Jacques Du Lorens fece scrivere sulla tomba della moglie: "Qui giace mia moglie: oh come sta bene qui per il riposo suo e per il mio"

Infine, dopo tanto humour, un epitaffio amaro:
Primo Levi, partigiano antifascista, catturato dai nazifascisti e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo, ha voluto nella sua lapide il numero “174517”, ossia il numero identificativo che portava tatuato sul braccio durante gli anni di prigionia ad Auschwitz.

Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri.
Leone Tolstoi


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« immagine » Da sempre la morte provoca dolore e paura. Però, paradossalmente, suscita anche curiosità ed umorismo. Molti attori celebri e famosi – e non solo - hanno voluto concentrare l’ultima pagina del libro della loro vita in una breve frase da apporre sulla loro lapide funeraria, in modo ch...
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La forza dell'odio

29 agosto 2017 ore 23:03 segnala


Il mondo è fatto di sogni e di amore, ma soprattutto di odio: lo vediamo al lavoro, nei social e anche su questa bacheca. Anche Hollywood non è esente dall’odio. A volte capita che due attori che non si sopportano si sono ritrovati a recitare nello stesso film. Però il profumo dei soldi è solitamente più forte del fetore dell’odio e così vanno avanti mettendo davanti la professionalità (e l’avidità) all’odio verso il collega. Cosa prevedibile del resto, dire no a un film significa perdere milioni di dollari.

In Dirty dancing, Patrick Swayze & Jennifer Grey non si sopportavano, eppure guardate com’era bravi nel dimostrare il contrario


In Romeo and Juliet Leonardo DiCaprio pensava che lei fosse troppo rigida e tesa, mentre Claire Danes lo trovava immaturo


In Sex and the city Kim Cattrall & Sarah Jessica Parker erano come il giorno e la notte. Ogni volta che si presentava l'occasione si lanciavano delle frecciatine al curaro.


Ne Il gladiatore Russell Crowe accusava Oliver Reed di scarsa professionalità e i due non si sono mai parlati se non per quei pochi secondi di riprese.


In Ufficiale e gentiluomo Debra Winger Richard Gere non si amavano per niente. La Winger ha detto che Gere era un «coprotagonista insensibile». Ha affermato che non ricorda con affetto il film.


A lungo ho creduto che niente fosse più forte dell'amore. Certo, è forte, ma la sua forza impallidisce davanti al fuoco dell'odio.
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« immagine » Il mondo è fatto di sogni e di amore, ma soprattutto di odio: lo vediamo al lavoro, nei social e anche su questa bacheca. Anche Hollywood non è esente dall’odio. A volte capita che due attori che non si sopportano si sono ritrovati a recitare nello stesso film. Però il profumo dei so...
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Ci vuole culo...

25 agosto 2017 ore 22:24 segnala


Nella vita per andare avanti ci vuole talento, a meno che non hai culo. Questo ha detto l’attrice Ruth Wilson lamentandosi che nel cinema essere maschi significa avere culo e tanto per dare un esempio pratico ha detto che Le era stata data una parte in cui doveva fingere un orgasmo. Però, essendo donna, avrebbe dovuto fare la faccia idiota, cioè serrare gli occhi, spalancare la bocca e urlare come se una lama gli forasse il cervelletto. Perché è proprio quello che i registi vogliono dalle donne quando devono fingere l’orgasmo, perché si vuole mostrare a tutto il mondo quanto la donna sia soddisfatta dalla prestazione sessuale di lui dell'attore maschio, che è sempre la vera indiscussa star del film. Lui naturalmente, quando deve fingere l’orgasmo, è esente dal fare la faccia idiota. A lui basta infatti digrignare un po' i denti e poi, quando ha finito, si lascia scivolare sull'altro lato del letto, come a evidenziare uno sforzo da “macho” riuscito bene, e la prova è data dal volto da 'orgasmo perfetto' dell’attrice che le è accanto. In più gli uomini guadagnano il doppio. Se non è avere culo questo…

Tralasciando un po’ il cinema, mi sorge un dubbio…non è che è colpa del cinema che le donne oggi sono imbattibili nel simulare un orgasmo? Le vediamo urlare, chiudere gli occhi e aprire la bocca ed è naturale che poi ci sentiamo dei tori da monta, degli "Italian stallions". Ci convinciamo di essere delle “sex machines” a tal punto che siamo convinti che le turiste vengono in Italia non per il Colosseo, nè per il centro di Firenze, nè per le spiagge di Rimini e Riccione, ma per noi, masculi latini. Pensiamo di essere l’oggetto del loro piacere.

O meglio, pensavamo, perché quando abbiamo visto l’interpretazione di un orgasmo falso, fatto a regola d’arte, di Meg Ryan in “Harry ti presento Sally.” il dubbio, da allora, assilla la nostra mente. E mentre la nostra donna sotto (o sopra, a seconda i gusti) di noi ansima e geme, noi la fissiamo con estrema cura per capire, e carpire, qualche traccia di simulazione. Dopo che lei smette di urlare come una lupa per il “piacere”, noi le facciamo domande per analizzare le risposte e i toni:
- “Ti è piaciuto amore?”
- “Da morire” dice lei languidamente.
- “Dalle risate?” pensiamo allarmati. Abbiamo iniziato così a leggere tutto ciò che tratti l’orgasmo femminile e quel che leggiamo non ci rassicura. Sembra infatti che per molte donne l’orgasmo sia qualcosa mai visto né provato e quel che è peggio è che gli uomini non si accorgono.”
Cazzo, “qualcosa mai visto né provato?” E la mente va a quelle volte che, distesi sul letto, col nostro ego soddisfatto e pensando di aver fatto il “nostro dovere”, ci accendiamo una sigaretta e un sorriso di vanitosa soddisfazione solca le nostre labbra. Poi, il nostro sguardo volge verso il basso, in direzione del nostro strumento “born to sex” e, strizzandogli l’occhio, diciamo: - "Sei stato grande brother!"
Poi ho letto un’intervista di una donna in merito. Ricordo, come fosse oggi, cosa disse:

- “Ho lavorato fuori, fatto il bucato, preparato da mangiare, rassettata la casa, stirato e lavato i piatti. Finalmente sono a letto, sperando che la sagoma accanto (saremmo noi uomini. ndr ) non mi si avvicini, e invece … eccolo. Si avvicina lento ma inesorabile come una lumaca bavosa. La mano va sul seno, il piede, con relativo calzino, fa piedino, poi si arrampica rotolando sul mio corpo. Che palle! Dei preliminari manco a parlarne … e per fortuna. La sagoma (siamo sempre noi) inizia a darmi piccoli colpettini, tipo quando si pianta un chiodino (un chiodino???) al muro. È allora che inizio a emettere mugolii di piacere e nel frattempo gli pianto le unghia sulla schiena. Grido: "ancora, ancora" e intanto affondo ancora di più le unghia, questo sì con piacere. Poi chiudo gli occhi, socchiudo la bocca ed esalo, come un’attrice consumata, il rantolo dell’orgasmo. Lui, ( sempre noi) felice come un bimbo, si srotola di colpo verso dove era venuto e in un nano secondo sprofonda in un sonno ancestrale nell’attesa del prossimo film. Finalmente posso dormire."

E i dubbi sono diventati certezza.
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American gigolò

22 agosto 2017 ore 18:55 segnala


Per chiunque voglia intraprendere l’invidiabile professione di Gigolò, non può farlo senza prima aver visto American gigolò: capirà che saper far bene l’amore non è l’unica cosa rilevante.

Il film uscì nel 1980 e chi andò a vederlo (io ad esempio) uscì dal cinema incantato, non tanto dalla trama (era un thriller ma ce ne fregava poco), quanto dalla maniera del tutto sfacciata di come Richard Gere riusciva ad accalappiare le sue prede.

Sensuale, sicuro di sé, parlantina sciolta, sguardo provocante e modi urbani, Richard Gere con quel film sedusse uomini e donne di tutto il mondo.

Prima di allora, era un perfetto sconosciuto. Inizialmente, la parte del gigolò era stata proposta a Christopher Reeve, l’attore che aveva fatto il primo film su Superman, nel 1978, ma l’attore rifiutò, nonostante la barca di soldi che gli era stata offerta, perché temeva che il ruolo di gigolò lo penalizzasse nella carriera ( Si sa, gli americani sono così puritani…). Si pensò allora a John Travolta, che veniva da due successi strepitosi: La febbre del sabato sera, del ‘77, e Grease, del ‘78, ma anche lui rifiutò per le stesse ragioni. Si ripiegò allora su Richard Gere e fu uno strepitoso successo al botteghino! Milioni di dollari guadagnati.

Con quel film, Gere mise in fila dietro di sé tutti gli attori del momento. Era il primo della lista. Il più ambito dai produttori e il più ammirato dalle donne. E continuò a esserlo l’anno seguente, con Ufficiale e gentiluomo, altro grandissimo successo.

Ci sono tanti attori che sono famosissimi ma che non sono mai riusciti a essere il “numero uno” per un dato periodo. Lui lo fu, indiscutibilmente. Le ragazze di quell’epoca lo ricorderanno bene.

La donna di cui Gere si innamorava nel film, avrebbe dovuto essere interpretata da Meryl Streep, ma anche lei, sempre per via della trama un po’ troppo “perversa” per gli americani, rifiutò e la parte fu data a Lauren Hutton.



Nel film, quando la Hutton alza l’indice accompagnando il gesto con una richiesta, ossia chiede a Richard Gere di fare una scopata con lui, tutti noi giovani (di allora) eravamo con la bocca aperta come baccalà. Una scena indimenticabile. Era come se lei facesse la richiesta a ognuno di noi. I nostri pomi d’Adamo andavano su e giù mentre la salivazione si azzerava. E che dire di lui che risponde che c’è stato un errore e si alza andando via mentre lei si gira per guardarlo? “Ma dove cazzo va?”- abbiamo pensato tutti.

Sono passati quasi 40 anni da quel film ma chi ha voglia di vederlo si accorgerà che il tempo non l’ha scalfito.

Dimenticavo. I vestiti che indossa Richard Gere sono di Giorgio Armani.

Vi lascio con l’inizio del film. Dura due minuti e mezzo e li vale tutti. Il brano che l’accompagna è Call me, dei Blondie.

https://www.youtube.com/watch?v=mOZPRm5BW0Y

VB

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« immagine » Per chiunque voglia intraprendere l’invidiabile professione di Gigolò, non può farlo senza prima aver visto American gigolò: capirà che saper far bene l’amore non è l’unica cosa rilevante. Il film uscì nel 1980 e chi andò a vederlo (io ad esempio) uscì dal cinema incantato, non ta...
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C'era una volta il nostro passato

21 agosto 2017 ore 12:55 segnala


Di tanto in tanto ripercorrere i sentieri che ci portano verso il nostro passato, verso la nostra stagione dell’adolescenza, ci mette addosso un po’ di tristezza ma al contempo ci fa star bene. Tornando indietro, rivediamo le nostre esperienze vissute, le nostre speranze, i sorrisi elargiti e le lacrime versate, i libri che ci hanno fatto viaggiare, le canzoni che ci hanno fatto innamorare e gli attori che ci hanno regalato emozioni. Già, gli attori… Ogni fascia d’età ha i suoi. Se sei intorno ai 50 anni e hai voglia di rivedere alcuni attori che ti (ci) hanno fatto piangere e gioire, beh, accomodati pure, lo spettacolo inizia:

Cary Grant, Katharine Hepburn e James Stewart.

Cary Grant: Alfred Hitchcock, affermò che Cary Grant fu l'unico attore che avesse veramente amato. Ian Fleming disse invece di essersi in parte ispirato a Grant nel delineare il personaggio dell'agente segreto James Bond.
Katharine Hepburn: Nessun attore o attrice ha vinto quanto lei: 4 Oscar, tutti da protagonista. Null’altro da dire!
James Stewart: Chi non ricorda “La finestra sul cortile”? Era anche un appassionato di poesie e di giardinaggio.

Gregory Peck: Il protagonista di “Vacanze romane” In una delle sequenze più famose, lui e Audrey Hepburn visitano la Bocca della Verità. La scena in cui Gregory Peck infila la mano nella Bocca facendo finta di averla persa non era preventivata. Fu una trovata dell'attore che non aveva però avvisato la Hepburn. La reazione dell'attrice mentre grida perciò è reale.

Henry Fonda: Alto, dinoccolato occhi di un azzurro pulito.Chiuse la sua splendida carriera, anziano e già malato, con il premio Oscar per il film Sul lago dorato (1981), dove ad affiancarlo furono la figlia Jane e un'altra leggenda del cinema, Katharine Hepburn. Henry Fonda era ateo e impartì ai figli Jane e Peter un'educazione atea.

Montgomery Clift: Gli occhi più belli dopo quelli di Elizabeth Taylor. Racconta Brando di lui: "Monty era davvero un grande attore, ma era molto inquieto nella vita privata. Si sospettava che fosse omosessuale e questo sospetto lo angosciava tanto che divenne un alcolista e drogato." Morì a 46 anni.

James Dean: Interpretò solo tre film: la valle dell’Eden, Gioventù bruciata e Il gigante. Il suo aspetto e la sua aria vulnerabile affascinava le donne. Tutte avrebbero voluto prendersi cura di lui. In un tardo pomeriggio del 1955, una Porsche Spider si schiantò contro un altro veicolo. Per il conducente dell'auto non ci fu nulla da fare, era deceduto sul colpo. Alcune ore più tardi cominciò a diffondersi la notizia che James Dean era morto. Aveva 24 anni.

Paul Newman Forse l’attore che ha avuto più successo di tutti, al punto da essere spesso definito una "leggenda del cinema". Nel 2008 gli fu diagnosticato un cancro ai polmoni. Decise di smettere le cure e si ritirò a vita privata per passare gli ultimi giorni di vita con la famiglia. Morì all'età di 83 anni.

Jerry Lewis: se n’è andato ieri, 20 agosto all’età di 91 anni. Lui e Dean Martin crearono una coppia che fu sovrana indiscussa della comicità americana e non solo. Mentre Dean esibiva il fascino del latin lover, Jerry era l’ingenuo candido, con gli occhi incrociati, i dentoni in evidenza e la voce in falsetto. La sua frase preferita: “Bisogna essere matti per fare il comico.”

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« immagine » Di tanto in tanto ripercorrere i sentieri che ci portano verso il nostro passato, verso la nostra stagione dell’adolescenza, ci mette addosso un po’ di tristezza ma al contempo ci fa star bene. Tornando indietro, rivediamo le nostre esperienze vissute, le nostre speranze, i sorrisi e...
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Ultimo tango a Parigi

19 agosto 2017 ore 18:05 segnala


Senza la scena del burro, di “Ultimo tango a Parigi” probabilmente oggi non se parlerebbe più. La scena non era prevista nella sceneggiatura. Bernardo ha raccontato com’è venuta fuori l’idea. Stavamo facendo colazione, io e lui, quando a un certo punto io ho cominciato a spalmare il burro su una baguette. Lui mi stava parlando del film: "Allora Marlon,io direi di..." A un certo punto il suo sguardo si è rivolto verso il mio gesto e, non so come, ci siamo dati un'occhiata complice. Maria non era d’accordo però alla fine accettò. E così, mi ritrovai sul pavimento con la bellissima Schneider, con in mano una piccola porzione di burro. La scena la si trova dappertutto sul web. Oggi, rivedendola, è talmente finta da apparire penosa. Maria fu però, per tutta la vita, rancorosa nei confronti di Bernardo.

Per quanto mi riguarda posso dire che il film richiese un profondo coinvolgimento emotivo e, una volta terminato, decisi che mai più mi sarei fatto distruggere emotivamente per girare un film. Ricordo inoltre di aver vissuto una delle esperienze più imbarazzanti e meno erotiche della mia carriera. Dovevo interpretare una scena in un appartamento. Avrei dovuto fare l’amore con Maria. La cinepresa doveva riprendermi di fronte, completamente nudo; ma faceva talmente freddo quel giorno che il mio pene si trasformò in una nocciolina. Naturalmente non potevo interpretare la scena in quel modo, quindi cominciai ad andare avanti e indietro nell’appartamento cercando di costringere il mio pene a tornare alle dimensioni naturali. Mi misi anche a parlargli, ma non ne voleva sapere. Nel frattempo, tutta la troupe era ferma a guardarmi, in attesa del miracolo. Miracolo che non avvenne. Dato che non era possibile girare la scena con quella ciofeca che mi trovavo, venne decisa di tagliarla.

Ogni volta che ci penso mi si accappona la pelle...compreso Lui.


VB
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« immagine » Senza la scena del burro, di “Ultimo tango a Parigi” probabilmente oggi non se parlerebbe più. La scena non era prevista nella sceneggiatura. Bernardo ha raccontato com’è venuta fuori l’idea. Stavamo facendo colazione, io e lui, quando a un certo punto io ho cominciato a spalmare il ...
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Sharon Stone

18 agosto 2017 ore 17:18 segnala


Correva l’anno 1992. Io ero poco conosciuta. Cercavano un’attrice per Basic Istinct, ma nessuna di quelle più affermate accettò la parte per via delle scene erotiche. Alla fine scelsero me, offrendomi 500 mila euro, una delle paghe più bassi di quei tempi. Naturalmente dovetti fare un provino. Eccolo!

http://video.corriere.it/sharon-stone-provino-basic-instict-l-attrice-pubblica-video-inedito/381649f2-7ea4-11e7-9e20-fd5bf758afd2?refresh_ce-cp

Pensate che meritavo la parte?

La scena più nota del film è senz'altro quella dell'interrogatorio, durante il quale io mentre rispondo alle domande dei poliziotti, accavallo le gambe mostrando di non indossare biancheria intima. Questa scena è diventata ormai l'emblema di quel film.
Fu un trucco voluto dal regista. Mi aveva consigliato di togliermi le mutandine, assicurandomi che non si sarebbe visto nulla. Mi arrabbiai molto quando vidi successivamente la scena durante la presentazione del film a Cannes, però devo ammettere che fu un trampolino di lancio perfetto per me.
Sono nata nel 1958. Il prossimo marzo compio sessant’anni. Eccomi adesso:

https://www.youtube.com/watch?v=EX1jP9imrtQ

Sessant’anni può essere una bellissima età.

La mezza età è per me un periodo di apertura mentale. Da giovane ero carica di chiusure, di pregiudizi e di tabù. Oggi mi sento veramente libera. Per questa ragione, ad una domanda specifica di un giornalista, ho ammesso con naturalezza di essere bisessuale. Ma anche il dolore ha attraversato la mia vita. Nel 2001, infatti, fui colpita da un aneurisma cerebrale che stravolse completamente la mia esistenza. Quando arrivai in ospedale, il medico era appoggiato su di me. Gli chiesi se stavo morendo e lui rispose che il mio cervello stava sanguinando e che a breve avrei potuto perdere la capacità di parlare. Ci sono voluti due anni perché il mio corpo assorbisse completamente l’emorragia interna.
Nel 2004 ebbi poi un infarto, poco dopo il divorzio dal mio secondo marito.
A seguito di tutto questo il mio fisico è cambiato, ma oggi sono diventata emotivamente più intelligente. Ora sono più forte. E mi godo la vita, a sessant'anni.

VB

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« immagine » Correva l’anno 1992. Io ero poco conosciuta. Cercavano un’attrice per Basic Istinct, ma nessuna di quelle più affermate accettò la parte per via delle scene erotiche. Alla fine scelsero me, offrendomi 500 mila euro, una delle paghe più bassi di quei tempi. Naturalmente dovetti fare u...
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Robert De Niro

09 luglio 2017 ore 23:12 segnala


Giovanni De Niro, mio nonno, veniva dal Molise, precisamente da Verrazzano, in provincia di Campobasso. Dopo esser diventato famoso, ho sentito il bisogno di rintracciare le mie radici etniche, e sono andato proprio nel capoluogo molisano.

Sono cresciuto a Little Italy. Ecco come Martin Scorsese racconta nella sua autobiografia.
“Ci conoscevamo fin da quando eravamo bambini, cioè non è che ci conoscessimo veramente, ci vedevamo in giro. Vivevamo tutti e due a Little Italy.”

Insieme abbiamo girato 8 film.

Molti amano tracciare qualche parallelo fra me e Al Pacino: siamo in effetti quasi coetanei (Al ha 75 anni, io 72) entrambi newyorkesi, abbiamo frequentato la stessa scuola di recitazione, abbiamo lavorato con gli stessi registi e abbiamo esordito nel cinema negli stessi anni. Entrambi ci siamo affermati come interpreti riconoscibilmente italiani.

Sono sempre stato convinto che per affrontare dei ruoli bisogna viverli. "Essere prima ancora che recitare" ho sempre detto: come quando ho fatto veramente il tassista a New York per recitare in Taxi Driver.

Della mia vita privata non amo parlare. Da poco è uscito un libro dal titolo: "The Niro: A Life" in cui si narrano minchiate senza fine. E’ una biografia non autorizzata, come spesso succede qui in America. Si sono inventato che sono un cocainomane e che era l'amore per la polvere bianca che stava dietro alla mia amicizia con l'attore comico John Belushi. Questo lo scrivono solo perché nella tragica notte in cui Belushi morì, io fui tra i primi ad accorrere al bungalow di John.

Ho 6 figli nati da tre donne diverse.

Oltre a Scorsese, sono legato a profonda e decennale amicizia anche con Joe Pesci e Sean Penn: hò mostrato molta stima verso Al Pacino vedendo in lui un eccellente collega oltre che attore, e Leonardo Di Caprio che ritengo sia il mio naturale "erede" hollywoodiano, anche per le comuni origini italoamericane.

Dicono che fra le prime dieci migliori frasi cinematografiche, due appartengono me:
- Ma dici a me? Dici a me? Ma dici a ME? E con chi stai parlando allora? Dici a me... – TAXI DRIVER
- Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo… - GLI INTOCCABILI

Devo dire che hanno ragione…

Sex a Hollywood

06 luglio 2017 ore 23:05 segnala



Nei film americani il sesso fa più paura della violenza. I genitori americani temono più una scena di sesso che un’immagine violenta. Basti pensare che il film 50 sfumature di grigio, tratto dal romanzo da cento milioni di copie, che in Italia ha fatto ridere più che eccitare per la pochezza delle scene hot, in America era vietato ai minori di 17 anni.

Peraltro l’approccio col sesso, nei film americani, ha quasi sempre la sua location naturale dentro qualche bar. Il protagonista deve semplicemente sedersi al bancone e aspettare che anche lei prima o poi entri e si sieda. Dopo aver trangugiato i whisketti e sbattuti i bicchierini sul bancone, lui si alza, si siede accanto a lei e le butta una frase del tipo: “Giornata storta oggi, eh?”. Lei beve tutto d’un fiato il bicchiere e dice qualcosa della serie: “Poteva andare meglio.” Sono duri 'sti yankees!

Dopo essersi alcolizzati con una trentina di bicchieri, vanno a casa di lui e dopo aver chiuso la porta, si appiccicano come se non avessero fatto sesso da una vita. Lui la impala subito su una parete, eccitato come un babbuino in forte astinenza, poi, come se non bastasse, la sbatte sul tavolo della cucina e con una grazia degna dell’uomo di Neanderthal, si scaraventa sopra. Naturalmente lei non ha mai le mestruazioni, figurati lui i preservativi, seeee…

Se invece hanno uno spirito più aristocratico e dovessero farlo in salotto, beh, sicuramente non sentiranno freddo perché il camino è sempre acceso. Alla fine, cucina o salone che sia, faranno sempre la scopata del secolo e, naturalmente, raggiungeranno l’orgasmo entrambi allo stesso precisissimo momento.

La posizione è sempre quella del missionario: lei sotto che si contorce come una cubista e lui sopra che ansima come un asmatico. il Kamasutra, nei film americani, non è mai pervenuto. Per non parlare poi dei preliminari. Che è?

Dopo aver finito di gemere, di mugugnare, di sospirare e di grugnire, con un’aria da quiete dopo la tempesta, il regista inquadra dall’alto i due amanti. Il lenzuolo arriverà sempre poco sotto l'ombelico di lui e fino all'altezza delle spalle nel caso di lei, coprendole il seno. Perché il sesso si fa con la frenesia di due conigli impazziti, ma non sia mai che si veda una puntina di tetta. Si rischia l'oltraggio al pudore. Non parliamo poi del pistolino. Lì si va direttamente in galera. L’unica volta che ne hanno mostrato uno fu quello di Richard Gere in American gigolò e a debita distanza. Sono passati 35 anni da allora e ancora ne parlano.


VB
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« immagine » Nei film americani il sesso fa più paura della violenza. I genitori americani temono più una scena di sesso che un’immagine violenta. Basti pensare che il film 50 sfumature di grigio, tratto dal romanzo da cento milioni di copie, che in Italia ha fatto ridere più che eccitare per la...
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06/07/2017 23:05:53
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