IL SANTO VAGABONDO

15 maggio 2017 ore 10:16 segnala


Da quanto tempo non tornava alla casa comune? Il cavaliere non avrebbe saputo dirlo, perso dietro la sua ricerca personale, da troppo tempo vagava tra spazi sconfinati e le marcescenti città della frontiera, a volte semplici agglomerati di casupole, altre chiassosi ammassi di case e palazzi dove fervevano le frenetiche attività mercantili. Ma una sera, mentre seduto ad una locanda era intento a consumare un pasto frugale - giusto quel che poteva pagarsi con le poche monete guadagnate in lavori saltuari - aveva sentito una conversazione tra due trasportatori. Una notizia giunta da lontano, dal villaggio dove sorgeva la casa della Fratellanza, parlava di una tragedia inaspettata e il cavaliere si era subito accinto ad intraprendere il lungo viaggio. Aveva sellato il suo cavallo, si era assicurato che fosse stato ben accudito allo stallaggio - in finale non spendeva forse quasi tutto quel che guadagnava per il benessere e la cura del suo animale, lesinando invece sulle proprie necessità? - ed era partito al galoppo. Fuori dalla cinta si aprivano le ampie lande, talvolta foriere di pericoli inattesi ed incontri sorprendenti, sempre più di quanti in quegli anni ne avesse veduti.

Il secondo giorno un lontano luccicare lo aveva messo sul chi vive: passando sotto una cengia montuosa aveva riconosciuto il Clan che dominava le lande, schierato a controllare il territorio. Aveva portato verso il petto la mano destra con due dita tese in segno di rispetto e aveva ricevuto dal Clan la medesima risposta, segno che accettavano il suo passaggio e non lo riconoscevano come possibile nemico. Il fanciullo nascosto in fondo al suo animo aveva un poco invidiato le belle armature piene di fregi luccicanti al sole ma poi l'orgoglio per i colori della Fratellanza che portava sulla cotta disperse quella vaga momentanea tentazione.

Era scesa la notte con il suo vento freddo che spirava dai confini nordici e il cavaliere aveva ritenuto meglio cercare un riparo piuttosto che dormire all'addiaccio vicino ad un albero come era solito fare. Scorse dunque delle luci tra gli alberi, una casa colonica probabilmente: legò le redini del cavallo alla staccionata e andò a bussare. Una donna dall'aria spaurita gli aprì, cercava di nascondere con la mano i vistosi segni di percosse sul viso, come se se ne vergognasse profondamente. Il cavaliere chiese asilo per la notte e, con un sussurro, chiese se poteva essere d'aiuto in qualche modo. La donna si coprì la bocca mentre a bassa voce sfogava tutte le sue paure: come un fiume in piena da troppo tempo tenuto nascosto rivelò l'indole brutale del marito che, perennemente ubriaco, oltre che picchiarla aveva anche tentato di abusare della loro figlia, troppo gracile per difendersi a causa di una malattia mai curata correttamente. Disse al cavaliere che l'uomo era uscito con i suoi compagni di bevute e che sarebbe tornato di lì a poco, e sarebbe stato meglio non lo avessero trovato in casa. Lui fece solo un cenno di assenso e tornò verso il cavallo, sedendosi ad aspettare nella notte.

Un paio d'ore più tardi giunsero in tre, evidentemente ubriachi e scorgendolo brandirono bastoni e coltelli estratti da sotto i mantelli. Il cavaliere si alzò, tirò verso la spalla la manica della giubba scoprendo l'avambraccio: il tatuaggio di un gladio contornato dalle scritte "Una volta e per sempre" brillò nella luce lunare e nella sua mano apparve un vero gladio. Lo scontro durò quanto un respiro di drago e fu altrettanto mortale: dalla porta giunse correndo la donna ad abbracciarlo, salva da quella vita miserabile. Volle condurlo al capezzale della bambina, un esserino pallido e silenzioso. Qui il cavaliere commosso chiese alla donna di portargli un boccale di latte, si tagliò superficialmente vicino al polso e vi fece cadere alcune gocce del suo sangue, porgendolo a bere alla bambina. Lei ubbidì poi ricadde sui cuscini ma poco dopo un sano colorito si effuse sulle sue guance; l'uomo disse a sua madre che il suo sangue apparteneva alla Fratellanza e ora anche la piccola ne faceva parte, e tutta la loro forza e il loro indomito spirito avrebbero albergato in lei riportandola ad una vita piena e degna di essere vissuta. Poi, mentre ancora la donna in lacrime lo ringraziava insieme a sua figlia, riprese il cammino...
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15/05/2017 10:16:10
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R. I. P. JACK

21 marzo 2017 ore 11:42 segnala

Come vogliono le tradizioni del MPM Roma M.C. si è tenuta, nel raccoglimento della Domus, la commemorazione di Jack, figlio di un Fratello, che ci ha lasciato troppo presto. Mentre veniva celebrato il rito a porte chiuse, davanti alla Domus si è radunata una numerosa folla di Fratelli, amici e parenti.




Alla fine del rituale, gli MPM hanno aperto eccezionalmente le porte della Domus, accogliendo le persone che hanno ascoltato il commovente “Silenzio” suonato da un trombettiere seguito dal grido del “Presente” collettivo. La festa è proseguita con le “Domina” che hanno offerto un grande rinfresco per tutti i visitatori.




Alle ore 18, l’intervento del Sacerdote che ha impartito la benedizione al Gilet di Jack, incorniciato ed affisso sula parete tra le immagini dei membri MPM.

Gli MPM Roma M.C. desiderano ringraziare tutti per l’affetto dimostrato con la loro presenza.


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ETERNAL CITY CUSTOM SHOW

13 febbraio 2017 ore 19:31 segnala

Si è svolto a Roma da sabato 11 a domenica 12 febbraio il primo Eternal City Custom Show. Diciamocela tutta... chi ogni anno si getta nella mischia caotica del Motor Show a cuore aperto e con la voglia di godersi lo spirito biker del custom e ne esce con in bocca il sapore amaro dei troppi saloni dedicati a cose che con le nostre fantasie hanno davvero poco a che fare ha finalmente trovato qui quel che va cercando.
Nel grande spazio dell' Atlantico Live, il famoso locale capitolino normalmente usato come discoteca e luogo di concerti , gli ETERNAL CITY HAMC hanno organizzato una kermesse di tutto rispetto dove erano presenti molte realtà del mondo biker, elaboratori e produttori di ogni tipologia, dalle cafè racer alle special, dalle vespe a certe sperimentazioni chopper e bobber da far brillare gli occhi.



Harley Davidson, Ducati, Guzzi tra preparatori come Cafè Twin, Puzzle Garage, Ruote Rugginose, G.Garage, ecc., oltre ad ospiti del calibro di Rusty Coones noto nel mondo per la partecipazione alla serie televisiva "Sons of Anarchy".
Presente lo stand della rivista Low Ride con le sue pubblicazioni e curatrice del Bike Contest, insieme ad altre interessanti realtà in linea con lo stile biker come i tatuatori ETERNAL CITY TATTOO ed il "Bullfrog Barber Shop".



Notevole la mostra di hot rod dei Rumblers Car Club, le moto custom e gli eccellenti lavori degli artisti del Pin Striping.
La due giorni ha avuto diversi ospiti musicali tra i quali Ronnie the Midnight Ramblers e Ricky Rialto & the B-movies.
Imponente il continuo ricambio del pubblico presente a questo evento che va decisamente a porsi come controaltare del Motor Show. Appuntamento alla prossima edizione.

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IL SEGNO DEL TESCHIO

09 febbraio 2017 ore 21:24 segnala

Uno dei simboli più diffusi, sia nella iconografia del mondo biker che nell’ambito dei tatuaggi, è certamente il teschio. Lo si trova ovunque, rappresentato in mille modi, dai disegni più drammatici in stile horror a quelli più classici, tradizionali. E’ spesso centralizzato ed intorno ad esso ruotano simbologie di contorno, motociclistiche o magiche, terrificanti o alchemiche. O viene invece a fare parte integrante di loghi e segni più complessi, quasi sempre in ambito prettamente biker.


Il teschio viene normalmente inteso come portatore di valenze diverse: può voler dire un avvertimento, un monito filosofico – questo è quel che diventerai, quel che ti riserva la Vita, la Morte e nulla più – o un segnale minaccioso, di pericolo. Nell’antichità campeggiava all’ingresso dei villaggi, per scacciare il male e i nemici, avendo quindi valore di scaramanzia e di protezione, come se gli spiriti dei morti fossero pronti a scendere in campo a combattere con gli abitanti. Probabilmente è questo, a livello inconscio e inconfessato, il principale motivo di spinta a tatuarsi un teschio, quello di ricordare con un omaggio amici o familiari morti e richiederne in compenso il supporto sovrannaturale. Entrando in questo ambito particolare bisogna ricordare i "calaveras", i teschi tipici messicani e sudamericani. La loro presenza è fondamentale nel Giorno dei Morti, quando la popolazione festeggia con grandi celebrazioni, balli in piazza e pellegrinaggi nei cimiteri per portare doni, cibo e fiori, sulle tombe. L’aspetto giocoso dell’iconografia discende certamente da Santa Muerte, la divinità femminile dell’oltretomba – positiva, dato che è compagna del lato oscuro, quello che chiameremmo Ade, cioè Xibalba, che invece comanda sul regno dei dimenticati, una variante del nostro inferno dove svaniscono le anime che non hanno più nessuno a pregare per loro.


Santa Muerte è un culto collegabile, e derivante in parte, dalla brujeria e dalla santeria, queste ultime paragonabili alla nostra stregoneria e ai rituali voodoo haitiani.  Si dice sia iniziato agli albori del 2000 per opera di Dona Quieta che eresse un piccolo santuario nel malfamato quartiere di Tepito, a Città del Messico , subito divenuto meta di curiosità e pellegrinaggi, ma gli antropologi riportano il culto ad antichissime pratiche tribali. Santa Muerte, raffigurata come una donna scheletro, e nei tatuaggi come un bellissimo volto femminile in parte teschio in parte umana; è la divinità dei poveri, pronta a soddisfare non pene psicologiche né a lenire i tormenti dei peccatori, bensì le richieste più concrete di soldi, fortuna, popolarità, vittoria sui nemici. Non per nulla adottata e riverita da tutti i cartelli dei narcos e dagli strati più bassi della popolazione, è andata diffondendosi a macchia d’olio ovunque e grazie anche alla affascinante iconografia del teschio femminile, i tatuaggi di Santa Muerte sono da decenni un imperdibile must per gli aficionados del settore.


Nel teschio di Santa Muerte convergono pulsioni erotiche, desiderio e richieste. Un mix esplosivo che non può non colpire l’immaginario collettivo. Alquanto bizzarra, poco studiata ma interessantissima, è la commistione che si è creata, ovunque si segua il culto di Santa Muerte, con la religiosità cristiana e i suoi santi, in particolare con quello che da noi è quasi misconosciuto mentre altrove, soprattutto in America del nord e del sud, è molto amato: san Giuda Taddeo. Continuamente confuso con Giuda l’Iscariota e negletto dalla maggioranza dei fedeli San Giuda, l’apostolo cugino di Gesù, è il cosiddetto “santo degli impossibili” e a lui si sono sempre rivolti coloro afflitti da problemi talmente gravi da risultare impossibili, appunto, ad essere risolti nei modi comuni. In America del nord è tra l’altro anche protettore delle guardie – lo troviamo citato  nel film “Gli intoccabili” di De Palma, e in “Man on fire” dove una sua medaglietta accompagna il protagonista verso un estremo sacrificio di redenzione.
Il culto di San Giuda è da sempre afflitto da una pochezza di notizie ma gli studiosi lo mostrano portatore del "Mandilion" verso i regni dell’est, il lembo di tessuto sul quale era impresso il Volto Santo del Redentore, che serviva a proteggere le città assediate dai nemici, e a convertire i regnanti pagani che lo vedevano. Notevole quindi come questo santo, che porta con sé l’immagine di un volto, anzi quasi di un teschio, sia finito accostato ad un teschio vivente quale è Santa Muerte, e sia diventato il secondo santo più venerato in America del sud dopo di lei. Di san Giuda Taddeo esistono diverse chiese anche da noi; poche e rare anche le reliquie che lo testimoniano, alcune conservate nell’ala sinistra della basilica di San Pietro, oltre al Mandilion sul quale ci sarebbe parecchio da discutere in quanto esisterebbero diversi tessuti che portano inciso miracolosamente il volto di Cristo, a cominciare da quello occultato in Vaticano e ormai estremamente consumato, a quello chiamato “Volto Santo di Manoppello”, al quale fece visita papa Benedetto XVI, tuttora visibile e venerato dal pubblico.


Si favoleggia anche di un miracoloso reliquiario appartenuto ad un cardinale partenopeo contenente frammenti di san Giuda, di santa Maria Francesca, di san Giovanni Giuseppe della Croce e del velo della Beata Vergine Maria, ma se ne sono perse le tracce moltissimi anni fa. Come si vede, l’iconografia del teschio, da quella immagine semplicemente paurosa nota ai più, riesce a celare in sé infinite altre sfaccettature, che investono la profonda religiosità, l’onore e il rispetto per chi non c’è più, il coraggio di portare addosso il segno degli spiriti combattenti, la sessualità pagana di Santa Muerte, persino una deviata sembianza del volto del Cristo veicolato da colui che ne fu apostolo e diffusore, san Giuda. Moltissime cose alle quali nessuno fa mente locale portandole sulla pelle a volte solo per moda, a volte con uno spirito ben diverso.

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IL GIUBBOTTO DI MICKEY ROURKE

01 febbraio 2017 ore 13:22 segnala


Uno degli aspetti più appariscenti, nel mondo Biker, è sicuramente l’abbigliamento. La maggior parte dei gruppi tendono col tempo ad uniformarsi – all’interno delle loro specifiche realtà – oltre che con i gilet sui quali mettere i colori, anche con una certa personalissima moda, o tendenza nel vestire. E’ quindi facile imbattersi in gruppi dove jeans e giubbotti – di pelle nera o mimetici – la fanno da padrone. Anche tra chi non vive la vita del club c’è comunque una ricorrente abitudine ad uniformarsi a quel particolare aspetto che fa subito pensare al Biker, quando si incrocia un motociclista. Immancabile è comunque il giubbotto, capo irrinunciabile e presente nell’immaginario collettivo. Dai celebrati “Blouson noir” alla Marlon Brando nel film “Il selvaggio” alla spettacolare evoluzione del capo, con inserti tecnici e patch multicolori, ben rappresentati in altri film come in “Harley Davidson & Marlboro Man” dove Mickey Rourke giganteggiava col suo giubbotto diventato, da allora, una sorta di icona. Proprio di questo in particolare si è spesso parlato, in considerazione del fatto che, essendo diventato un vero “oggetto del desiderio” da parte del pubblico, è facile trovarne in vendita repliche accurate su internet. E benché il costo sia davvero elevato – raggiunge facilmente quasi mille euro – gli acquirenti non mancano. Quanti però si saranno chiesti il significato delle molte patches che lo ornano? Proviamo ad esaminarle, ricordando intanto che l’originale è stato ideato e disegnato dallo stesso Rourke e realizzato in California da ZED Custom Leather. La Z compare in evidenza sulla schiena, in basso, sotto la scritta HARLEY sulla spalla , i fulmini centrali e il rocker DAVIDSON in basso. Interessante notare come, molto saggiamente, nella realizzazione si sia evitato l’errore fondamentale di fare i due rockers in alto e in basso, ed un logo centrale, perché è notorio come sia consentito soltanto ai moto club ufficiali e riconosciuti. Le altre patches si dispiegano sulle braccia e sul davanti, vediamole. E’ anzitutto curioso un particolare, le patch commemorative degli amici e familiari defunti sono tutte sul lato sinistro del capo: è infatti una tradizione, una convenzione non scritta, tra i tatuatori soprattutto, che il lato sinistro del corpo sia dedicato alla famiglia, con nomi di figli, ritratti dei propri cari o le classiche immagini funerarie di cimiteri e lapidi con i nomi di amici e parenti morti. Mentre il lato destro del corpo, braccia in special modo, vengono dedicate a tatuaggi – e di riflesso, nel nostro discorso, alle patches – inerenti i propri interessi o la “famiglia”, il club. E’ facile infatti trovare bikers che portano sul braccio destro tatuato il logo del Club e sul sinistro nomi di figli o ritratti. Dunque, anche sul giubbotto di Mickey Rourke troviamo queste cose: sul petto, a sinistra, le carte della “Mano del Morto”, sotto ognuna delle quali le iniziali di parenti e amici . Qui vediamo una grossa differenza però dalla leggenda originale; la “Mano del Morto” erano le carte strette in mano da Wild Bill Hickok, celebre pistolero americano, mentre veniva freddato durante una partita di poker il 2 agosto del 1876, a Deadwood, ed erano cinque, non otto. Di queste due erano assi e due otto, di colore nero. Sulla quinta ci si interroga da sempre e convenzionalmente si tende a credere fosse un joker. Questa particolare combinazione è ritenuta il massimo del colpo di sfortuna da parte dei giocatori. Rourke, desiderando inserire più iniziali di parenti e amici, ne ha messe otto. Sotto questa, un'altra patch commemora la EVOLUTION, Harley Davidson 1340 cc carburatore. Sul braccio sinistro, restando nell’ottica dell’omaggio ai defunti, compaiono altre due patches: su quella superiore una croce celtica sormontata dal motto “Tiocfaidh Ar-la” ricorda il combattente dell’PIRA Bobby Sands, morto nel carcere di Long Kesh, nel 1981 al termine di un devastante sciopero della fame insieme ad altri dieci militanti dell’esercito di liberazione irlandese. Bobby Sands pronunciò questa frase “Verrà il nostro giorno” in gaelico ed essa venne poi adottata dalla Provisional Irish Republican Army. L’altra toppa ricorda invece, con la scritta SRV-MCMLVI-XC S.R.V., l’anno di nascita e di morte del cantante blues Steve Ray Vaughan, amico di Rourke. Curioso come in alcune repliche commerciali del giubbotto questa toppa compaia anche sul davanti, in basso. Sul fronte destro del giubbotto troviamo altre indicazioni, più legate – come spiegato in precedenza – alle passioni di Rourke o al film nel quale è comparso, appunto “Harley Davidson & Marlboro Man”. La prima, in alto, pubblicizza il Bartel’s HD, l’officina americana che ha realizzato la moto – in tre esemplari – usata nel film.




La seconda ricorda MCB, cioè “Motorcycle Boy”, il soprannome del personaggio interpretato da Rourke nel film del 1983 “Rusty il selvaggio, di Coppola, dove interpreta il fratello maggiore del protagonista, un biker sbandato e destinato ad una tragica fine in un dramma magistralmente realizzato con l’uso di un bianco e nero altamente drammatico. FXRS è invece il codice Harley del tipo di moto. In basso infine troviamo nuovamente una croce celtica con due piccole croci rosse e dei glifi a contorno, patch il cui significato è rimasto imprecisato ma che si presume voglia rapportarsi alle radici religiose di Rourke. Passando ad esaminare il braccio destro, oltre a notare come anche questo, in certe repliche commerciali, presenti toppe diverse o in aggiunta rispetto all’originale del film, troviamo il nome in tedesco della moto, ovvero Morte Nera , “Schwarzer Tod”. A scendere, una toppa colorata in arancione con un uccello di fuoco – il Thunderbird , totem cultuale dei pellerossa americani – e la scritta WYOMING OUTLAW. Questo, che è il titolo di un film del 1939 di George Sherman, distribuito in Italia nel 1965 mescolato ad un'altra pellicola “Santa Fe Stampede” con il titolo unico de “Il grande sperone”, vede le gesta di un giovane John Wayne e parla di un fuorilegge in fuga dalla polizia. Ricordiamo infatti che le stampede erano i gruppi di cacciatori che autonomamente si riunivano per inseguire i malviventi dopo le rapine a banche o treni, nel selvaggio West. Wyoming Outlaw è il soprannome dato da Rourke alla modella Carrè Otis che sposò nel 1992 e da cui divorziò nel 1998 dopo anni di abusi, colpi di testa, droghe e tradimenti. Rourke sembrò essere rimasto sentimentalmente legato alla Otis, che ha avuto modo di narrare in interviste e autobiografie una relazione che le ha fatto abbandonare il mondo del cinema e una promettente carriera. Un'altra toppa sul braccio ricorda il cinquantesimo raduno “Sturgis” del 1990, che si tiene nel South Dakota. Il primo raduno venne organizzato nel 1938 dagli Jackpine Gypsies , dedicato alle moto Indian, e venne denominato “Black Hills Classic”, fondato da Clarence “Pappy” Hoel. Si calcola che nel 2015 vi abbiano partecipato quasi novecentomila persone. L’ultima irriverente toppa che fa bella mostra di sé, recita “Bonne nuit salope”, letteralmente “buona notte puttana” e si riferisce ad una battuta del film. Come abbiamo visto, nel suo insieme il giubbotto va di buon diritto ad inserirsi tra quelli abitualmente portati dai free bikers, che amano cucire scritte di ogni tipo e toppe commemorative di raduni motociclistici; certamente un oggetto del genere è lontano anni luce dalle “divise” portate dai membri di club ma ha comunque un suo innegabile fascino, così come i caleidoscopici, affastellati gilet che girano in tanti motoraduni. E chiaramente, non sottovalutiamo l’importanza del fascino carismatico di Rourke, al quale – almeno a quello dei tempi del film “Harley Davidson & Marlboro Man” – sicuramente in tanti vorrebbero somigliare.


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MOTOR BIKE EXPO' 2017

26 gennaio 2017 ore 22:36 segnala

Finita è la festa, sia lode alla festa. Anche stavolta il Motor Bike Expo ha smosso scarpe e motori da ogni dove, facendo convergere su Verona migliaia di appassionati, neofiti, cultori e bikers puri e duri. Tra le sue luci e le sue ombre la fiera ha spalancato le sue braccia ideali, offrendo il consueto caos espositivo che lascia a volte sconcertati per l'affastellarsi di stands vicini ad altri che di motociclistico hanno ben poco. Prezzi da colpo al cuore per spuntini e bibite, vigili urbani impegnati a regalare un diluvio di multe sulle auto lasciate fuori dai parcheggi a pagamento sono solo alcuni degli aspetti che più hanno infastidito il pubblico. Data l'importanza dell'evento era scontata la presenza delle marche più in vista e si sono fatte notare Ducati con le Diavel e le nuove Scrambler, BMW con la R nine T special elaborata da Radical Chopper, Aprilia con la Tuono V4 e la Dorsoduro 900. Kawasaki con le Ninja e la KX450 Party Fluo Edition, lo stand della Indian con le loro gloriose macchine da guerra, e ancora le nostre leggende, la Guzzi con le V7 customizzate e Moto Morini con la Corsaro 1200, e MV Agusta con la Brutale 800 RR creata per l'occasione - e mostrata nel suo stand - da Rough Crafts. Senza volerci dilungare su tutte le marche presenti, ma restando nell'ambito delle curiosità ricordiamo la Bagger con forcella a steli rovesciati e turbocompressore esposta da Vallese Garage e i kit per personalizzare le Ducati Scrambler - da poco sul mercato ma già impegnate a lasciare il segno nel segmento di mercato rappresentato da chi manteneva nel cuore il ricordo di questo mito anni settanta - del customizzatore veronese Nicola Martini, e ancora i disturbanti sogni metallici di Stesil Bike o le Harley proposte da AB Normal e da Cycledelic Garage.




Il pubblico ha avuto modo, tra i tanti ospiti illustri dell'Expo, di vedere Paul Teutul di Orange County Choppers e di ritrovare Terence Hill il quale, oltre a firmare una linea di accessori in materiali naturali come legno e cuoio, ha portato la sua special Harley Davidson Softail DeLuxe. L'interesse dei bikers, come c'era da aspettarsi, ha finito per convergere unicamente sui padiglioni Custom e Cafè Racer, dove si sono radunati tutti i membri dei moto club sia italiani che esteri: padiglioni che hanno offerto la possibilità di lucidarsi gli occhi con autentiche delizie e fantascientifiche elaborazioni, più valide per stare su un piedistallo che ad essere guidate per i vicoli sconnessi delle nostre città. Le due anime diametralmente opposte, quella del Custom che tende a sovraccaricarsi di accessori, orpelli, cromature, gadgets, oggetti tribali e altro - sconfinando verso l'estremo limite delle rat bike - e quella del Cafè Racer che punta a rimuovere tutto il possibile, ritenendo bellissimo lo stare seduti su una tavoletta di legno con un motore ciclopico tra le gambe per fare il giro dei bar come si usava negli anni gloriosi della swinging London sono le anime intorno alle quale ruota la crema di ogni motoclub bikers. A tutti l'Expo ha offerto qualcosa, a chi tanto e a chi poco a seconda delle aspettative ma comunque i motori hanno rombato, le cromature hanno scintillato, le ragazze hanno rallegrato i vecchi cuori di cuoio e tutti hanno mostrato il giusto rispetto verso ogni toppa. Che è sempre la cosa più importante per i bikers...




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GLI MPM ALLE CASE-FAMIGLIA

22 gennaio 2017 ore 15:24 segnala


Anche per quest'anno si è concluso l'iter di raccolta e offerta natalizio dei doni da parte dei ragazzi del MPM Roma M.C. e degli 8212 Onlus. La "Reunion Befana" è stato il momento aggregativo con il pubblico, dove la cittadinanza ha potuto portare direttamente presso la Domus MPM la propria tangibile testimonianza; nei giorni a seguire i membri del MPM e 8212 Onlus si sono suddivisi i compiti e hanno consegnato e distribuito interi furgoni pieni di beni alimentari e giochi alle case-famiglia "Crescere Insieme" di Villanova di Guidonia, "Antares" di Castel Madama e "Piccola Pietra" di Guidonia. L'impegno profuso dai Bikers, come ogni anno, è stato grande e decisivo per la perfetta riuscita dell'iniziativa ed è stato ampiamente ripagato dalla felicità sui volti dei bambini e dalla commozione dimostrata dai loro responsabili. Grazie quindi, a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, con doni o con il supporto organizzativo e morale, hanno contribuito alla raccolta portando un sorriso ai piccoli. E con piacere confermiamo ad amici e lettori che anche lunedì sera prossimo si ripeterà la consegna ai senzatetto, per le strade di Roma, di giacconi e coperte per aiutarli a combattere il gelo dell'inverno.





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UNA NOTTE TRA I SENZATETTO

18 gennaio 2017 ore 10:41 segnala

Con il freddo polare che miete vittime tra i clochard di Roma, i ragazzi del MPM ROMA M.C. hanno caricato 400 coperte e sono partiti per distribuirle nella zona della stazione Termini.
La serata inizia subito dopo Piazzale Tiburtino dove, a ridosso delle mura, vive una comunità di senza fissa dimora.
Appena si ferma il furgone, uno dei ragazzi si avvicina all'accampamento di fortuna e chiede se servono coperte e viene subito riempito di ringraziamenti, la pioggia del giorno prima ha reso inutili le coperte che usavano, e cosí, spuntano dall'oscurità, una ventina di persone che, prese le coperte stringono le mani ai Biker.
Uno dei clochard nota la presenza del reporter e scherzando dice "se lo sapevo, mi facevo la barba!" strappando un sorriso a tutti.
Pochi metri e, in Piazzale Sisto V, una ragazza cerca di scaldarsi alla meno peggio, infilata tra scatoloni e una copertina.
Come vede le coperte le brillano gli occhi e viene coccolata dai ragazzi che la coprono con un piumino e due coperte, mettendole sopra una trapunta per abbellire il tutto.
Si prosegue su Via Giolitti dove, tra i disperati spicca una signora di 60 anni che rifiuta le coperte dicendo :"grazie, ne ho giá tre, datele a qualcun'altro che magari ne ha piú bisogno".
Distribuite quindi le coperte a chi ne aveva bisogno si gira su via Marsala dove il numero delle persone in fila per mangiare supera le 200 unitá.
La prima ad avvicinarsi è una signora italiana che chiede una copertina rosa o azzurra, quasi a voler esorcizzare la bruttura del posto.
In pochi minuti, mentre consumavano il pasto portato da altri volontari, 300 coperte sono state distribuite tra i vari "Dio vi benedica" e "Voi siete gli angeli con le moto".




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« immagine » Con il freddo polare che miete vittime tra i clochard di Roma, i ragazzi del MPM ROMA M.C. hanno caricato 400 coperte e sono partiti per distribuirle nella zona della stazione Termini. La serata inizia subito dopo Piazzale Tiburtino dove, a ridosso delle mura, vive una comunità di sen...
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18/01/2017 10:41:20
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5° REUNION BEFANA

15 gennaio 2017 ore 21:38 segnala



Dopo la classica manifestazione, che ha visto una grande partecipazione pubblica malgrado le avverse condizioni atmosferiche, ancora una volta il grande cuore Biker ha battuto per i bambini, grazie alla fratellanza degli altri Club e dei free, della cittadinanza e all'impegno dell'On. Fabrizio Santori, dell'On. Andrea De Priamo e di Mauro Ferrari. Oggi, i ragazzi del MPM Roma M.C. hanno potuto effettuare la prima consegna degli alimenti raccolti durante la Reunion Befana. Oltre sedici quintali di generi alimentari sono stati consegnati alle case famiglia di via S.Agata dei Goti gestite dalle Suore. Prossimamente verrà effettuata la seconda consegna, alle case famiglia di Villanova di Guidonia e di Castel Madama.

Milites Pro Minoribus




LA RACCOLTA PER LA BEFANA

06 gennaio 2017 ore 15:50 segnala


Anche quest'anno si rinnova la tradizionale raccolta di materiale necessario per le case famiglia delle Suore Pallottine di via S.Agata dei Goti,8 ,e "Antares" e "Crescere Insieme" di Tivoli. L'occasione di incontrare i bikers dell' MPM Roma M.C. e i sostenitori della associazione 8212 è importante proprio per il suo valore umanitario. Chiunque desideri partecipare è invitato a portare alimenti in scatola, pasta, omogeneizzati, zucchero, latte a lunga conservazione, olio, dolci di ogni genere, calze della Befana, giocattoli in buono stato, confezioni di pannolini per i più piccoli. Il luogo dell'appuntamento è presso il TMR Village di via Lago dei Tartari 1 (via Tiburtina km 21,00) Guidonia Montecelio e la data è domenica 8 gennaio tra le 9 e le 16. Aiutate l'MPM Roma M.C. a portare tutto il possibile ai piccoli ospiti delle case famiglia: ne guadagneranno loro e ancor più chi avrà la consapevolezza di aver fatto qualcosa di concreto, con amore.
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06/01/2017 15:50:34
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