ANCHE PICCOLO E' BELLO

16 dicembre 2016 ore 21:38 segnala

Il panorama motociclistico italiano, ben rappresentato nella sua realtà - spesso diversa dalle cifre che i media propongono - da quel che si vede quotidianamente sulle strade, sembra ormai da decenni essersi suddiviso in due enormi scaglioni, quello degli scooter e quello delle moto di grossa cilindrata. Queste hanno risentito delle mode e hanno prediletto ora le naked, ora le streetfighters, con uno zoccolo duro inscalfibile rappresentato dalle custom che devono la loro intramontabilità soprattutto al vasto e variegato mondo dei moto club bikers. La cosa che lascia impressionato uno spettatore attento però, specialmente se ha qualche anno, o parecchi anni - dipende dai punti di vista, perchè chi va in moto ha un cuore che non invecchia mai - è la mancanza di un forte segmento nelle basse cilindrate. Gli anni settanta e ottanta videro le strade italiane solcate da modelli leggendari, quasi tutti tra un minimo di 100 cc e un massimo di 500 cc, nomi e sigle che hanno rappresentato la nostra storia. Dal Gilera 98 Giubileo, usata sia per le corse che per i pattugliamenti delle vigilanze private, al glorioso Morini 350 con tutta la famiglia dei Corsaro e Corsarino, e la meravigliosa Ducati 250 Scrambler ricca di cromature e con quel giallo che la rendeva riconoscibile a chilometri. Quest'ultima proprio recentemente tornata alla ribalta, con un sussulto nei cuori dei vecchi motociclisti, in nuova veste, muscolosa, potente e in una vasta gamma di possibili customizzazioni. Da notare però che la fissazione, costruita nelle menti degli acquirenti italiani, da decenni di mode imposte di desiderare soltanto grosse cilindrate ce l'ha ridata con un motore da ottocento cc. Eppure di piccole interessanti cilindrate ancora ce ne sarebbero, spesso da scoprire, talvolta scansate con sufficienza da chi non si sente a suo agio se non ha tra le gambe un 1200 cc; e molte di queste, guarda caso, rientrano a buon diritto nella gamma delle custom. Certamente è più facile trovarle nel campo dell'usato, dove ancora girano inossidabili Honda e Yamaha di media e piccola cilindrata, con il problema però, se si vive in una metropoli come Roma dove i blocchi della circolazione stanno diventando sempre più ossessivi e le moto storiche iscritte all'Albo non hanno più facoltà di girare liberamente, che se non si appartiene alle fasce Euro più recenti non si può correre entro il G.R.A., la Fascia Verde e la Ztl. Quindi i più giovani, le bikers e quei motociclisti che hanno lasciato il cuore dentro le borse di una Guzzi 250 , di un Alce o di un Falcone sono costretti a guardare nei concessionari con più attenzione di quel che ci si aspetta.


E però di sorprese ancora se ne possono trovare: unica bobber nata già così di fabbrica è la Leonart 350 con motorizzazioni Honda e anche un segmento 125. Per chi fosse interessato a questa originalissima custom, in tre diverse forme, c'è da tener presente la formidabile offerta sul loro sito del 50% di sconto sugli ultimi pezzi in concessionaria.


Ancora, ricordiamo la Keeway Superlight e Blackster, nelle due motorizzazioni 125 e 250 cc, con la componentistica delle vecchie Virago ,vanto della industria cinese Qjian Jiang, la cui fabbrica ha ormai le dimensioni di una città capace di dar vita a oltre un milione duecentomila moto l'anno. La sede europea si è attestata a Budapest e da noi, prima a Pistoia e poi a Pesaro, vengono assemblati i modelli italiani che a fronte di prezzi incredibilmente contenuti offrono mezzi curati, comprensivi di parabrezza e borsoni laterali, e antifurto elettrico con sirena e dal consumo bassissimo, che si attesta facilmente sui cinquanta chilometri con un litro. Morbida, comoda, economica, facilmente customizzabile è una moto che dà pochissimi problemi ed è curioso notare come da noi ce ne siano in giro pochissime mentre in Sudamerica, in India e nell'Europa dell'Est - Turchia soprattutto - se ne realizzano incredibili versioni dragster e bobber e ci sono popolarissimi motoclub dedicati ad essa.


Per chi ama la velocità è consigliabile tener d'occhio la Kymco Venox 250 il cui costo è quasi il doppio di quello della Keeway, ma che raggiunge quasi i duecento chilometri orari, un piccolo missile che bisogna saper tenere sotto controllo. La Venox è di aspetto più moderno della classica Superlight (il cui modello di punta, la 150, non è più disponibile) così come un altra moto amata dagli appassionati del settore, l'Aquila Hyosung.


Prodotta dagli inizi degli anni duemila in tre cilindrate, 125, 250 e 650 è anch'essa bassa di sella e comoda, ricca di cromature, dalla componentistica giapponese ma di fabbricazione coreana per evidenti ragioni di risparmio sui costi della mano d'opera. La 650 Special, realizzata per il trentennale della casa produttrice, è nota sia per la sua spettacolarità sia per le accuse di plagio piovutele addosso, somigliando parecchio alla Harley Davidson V-Rod Night Special. Resta comunque una bellissima moto, diversa dalla pur bella 250, meno fantascientifica d'aspetto. Come si vede, dunque, sarebbe ora che il mercato italiano, anche quello dei più giovani, approfittasse di queste opportunità distogliendosi dai soliti scooter o dalle piccole moto da cross che allignano fracassone intorno ad ogni scuola del paese. E anche i vecchi spiriti di cromo e cuoio, che hanno costruito le loro rughe su piccoli motori che li hanno accompagnati per decenni - ricordate il Gilera 98 che non aveva neanche la batteria ma il volano magnete, e partiva al primo colpo di starter anche dopo anni di fermo? - potranno tornare a sentire il profumo della lontana gioventù seduti su un comodo 250 anzichè montare su uno dei soliti giganti che imperversano ovunque.
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