IL SANTO VAGABONDO

15 maggio 2017 ore 10:16 segnala


Da quanto tempo non tornava alla casa comune? Il cavaliere non avrebbe saputo dirlo, perso dietro la sua ricerca personale, da troppo tempo vagava tra spazi sconfinati e le marcescenti città della frontiera, a volte semplici agglomerati di casupole, altre chiassosi ammassi di case e palazzi dove fervevano le frenetiche attività mercantili. Ma una sera, mentre seduto ad una locanda era intento a consumare un pasto frugale - giusto quel che poteva pagarsi con le poche monete guadagnate in lavori saltuari - aveva sentito una conversazione tra due trasportatori. Una notizia giunta da lontano, dal villaggio dove sorgeva la casa della Fratellanza, parlava di una tragedia inaspettata e il cavaliere si era subito accinto ad intraprendere il lungo viaggio. Aveva sellato il suo cavallo, si era assicurato che fosse stato ben accudito allo stallaggio - in finale non spendeva forse quasi tutto quel che guadagnava per il benessere e la cura del suo animale, lesinando invece sulle proprie necessità? - ed era partito al galoppo. Fuori dalla cinta si aprivano le ampie lande, talvolta foriere di pericoli inattesi ed incontri sorprendenti, sempre più di quanti in quegli anni ne avesse veduti.

Il secondo giorno un lontano luccicare lo aveva messo sul chi vive: passando sotto una cengia montuosa aveva riconosciuto il Clan che dominava le lande, schierato a controllare il territorio. Aveva portato verso il petto la mano destra con due dita tese in segno di rispetto e aveva ricevuto dal Clan la medesima risposta, segno che accettavano il suo passaggio e non lo riconoscevano come possibile nemico. Il fanciullo nascosto in fondo al suo animo aveva un poco invidiato le belle armature piene di fregi luccicanti al sole ma poi l'orgoglio per i colori della Fratellanza che portava sulla cotta disperse quella vaga momentanea tentazione.

Era scesa la notte con il suo vento freddo che spirava dai confini nordici e il cavaliere aveva ritenuto meglio cercare un riparo piuttosto che dormire all'addiaccio vicino ad un albero come era solito fare. Scorse dunque delle luci tra gli alberi, una casa colonica probabilmente: legò le redini del cavallo alla staccionata e andò a bussare. Una donna dall'aria spaurita gli aprì, cercava di nascondere con la mano i vistosi segni di percosse sul viso, come se se ne vergognasse profondamente. Il cavaliere chiese asilo per la notte e, con un sussurro, chiese se poteva essere d'aiuto in qualche modo. La donna si coprì la bocca mentre a bassa voce sfogava tutte le sue paure: come un fiume in piena da troppo tempo tenuto nascosto rivelò l'indole brutale del marito che, perennemente ubriaco, oltre che picchiarla aveva anche tentato di abusare della loro figlia, troppo gracile per difendersi a causa di una malattia mai curata correttamente. Disse al cavaliere che l'uomo era uscito con i suoi compagni di bevute e che sarebbe tornato di lì a poco, e sarebbe stato meglio non lo avessero trovato in casa. Lui fece solo un cenno di assenso e tornò verso il cavallo, sedendosi ad aspettare nella notte.

Un paio d'ore più tardi giunsero in tre, evidentemente ubriachi e scorgendolo brandirono bastoni e coltelli estratti da sotto i mantelli. Il cavaliere si alzò, tirò verso la spalla la manica della giubba scoprendo l'avambraccio: il tatuaggio di un gladio contornato dalle scritte "Una volta e per sempre" brillò nella luce lunare e nella sua mano apparve un vero gladio. Lo scontro durò quanto un respiro di drago e fu altrettanto mortale: dalla porta giunse correndo la donna ad abbracciarlo, salva da quella vita miserabile. Volle condurlo al capezzale della bambina, un esserino pallido e silenzioso. Qui il cavaliere commosso chiese alla donna di portargli un boccale di latte, si tagliò superficialmente vicino al polso e vi fece cadere alcune gocce del suo sangue, porgendolo a bere alla bambina. Lei ubbidì poi ricadde sui cuscini ma poco dopo un sano colorito si effuse sulle sue guance; l'uomo disse a sua madre che il suo sangue apparteneva alla Fratellanza e ora anche la piccola ne faceva parte, e tutta la loro forza e il loro indomito spirito avrebbero albergato in lei riportandola ad una vita piena e degna di essere vissuta. Poi, mentre ancora la donna in lacrime lo ringraziava insieme a sua figlia, riprese il cammino...
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