L'Ammutinamento del Bounty

28 aprile 2019 ore 14:13 segnala
L’arcipelago di Pitcairn è formato da 4 isole vulcaniche sperdute nell’immensità dell'oceano Pacifico lontano sia dalla terra ferma che da qualsiasi altra isola abitata, tra Nuova Zelanda e Cile. Presumibilmente nel giro dei prossimi trent'anni rimarranno disabitate. Pitcair è la maggiore isola, la sola abitata, e qui vivono meno di 50 persone che in maggioranza parlano il pitkern, un dialetto creolo derivato dall'inglese del XIX secolo.

A Pitcairn non ci sono piste d'atterraggio e quindi si può attraccare solo via mare, ma arrivarci è un'odissea. Dopo aver preso un aereo per Los Angeles, se ne prende un altro verso Tahiti e ancora uno per Mangareva, ma di voli dalla capitale della Polinesia ne parte solo uno a settimana. E gli ultimi 531 chilometri si possono percorrere solo in battello: una traversata di altre 32 ore, in partenza solo una volta al mese.

Ma la storia di queste sperdute terre e soprattutto dei suoi pochi abitanti affonda le proprie radici nel XVIII secolo quando la fregata mercantile inglese Bounty salpò dal porto di Spithead in Inghilterra sotto il comando del capitano William Bligh, destinazione Tahiti: era il 23 Dicembre 1787. Scopo del viaggio era quello di raggiungere la destinazione, doppiando Capo Horn, per rifornirsi il più possibile della cosidetta "piante del pane", l'Artocarpus altilis (breadfruit in inglese) un piccolo albero diffuso nelle isole del Sud del Pacifico il cui frutto commestibile ha le dimensioni di un piccolo melone con una scorza ruvida e coriacea e una polpa bianca e farinosa che può essere preparata e consumata in diversi modi. L’albero avrebbe risolto, una volta trapiantato nelle Indie Occidentali, i problemi di approvvigionamento alimentare degli schiavi di sua maestà.

Dopo un lungo e difficile viaggio Tahiti venne raggiunta e grazie ai buoni rapporti di Bligh con il re e la regina la nave si riempì di centinaia di piante. Ma accadde che gli stretti contatti dei marinai e di alcuni ufficiali con la popolazione complicarono la vita dell'equipaggio: la libertà sessuale delle donne di Tahiti sconvolse gli inglesi. Dopo sei mesi di permanenza arrivò il momento per il Bounty di riprendere il mare per tornare in Inghilterra. Ma l'equipaggio non nascose una forte inquietudine nel dover lasciare quella specie di paradiso terrestre e soprattutto nel dover sottostare alla ferrea disciplina di bordo ripristinata dal comandante Blight. Il 28 aprile 1789 parte dei marinai ed alcuni ufficiali, al comando dell’ufficiale in seconda Fletcher Christian e del guardiamarina Peter Heywood, si ammutinarono e presero la nave.

Degli altri 42 uomini dell'equipaggio ( ma sul ruolo recitato da ciascuno vi sono testimonianze contrastanti ) in 17 seguirono gli ammutinati, 2 non si schierarono e 23 restarono fedeli al comandante. Christian ed i suoi uomini, una volta padroni della nave, abbandonarono in mezzo all’oceano su una piccola imbarcazione, il capitano Blight ed una parte dell'equipaggio rimastagli fedele. Invertirono poi la rotta del Bounty per tornare a Tahiti. Qui imbarcarono donne e indigeni dirigendosi su un’altra isola, Pitcairn Island, dove bruciarono la nave per evitarne il ritrovamento. Dopo questo disperato inizio, gli ammutinati e le loro compagne Tahitiane stabilirono una colonia.

Intanto, nel mezzo dell’oceano, William Bligh e i suoi uomini versavano in condizioni disperate. Potevano contare su pochi giorni di razioni, 4 sciabole da arrembaggio, una bussola, un orologio da tasca, un quadrante ed un sestante rotto e inaffidabile. Inoltre non disponevano di carte nautiche ma solo delle tavole di navigazione, indispensabili per stabilire la posizione.
Eppure con queste ridottissime risorse Bligh riuscì incredibilmente a raggiungere la terraferma e poi da qui l'Inghilterra dove venne immediatamente aperta un‘inchiesta sull'ammutinamento.

Il 7 novembre 1790 la nave Pandora, sotto il comando del Capitano Edward Edwards, salpò per recuperare il Bounty e arrestare i disertori. Giunse a Tahiti il 23 marzo 1791, dove nel frattempo due degli ammutinati erano morti in una rissa. Nell’arcipelago di Pitcairn riuscirono comunque a catturarne altri ed a riportarli in patria. Molti furono graziati e tre impiccati il 29 ottobre 1792. Ma non Fletcher Christian che, secondo alcune testimonianze, era morto durante alcuni scontri tra tahitiani ed ammutinati.

I discendenti di quei pochi che sfuggirono alla cattura popolano ancora oggi l’isola. La storia del Bounty è stata riadattata più volte per il grande schermo: la prima nel 1916, la seconda nella versione classica di Charles Laughton e Clark Gable nel 1935, un'altra nel 1962 con Marlon Brando e Trevor Howard e l'ultima nel 1984 con Anthony Hopkins e Mel Gibson.


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L’arcipelago di Pitcairn è formato da 4 isole vulcaniche sperdute nell’immensità dell'oceano Pacifico lontano sia dalla terra ferma che da qualsiasi altra isola abitata, tra Nuova Zelanda e Cile. Presumibilmente nel giro dei prossimi trent'anni rimarranno disabitate. Pitcair è la maggiore isola, la...
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28/04/2019 14:13:04
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Commenti

  1. LINTERDIT 28 aprile 2019 ore 14:40
    quell'sola fu una liberazione per l'equipaggio , il capitano era un vero e proprio tiranno,approdarono su tahiti .
    Il clima incredibilmente mite, i paesaggi meravigliosi e illuminati da una luce nuova e assolutamente sconosciuta all’Inghilterra, l’ingenuità e la mancanza d’inibizioni da parte degli indigeni, la vita pacifica e calma, le donne semplici che chiamavano all’amore senza vergogna e volgarità, spinsero Fletcher e il suo seguito a compiere il misfatto.

    Molte sono le teorie e i resoconti su quanto accaduto, tra cui Gli ammutinati del Bounty, e tante le discordanze. Quel che noi oggi sappiamo è rimasto scritto nei diversi diari dei membri dell’equipaggio, chi dalla parte di Fletcher, chi da quella di Bligh. Secondo alcuni, ad esempio, il capitano minacciava continuamente con fare tirannico e volgare il suo equipaggio, con frustate e insulti troppo frequenti e mal tollerati.

    Dopo il periodo trascorso a Tahiti, Bligh decise di riprendere il viaggio per portare a termine il suo scopo, e fu a quel punto che tanti si ribellarono, forse abituatisi ormai alla vita paradisiaca di Tahiti, forse decisi soltanto a non voler più ubbidire agli ordini di un capitano arrogante.
  2. crenabog 29 aprile 2019 ore 08:37
    sempre molto interessanti e piacevoli queste escursioni storiche
  3. meg.ce 29 aprile 2019 ore 10:21
    Storia ben narrata, complimenti. Il commento invece fa parte integrale della recensione scritta da Margherita Acs sul libro "Gli ammutinati del Bounty" di William Bligh

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