La Storia di Johann "Rukelie" Trollman

16 novembre 2018 ore 21:04 segnala
Ad Hannover una piccola strada porta il suo nome, una targa lo ricorda ad Amburgo. A Berlino, in un parco del quartiere di Kreuzberg, dal 2010 c’è la riproduzione di un ring vuoto, una monumento dedicato al campione che fu.
Johann Trollmann era un boxeur straordinario. Era nato il 27 dicembre 1907 in Bassa Sassonia, da una famiglia “sinti,”aveva otto fratelli e cominciò a tirare di boxe all’età di 8 anni, seguito da un allenatore ebreo.

Più cresceva e più si affermava come uno dei pugili più richiesti del panorama tedesco. Lo avevano soprannominato Rukelie, “albero" per la bellezza del suo fisico atletico. Per lui stare sul ring era come essere su un palcoscenico. Era un pugile moderno per l'epoca, veloce, leggero nei movimenti. Saltellava intorno all’avversario, lo sfiancava, per poi sferrare il colpo decisivo.

I suoi movimenti veloci e tecnicamente impeccabili lo avevano eletto a campione della “noble art”. Uno stile nuovo, particolare, come una danza che molti anni dopo avrebbe caratterizzato uno dei più grandi campioni che mai abbiano calcato un ring: l’olimpionico e poi campione del mondo Cassius Clay, diventato poi Muhammad Alì.

La vita di Rukelie e il nazionalsocialismo si incrociarono la notte del 9 giugno 1933 nel match per la corona tedesca dei pesi medi. A contendergli il titolo c’era Adolf Witt. In sei round lo zingaro ebbe la meglio sull'ariano. Per Rukelie fu la vittoria più bella, la più importante e prestigiosa. Ma dal pubblico si levò la voce di Georg Radamm, gerarca nazista e presidente dell'associazione dei pugili tedeschi.

Ordinò agli arbitri di far terminare il match in parità: la superiorità fisica della razza ariana non poteva essere presa a pugni da uno zingaro. Ma il pubblico rumoreggiò, protestò, sapeva che Trollmann era il vincitore e poco dopo, a furor di popolo, diventò il nuovo campione tedesco dei pesi medi. Gli gettarono al collo la corona del vincitore e lui pianse di felicità.

Qualche giorno dopo, in una lettera della federazione, Trollmann fu informato che era stato dichiarato decaduto dal titolo perché le lacrime "non sono degne di un vero pugile". La corona dei medi era nuovamente libera. Un nuovo incontro venne fissato per il 21 luglio. Sul ring Trollmann si trovò di fronte Gustave Eder, un altro colosso ariano. Ma lo zingaro era il più forte e non avrebbe avuto alcun problema. Ma il tranello era dietro l’angolo.

Hitler teneva particolarmente alla boxe. In Mein Kampf scriveva: “Nessun altro sport desta un così grande spirito d’assalto, esige così fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo”. Il ring diventò così un manifesto di propaganda razziale. È tollerabile che uno zingaro potesse battere un ariano? I movimenti sul ring di Trollmann furono definiti “scimmieschi”, “animaleschi”, e il suo stile “effeminato”.

Le restrizioni delle SS arrivano prima dell'inizio del match contro Eder. Rukelie fu costretto a non poter esprimere la sua boxe, a non danzare. Gli venne imposto di rimanere al centro del ring e "combattere" come un ariano altrimenti poteva dire addio alla licenza di pugile. Lui, ciuffo moro, occhi scuri e pelle ambrata capì tutto e si presentò con capelli tinti di biondo e il corpo cosparso di farina. Una caricatura dell'ariano. In cinque round Rukelie subì la sconfitta definitiva ma con il coraggio di chi era in grado di ironizzare anche nelle avversità.

“Me l’hanno fatto capire in mille modi: un sinti non può diventare campione di Germania. Quando ero il migliore dei dilettanti mi tagliarono fuori dalle Olimpiadi, da professionista mi impediscono di fare carriera. Ormai mi hanno incastrato.” Andò a vivere a Berlino, conobbe e sposò Olga nel 1935. Ebbero una figlia, Rita. Ormai Trollmann combatteva solo per pochi spiccioli nelle fiere di paese e nei circhi.

La vita per gli zingari si faceva sempre più difficile e, per evitare guai alla sua famiglia, Trollman divorziò nel settembre 1938. Accettò di essere sterilizzato per evitare l’internamento. Nel novembre ‘39 venne chiamato dalla Wermacht e inviato sul fronte russo. Ferito, ritornò in Germania per una licenza nel ’42. Ma l’esercito non voleva più zingari tra le proprie fila e così fu prelevato dalla Gestapo e incarcerato ad Hannover. Nell’ottobre dello stesso anno fu smistato al campo di concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo, numero 721/1943.

Il 9 febbraio 1943 si trovava all'esterno del campo, era il suo turno di lavoro e non avvertì il rumore dei passi di Emil Cornelius che gli si avvicinava sempre di più. Quel kapò stava meditando la sua vendetta perché due giorni prima era stato messo k.o. proprio da Trollmann in un combattimento organizzato davanti a tutti i prigionieri e alle SS del lager. Uno sgarbo troppo grande e per giunta subìta da uno zingaro. Una pallottola condannò il prigioniero n. 721/1943 ( alcune versioni riportano che venne ucciso a colpi di badile). Trollmann morì quel 9 febbraio 1943. Quattro mesi dopo, ad Auschwitz, morirà anche suo fratello Heinrich, anch’egli pugile.

La sua morte verrà inizialmente spacciata per un incidente ma sarà la testimonianza di un altro prigioniero, Robert Landsberger, a raccontare la verità a guerra finita. Nel 2003 la federazione tedesca, a seguito di un forte movimento d’opinione, consegnò a Rita, la figlia di Trollmann, la cintura di campione tedesco dei mediomassimi. Tra i molti autori che hanno trattato la sua storia ricordiamo Dario Fo con il libro “Razza di Zingaro“


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Ad Hannover una piccola strada porta il suo nome, una targa lo ricorda ad Amburgo. A Berlino, in un parco del quartiere di Kreuzberg, dal 2010 c’è la riproduzione di un ring vuoto, una monumento dedicato al campione che fu. Johann Trollmann era un boxeur straordinario. Era nato il 27 dicembre 1907 ...
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