Aria sulla quarta corda

09 luglio 2017 ore 22:33 segnala
Piove.
Eccoli, arrivano. E vogliono che sia pronto.
Ha chiesto di essere lasciato solo ancora un po’. Desidera pochi minuti, una piccola manciata. È stato lui a decidere i tempi, questo lo sa, ma adesso gli sembra assurdo non potersi concedere un altro paio di minuti. Li reclama come favore personale. Dai diffusori sapientemente nascosti può ascoltare Aria sulla quarta corda di J. S. Bach. I camici bianco spettrale con i loro medici dentro si allontanano. Il beat via via più distante dei tacchi della dottoressa è in sincrono con i battiti del suo cuore, da non crederci. Ora è nuovamente solo nella stanza, il baccano della tachicardia che ha dentro può tornare a confondersi con lo scoscio della pioggia, lì fuori. E con le note di Bach.
Si chiama Keith e sta per morire.

Piove.
Keith pensa. E, come un bambino, ancora riesce a sorprendersi. Perché, vedete, questo momento l'ha sempre immaginato diverso, con pensieri diversi, se riuscite a capire. Non è la vita che gli passa davanti, non cinquantasette anni di giostra, all inclusive di alti e bassi. Non tre decenni di fortunata carriera come consulente finanziario per JPMorgan Chase Bank. Mai perso un cliente per un investimento sbagliato. Keith ha un suo stile, preferisce il rischio calcolato, niente azzardi. Non è a Jane che pensa. Jane, che non vede da... quattro o cinque anni? Non riesce più a ricordarselo, ma si augura che nessuno le abbia parlato dell’Alcor, lei non c’entra con questa storia.
È sorpreso, Keith, ciò che gli attraversa la mente, sulle lunghissime modulazioni di Bach, proprio non se lo aspettava.
Ha paura, una paura matta di morire. E di vivere ancora dopo la morte.

Piove.
Sullo scaffale, a sinistra del suo letto, c’è un plico informativo dell’Alcor. Non ha bisogno di aprirlo per leggerne il contenuto, Keith conosce bene l’Alcor, ci si è definitivamente stabilito da due settimane. Senza contare l’andirivieni dei due anni precedenti, da quando ha firmato il contratto e sborsato la cifra per intero: centottantamila dollari. Ne voleva sapere di più all’epoca, non si sarebbe accontentato di plichi e brochures, doveva vedere e toccare, come consiglia sempre ai suoi clienti, voleva accertarsi che il suo investimento più grande avrebbe fruttato quanto preventivato a tavolino. È così, Keith, non lo frena nessuno, se si mette in testa qualcosa.
Anche adesso, non c’è nessuno a fermarlo.
Lo staff dell’Alcor è estremamente gentile, pare abbia una risposta per ogni cosa che gli si chieda. Un team che ha una fede smisurata nella scienza, nelle sue potenzialità. Fede-scienza, accostamento temerario. Proprio qui, dove le cose assumono pieghe diverse da come vi aspettereste. Da profana ricerca e sterile calcolo di probabilità, la scienza, quella futura s’intende, diventa il Dio in cui si ha fede. Basta una rapida occhiata ad uno dei plichi informativi o alla pagina web della Fondazione per farsi un’idea del fanatismo di questa gente. Eppure, quei volti distesi, quei sorrisi pacati, le spiegazioni elargite lentamente, dosando parole e tono di voce, i palmi delle mani rivolti verso l’alto a comunicare disponibilità, possibiltà, mentre si passeggia per i luminosi corridoi della Fondazione, sortiscono un effetto di breve durata se l’angoscia assale Keith a un passo dalla fine. Dall’inizio, si autocorregge, dall’inizio di tutto.
Minuscole gocce di sudore gli imperlano la fronte. Sono gelide.
Assurdo, non riesce a dominare emozioni e pensieri che gli presentano continuamente la stessa immagine: la sala C1 del piano interrato, nella quale trascorrerà i prossimi trecento anni. Forse non avrebbe dovuto vederla, non avrebbero dovuto consentirgli di sbirciare i dewar, criostati d’argento lucente per la conservazione a lungo termine dei corpi. Non vorrebbe permetterlo, ma ciò che passa veloce dietro gli occhi grigi dell’uomo è proprio il suo futuro immediato, la sua crioconservazione, passo dopo passo, accurata così come gliel’hanno illustrata gli avvenieristici medici della Fondazione.

Alcor Life Extension è attualmente l’unica Fondazione del pianeta leader nella ricerca e nella tecnologia criogenica. Una scienza che si avvale di temperature ultra basse, atte a preservare nel tempo un corpo umano senza vita, fino a quando scienza e tecnologia futura permetteranno di riportarlo in vita. È ciò che nei film di fantascienza viene chiamata ibernazione. Lo specifico che interessa il Cliente è di una semplicità disarmante: si firma un contratto, che autorizza l’Alcor a prelevare e disporre del corpo senza vita entro sei ore dal decesso; si paga la quota per intero, spesa necessaria per la crioconservazione del corpo a lungo termine; si continua la propria vita, con una speranza in più di poter rivivere in un prossimo futuro, beneficiando di tutti i progressi tecnologici che l’umanità avrà fatto nel frattempo.
Non sorride, Keith, non ci riesce. Permette al tormento di divorare gli ultimi istanti della sua vita.

L’ibernazione di un corpo umano è un’operazione che si perfeziona con il passare degli anni, un processo che si evolve pari passo con la tecnologia. Entro centoventi secondi dalla morte cerebrale, l’unità “Cliente” viene letteralmente convertita in materiale biologico ad altissima priorità da raffreddare e crioproteggere. Anticoagulanti, spray freddo e impacchi di ghiaccio tritato ne rivestono il corpo ancora caldo, mentre un apparecchio cardiopolmonare mantiene ancora costanti le funzioni respiratorie. Attraverso incisioni laser della vena e dell’arteria femorale, una pompa a circuito aperto fa defluire il sangue e il sistema circolatorio viene lavato con una speciale soluzione preraffreddata. A due ore dalla morte, il Cliente è pronto alla perfusione del crioprotettore, un gel viscoso che impedirà ai tessuti la formazione di nanocristalli di ghiaccio. Bastano due minuscoli fori alla sommità del cranio, immediatamente richiusi. Adeguatamente protetto, il Cliente può essere staccato dalle macchine e rimosso dal tavolo operatorio, per essere parcheggiato a lungo termine nel dewar che ha noleggiato, un’unità di raffreddamento computerizzata ed automatizzata che ne preserverà le spoglie (e l’anima?) a centonovantasei gradi sotto lo zero. Conservato nell’azoto liquido a testa in giù.
Quelli della Life Extension non hanno omesso di riferire a Keith eventuali complicazioni, perché, si sa, un processo del genere è lungo e particolarmente delicato. Entro una manciata di ore dal decesso, le spoglie del Cliente devono giungere alla Fondazione e crioconservate, pena la formazione di fatali coaguli del sangue. Per cui, il Cliente accetta di essere monitorato ovunque si trovi, per tutto il resto della sua vita, dalla firma del contratto alla morte. I rischi, tuttavia, restano alti, continuano i medici. La Fondazione si trova nello Scottsdale, in Arizona, e se si ha la sfortuna di morire dall’altra parte del pianeta nessuno può assicurare che il corpo riesca ad arrivare in tempo per il trattamento. La soluzione che propongono è, ovviamente, la più logica, l’unica che assicuri la riuscita della crioconservazione pari al 100% ed è, per questo motivo, la più infelice: morire nella sala operatoria dell’Alcor per iniezione, sotto l’effetto di un potente anestetico.

Piove.
Eccoli, ancora. Questa volta, ne è certo, non gli chiederanno se è pronto.
In fondo, che senso avrebbe chiederlo? Non si è mai veramente pronti a morire, nemmeno avendo la speranza di resuscitare, prima o poi. Sulle note di Bach, Keith lascia la stanza e viene trasportato in sala operatoria, nel piano interrato. Non è poi tanto diverso da un corteo funebre, pensa sarcastico, l’unica differenza è che si è ancora vivi. Non sorride convinto, anzi, non sorride per niente. Riesce a vedere per l’ultima volta il cielo, uno sporco tappeto grigio, e quando sussurra ...cattivo auspicio! nessuno dei medici gli presta ascolto, non si accorgono delle sue parole. Il piano interrato non è buio, spartano e asettico come in genere lo si immagina in qualche racconto horror, tutt’altro. Basta un’occhiata per rendersi conto che è elegante e ultratecnologico, la piantagione della scienza crionica, il terreno fertile dell’Alcor. In sala operatoria lo aspettano, potrebbe essere il festeggiato di un party se tutto non fosse così dannatamente pragmatico. Qualcuno di loro una volta gli ha detto che il pragmatismo è provvidenziale lì dentro, proprio così, provvidenziale. Ora, non è un esperto in materia Keith, ma è fermamente convinto che la Provvidenza, nella Life Extension, non sarebbe, poi, tanto gradita, è pronto a giurarci. Attorno al suo lettino operatorio otto medici si affaccendano per avvicinare il più possibile strumenti e macchinari.
In poco tempo tutto è pronto.
Keith trema. Non vuole morire con il terrore addosso. Resterà a testa in giù, al buio, dissanguato e immerso nell’azoto liquido per trecento anni. Messa così non è proprio una semplice attesa, pare più una punizione divina, troppo anche per lui. Tre secoli, hanno sentenziato gli scienziati della Fondazione, o qualcosina in più. È il tempo minimo previsto per lo sviluppo delle nanomacchine che lo riporteranno in vita. Un’eternità, pensa Keith nel panico. Qualcuno dev’essersi accorto che il paziente è più teso del previsto. Un medico gli si avvicina e, per stemperare, gli chiede dell’investimento che ha fatto sulla Luna. Keith non ha scelta, sa che quello è un estremo diversivo per distrarlo, ma risponde ugualmente, con cortesia. Spiega all’anestesista che è possibile, dal web, comprare appezzamenti di terreno sul piccolo satellite della Terra già da alcuni anni. Una nuova startup governativa, dice, che offre ettari lunari a prezzi deliziosamente competitivi. Un ago lo punge all’altezza del bicipite sinistro e la sua attività sensoriale perde immediatamente definizione e lucidità. Aggiunge che, al suo risveglio, una villetta sulla Luna, godendosi la Terra in tutta la sua bellezza, mentre tramonta, magari, non sarebbe una cattiva idea.
L’ultima cosa che riesce a captare nella densa foschia sensoriale, prima che i sensi collassino, è la parte finale dell’aria sulla quarta corda di Bach. Un camice bianco si china lentamente sull’uomo e, come velluto, una voce femminile sussurra buon viaggio, Keith.

* * *


Incredibilmente, piove.
Apre gli occhi. Nulla.
Dev’essersi svegliato in piena notte perché è tutto buio. Ondate di panico miste ad eccitazione investono Keith, ma è una sensazione che dura un istante. A poco a poco, la penombra crea l’ambiente circostante fatto di sfocate silhouette. Ce l’ha fatta, è ancora vivo... ma c’è qualcosa che non va. Si volta a guardare attraverso la finestra e riesce a mettere a fuoco il cielo, uno sporco tappeto grigio. Sullo scaffale alla sua sinistra un plico informativo dei servizi offerti dall’Alcor pare fargli l’occhiolino. Quando i diffusori ripropongono Aria sulla quarta corda di Bach, l’uomo non ha più dubbi: si trova alla Life Extension. Qualcosa dev’essere andato storto in sala operatoria, si ripete, non sono riusciti ad ibernarlo e l’hanno riportato in reparto, anestetizzato a dovere. Tutto qui. Ritiene di aver dormito alcune ore, qualche giorno al massimo. È seccato, Keith, vuole spiegazioni, pretende il rimborso totale. I camici bianchi entrano nella stanza, si dirigono verso di lui.
Stanno per dargli una risposta, ma non è quella che immagina.

* * *



Dopo il colloquio preliminare con il Cliente -prassi divenuta rigorosamente obbligatoria a seguito delle preoccupanti reazioni dei primi crionauti risvegliati ed il conseguente fallimento del loro recupero psichico- la neurosimulazione guidata dell’MNI (Mars Nanocryogenic Institute) terminerà ed il Cliente sarà esposto al primo contatto sensoriale con la realtà. Statisticamente, solo il 25,33% dei soggetti resuscitati supera l'impatto emotivo, sopravvivendo allo shock e all’arresto cardiaco.
Il caso del Cliente Keith, maschio bianco, ibernato dall’Alcor Life Extension Fundation il 13 Marzo 2017, che oggi ha 7976 anni, non è semplice. Si tenterà di fargli comprendere in che anno di quale millennio è stato risvegliato e, poi, dove attualmente si trova. E, se pochi hanno scommesso che il degente riuscirà a superare lo shock emotivo per la comprensione del salto spazio-temporale che ha compiuto, nessuno crede che gli si riusciranno ad attualizzare alcuni concetti aberranti, che, pare, abbiano rivestito fondamentale importanza per questi “viaggiatori del tempo”. Scoperte come la nanoscomposizione molecolare, per una rigenerazione completa del corpo umano, il quale ora ha un’aspettativa di vita pressochè illimitata, o la genembiosi, avvenuta con altre forme di vita intelligenti, presenti sul pianeta Terra già da alcuni millenni, ma senza possibilità di stabilire un contatto con l’uomo a causa delle dimensioni ridottissime delle prime, potrebbero seriamente minare il fattore resilienza del Cliente, capovolgerne i principi etici di base e indurlo al suicidio.
Si precisa che L’MNI non ha aspettative sul recupero dei crionauti sperimentali, della fascia temporale compresa tra l’anno 1967 e il 2315; analisi sullo stato di conservazione indicano corpi troppo fragili, obsoleti, non protetti adeguatamente prima del raffreddamento. Materiale biologico non adatto, dunque, ai rivoluzionari e drastici cambiamenti che Marte ha operato sul corpo umano nel corso dei secoli. Inoltre, la presenza di tossine altamente nocive nei primi crioprotettori cerebrali ha indebolito e corroso il sistema sinaptico. È opinione comune che tutti i crionauti sperimentali conservino un fattore resilienza pari a zero.
Tuttavia, il tentativo di recupero di tali soggetti primitivi non è uno spreco di risorse; come i crionauti risvegliati precedentemente, il Cliente Keith è stato preventivamente messo in vendita dall’MNI e già acquistato dall’Ares Vallis Archaeological Museum. Se il recupero dovesse avere esito negativo, Keith verrà prelevato dall’Istituto nanocrionico e trasferito al Museo, che provvederà a sopprimerlo e poliplastificarlo.
Sarà infine esposto nella sezione Cryogenic Temple.
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Piove. Eccoli, arrivano. E vogliono che sia pronto. Ha chiesto di essere lasciato solo ancora un po’. Desidera pochi minuti, una piccola manciata. È stato lui a decidere i tempi, questo lo sa, ma adesso gli sembra assurdo non potersi concedere un altro paio di minuti. Li reclama come favore...
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09/07/2017 22:33:46
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