"Nel pianto dei poeti l'uomo muore
nei cruscotti lucidati l'uomo muore
nel linoleum degli uffici riscaldati
tra un sorriso e un cappuccino l'uomo muore
nelle sfide tra gli scapoli e ammogliati.
Brucia, brucia
senza nessun rimorso
brucia, brucia
tanto oramai non serve più."
Sto vivendo una nuova sensazione, mai provata prima. La frase che molte volte ho ripetuto e scritto anche qui prende una nuova dimensione. "due anni di psicoterapia mi hanno insegnato a riconoscere la depressione quando arriva, ma non mi ha insegnato come evitarla". L'ho sempre detto per spiegare che avere coscienza di stare male non è un pagliativo per il dolore, se lo sai non stai meno male. Invece ...
Da due mesi buoni navigo a vista, tutto va sempre più verso il fondo del mio lato oscuro, riconosco la depressione ma combatto per non finire giù; il lavoro, la casa, gli affetti, il bisogno di affetto ... tutto velocemente scivola verso il fondo, le mie unghie attaccate con rabbia al margine del fosso. L'attenzione per una persona a cui tengo molto mi fa da rampino per non mollare, ma la lotta è durissima. Fino a settimana scorsa.
Mi rendo conto che non riesco più a lottare, che mi sta invadendo violentemente; cambio prospettiva, ci penso, ci lavoro, mi faccio domande su tutto quello che ho attorno e provo a cercare conferme nelle conclusioni che traggo. Mi confronto prima con il mio "rampino", le parlo, sondo il terreno per capire me e le sue reazioni; cerco di capire a che punto è il nostro rapporto ed arrivo ad avere tutte le risposte che volevo. Trovo esattamente quello che speravo di trovare da entrambi. Quindi posso spostare l'attenzione sul resto.
Il lavoro, non c'e' dubbio che lo stia perdendo, continuo a corrergli dietro; appena mi sento meglio riprendo a farmi dare nuovi appuntamenti, completo una giornata, sto bene perchè mi piace molto, mi sento sicuro e pronto a continuare. La mattina dopo non riesco ad alzarmi, non avviso, mi chiudo nel mio stato di autismo depressivo e tutto va di nuovo in merda. Ma io sono molto rancoroso e so bene che lo stato di depressione attuale è tutta causa loro, di chi gestisce e decide del mio lavoro, quindi quando sto male è il mio primo nemico perchè odio quelle persone per come mi hanno portato a stare.
Ma provo a spostare l'attenzione sul lavoro, sul fatto che non posso ancora mandare tutto al diavolo, che mi piace come ho già detto, e che so farlo; visitare 480 contatori al giorno con una media del 95% di presenze non lo fanno in molti. Motivo per cui quelli non mi hanno ancora cacciato, sanno che so farlo bene e loro sperano anche che io voglia prendermi ancora la briga di insegnarlo ad altri. Sbagliano di brutto, ma facciamoglielo credere. ora mi serve.
Quindi nell'ultima settimana tiro alcuni giorni per dimostrargli che hanno bisogno di me. Per farlo evito addirittura di andare a dormire la notte, perchè la mia depressione colpisce forte quando devo alzarmi, non ho motivazioni valide per farlo e nel letto sento di essere protetto. Ma se sto sveglio, allora il tempo da impegnare anche nel lavoro lo trovo. Avverto il capo che dopo aver concluso la settimana andrò in pausa per una settimana di sicuro, ma forse di più. Accordo fatto, raggiungo il venerdi.
La casa, sembrava che dopo la decisione di vedere alcuni lavori sabato prossimo mi sarei potuto prendere una pausa mentale anche da lei; oggi scopro che non è cosi, ma devo molto a chi è coinvolto, ed anche se l'ho fatto penare pure oggi al telefono per decidermi, devo considerarlo come l'ultimo sforzo prima dell'oblio, perchè davvero non si può rimandare. Per giovedì avevo un programma diverso da tutta la settimana, prendermi quel giorno per stare bene con la persona che solo averla vicina mi fa pensare ad altro e non alla situazione attuale. Devo rinviare, perchè quel giorno ora sarà dedicato alla casa.
Gli affetti, e qui devo scindere il capitolo. Gli affetti intesi come bisogno di affetto, quelli che vanno tutti a rotoli perchè ne sento cosi l'esigenza che le persone a cui rivolgo questo interesse lo captano subito e scappano lontanissime. Come dargli torto. I nostri bisogni sono come odori, gli altri li sentono, li respirano. Una grossa richiesta di affetto farebbe scappare qualsiasi persona che se ne dovrebbe prendere carico, una relazione non può cominciare con queste prerogative. Lo so io, figuriamoci chi se le sente addosso come richiesta. Questo campo si ferma qui, come da anni. Difficile risolverlo. L'unico pensiero che mi viene esaminando tutto è che io miro sempre troppo in alto, donne particolari. Ma io sulla compagna sono molto esigente, anche un forte bisogno di affetto non mi porta a compromessi sulla qualità.
Gli affetti intesi come entrare in contatto con conoscienze che mi stimolano la curiosità, perchè trovo che siano persone dalle quali avere il succo della mia vita, scambi di idee, confronti, notizie, storie di vita, sensazioni, emozioni; non so rinunciare nemmeno al piacere di raccontarmi, di presentarmi, di sentire come sono percepito dagli altri. Ed a parte le conoscienze che vengono dal web che so gestire anche durante le botte di depressione, quindi non mi creano ansia in questo periodo, avevo un appuntamento nella "realtà" a cui invece tenevo molto.
Quindi lei è stata esattamente la mia pietra miliare decisa per poi lasciarmi andare alla marea calda della depressione. Ho pure rischiato di non completare i due giorni di sua presenza a Milano, domenica ho dovuto dormire un po', rischiando di perdere la cena al ristorante con lei alla quale ero stato invitato. Ma come ho detto non volevo concedere nulla alla depressione, sono io che la dirigo questa volta, lei deve aspettare che io sia pronto. Poi sarò tutto suo. Come sempre.
Cosi ieri mattina completo le cose che volevo fare, ne sono anche molto felice. La conferma che il fine settimana mi da è davvero piacevole. Ero sicuro che le mie aspettative su questa persona sarebbero state confermate, ed il piacere di rendermi conto che non solo che avevo ragione, ma che anzi ha enormemente superato le mie aspettative mi fa da spinta a vivere ancora la giornata sull'onda di questa piacevole emozione. Tiro finche il fisico me lo permette. A mezzanotte esatta, al cellulare con Cinzia, mi addormento un attimo dopo averla salutata perchè gli occhi mi si chiudono.
Ventuno ore consecutive a letto. Ora sono tutto tuo. tra sonno profondo e pensieri che corrono nei momenti in cui sono sveglio, ma senza nessuna intenzione di alzarmi, quaglio anche alcune decisioni che erano rimaste in sospeso. Ed ecco la novità. Come sempre come un illuminazione, una forte luce che mi indica la strada verso la presa di coscienza. Perchè soffro quando la depressione mi invade? quando non riesco a reagire? quando il letto diventa un tutt'uno con il mio morale? Per i sensi di colpa di quello che non sto facendo, di quello che sto saltando, sapendo di non avere mai una vera spiegazione da porre sul perchè non mi sono alzato e non ci sono andato.
Stavolta non sto saltando nulla, nessuno mi aspetta, nessun appuntamento bucato. Devo ancora imparare a dire subito no alle eventuali richieste da parte degli amici a qualche mia presenza dell'ultima ora. Come oggi con il Kaius, ma devo solo migliorare questo e tutto mi sembra molto più tranquillo. Oggi nessuno mi ha cercato, nessuno mi aspettava; non ho dovuto nemmeno chiudere il cellulare per non essere messo in ansia dal suo squillare e dal dover scoprire chi mi cerca e cosa ho fatto di sbagliato sta volta. E se rimane acceso so che se lei vuole comunicare con me sa che ci sono e che le rispondo, messaggio o telefonata che sia.
Quindi perchè non lasciarmi cullare dalla depressione se non c'e' più nemmeno la pressione emotiva della colpa? perchè far finta di avere uno scopo nella vita per arrivare alla fine della giornata? perchè pensare che le giornate siano importanti e non vadano sprecate? perchè non provare a dire quello che davvero penso da un po' di anni, che una giornata passata è una giornata in meno che devo vivere, e ciò non mi fa solo sentire meglio. Meno fatica. Passarla a dormire cullato dalle mie angoscie ora non è più un problema, Anzi una caldissima marea nella quale mi sento davvero tranquillo.
Poi lei se ne andrà, riprenderò ad alzarmi dal letto, ed a fare l'attore in questa vita che giorno dopo giorno mi sembra sempre più inutile e stupido vivere. Ma la decisione l'ho presa tre anni fa. Aspettiamo che tutto si compia.
"CHI L'HA DETTO CHE LA MORTE NON E' ALLEGRA?"
04 febbraio 2009 ore 03:2010530859
"Nel pianto dei poeti l'uomo muore
nei cruscotti lucidati l'uomo muore
nel linoleum degli uffici riscaldati
tra un sorriso e un cappuccino l'uomo muore
nelle sfide tra gli scapoli e ammogliati.
Brucia, brucia
senza nessun rimorso
brucia, brucia
tanto oramai non serve più."Sto vivendo una nuova...

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04/02/2009 03:20:59
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