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4 NOVEMBRE 1987 - CASERME APERTE - PORDENONE

musicaribelle 29 ottobre 2008 ore 10:25
I miei dodici mesi di militare sono stati tutti molto intensi; buttato senza preparazione in una vita altamente di collettività, ho imparato a relazionarmi con persone di tutte le estrazioni sociali e di tutte le regioni d'italia; non ti puoi tirare indietro quando dormi in stanzoni dove vivono altre 20 o 30 persone e la tua privacy è solamente la branda e un armadietto per le tue cose personali. Ma era ciò di cui avevo bisogno in quegli anni, scoprire gli altri.
Sono stato fortunato, e forse anche un po' per merito mio, ho saputo sempre legare con persone che mi hanno dato tanto, con cui ho saputo costruire amicizie fugaci, ma comunque importanti, o amicizie molto intense dal punto di vista intellettivo e di scambio reciproco.

La vita è fatta anche di incontri che sembrano casuali e che si rivelano pietre miliari per te. Come con Giovanni, bersagliere fiorentino, aggregato alla nostra unità di Comando e Trasmissioni.  Incontri che se non ti cambiano proprio la vita, sembrano essere comunque stati pianificati per lasciare segni indelebili nella tua crescita, nella scoperta di mondi ancora sconosciuti ma dai quali ti senti attratto a pelle.

Giovanni arriva alla palazzina delle trasmissioni dove svolgo il mio lavoro di telescriventista per l'esercito ormai da un paio di mesi, dopo il mio trasferimento all' ultima destinazione che mi è stata assegnata. Prima Salerno per il CAR, poi S.Giorgio a Cremano per la formazione ed in fine qui, a Pordenone per gli ultimi 8 mesi dove finalmente devo solo fare il lavoro assegnato e svangare le giornate che mi rimangono fino al congedo.

Giovanni è un ragazzo timido, schivo, con una barba e i baffi "da impegnato", come si diceva una volta; nella palazzina blindata lavoriamo noi telescriventisti, il gruppo incaricato dei centralini telefonici e la sala radio per i contatti con le unità in giro per polveriere e servizi di guardia.  Lui è assegnato alla sala radio, al piano di sopra della palazzina; non ci incontriamo quasi mai, se non nella sala ricreativa, dove chi non è in servizio è obbligato a passare la giornata in attesa del suo turno o della libera uscita, non possiamo circolare per la caserma a zonzo, quindi è stata creata questa sala dove noi dobbiamo stare e inventarci qualcosa da fare.   Il Risiko è ormai il passatempo quasi fisso, partitone con 6/8 persone che chiacchierano e giocano, ma lui passa piu il suo tempo a leggere o scrivere, non ha molti contatti con tutti noi altri se non per scambiare ogni tanto quattro chiacchiere su discorsi vari.   Sembra che non abbiamo nulla in comune e non ci si fila più di tanto.

In una assolata domenica di agosto in libera uscita, con il mio gruppo di amici, entriamo in un edicola per acquistare un po' di riviste utili a far trascorrere il tempo libero quando siamo incarcerati nella stanza svago, non si può sempre e solo giocare a risiko tutti i giorni.  Ci trovo Giovanni che sfoglia qualche rivista proprio nello scomparto al quale mi sono diretto subito, ha in mano un mensile che acquisto sempre Fotografare, il nome già spiega di cosa tratta; io prendo una copia di Photo e attendo di poter prendere anche quella che lui ha in mano.  Ci guardiamo e sorridendo con accento di Firenze mi dice "anche tu hai la passione per la fotografia?"

Partiamo cosi, scoprendo una passione in comune di cui si comincia a parlare; e giorno dopo giorno comincio a scoprire questo ragazzo che non è poi timido come sembrava, ma è solo che questo per lui è un ambiente non in sintonia con la sua vita e le sue idee, ma ci è venuto per scelta, vuole studiare la situazione dall'interno e quindi ha evitato il servizio civile per fare questa esperienza, al contrario di tutte le persone che la pensano come lui;  e come la pensa lo scopro un po' per volta nelle settimane successive.

Scopro nel tempo che a parte essere praticamente un vero fotografo principiante, ma davvero bravo, è anche uno dei quadri fissi nel collettivo di Autonomia Operaia di Firenze; è grazie a lui che comincio a scoprire il mondo dell'antagonismo italiano; grazie a lui ma soprattutto alla sua capacità di non indottrinare la gente ma di saperla capire e indirizzare nella strada più consona alla tua personalità, comincio a conoscere davvero l'idea Anarchica.
Fino all'arrivo al militare mi sono sempre definito anarchico, ma senza saperne nulla, per me allora l'anarchia era solo la rivolta al potere costituito, alla gerarchia e ai "posti di potere" qualsiasi essi siano, nella società, nella scuola, nella famiglia.

Giovanni ha il merito di avermi saputo ascoltare e di avermi guidato verso una conoscenza più approfondita dell'argomento; ha avuto la capacità di capire che indirizzarmi verso tomi di ideologhi dell'Anarchia, con grossi paroloni, riferimenti, ipotesi non era la strada giusta per farmi aprire a quel mondo;  cosi, un pomeriggio mi chiede se voglio andare con lui alla sede del movimento Anarchico di Pordenone, che per lo più fa da biblioteca sull'argomento, lui cerca dei testi che gli interessa leggere.  Cosi entro nella mia prima sede Anarchica, una piccola casa con un paio di stanze tutte piene di libri e riviste, è lui che gira tra gli scaffali chiacchierando con i due compagni presenti e che sceglie un libro che mi consiglia di leggere;  il testo che ho in mano è una biografia di un importante compagno spagnolo, Buenaventura Durruti. (H.M. Enzensberger, La breve estate dell'anarchia. Vita e morte di B. Durruti, Feltrinelli, Milano, 1973.),  una folgorazione!

Da quel giorno, dopo aver divorato il libro, io e Giovanni passiamo molto tempo assieme, parliamo molto, mi racconta di lui, del movimento, della politica. Ma anche della vita sua, della vita nelle lotte per la casa, per il lavoro, per gli spazi popolari.  Stringiamo un amicizia che per un po' di tempo continuerà anche dopo il militare.  Ma, insieme, decidiamo di fare qualcosa che sia in linea con le nostre idee seppur all'interno dell'esercito italiano.

Manca poco al 4 novembre, la feste delle forze armate. E' prevista l'apertura della caserma ai civili, per fare un po' di pubblicità a questa istituzione; i lavori fremono ovunque, si tira a nuovo la caserma, decine di persone sono coinvolte nel lavoro di abbellimento di una struttura fatiscente, devono solo farla sembrare quasi gradevole, una mano di pittura e togliere le erbacce è praticamente l'unica cosa possibile da fare. Ma a questo sono preposti i bersaglieri, noi siamo comodi nella nostra palazzina blindata.

Giovanni mi parla di una sua idea ed io la accolgo al volo e ne sono entusiasta; sarebbe la mia prima azione diretta di controinformazione, e ne sono eccitato.  L'idea è quella di andare al centro Anarchico, prendere del materiale contro le forze armate e la giornata di festa per farle poi apparire all'interno della caserma nello spaccio e in altri luoghi che stiamo decidendo, all'entrata dei civili il 4 novembre; operazione che se riuscisse farebbe un bel po' di casino, e siamo consci che se per caso risalgono a noi o ci beccano sul fatto, il carcere militare non ce lo toglie nessuno.  Ma sennò che azione diretta sarebbe?

Partiamo convinti, ed in un giorno di libera uscita raggiungiamo il centro, per restituire dei libri presi in prestito (lo scambio continuava ormai da un po'). Cosi ci rivolgiamo ai soliti due compagni che troviamo nella sede; alle nostre richieste di materiale contro le forze armate le loro facce si fanno stranite, cominciano a spiegarci che non hanno mai pensato di fare del materiale da mettere in giro contro il giorno di festa; a noi fa un po' strano, in fin dei conti siamo in Friuli, terra di caserme e esercito, città intere vivono sull'indotto delle forze armate, e gli anarchici non protestano?  ma è anche vero che se noi incontriamo sempre questi due compagni, non credo che il movimento a Pordenone sia cosi esteso.  Ci chiedono loro informazioni a noi, di dove siamo, in che caserma siamo, perchè cercavamo quel materiale, ed alle nostre risposte vediamo che le loro facce sono stupite.  Ma non c'e' molto da fare, materiale non ne hanno e la nostra idea va in fumo.

Peccato, mi sarebbe piaciuto cominciare li, con Giovanni: che in fin dei conti è stato la mia guida all'impegno politico, quello che Kaius mi rinfaccia sempre di aver perduto per strada; ma quello che dice Kaius ormai non lo ascoltiamo più da anni ;-) 
Finisce cosi, nessun manifesto esposto, nessuna distrazione nella festa del 4 novembre, nessun rischio per noi. Ma alla sede anarchica di Pordenone un segno  del nostro passaggio è rimasto,  io lo scoprirò solo anni dopo, per caso. Ma questa seconda parte vale tutta un altro post.
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I miei dodici mesi di militare sono stati tutti molto intensi; buttato senza preparazione in una vita altamente di collettività, ho imparato a relazionarmi con persone di tutte le estrazioni sociali e di tutte le regioni d'italia; non ti puoi tirare indietro quando dormi in stanzoni dove vivono...
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29/10/2008 10:25:59
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