Quando arrivi a toccare il fondo, se riesci poi a risalire, non sei più quello di prima ....
Seduto sulla sedia del tavolo blu della sala di casa di Cinzia, arrotolo un pezzetto di cartoncino dopo averci fatto un paio di pieghette; un gesto che ripeto da anni e che conosco bene, l'inizio del rito della costruzione. Lo conosco talmente bene che le mani vanno da sole, non devo guardare quello che faccio; ed infatti non guardo le mie mani, ma dritto davanti a me. Fisso.
L'angolo di muro tra la stanza da letto e la sala con la cucina a vista, arancione, come tutto il resto della sala. L'ho imbiancata io, ed infatti la mia attenzione è fissa sui particolari; Lì il muro aveva due piccolissimi buchini, il rullo non è entrato, vedi si notano i due punti bianchi. Lì, tra la parete e lo stipite di legno, una riga larga forse un millimetro, ma io la noto molto bene, dovevo ripassarlo con il pennello più piccolo, come attorno ai comandi del riscaldamento autonomo.
Le mani vanno da sole, portano la cartina verso le labbra; ma gli occhi non si distolgono dal muro.
Da quanto sono seduto su questa sedia?
I gatti sono accoccolati sulle sedie a fianco, accompagnano il silenzio della casa, dormicchiano. Io continuo il lavoro senza distogliere gli occhi dal muro. Sembra la vignetta di Pazienza, ma non sono alla ricerca di scoprire di che colore è la parete. Non sono alla ricerca di nulla, proprio nulla.
Sul quel muro passano immagini che sono solo dentro la mia testa. Scorrono immagini, situazioni, parole di altri; ma in questo silenzio loro urlano nella mia testa. Ed io mi sento completamente svuotato.
Da quanto tempo sono seduto su questa sedia? E come ci sono arrivato?
Nell'ultimo periodo tutto è andato decisamente in caduta libera. TUTTO. Adesso è settembre, a gennaio avevo una ragazza, un lavoro, una vita sociale molto bella e viva. Ma non stavo certo bene. Sognavo ancora tantissimo, tanto da non essere mai soddisfatto del tutto di quello che avevo nel presente. Dopo due anni e mezzo lei mi sembrava fosse diventata più routine che amore; mi sembrava che quella convivenza sarebbe inevitabilmente sfociata in un qualcosa di più che mi spaventava e non avevo testa per affrontare. Il lavoro era peggiorato per colpa dei rapporti tra L'AEM e la mia cooperativa, quindi ora solo lavori difficoltosi e mal pagati. Si salvava in pieno solo il rapporto ripreso dopo uno dei soliti momenti di distanza con Ema, e successivamente con Marika e gli amici che ruotavano attorno a casa di Ema.
Ma io non stavo bene con la testa.
Poi il precipizio, e lungo la strada butto prima dentro il rapporto con Laura, fine della convivenza, della nostra storia dichiarata, anche se continuiamo a vederci e tutto è quasi come prima. Perchè comunque lei è importante per me, accorgersene prima sarebbe stato meglio. Poi ci butto anche il lavoro, salto un paio di giorni e poi mi licenzio in tronco, come è mio solito; crisi e chiusura. Va tutto a puttane anche con Ema; e Marika, gli altri e la mia vita sociale si chiudono drasticamente. Sono pure senza casa, e giro da un po' ospite degli amici, io nella mia città. Non è la prima volta ormai dopo il 2001, mi ci sto quasi abituando.
E come al solito appare la mia unica vera ancora di salvataggio, la mia "sorellina di sangue" Cinzia; mi prende in casa e mi sostiene economicamente e psicologicamente. Lei c'e' sempre stata quando ho avuto bisogno.
Ed eccomi qui a casa sua, da solo, che guardo un muro. Ma da quanto sono su questa sedia?
Sono seduto qui da un bel po', non ore ... sono almeno tre giorni che fisso quel muro. Mi alzo solo per prendere un po' di latte o per distendermi nel letto a notte fonda, sapendo che non dormirò, ma ormai completamente sfatto provo almeno a riposare il fisico. La mente non si ferma. Va talmente veloce che non riesce più ad elaborare le immagini, senza filtro le emozioni vanno dritte al cervello e non si è in grado di razionalizzare nulla. Sei fermo, nessun problema fisico, ma soffri come una bestia. Perchè ti senti completamente vuoto.
La domanda che mi rimbalza fissa ed alla quale cerco risposte è sempre la stessa ... perchè dovrei andare avanti? avanti dove? riprendere a lavorare per poter mangiare, prendere una casa per me, cosi da essere ancora pronto il giorno dopo per lavorare ancora? Ma per quale motivo? solo per non morire? C'e' qualcosa che voglio realizzare, fare, conoscere che possa dare un senso all'alzarsi da questa sedia? sono giorni che cerco una risposta diversa dal NO che ho forte nella testa ... che guida tutti i miei pensieri ... che mi paralizza in quella sala.
Ci sono cose che anche in un post cosi intimo non puoi scrivere. Come quale è stato il motivo per cui ho deciso di farmi aiutare da un CPS, una psikiatra ed una cara assistente sociale a rimettere ordine nella mia mente. Ma ci vogliono ancora qualche giorno di sguardo fisso sul muro per decidere. Perchè le decisioni ormai sono ristrette a due, farsi aiutare o lasciarsi andare del tutto.
Quando arrivi a toccare il fondo, se riesci poi a risalire, non sei più quello di prima .... li sotto ci ho lasciato la mia capacità di sognare, di sperare che le cose possano essere migliori, di credere in qualcosa.
IL FONDO
26 ottobre 2008 ore 23:0510134785
Quando arrivi a toccare il fondo, se riesci poi a risalire, non sei più quello di prima ....Seduto sulla sedia del tavolo blu della sala di casa di Cinzia, arrotolo un pezzetto di cartoncino dopo averci fatto un paio di pieghette; un gesto che ripeto da anni e che conosco bene, l'inizio del rito...

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26/10/2008 23:05:59
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Commenti
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siria.ss71 29 ottobre 2008 ore 12:08
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musicaribelle 29 ottobre 2008 ore 12:33
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