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IL RICORDO DI UN AMICO ('ALA)

musicaribelle 15 giugno 2010 ore 05:08
Luglio del 2006, siamo oltre la metà del mese, fa caldo a Milano, anche di notte.  Nel gabbiotto dell'area di servizio Cascina Gobba lungo la tangenziale di Milano fa ancora più caldo che fuori all'aria aperta.  Le lamiere ed i vetri che compongono la struttura hanno assorbito tutto il giorno i raggi del sole e gentilmente mi restituiscono il loro calore lungo tutta la notte.  Il condizionatore mai pulito lo si può tenere acceso per poco, altrimenti comincio a sternutire, non oso domandare cosa esca da quei filtri.  Le notti passano lente soprattutto a metà mese, quando la città è più vuota e non c'e' un gran flusso di turisti in giro.  Ma grazie al cielo a tenermi compagnia in queste notti ci sono le Olimpiadi di Atlanta, grazie al fuso orario tutto succede tra la sera e la notte, cosi ho qualcosa da seguire, qualcosa da vedere con piacere.  E' l'anno in cui ho seguito tutta la manifestazione dall'inizio alla fine ed in tutte le discipline ... scoprendone alcune davvero simpatiche ed altre di una pesantezza mortale.  Ma vedere un evento sportivo sulle reti nazionali con i commenti tecnici e di gossip dei telecronisti rai è noioso; io mi sono organizzato con una radio, cosi guardo le immagini in televisione e intanto ascolto il commento degli eventi fatto tutta la notte dai redattori e dagli esperti di radio Popolare, esperti spesso presi da praticanti della disciplina senza arte ne parte, ma in grado di spiegare regole, strategie e divertirsi nello stesso momento.  Le trasmissioni sono aperte anche alle telefonate degli ascoltatori, che possono intervenire e dire la propria o domandare qualcosa, una telecronaca degli eventi interattiva, che crea i suoi personaggi per pochi minuti, con la simpatia dei conduttori.

Sono le due del mattino passate, sul piazzale nessuna macchina in vista, in televisone un momento di ferma tra riepiloghi e pubblicità, alla radio non hanno nulla da dire, parlano del più e del meno invitando qualcuno a telefonare, ma sembra che nessuno abbia da aggiungere un contributo alle cose viste fino a quel momento.  Quando uno dei conduttori non esorta qualcuno che di notte lavora e li ascolta a chiamare, per far conversazione. Conosco la trasmissione, so quanto i conduttori siano simpatici e bastardelli con chi telefona, seguo la radio da anni e non sempre volendolo, ma vivo con chi non si stacca quasi mai da quella frequenza.  So bene cosa rischio, ma decido di farlo, tanto mi sto annoiando seduto sulla sedia da giardino, con i piedi sulla scrivania ed i soliti gesti a costruire i miei castelli in aria.  Alzo il telefono, faccio il numero ed entro in trasmissione.  In poche battute i ragazzi si interessano subito a me, mi chiedono dove lavoro e quando lo dico subito parte la prima battuta "ah si, mi fermo ogni tanto, sei tu il rompicoglioni che mi dice sempre "passare alla cassa" ??? " ... rido, confermo, aggiungendo però che io dico "agip cascina gobba per far benzina passare alla cassa " non semplicemente "passare alla cassa"!!!   Ridono, mi prendono bene e cominciamo a chiacchierare, non smettono di prendermi in giro, io rido e sto al loro gioco. 

Si fermano due macchine sul piazzale, scendono dei ragazzi, dico ai redattori che devo chiudere perchè ho lavoro, mi chiedono di tenere aperto e far sentire la chiamata alla cassa, rido e acconsento.  La mia voce rimbomba sul microfono, su tutta l'area di servizio, e mi rientra dalla radio vicino a me, ma con mio stupore anche dalla radio tenuta alta delle auto sul piazzale.  Ora tutti ridono, io, i redattori e i clienti sul piazzale, che sentito la cosa si avvicinano, tirando fuori dall'auto uno striscione di un gruppo che quella sera suonava a Cascina Monlue, saltano sul piazzale e si sbracciano; i redattori mi domandano di descrivere la situazione e chiedono tramite radio ai ragazzi sul piazzale di suonare i classon in una determinata sequenza per dimostrare che tutto era vero.  Al via dei redattori parte il concerto di classon.  Tutti ridono e per un momento Cascina Gobba si estende sull'etere, con tutte le radio di movimento collegate a quella di milano, per tutto il nord italia.  I ragazzi si riforniscono, salutano e partono.  In tele sta cominciando una disciplina da seguire, i redattori mi liquidano alla loro maniera con un "beh mo ci hai rotto" e chiudono la conversazione. Me l'aspettavo, ero preparato e io ho passato un bel quarto d'ora a ridere.
Passa qualche minuto, suona il telefono del distributore, sono quasi le tre del mattino, ho appena messo giù il telefono io, azzo chi sarà??   Rispondo titubante, dall'altra parte sento la voce rauca ma piena di vita del mio collega 'Ala, di nazionalità marocchina, che fa i turni di giorno; sono stupito mi stara per dire che non viene a lavorare la mattina, invece no. 'Ala mi chiama per rincuorarmi, anche lui ascolta radio popolare, stava seguendo la diretta ed ha seguito tutta la diretta dal piazzale, cerca di spiegarmi che loro fanno cosi, che non è che ce l'avevano con me;  rido, spiego ad 'Ala che li conosco bene, che ero preparato e che anzi mi aspettavo di peggio, tipo due minuti e mandato già a fare in ...  Lui si rassicura, parliamo un po' e mi racconta lo stupore ed il ridere nell'ascoltarmi; io penso a lui, alla sua gentilezza nel fare un gesto simile, nell'avermi chiamato perchè pensava ci fossi restato male, perchè alle tre del mattino si è preso la briga di farmi uno squillo temendo potessi essere triste.

'Ala è un ragazzo di 30 anni che viene dal Marocco, ha pochissimo del magrebino a parte i caratteristici segni somatici; parla benissimo l'italiano, ha solo una cadenza tutta sua, è sempre allegro, salta per il piazzale durante i turni ed è sempre gentile con i clienti, ma è anche eccezionale nel prendere in giro la gente sempre con il sorriso stampato sul volto, tanto che ormai che sfotte il cliente lo capiamo solo noi che lo conosciamo bene.  Porta allegria, non disdegna l'alcool e il cibo di tutte le latitudini, ma purtroppo anche con le droghe non fa troppa attenzione. Gran lavoratore ma anche gran manipolatore con i soldi e con i trucchi, ma sempre con stile e arte.  Altruista e pronto sempre a ricompensare chi lo aiuta nelle cose che non predilige, come i conti a fine turno, e capace di gesti d'affetto assolutamente inaspettati.  Furbo e scaltro anche con i colleghi, sa tenere il suo posto ma è un leader naturale.  Tutte le mattine lo vedevo arrivare per primo con la sua golf marrone allo spuntare delle 5.40.


Mattina d'inverno, freddo, tanto freddo fuori dal gabbiotto. Ho fatto tutta la notte, venerdi notte su sabato, la più difficile delle notti al piazzale. Sono stravolto, mi reggo in piedi quasi a stento, ho già fatto 18 notti consecutive delle 21 che ogni ciclo devo fare per avere i 7 giorni consecutivi di riposi accumulati.  Dovrei già essere sulla via di casa, io il mio turno l'ho finito. Ma sul piazzale ci siamo solo io, il capo piazzale e 'Ala, due colleghi non sono ancora pervenuti ed io sono li a far benzina  fuori da un ora e mezza oltre le mie 8 già fatte.  Si ferma un mezzo a trazione che guardandolo non capisco se è un Apecarr più grosso o un piccolo Camioncino .. boh .. io di macchine ne capisco proprio poco, ma so dove si infila l'erogatore della benzina.  Sto cavolo di mezzo trasporta verdura da vendere per strada, viene dall'ortomercato dove è andato a rifornirsi, il proprietario scende e mi dice di farne 30.000 , e scappa con il capo piazzale verso l'ufficio, si conoscono ed il capo vuole acquistare qualcosa.  Io guardo il furgone, ha un serbatoio come quelli dei camion, si è fermato tra due erogato, uno di benzina l'altro di gasolio.  Nel dubbio, urlo al proprietario "gasolio, vero???"  il tipo si volta e mi fa si con la testa.   Apro il tappo ed erogo.  Il capo e il tipo tornano dall'ufficio che ho quasi finito, quando vede che pompa ho in mano da fuori di matto. Io rimango basito, ma cazzo te l'ho chiesto, e lui "non avevo capito, ma come fai a mettere qui dentro gasolio??? "   bah ... è un camioncino, ha il serbatoio fuori come i camion e poi te l'ho chiesto pirla!   Comincia il casino ... "perdo la giornata di lavoro, adesso bisogna svuotarlo, io non pago nulla di questo casino" ... il capo mi guarda sorridendo e muovendo la testa su e giu; io li guardo, con gli occhi spenti dal sonno, mentre arrivano le macchine dei due colleghi desaparecidos.  
Il capo ed il tipo vanno verso il bar in attesa che io sistemi il casino, cioè portare l'automezzo al ponte sopraelevato, svuoti il serbatoio e lo pulisca con la benzina. Mi si avvicina 'Ala con il suo solito sorriso, mi aiuta a spostare a spinta il mezzo verso il ponte, poi mi guarda e mi dice "ragioniere, vai a dormire che sei stravolto; i ragazzi guardano il piazzale e qui basto io. Non ti preoccupare dei soldi che devi mettere, ci penso io a coprirli nella giornata.  Il buco lo copriamo noi del turno. Ora prendi la tua borsa e va a dormire, ci vediamo domani mattina".


Arrivo la sera alle 21.30 sul piazzale, come tutte le sere. L'aria tra i ragazzi è triste, li guardo ma sono tutti un po' per i fatti propri, non sono felici nemmeno di vedere che essendo arrivato molto presto possono chiudere un po' prima.  Mi si avvicna il capo piazzale, gli occhi ancora lucidi mi racconta che è venuto il fratello di 'Ala, che ha smesso di lavorare da noi da due settimane, per prendere alcuni suoi documenti. Purtroppo su viale Palmanova, qualche notte prima, 'Ala alla guida del suo Golf marrone, dopo una serata di stravizi, si è andato a schiantare contro un palo della luce tra le due carreggiate. Un colpo tremendo, e la fine della sua giovane vita all'istante.


La mia visione della vita e della morte è sicuramente molto personale, ma ormai ho visto andare via cosi tante persone con cui ho avuto momenti indimenticabili che ho dovuto anche farmene una ragione.  Ho sofferto con i primi, giovani giovani per questo più sconvolgente.  Poi ho visto figli, genitori, fratelli andarsene senza avvertire prima, ho visto ragazze morire la mattina delle nozze. Bambine di 12 anni buttarsi da un palazzo per una nota sul diario. Ragazzi appena diplomati non tornare dalle vacanze estive in Irlanda per una biclicletta e un sasso sul terreno. Ho visto madri non riprendersi per tutta la vita da questo dolore. Compagni di scuola con cui 7 giorni prima festeggiavo la maturità con una sbronza colossale al parco di trenno la notte e sette giorni dopo salutarlo in un cimitero perchè la macchina non ha tenuto la strada.  Amici cari della montagna spegnersi non ancora maggiorenni sui curvoni della strada provinciale in motorino. E poi ancora e ancora che non mi va nemmeno di elencarli. I miei genitori, la maggioranza dei miei zii, per malattie che ti portano a non riconoscere quasi più la persona "vissuta" prima.  La vita è un passaggio, non ci è stata impressa la data di scadenza, ma il non saperla non vuol dire che non la si ha.  Chi lascia questa fatica quotidiana si libera dal proprio corpo e per me li tutto finisce, tranne per chi rimane. La morte è l'inzio del ricordo per chi rimane, della tristezza, del senso di vuoto per la mancanza, ma sempre per chi rimane.  Resta un nostro problema, non di chi non c'e' più.  Quando ricordo 'Ala e le altre persone che ho conosciuto e non ci sono più , ricordo sempre i momenti vissuti con loro e spesso non collego nemmeno il fatto che la loro vita si sia fermata ad un certo punto del mio cammino, Perchè volenti o nolenti, il nostro cammino continua anche senza di loro e piano piano li penseremo sempre un po' meno, ma senza doverci sentire in colpa. E' solo lo scorrere del tempo con altre perdite finchè qualcuno non piangerà noi.   E, forse, meno gente conosci sulla tua strada, meno saranno le persone che soffriranno quando la nostra vita lascerà il nostro corpo.

"Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire"
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Luglio del 2006, siamo oltre la metà del mese, fa caldo a Milano, anche di notte.  Nel gabbiotto dell'area di servizio Cascina Gobba lungo la tangenziale di Milano fa ancora più caldo che fuori all'aria aperta.  Le lamiere ed i vetri che compongono la struttura hanno assorbito tutto il...
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15/06/2010 05:08:59
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Commenti

  1. Morena.Mia 11 luglio 2010 ore 03:46

    Forse ti riferisci alle olimpiadi del 1996 ;-) :rosa

  2. musicaribelle 11 luglio 2010 ore 03:51
    errore di data ... decisamente ... nel 2006 non lavoravo li ...  troppa l'abitudine ormai a scrivere 2000 :) 

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