La guardo tramite la webcam, i suoi occhi che corrono sullo schermo, cercando la prossima canzone da selezione, mentre gira su facebook, rispondendo agli amici collegati su messenger ed a me; gli occhi corrono veloci sullo schermo, sicura, movimenti conosciuti bene con il mouse; Apre la nostra finestra di messenger, legge l'ultimo messaggio che le ho inviato, e come al solito la prendo in giro per qualcosa, o le faccio il verso, sorride, mi risponde per le rime. Poi volta le testa verso il corridoio, vedo che parla, cambia espressione, non sorride più; mi scrive che la mamma le ha detto di andare a studiare, deve chiudere, ma prima di farlo si lamenta velocemente con me scrivendomi che non ce la fa più, non le interessa. La prego di avere pazienza, di studiare la materia di cui ha la verifica, di fare uno sforzo, anche se non le interessa la scuola che fa, e i risultati del suo disinteresse si vedono eccome. Il viso triste, gli occhi non convinti, non sta lasciando un gran passatempo, forse più una perdita di tempo, ma non rubata allo studio, ma alla sua vita, alla sua socialità, alla sua ricerca di interessi o passioni che possono nascere. Ma perdere tempo, se l'alternativa è studiare, per molti adolescenti è decisamente la preferita. L'immagine della webcam si interrompe, un saluto scritto, uno mio di risposta, un sorriso, un cuoricino e il suo nick risulta non in linea.
Guardo lo schermo, ripenso a ciò che mi ha raccontato oggi, ai messaggi dopo la scuola nei quali mi racconta come è andata la giornata; le ho detto di fare uno sforzo, le ho consigliato di passare un po' di ore a studiare, magari quando c'e' la mamma a casa, così che la veda mentre lo fa; quando non vai bene a scuola e non sei un fan dello studio, raccontare a tua madre che rientra da fuori che hai studiato fino a quel momento è sempre inutile, non siamo credibili; anche se quel giorno davvero ci siamo buttati sui libri per ore, i nostri trascorsi non testimonieranno mai a nostro favore, quindi, perchè non farlo quando almeno nessuno può obbiettare che eri in stanza con il libro davanti?
Piccole scappatoie che ogni adolescente impara, da sempre, generazioni dopo generazioni; infatti io le conosco bene, e come se già non bastassero i miei di flash sul passato che ogni tanto scarico su questo blog, ecco che immagini del mio passato mi compaiono alla mente indotte dalla vita di una dolce ragazza che sto imparando a conoscere; sorrido pensando che IO le sto consigliando di studiare, che le spiego che se la media è molto bassa ma cominci a crescere nella valutazione, non è detto che per il voto finale si prenda la media matematica. Il miglioramento fino al raggiungimento della sufficienza alla fine dell'anno dovrebbe essere premiato. Lo penso davvero, ma lo penso ora che sono fuori da quell'inferno chiamato scuola, soprattutto quando quello che stai studiando è qualcosa di cui non te ne frega veramente nulla.
Ed eccomi li, pieno pomeriggio freddo milanese; nella mia camera persiane aperte, ma la luce che entra è comunque poca, il lampadario acceso, la radio del piccolo apparecchio radio, piatto, cassette a volume alto che mi fa passare i successi di quel 1981 agli inizi, io seduto a terra sulla comoda moquette che ricopre tutti i pavimenti di casa, con la schiena appoggiata ad uno dei tre mobile di due cassetti allineati su uno dei muri della stanza, leggo tranquillo uno degli ultimi Comandante Mark comprato il sabato precedente, usato, alla fiera di Sinigalia, proprio sotto casa. Dalla porta si affaccia mia madre, con la sua voce inconfondibile comincia una predica sui miei risultati a scuola, sul fatto che non bastano le lezioni private a cui già sono obbligato per raddrizzare l'anno, che devo studiare anche al pomeriggio, che un altra bocciatura non me la posso permettere, che tutti i professori hanno detto che sono molto indietro. Poi, tassativa mi fa spegnere la radio, riporre il giornalino Bonelli e mi dice di cominciare a studiare. Mannaggia, non esce quasi mai, mi tocca anche oggi:
Prendo il libro di italiano, lo apro sulle pagine assegnate per il giorno dopo, mi stendo sulla moquette, avvicino il cuscino peloso giallo, cuscino quasi a puff, un cilindro di cuscino morbido di pelo, che anni dopo il primo gatto di casa scambierà molte volte per la sua fidanzata; ma oggi è ancora vergine, e fa solo il cuscino per la mia testa, i giochi con Joe sono ancora da venire; steso, testa sul cuscino, piegato su un fianco, libro davanti al viso, comincio a leggere .. Petrarca ... questo nome non mi è nuovo, devo averlo sentito qualche volta in classe, mentre con il temperino incidevo il bordo del banco, lavoro durato mesi, ma ormai quasi finito, il bordo del mio banco ora è identico alla curva sud di S.Siro tutte le domenica in cui giochiamo in casa, ogni striscione della curva è rappresentato quasi perfettamente.
La prima cosa che controllo è quanto fitte sono scritte le pagine assegnate per oggi, guardo quante pagine non sono scritte fino alla fine, calcolo lo sbattimento del lavoro previsto, e già sono stanco. Comincio a pensare, quando ho scelto di andare al liceo Scientifico? proprio non lo ricordo. Ma il primo anno quello si che lo ricordo, 40 giorni di occupazione, quindi 40 giorni di calcio tutte le mattine alla palazzina Liberty, alla fine di quell'anno solare avevo collezionato 104 gol, tutti riportati giornalmente sul mio diario. Ma anche una bocciatura senza mezzi termini alla fine invece dell'anno scolastico. Mi ricordo di aver dichiarato che non mi piaceva studiare quelle cose alla fine di quel disastroso anno, ma mi era stato risposto che avevo le capacità per riuscire, solo che non mi applicavo.
Morale, anno successivo stessa scuola, stesso corso stessi professori, diversi compagni, diverso ruolo, ora sono il "bocciato" quello più grande, e sono quello che già sa come si vive nella scuola, e un po' un riferimento per i nuovi. Nessun rapporto coi compagni dell'anno precedente, a parte il calcio, non avevamo legato molto. Primo quadrimestre passato brillantemente, ma senza studiare nulla, l'anno precedente aveva lasciato qualcosa in eredità, la prof di latino che mi chiama ad esempio per un compito in classe sulle declinazioni dei nomi, ho preso 9. Bella forza, almeno qualcosa l'anno prima avevo imparato alla fine, ma visto che lei dice che sono un esempio, vuol dire che posso continuare a non studiare, tanto ormai sono "imparato". Finisce l'anno declino totale, l'ultimo compito del secondo quadrimestre è un bel 3, non ho chiara l'idea del "miglioramento", dal nove sono arrivato al tre. Nessun problema, è la seconda volta che faccio la stessa classe ma almeno stavolta riesco a raggiungere settembre, per riparare tre materie; la quarta me l'hanno abbonata per non bocciarmi la seconda volta. A settembre finisce con lo stesso verdetto, non bocciamolo, sarebbe brutto due volte. Passaporto per la seconda liceo, ma mi sa che a controllarlo bene risulterebbe falso.
Ed eccomi qui, terzo anno, ma seconda liceo. Le materie sono tutte messe male, dovrei impegnarmi continua a ripetere mamma. Ma a dire il vero, a me non frega proprio nulla di farlo, tanto non mi resta in testa nulla. Albertosi, Collovati; Maldera; De Vecchi, Bet, Baresi, Buriani, Antonelli, Novellino ; Bigon, Chiodi. ... cioè, ogni tanto qualcosa mi rimane ..(cazzo sono passati 27 anni e la ricordo ancora, senza un cedimento :) ) ma Petrarca ... non mi ricordo nulla, ancora adesso. So che scriveva, se era sul libro di italiano, doveva scrivere. Credo di aver letto due o tre righe prima di perdermi in questi pensieri, di passare a ragionare su come si possa affrontare il derby imminente, e poi volare con la fantasia più lontano. Ma non per molto, la testa si rilassa, gli occhi si chiudono, e scivolo tra le braccia di morfeo con lentezza, senza fretta, rilassato. Tutti i santi pomeriggi.
Un rumore conosciuto e ben studiato mi sveglia, ho la capacità di registrare nella mia mente dei rumori una volta individuata la fonte, metabolizzarli e destinarli nei meandri della testa; rumore molesto ma riconosciuto, mi sintonizzo e lo elimino, come il rumore delle macchine della fabbrica di medicinali che ha le finestre a pochi metri dalla mia stanza, rumore di rullo di catena di montaggio che stride e sbatte sulle curve, accompagnato dal tintinnio delle boccette di vetro che vi sono trasportate verso il beccuccio che le riempie, per poi ancora finire una contro l'altra dopo essere state sigillate dal macchinario. Giorno e notte, ma io l'ho eliminato dalla mia testa, non lo sento più da anni. Poi c'e' il rumore riconosciuto che fa scattare l' allarme/sveglia apro gli occhi già sapendo che quel rumore mi riporta a quell'evento, come il miagolare di uno dei gatti di casa, anche basso come tono, ma io apro subito gli occhi e controllo quello che succede. Rumore, associazione nella testa, reazione o non reazione.
La mattonella non cementata del corridoio sotto la moquette ha appena vibrato su e giu provocando il solito rumore, con il piccolo eco delle ultime oscillazioni prima di riposizionarsi nel suo anfratto; il rumore arriva alle mie orecchie appoggiate al cuscino, spalanco gli occhi e senza pensare alzo il libro rimasto poggiato a terra sulla mia mano, davanti agli occhi, ascolto, cercando di nascondere gli occhi sicuramente rossi. Il passo è più leggero, arriva fino all' altezza della porta di camera mia, ma non entra; gira e va in quella di fronte, quella delle sorelle ... cazzo non era la mamma ... che palle!!! richiudo gli occhi ... un pomeriggio come tanti.
Tre materie a settembre voti da recuperare dell'anno 5 5 4, esami di settembre risultato 4 5 4 bocciato. Un altro record, peggioramento estivo, incede di un miglioramento. Quando mi ci metto sono tremendo.
LA MATTONELLA
20 dicembre 2008 ore 05:0610358376
La guardo tramite la webcam, i suoi occhi che corrono sullo schermo, cercando la prossima canzone da selezione, mentre gira su facebook, rispondendo agli amici collegati su messenger ed a me; gli occhi corrono veloci sullo schermo, sicura, movimenti conosciuti bene con il mouse; Apre la...

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20/12/2008 05:06:59
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Commenti
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Madavisa 20 dicembre 2008 ore 15:31
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musicaribelle 20 dicembre 2008 ore 23:34
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