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LA PRIMA PIETRA MILIARE

musicaribelle 23 agosto 2008 ore 11:59
Ho appuntamento per le 10.30 davanti al distretto militare di Milano con Marco, è la terza volta ormai; ogni quattro mesi ci vediamo qui per controllare sui cartelloni esposti se siamo stati richiamati per il servizio di leva.  Per chiamarci l'esercito ha un anno dallo scadere del rinvio per motivi scolastici, siamo gia stati qui due volte, quindi 6 degli scaglioni possibili sono partiti senza di noi.  Ancora oggi, e se non ci siamo è automatico che siamo congedati.  Io qualche possibilità dovrei averla di essere non richiamato,  ho problemi di vista, alla visita mi hanno trovato pure un soffio al cuore, fortunatamente lo hanno trovato solo loro, e non sono esattamente di corporatura soddisfacente. 

Ci salutiamo davanti alla porta, siamo stati compagni di scuola per tre anni a ragioneria, è uno dei pochi che ho frequentato anche fuori, più che altro la domenica a vedere le partite qualche volta.  Entriamo e ci dirigiamo ai cartelloni, altri ragazzi come noi scrutano gli ordini alfabetici divisi per scaglione di partenza; quelli esposti si riferiscono alle partenze del 1  2  e 3 scaglione del 1987, che partono tra febbraio e maggio di quello stesso anno.

Passo in rassegna la lettera V del 1 scaglione,  non ci sono,  quindi passo alla M per vedere se c'e' Marco, come lui fa con la mia lettera,  è un controllo incrociato che ci piace fare tutte le volte, non c'e' nemmeno lui.  Sorridiamo e passiamo al 2 scaglione, lettera V, passo in rassegna i nome e ......

ci sono .....   si quello è il mio nome .....  resto stupito di vederlo  ...  ero convinto che il militare non fosse un affare mio ....   invece ....  quel nome è proprio il mio!

Poi il mio sguardo passa alla destinazione ....  leggo Salerno ...   lo stupore aumenta.   I pensieri si bloccano, sono decisamente sullo sconvolto.  Mi volto verso Marco e riesco solo a dire "dov'e' Salerno? "

Marco mi guarda, molto stupito, guarda il cartellone, vedo anche nei suoi occhi lo stupore,  perchè uno dei due si è trovato,  lo vedo stupito  ...  mi risponde "non lo so".

Entrambi sappiamo che Salerno sta in Campania, ma dove?   cosa mi ricorda Salerno?  a me nulla.   Contando, poi, che sotto l'Emilia fino a quel momento ci sono stato una volta sola e per accompagnare mio cognato per un suo giro di lavoro.  E Salerno non l'ho nemmeno sentita nominare quella volta.   Di geografia Campana sono decisamente a secco.

Ma lo stupore vero è aver trovato il proprio nome, si sono ricordati di me mannaggia.  Controlliamo assieme anche il terzo scaglione per vedere se anche Marco è stato chiamato, ma entrambi siamo effettivamente scioccati e non siamo attentissimi.  Ma non troviamo il suo nome ed usciamo da li, salutandoci velocemente davanti alla porta, perdendoci, poi, nei nostri pensieri lungo la strada del ritorno a casa.

Non c'e' nulla di strano in una chiamata a militare di un ragazzo di 21 anni appena compiuti, nulla di trascendentale. Ma io vengo da una situazione familiare piuttosto accentrante, le prime vacanze da solo le ho fatte questa ultima estate, quindici giorni in liguria con gli amici.  Io non conosco il mondo, figuriamoci rapportarmi a tanta gente e alla disciplina militare.  Avevo un po' di convinzione di non doverlo fare, ma quando mi fu proposto per sicurezza di chiedere il servizio civile avevo rifiutato con decisione;  la proposta era di accettare di dichiarare che non volevo fare il militare per questioni di fede, io che non ero nemmeno cresimato, che ho un bruttissimo pensiero del Clero, avrei dovuto farmi raccomandare dal mio parroco, passare per cattolico praticante. No, questo non lo avrei accettato.  Meglio fare il servizio militare.  a quanto sembrava, ero stato accontentato.

Cosi hai primi di Marzo, una sera, prendo il treno a cuccette con destinazione Salerno.  La mia mente da giorni balza incessantemente tra momenti di sconforto, perchè non mi sento all'altezza di lasciare la cuccia ovattata di casa mia, a momenti di euforia al pensiero di un anno in cui sarò lontano da casa e potrò mettermi alla prova, staccarmi dal guscio, a momenti ancora di angoscia quando le domande su dove vado e a fare cosa mi girano nella testa, come ogni volta che devo affrontare qualcosa che non conosco ancora, l'insicurezza..  Non so quasi nulla sul militare, qualche amico è partito già, ma nessuno è già tornato a raccontare cosa succede.

La notte di viaggio passa lentissima; io non so dormire in treno, non trovo mai tranquillità, e poi il momento è arrivato, nella mia testa sto andando verso un ignoto, un mondo che non conosco, ciò mi rende nervoso. Ma anche impaziente di arrivare, di scoprire.   All'alba siamo alla stazione di Salerno, dal treno che ha percorso tutta l'Italia da Milano a Salerno, sono saliti più giovani, che adesso stanno scendendo tutti li.  Ci guardiamo, ma quasi non comunichiamo, tutti come pesci fuori dall'acqua.  Alcuni militari in divisa ci chiamano verso una parte della stazione, ci radunano e ci fanno salire su dei camion che ci trasportano verso la caserma di destinazione.

Non parlo con nessuno, ma tutti gli altri sensi sono assolutamente aperti;  guardo tutto lungo la strada, ascolto gli altri che parlano,  annuso l'aria e gli odori del mare.  Il Camion sale verso una collinetta, vediamo la caserma davanti a noi.   Entriamo nel piazzale, il camion si ferma e ci fanno scendere con i bagagli, ci fanno mettere il fila e presentare le cartoline di richiamo a dei tavoli preparati con dietro dei soldati, che si occupano di registrare gli arrivi.   Sono sempre attentissimo, la notte insonne ora è come se non ci fosse stata, sono troppo occupato a studiare tutto attorno, a cercare di rendermi conto di dove sono.  Ma comincia a diventare tutto un po' veloce, serrato,  documenti da presentare, firme da fare, seguire le spiegazioni che intanto vengono date a voce alta su varie cose; seguire tutto attorno diventa complicato.

Ma come d'incanto, dopo un paio d'ore di file, documenti, indicazioni, suggerimenti,  veniamo indirizzati in una sala grossa, tipo conferenze, dove ci fanno sedere e ci dicono di aspettare.  La sala si riempie piano,  altri camion arrivano sul piazzale, altri ragazzi fanno le trafile dei documenti.  Noi aspettiamo dentro. Passa il tempo,  qui da notare c'e' meno, ascolto di più gli altri, qualcuno si presenta ai vicini, altri si riconoscono come concittadini e cercano amici comuni, guardo, ascolto, non parlo.  Fino a che la sala non è quasi piena, allora entrano vari ufficiali della caserma e si mettono sulla pedana in fondo alla sala.   Il comandante comincia un discorso, molto basato su retorica del tipo "faremo di voi degli uomini", "siete qui per fare il vostro dovere" e altre di ste sviolinate. Ma anche indicazioni varie sulla caserma, su che corpo siamo e cosa ci si aspetta da noi.

Finisce di parlare, e come in un copione che ben conosce, chiede se qualcuno ha qualcosa da dire.  Lui sa bene cosa aspettarsi ...  io, invece, in quel momento comincio a scoprire il mondo, scoprire la forza delle convinzioni, un ricordo che non mi dimenticherò mai, rimango a bocca aperta a seguire la seguente discussione.
Alcuni ragazzi si alzano in piedi, il più vicino al tavolo viene invitato a parlare, e sento che dice "sono un testimone di Geova, e come tale mi rifiuto di vestire la divisa militare", il comandate gli chiede se sa che conseguenze ha questo suo gesto, il ragazzo risponde che sa che lo aspetta il carcere militare, ma che la sua fede gli impone di accettarlo e lui ne è fiero.  Il comandante, allora, comincia un discorso sul carcere militare, la vita li, i due anni di pena per renitenza alla leva ...  ma non c'e' verso,  i sei ragazzi in piedi confermano tutti di non voler svolgere il servizio militare ed accettano la detenzione.  

Io da un po' li sto guardando, sono come me, non hanno nulla di diverso all'apparenza.  Ma sono venuti fino a qui sapendo che era solo l'anticamera di due anni di galera, e non fanno una piega, sono convinti.  In nulla sono uguali queste sei persone tra di loro, tranne che nella convinzione della fede.  Li ammiro,  la loro decisione, anche se dal mio punto di vista un po' farneticante, ma questo è un mio problema con le religioni, è definitiva.  Non tornano indietro, anche se terrorizzati dalle parole del comandante.  Sono sicuro che nemmeno loro sanno come sia il carcere militare, ma lo affrontano con convinzione.    All'ennesima richiesta di conferma da parte del comandante e della loro ferma risposta positiva, vengono presi in consegna da alcuni soldati e scortati verso l'uscita della sala.  Tutti li stiamo guardando, e non credo che quel momento sia stata una lezione di vita solo per me.

Il pomeriggio passa frenetico, tra file, visite, recupero materiali, assegnazione posti, giro di conoscenza della caserma. Tutto fatto senza darti il tempo di immagazzinare nel cervello nulla, tutto veloce, con gente che urla sempre, e si capisce che è solo per abitudine, non ce n'e' bisogno.  Il sole batte sul piazzale,  passiamo avanti e indietro tra i vari uffici; ogni volta che lo attraverso vedo quelle due scritte.  89' battaglione fanteria Salerno e poi il motto  "non chiedo dove", che motto da kamikaze  ma è tutto sopra le righe nell'esercito. tutto.

Arriva la sera, ormai sono stremato, dalla notte insonne, dall'attenzione tenuta al massimo per tutta la giornata, per i pensieri che volano senza freno nella mia testa, per la situazione, come gia detto, di pesce fuori dalla sua acqua, per le informazioni immagazzinate un po' a caso da riordinare.  Ci troviamo in fila per la cena, la prima cena in caserma, ci si comincia a rilassare un po', a fare le prime conoscenze con quelli che sono stati assegnati alla tua stessa camerata.  Finita la cena ci riportiamo nelle camerate a sistemare le nostre cose personale e tutto il materiale che ci hanno fornito negli armadietti assegnati.  Mi preparo il letto, mi stendo prestissimo, e già dopo pochi minuti di pensieri che vagano, mi addormento come un cucciolo stravolto dal gioco.

Alle 06.30 della mattina le urla dei graduati di truppa ci svegliano, ci invitano a scendere dal letto e cominciare la giornata.  Apro gli occhi, cerco di focalizzare dove sono, mi guardo attorno e riprendendomi dal sonno profondo realizzo dove sono.  Faccio un respiro forte, e mi dico "ok, adesso cominciamo questa avventura, non potrà essere cosi male in fin dei conti"  
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Ho appuntamento per le 10.30 davanti al distretto militare di Milano con Marco, è la terza volta ormai; ogni quattro mesi ci vediamo qui per controllare sui cartelloni esposti se siamo stati richiamati per il servizio di leva.  Per chiamarci l'esercito ha un anno dallo scadere del rinvio per...
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23/08/2008 11:59:59
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