Ho appuntamento per le 10.30 davanti al distretto militare di Milano
con Marco, è la terza volta ormai; ogni quattro mesi ci vediamo qui per
controllare sui cartelloni esposti se siamo stati richiamati per il
servizio di leva. Per chiamarci l'esercito ha un anno dallo scadere
del rinvio per motivi scolastici, siamo gia stati qui due volte, quindi
6 degli scaglioni possibili sono partiti senza di noi. Ancora oggi, e
se non ci siamo è automatico che siamo congedati. Io qualche
possibilità dovrei averla di essere non richiamato, ho problemi di
vista, alla visita mi hanno trovato pure un soffio al cuore,
fortunatamente lo hanno trovato solo loro, e non sono esattamente di
corporatura soddisfacente.
Ci salutiamo davanti alla porta, siamo stati compagni di scuola per tre
anni a ragioneria, è uno dei pochi che ho frequentato anche fuori, più
che altro la domenica a vedere le partite qualche volta. Entriamo e ci
dirigiamo ai cartelloni, altri ragazzi come noi scrutano gli ordini
alfabetici divisi per scaglione di partenza; quelli esposti si
riferiscono alle partenze del 1 2 e 3 scaglione del 1987, che partono
tra febbraio e maggio di quello stesso anno.
Passo in rassegna la lettera V del 1 scaglione, non ci sono, quindi
passo alla M per vedere se c'e' Marco, come lui fa con la mia lettera,
è un controllo incrociato che ci piace fare tutte le volte, non c'e'
nemmeno lui. Sorridiamo e passiamo al 2 scaglione, lettera V, passo in
rassegna i nome e ......
ci sono ..... si quello è il mio nome ..... resto stupito di
vederlo ... ero convinto che il militare non fosse un affare mio
.... invece .... quel nome è proprio il mio!
Poi il mio sguardo passa alla destinazione .... leggo Salerno ... lo
stupore aumenta. I pensieri si bloccano, sono decisamente sullo
sconvolto. Mi volto verso Marco e riesco solo a dire "dov'e' Salerno? "
Marco mi guarda, molto stupito, guarda il cartellone, vedo anche nei
suoi occhi lo stupore, perchè uno dei due si è trovato, lo vedo
stupito ... mi risponde "non lo so".
Entrambi sappiamo che Salerno sta in Campania, ma dove? cosa mi
ricorda Salerno? a me nulla. Contando, poi, che sotto l'Emilia fino
a quel momento ci sono stato una volta sola e per accompagnare mio
cognato per un suo giro di lavoro. E Salerno non l'ho nemmeno sentita
nominare quella volta. Di geografia Campana sono decisamente a secco.
Ma lo stupore vero è aver trovato il proprio nome, si sono ricordati di
me mannaggia. Controlliamo assieme anche il terzo scaglione per vedere
se anche Marco è stato chiamato, ma entrambi siamo effettivamente
scioccati e non siamo attentissimi. Ma non troviamo il suo nome ed
usciamo da li, salutandoci velocemente davanti alla porta, perdendoci,
poi, nei nostri pensieri lungo la strada del ritorno a casa.
Non c'e' nulla di strano in una chiamata a militare di un ragazzo di 21
anni appena compiuti, nulla di trascendentale. Ma io vengo da una
situazione familiare piuttosto accentrante, le prime vacanze da solo le
ho fatte questa ultima estate, quindici giorni in liguria con gli
amici. Io non conosco il mondo, figuriamoci rapportarmi a tanta gente
e alla disciplina militare. Avevo un po' di convinzione di non doverlo
fare, ma quando mi fu proposto per sicurezza di chiedere il servizio
civile avevo rifiutato con decisione; la proposta era di accettare di
dichiarare che non volevo fare il militare per questioni di fede, io
che non ero nemmeno cresimato, che ho un bruttissimo pensiero del
Clero, avrei dovuto farmi raccomandare dal mio parroco, passare per
cattolico praticante. No, questo non lo avrei accettato. Meglio fare
il servizio militare. a quanto sembrava, ero stato accontentato.
Cosi hai primi di Marzo, una sera, prendo il treno a cuccette con
destinazione Salerno. La mia mente da giorni balza incessantemente tra
momenti di sconforto, perchè non mi sento all'altezza di lasciare la
cuccia ovattata di casa mia, a momenti di euforia al pensiero di un
anno in cui sarò lontano da casa e potrò mettermi alla prova, staccarmi
dal guscio, a momenti ancora di angoscia quando le domande su dove vado
e a fare cosa mi girano nella testa, come ogni volta che devo
affrontare qualcosa che non conosco ancora, l'insicurezza.. Non so
quasi nulla sul militare, qualche amico è partito già, ma nessuno è già
tornato a raccontare cosa succede.
La notte di viaggio passa lentissima; io non so dormire in treno, non
trovo mai tranquillità, e poi il momento è arrivato, nella mia testa
sto andando verso un ignoto, un mondo che non conosco, ciò mi rende
nervoso. Ma anche impaziente di arrivare, di scoprire. All'alba siamo
alla stazione di Salerno, dal treno che ha percorso tutta l'Italia da
Milano a Salerno, sono saliti più giovani, che adesso stanno scendendo
tutti li. Ci guardiamo, ma quasi non comunichiamo, tutti come pesci
fuori dall'acqua. Alcuni militari in divisa ci chiamano verso una
parte della stazione, ci radunano e ci fanno salire su dei camion che
ci trasportano verso la caserma di destinazione.
Non parlo con nessuno, ma tutti gli altri sensi sono assolutamente
aperti; guardo tutto lungo la strada, ascolto gli altri che parlano,
annuso l'aria e gli odori del mare. Il Camion sale verso una
collinetta, vediamo la caserma davanti a noi. Entriamo nel piazzale,
il camion si ferma e ci fanno scendere con i bagagli, ci fanno mettere
il fila e presentare le cartoline di richiamo a dei tavoli preparati
con dietro dei soldati, che si occupano di registrare gli arrivi.
Sono sempre attentissimo, la notte insonne ora è come se non ci fosse
stata, sono troppo occupato a studiare tutto attorno, a cercare di
rendermi conto di dove sono. Ma comincia a diventare tutto un po'
veloce, serrato, documenti da presentare, firme da fare, seguire le
spiegazioni che intanto vengono date a voce alta su varie cose; seguire
tutto attorno diventa complicato.
Ma come d'incanto, dopo un paio d'ore di file, documenti, indicazioni,
suggerimenti, veniamo indirizzati in una sala grossa, tipo conferenze,
dove ci fanno sedere e ci dicono di aspettare. La sala si riempie
piano, altri camion arrivano sul piazzale, altri ragazzi fanno le
trafile dei documenti. Noi aspettiamo dentro. Passa il tempo, qui da
notare c'e' meno, ascolto di più gli altri, qualcuno si presenta ai
vicini, altri si riconoscono come concittadini e cercano amici comuni,
guardo, ascolto, non parlo. Fino a che la sala non è quasi piena,
allora entrano vari ufficiali della caserma e si mettono sulla pedana
in fondo alla sala. Il comandante comincia un discorso, molto basato
su retorica del tipo "faremo di voi degli uomini", "siete qui per fare
il vostro dovere" e altre di ste sviolinate. Ma anche indicazioni varie
sulla caserma, su che corpo siamo e cosa ci si aspetta da noi.
Finisce di parlare, e come in un copione che ben conosce, chiede se
qualcuno ha qualcosa da dire. Lui sa bene cosa aspettarsi ... io,
invece, in quel momento comincio a scoprire il mondo, scoprire la forza
delle convinzioni, un ricordo che non mi dimenticherò mai, rimango a
bocca aperta a seguire la seguente discussione.
Alcuni ragazzi si alzano in piedi, il più vicino al tavolo viene
invitato a parlare, e sento che dice "sono un testimone di Geova, e
come tale mi rifiuto di vestire la divisa militare", il comandate gli
chiede se sa che conseguenze ha questo suo gesto, il ragazzo risponde
che sa che lo aspetta il carcere militare, ma che la sua fede gli
impone di accettarlo e lui ne è fiero. Il comandante, allora, comincia
un discorso sul carcere militare, la vita li, i due anni di pena per
renitenza alla leva ... ma non c'e' verso, i sei ragazzi in piedi
confermano tutti di non voler svolgere il servizio militare ed
accettano la detenzione.
Io da un po' li sto guardando, sono come me, non hanno nulla di diverso
all'apparenza. Ma sono venuti fino a qui sapendo che era solo
l'anticamera di due anni di galera, e non fanno una piega, sono
convinti. In nulla sono uguali queste sei persone tra di loro, tranne
che nella convinzione della fede. Li ammiro, la loro decisione, anche
se dal mio punto di vista un po' farneticante, ma questo è un mio
problema con le religioni, è definitiva. Non tornano indietro, anche
se terrorizzati dalle parole del comandante. Sono sicuro che nemmeno
loro sanno come sia il carcere militare, ma lo affrontano con
convinzione. All'ennesima richiesta di conferma da parte del
comandante e della loro ferma risposta positiva, vengono presi in
consegna da alcuni soldati e scortati verso l'uscita della sala. Tutti
li stiamo guardando, e non credo che quel momento sia stata una lezione
di vita solo per me.
Il pomeriggio passa frenetico, tra file, visite, recupero materiali,
assegnazione posti, giro di conoscenza della caserma. Tutto fatto senza
darti il tempo di immagazzinare nel cervello nulla, tutto veloce, con
gente che urla sempre, e si capisce che è solo per abitudine, non ce
n'e' bisogno. Il sole batte sul piazzale, passiamo avanti e indietro
tra i vari uffici; ogni volta che lo attraverso vedo quelle due
scritte. 89' battaglione fanteria Salerno e poi il motto "non chiedo
dove", che motto da kamikaze ma è tutto sopra le righe nell'esercito.
tutto.
Arriva la sera, ormai sono stremato, dalla notte insonne,
dall'attenzione tenuta al massimo per tutta la giornata, per i pensieri
che volano senza freno nella mia testa, per la situazione, come gia
detto, di pesce fuori dalla sua acqua, per le informazioni
immagazzinate un po' a caso da riordinare. Ci troviamo in fila per la
cena, la prima cena in caserma, ci si comincia a rilassare un po', a
fare le prime conoscenze con quelli che sono stati assegnati alla tua
stessa camerata. Finita la cena ci riportiamo nelle camerate a
sistemare le nostre cose personale e tutto il materiale che ci hanno
fornito negli armadietti assegnati. Mi preparo il letto, mi stendo
prestissimo, e già dopo pochi minuti di pensieri che vagano, mi
addormento come un cucciolo stravolto dal gioco.
Alle 06.30 della mattina le urla dei graduati di truppa ci svegliano,
ci invitano a scendere dal letto e cominciare la giornata. Apro gli
occhi, cerco di focalizzare dove sono, mi guardo attorno e
riprendendomi dal sonno profondo realizzo dove sono. Faccio un respiro
forte, e mi dico "ok, adesso cominciamo questa avventura, non potrà
essere cosi male in fin dei conti"
LA PRIMA PIETRA MILIARE
23 agosto 2008 ore 11:599812056
Ho appuntamento per le 10.30 davanti al distretto militare di Milano
con Marco, è la terza volta ormai; ogni quattro mesi ci vediamo qui per
controllare sui cartelloni esposti se siamo stati richiamati per il
servizio di leva. Per chiamarci l'esercito ha un anno dallo scadere
del rinvio per...

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23/08/2008 11:59:59
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