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QUATTRO PASSI FINO ALLA CHIESA

musicaribelle 23 novembre 2008 ore 04:04
Il corteo comincia a muoversi lento, davanti l'auto si muove piano;  le persone cominciano a seguirla, chi in silenzio, chi parlando piano.  Davanti ci sono i familiari, alcuni stretti tra di loro, dislocati in altre parti del corteo gli amici e alcuni parenti; la cerimonia è in forma strettamente privata, ma comunque c'e' un bel po' di gente.

Come cambia tutto in poche ore,  nella vita di ciascuno di noi, quando all'improvviso un lutto arriva.   Pochi momenti prima stai pensando alle tue cose, stai magari recandoti a fare qualcosa che si è deciso tutti insieme per la persona cara che non sta bene, è la tua quotidianità, quella che distoglie dalle cose importanti.    Poi la notizia, senza preamboli, magari solo un abbraccio di una sorella che piange; non servono parole è tutto chiaro.  Tutto cambia. Per tre giorni vivi sospeso un altra vita, non paragonabile a nessun altro momento.  Lo stupore e l'incredulità, lo sconforto, la sofferenza, le cose da fare, il silenzio e tutti quegli occhi rossi e quei visi bagnati da lacrime.
Ma tutta la mia attenzione si ferma qui .... per tre lunghi giorni.

Non sono tra i familiari lungo il corteo, non sono a fianco ai pochi amici chiamati, nemmeno a fianco a Cinzia ed ai suoi genitori, vago.   Cammino i pochi passi da fare fino alla chiesa assolutamente in solitudine, con me stesso, quasi che tutto quello che ho attorno non mi riguardi.  Mi avvicino solo a mio zio, quello che meno conosco, lui è sempre stato in sardegna e io non ci sono mai andato, quasi mai abbiamo avuto occasione di incontrarci; ma mentre cammino lo vedo che porta con se la sua bombola ad ossigeno, e mi affianco per qualche passo a lui.  penso solo che quella situazione lo deve mettere di fronte a qualcosa che è inevitabile anche per lui nelle sue condizioni.  Ma per pochi passi, poi sono di nuovo solo con me stesso.

In casa la situazione è surreale, siamo tutti li noi, ma nessuno quasi si parla; scattiamo veloci alla ricerca di fare qualcosa quando si presenta l'esigenza, quasi per sentirci utili, in un momento in cui sei assolutamente senza il controllo di cio che succede.   La burocrazia, le pratiche da fare, non è il momento per avere testa per queste cose, non dovrebbero chiedere a delle persone colpite da un lutto di spostare l'attenzione su stronzate burocratiche, perchè è una violenza, una forzatura a tornare lucido ... quando lucido non puoi esserlo.
Solo il silenzio, e lo stare con i tuoi pensieri puo alleviare sensazioni forti che hai dentro.  Un ricordo, un momento tranquillo, una cosa che ti fa sorridere.  Ma in quei tre giorni nulla è come dovrebbe essere.  E ti ritrovi spesso a pensare che non hai salutato la persona cara come avresti voluto.

Mentre percorro quella strada non cammino a testa bassa come faccio spesso,  guardo avanti, o in alto, è inverno, fa freddo, ma la giornata è luminosa; ed io ho bisogno di luce dopo questi tre giorni di buio dentro.  Mi rendo conto che per me un funerale non vuol dire nulla, non ne sono interessato, non lo considero un momento importante.  Non ho il culto dei morti,  una persona che lascia questo mondo diventa un ricordo di momenti vissuti assieme, di ricordi, ma ormai è andata. lascia un vuoto, ma nessuna forma tangibile lo puo riempire, ne un funerale, ne un posto dove andare a guardare una lapide e una foto. 
Quindi fare quei passi verso quella chiesa, doversi sorbire una messa, doversi prestare ai saluti tristi di gente che magari manco conosci, per me è solo un altro momento che avrei voluto sinceramente evitarmi.

Ogni tanto passo davanti alla stanza dove mamma è stata adagiata sul letto, c'e' un via vai continuo di gente accompagnata da qualche familiare, io non accompagno nessuno; guardo dentro e la vedo cosi, stesa, ferma. Non entro quasi mai, gli sguardi delle persone che passano sono sempre rivolte verso i familiari alla ricerca di momenti di commozione per potersi sentire utili a sorreggere chi sta male.  Con me non vi viene bene, io sono in trans, è vero, ma sono io che guardo voi e vi studio, non cedo mai davanti a voi.  A dire il vero non cedo al pianto o ad altro per tutti i tre giorni; io le mie emozioni le vivo da solo, sempre.  Per questo spesso sono più violente di quello che dovrebbero essere.

La sera del giorno prima del funerale, quando ormai il rito delle visite è ristretto ai pochi ritardatari e la casa pullula di parenti e affini, ma ormai tutti distratti dai preparativi per la giornata successiva e il sistemarsi per la notte. La stanza di mamma è deserta, cosi posso entrare tranquillo, avvicinarmi a lei e guardarla, guardare quel viso che ha accompagnato tutta la mia vita fino a quel momento e salutarla per l'ultima volta, sapendo che non mi puo sentire, ma per chi resta, poter dare un ultimo saluto, è comunque importante.   Ecco, questo è il momento in cui mia mamma se ne va per me.  Ora, io solo con me stesso, perchè non c'e' altra vita in quella stanza, penso a mia madre che non rivedro piu, che non sentirò piu.  Il mio funerale è finito, pochi minuti, ma come li concepisco io.

L'auto si ferma, la chiesa si apre, la gente entra, mi siedo avanti, quell'odore disgustoso delle chiese, quelle parole senza senso, quei riti medioevali di cui la chiesa si nutre, ma non potrebbe essere altrimenti visto che la religione è una forma medioevale di controllo, poi l'uscita, le condoglianze, il tragitto fino al cimitero, la conclusione di tutto, nel freddo di un pomeriggio di febbraio.  Solo un pensiero mi gira nella testa, io questa inutile prassi non la voglio per me, perchè far soffrire gli amici di simili perdite di tempo.

Qualche giorno dopo, in ufficio, è primo pomeriggio, alzo il telefono, in un momento di rilassamento, e comincio a comporre il numero di casa; come tutti i giorni da quando vivo fuori di casa dei miei, ma oggi mi fermo a metà del numero, guardo il ricevitore del telefono, nessuno rispondera oggi a questa chiamata, dal'altra parte non c'e' più nessuno a rispondere, non più la sua voce a chiedermi come va, che ho fatto ieri sera, nessuno a cui raccontare cosa mi perplime, per sapere cosa ne pensa lei.   Ecco, la scomparsa di una persona cara è questo, non trovarla più quando ne senti il bisogno, e non riuscire ad abituarti a cambiare le tue abitudini, quasi inconsciamente.  Egoismo?   no, solo la vita. 
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Il corteo comincia a muoversi lento, davanti l'auto si muove piano;  le persone cominciano a seguirla, chi in silenzio, chi parlando piano.  Davanti ci sono i familiari, alcuni stretti tra di loro, dislocati in altre parti del corteo gli amici e alcuni parenti; la cerimonia è in forma...
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23/11/2008 04:04:59
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