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RIENTRANDO A CASA

musicaribelle 10 agosto 2008 ore 02:56
E' una notte come tante nei miei ultimi due anni, sto rientrando verso casa dopo aver fatto la serata con gli amici.
Da quando frequento questo gruppo, che cresce sempre diventando una grossa compagnia e quasi un microcosmo, esco tutte le sere, nessuna esclusa.  Sto bene, e l'esperienza che vivo è pienamente soddisfacente.

Tutta questa attività serale era quello che cercavo da tempo, il tempo passato a casa nelle serate inutili anni prima erano molto demoralizzanti, ora invece sono nel pieno di ciò di cui ho bisogno  ...  amicizia, affetto, confronto.  Sento che "cresco", ma per far cio ci vuole anche molto tempo, e la sera diventa sempre più una unità di tempo senza termine.  A casa non ci sono mai praticamente.

Rientro sempre a casa tra le due e mezza e le tre di notte. Dopo aver riaccompagnato Cinzia a casa, con l'ultimo bus che va verso la periferia, lo riprendo al volo quando torna per l'ultimo viaggio verso il centro della città.  Il bus si ferma in piazzale Cairoli, davanti al castello Sforzesco. Da li a piedi attraverso o il centro della città o la circonvallazione interna. Da quando ci sono stati gli scontri con gli Skinheads, vedo di evitare il giro dalla circonvallazione,  passerei davanti alle colonne di S.Lorenzo, e non mi sembra il caso di passargli proprio in bocca vestito come giro sempre, Jeans, anfibi, chiodo. No, non è il caso, mi manca solo il segnale viola sopra la testa tipo GTA sulla playstation !!!

Comunque i due tragitti che da due anni faccio sempre sono quelli, quindi per sbucare a casa mia ho due possibili accessi alla via che si chiudono incontrandosi proprio all'imbocco di via Calatafimi.  Questa notte di inizio dicembre del 1990, come descritto, sto rientrando, un po' sfatto dalla serata, dall'assunzione sicura di hascish, probabilmente anche da qualche bottiglia di vino, una serata abbastanza normale ...  credo ...  non mi ricordo molto, credo fosse una come tante.

Dopo essermi fatto un tuffo nello sfarzo della zona attorno a piazza Duomo, nelle luci del centro, nell'unico momenti in cui si puo godere della bellezza di Milano, cioè di notte fonda, negli anni 90, quando in giro c'era poca gente, e la città ti sembra quasi tua. Ho percorso tutto corso Italia, coi suoi palazzi molto austeri, meno luce, più senso di soffocamento, ma questa è da 25 anni ... casa mia, la mia zona, il mio quartiere.  Nel mio rientrare a casa questi sentimenti sono sempre accompagnati da pensieri che mi accompagnano per tutta la strada.

Giro l'angolo che ormai segna il traguardo del mio vagare, comincio a percorrere la via, che stasera non ha luce, i lampioni sono spenti, l'altra via d'accesso invece è illuminata. Mentre cammino alzo la testa svagatamente verso le finestre di casa mia che sta proprio li davanti.  Vedo la finestra della sala aperta, ed una testa che sbuca.  Avvicinandomi guardo piu insistentemente verso la finestra per mettere meglio a fuoco ( io ci ho sempre visto poco) e mi rendo conto che alla finestra c'e' mia madre che guarda in direzione delle due vie, passando da una all'altra. Lei non mi puo ancora vedere, il buio della via e il mio abbigliamento mi tengono ancora coperto alla sua vista.

Un esplosione di pensieri in testa, so bene che non è successo niente, mi rendo subito conto che quello è un comportamento tipico di mia madre, ma sono quasi le tre del mattino, che fa sveglia?  sono due anni che faccio tardi, sempre oltre le due. Mi irrita l'idea di essere ancora controllato a 25 anni.  Mi sento male pensandola li alla finestra con sto freddo ad aspettare me.

Appena arrivo verso la parte illuminata, abbasso gli occhi e mi dirigo verso la porta.  Salgo le scale pensando che dovrei dirle che non mi va di vederla sveglia a quest'ora; faccio i due piani di scale. Apro la porta.  La casa è sempre al buio, non è in cucina, pensavo di trovarla li.  Mi avvio per il corridoi, arrivo alla porta della loro camera e mi rendo conto che è gia andata a letto e gia dorme.  So benissimo che non mi ha visto quando la guardavo.  Appena mi ha visto apparire dal fondo della strada si è tranquillizzata ed è andata a dormire, addormentandosi subito.  Domattina ha la sveglia presto per mandare le sorelle piu piccole a scuola.

Per tutta la notte penso a quello che ho visto. Mi rendo conto che probabilmente lo fa da sempre, per lei sapere che tutti siamo a casa e che tutto va bene è fondamentale, sapermi di notte in giro credo non la rende tranquilla.
Mi fa male questa cosa, so che affrontarla con lei non avrebbe senso, io non cambierei, lei nemmeno.  Poi, non abbiamo molto dialogo, uscirebbe una discussione su amicizie, orari, lavoro.  Ma non sono disposto a cambiare questo mio momento di vita.  I diversi punti di vista di questa questione mi fanno pensare molto quella notte, fino a ripensare una delle frasi che tanto bene si sposano con l'idea libertaria  "la mia libertà finisce dove comincia la tua"

La mia libertà di vivere quel momento come lo volevo io era in contrasto con la sua libertà di poter dormire tranquilla e non doversi preoccupare di vedermi tornare. Quella notte decisi che avrei dovuto trovarmi una casa per me. Dovevo uscire da casa dei miei e trovarne una mia; era un idea un po' strana, le altre case di ragazzi del gruppo erano tutte occupate da fuorisede dell'università, i ragazzi di lecce appunto.  Dei milanesi non c'erano ancora casa cosi tra di noi. Tutti vivevano ancora in famiglia, avevano 20/22 anni ed erano iscritti all'università. ma io lavoravo ormai, avevo 25 anni, ed avevo bisogno di cominciare la mia vita.

Non so quanto ci avrei messo a maturare questa decisione di mio; cioè quando, se non ci fosse stata quella notte, avrei deciso di andare via.  Non c'erano segnali da parte di altri sulla questione casa condivisa, e l'idea di andare a vivere da solo, all'inizio, un po' mi spaventava.  Quindi l'avevo scartata.  Ma misi in moto io tutto dopo quella notte, prima l'individuare chi poteva essere interessato, poi parlarne, decidere, cercarla, prenderla.

Volevo riprendere il gusto della mia libertà, sapendo finalmente che nessuno mi avrebbe aspettato alzato.

Volevo che riprendesse la serenità di poter dormire dopo una delle sue giornate lunghe.

Una notte che ricordo, perchè quella fu una delle poche scelte giusto che ho fatto nella vita, Ed il seguito mi ha dato ragione su tutti i fronti. 
9758031
E' una notte come tante nei miei ultimi due anni, sto rientrando verso casa dopo aver fatto la serata con gli amici. Da quando frequento questo gruppo, che cresce sempre diventando una grossa compagnia e quasi un microcosmo, esco tutte le sere, nessuna esclusa.  Sto bene, e l'esperienza che...
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10/08/2008 02:56:59
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Commenti

  1. DoveHoVistoTe 10 agosto 2008 ore 16:53
    :-) :bacio
  2. ivana56 11 agosto 2008 ore 19:49

    i veri amici amano condividere i momenti

    preziosi che la vita riserva loro,

    come le piccole cose dell’esistenza

    per cui vale la pena vivere ogni giorno

    buon inizio settimana

  3. mysty 12 agosto 2008 ore 08:52
    Un bacione grande grande crestino mio :tvb

    :kissy
  4. musicaribelle 13 agosto 2008 ore 19:15
    un bacione a voi .-)

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