(Ci sono serate come queste dove "devo scrivere sennò sclero", mi serve per scaricare ansia, pensieri, frustrazioni ... ma non posso parlare di queste, di quelle presenti; no, ora non posso. Quindi, scavo indietro, alla ricerca da dove partono tutte queste cose , da cosa possa aver formato il mio carattere e le sicurezze/insicurezze, si chiama psicoterapia ... e siccome da un anno non ci vado più, me la faccio da me. Qui! )Alcune volte i miei post di racconto nascono non da pensieri diretti ma da ricordi che cerco analizzando qualcosa di me, come in questo caso. Mi domandavo perchè non ho mai vissuto la casa dei miei come una vera casa mia, perchè non ho ricordi di mia vita in casa quando ero alle elementari, perchè non ricordo momenti dei pomeriggi di vita come alle medie o dopo, e mi domando se quel periodo di vita possa aver influenzato molto il mio carattere e alcune delle parti del mio essere che si sono poi sviluppate. Ed il post nasce cosi, cosa mi ricordo di quegli anni? ed ecco cosa ne scaturisce.
1970 comincia la sperimentazione nelle scuole elementari del tempo pieno e delle attività alternative allo studio cosi come fino ad ora concepito; Oltre alle canoniche ore della mattina dedicate allo studio dei programmi generali di tutte le scuole elementari, la sperimentazione prevede il tempo pieno con la mensa interna alle scuole e ore pomeridiane nelle quali gli alunni impareranno materie diverse e faranno uso di laboratori spesso con indirizzo artistico o naturalista. Siamo all'inizio, tante idee da parte dei maestri che si immergono con una passione che è solita negli inizio di un progetto nuovo; e come sempre complicazioni con il vecchio metodo, come successe nella mia classe, o forse meglio, in me che ho vissuto da bambino a cui questa sperimentazione è stata offerta. Un'unica precisazione, a modo mio, per una "sperimentazione", qualsiasi sperimentazione, ci vogliono delle "cavie"; saranno loro a far capire se l'idea, la formula, la medicina, etc etc avrà un effetto positivo o no.
Quindi, sono stato una cavia.
Entro alle scuole Elementari nel 1970, per cinque anni la mia vita sarà praticamente tra le mure della Scuola Armando Diaz, del suo cortile, dei suoi cancelli, delle sue aule e dei suoi laboratori. Entravo la mattina alle 8.30 ed uscivo la sera mi sembra attorno alle 16.30. Praticamente come se lavorassi, otto ore fuori di casa, tutti i santi giorni, in quella scuola.
Con il tempo ho capito che io ho facilità intuitive e di attenzione su tutte le cose che mi affascinano, come un bambino che a bocca aperta gli racconti una favola per la prima volta, cosi io sono con tutto ciò che mi affascina, mi basta ascoltare una volta, guardare come fai. Imparo subito, immagazzino, ricordo ed una volta fatta questa operazione, rifletto, faccio collegamenti, investo energie; e tutto mi viene semplicissimo, non faccio sforzi.
Ma se la cosa non mi interessa, non c'e' cazzo che tenga, posso leggere e rileggere ore intere, ma la mia mente si distrarrà tutte le volte verso pensieri che mi rilassano, verso cose che mi attraggono. Puoi obbligarmi, sanzionarmi, mi porterai solo a odiare ciò che devo imparare e te che me lo imponi, non prendermi di punta; non so da dove, ma in questi frangenti tiro fuori una rabbia e tutta la mia timidezza evapora e divento tremendo.
E cosi, imparo subito a lavorare con la creta, sono tra i primi nei corsi di fotografia e sviluppo, mi piace seguire le spiegazioni sugli animali, la loro vita, come ci si approccia a loro, sono attivissimo nelle parti sportive, sono espansivo con i maestri e i compagni nei momenti di svago e di laboratorio; ma ....
nelle prime quattro ore di scuola, con la maestra unica, quella che segue il vecchio protocollo, la parte piu "scolastica", proprio non mi va giù. Riesco solo nelle ore di storia ad ascoltare la maestra che narra di Romani, Greci, Risorgimento, Repubbliche marinare, della storia moderna, anno dopo anno. Ma il resto non lo sopporto. E questo comincia a crearmi problemi in quelle ore scolastiche, comincia una guerra serrata con la maestra, io non la sopporto, lei non sopporta me ( e ne ho le prove scritte !!! la mia pagella di 5a elementare porta la vendetta della mia maestra nei miei confronti, una postilla molto divertente servirà a screditarmi alle medie, o a provarci :-) ).
Mio padre si porta dei ricordi che lo hanno un po' sconvolto, io quei ricordi li ho più dai suoi racconti che dalla mia testa, dai miei di ricordi, anche se sono io il soggetto di quegli eventi. So che li ho fatti quei gesti, ricordo la musichetta della canzoncina, ma non gli atti e i momenti esatti; ma è forse perchè quando io "graffio" lo faccio ormai in pieno delirio, perchè mi hai portato fuori dalla border line, e se ci sei riuscito a portami li, allora per te sono guai. Cosi risulta che quando la maestra mi "puntava" con qualche richiamo, io senza pudore mi mettessi davanti a lei e battendo la punta del piede per darmi il tempo le cantassi una canzoncina "la maestra Gatti ha una faccia da culo" davanti a lei, senza nessuna paura reverenziale, a 8 anni!!!!!
Oppure di quando, dopo averci spiegato la guerra di liberazione italiana, il fascismo e l'occupazione con i partigiani, ci chiese di preparare una tesina sull'argomento. Lei, donna fiera di essere moglie di un partigiano italiano, aveva presentato una sua versione della guerra di liberazione, versione abbastanza condivisa dai testi scolastici, ma da lei portata ai massimi allori. Sembra che per giorni io mi sia impegnato a casa a ricercare materiale sul sussidiario che mia madre usava ai tempi della scuola, lei cresciuta nel ventennio; ed abbia partorito una tesina di parecchie pagine in cui parlavo, esaltavo e correlavo di disegni fatti a pennarello da me di stemmi e bandiere, tutto ovviamente sul Terzo Reich. La maestra non apprezzò. Io ne fui immensamente felice,
Ma non era uno scontro contro l'autorità, fine a se stessa: perchè un ricordo fortissimo di quegli anni ce l'ho, è molto bello per me, ed è legato ad un maestro che seguiva la parte del laboratorio di ceramica. Io lo adoravo, lui mi insegnava cose bellissime, mi faceva vedere come usare quei pezzi di creta e cosa si poteva creare; io comunque non ero molto "manuale" e mi uscivano sempre degli aborti di cose, ma lui non ne guardava la fattezza, non ti richiamava perchè non era tutto dritto il vaso che avevi fatto, lo portava comunque nel forno dove prendeva la forma finale, dura, pronta da colorare.
Un sabato dovevamo andare al piano di sopra per cominciare la lezione di creta, io mi ero rotto un piede ed avevo il gesso fino oltre la caviglia, era appena successo quindi ero lento nel camminare; lui, uomo molto dinamico, mi si avvicino, e con una mossa veloce mi prese tra le braccia e mi porto su per i gradini a due a due. Ricordo il senso di sicurezza tra le sue braccia e ricordo la mia timidezza nel sentirmi cosi vicino ad una persona che stimavo e veneravo per quello che apprendevo da lui. Patrignani, cosi si chiamava; non sono cose che si dimenticano, simili sensazioni che accadono cosi all'improvviso.
Si arriva in fondo, tante cose ci sarebbero ancora da raccontare, ma ormai la mia spiegazione ce l'ho, non ho vissuto casa mia e la mia famiglia, negli anni più importanti nella crescita emotiva di un bambino io vivevo a scuola, tra compagni di classe di cui non ho molti ricordi e maestri che mi danno sensazioni opposte. Come è stata valutata la sperimentazione poi? Ho fatto bene il mio lavoro di "cavia"? A dire il vero, credo che tante cose mie vengano da questo periodo, ma sinceramente .. sono quelle di cui vado più fiero; anche se ancora oggi non so leggere a voce alta, e non per timidezza, e faccio fatica a leggere anche per me, non che non so leggere, ma che mi crea molto sforzo rimanere concentrato su quello che leggo, almeno che non sia qualcosa che mi da brividi positivi.
Mi sa che stasera ho esagerato, avevo bisogno di scrivere.... la prossima volta mi mando una e-mail a me stesso ;-)

















Scrivi commento
Fai la login per commentare
Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.