Giardinetti di piazzale di Porta Lodovica, davanti alla pasticceria,
quasi le due di notte, inverno del 1989 sul 1990; seduto sul muretto,
siamo rimasti in pochi;
Da un po' il giro che frequento è aumentato, un gruppo di compagni di
scuola di un liceo milanese del centro si è unito al nostro, cominciamo
ad aumentare; anche qualche persona connessa a loro comincia a fuscire
con noi; quindi le serate sono con persone sempre da scoprire, ma con
cui l'affinità esce subito fin dalle prime volte. Gente che vale, come
ormai mi trovo più volte a definirle quando parlo di loro.
La serata non la ricordo, spesso erano fatte solo di gran discorsi
davanti ad una bottiglia di vino in qualche locale poco frequentato
della città, come il Belfagor sui navigli. Ma l'immagine di quel fine
serata l'ho stampata da sempre dentro di me.
Siamo rimasti in quattro o cinque, sono seduto sul muretto, al mio
fianco c'e' lui, sta rollando una delle ultime canne della serata, io
lo guardo mentre lavora, ancora non le so nemmeno costruire, aspetto
che qualcuno la faccia per poter fumare. Ma come mi sento è strano, lui
è più piccolo di me, e non di poco; maggiorenne o poco più, capelli
lunghi neri, spesso calati sul viso, alto, un fisico sportivo, un viso
molto espressivo e decisamente un bel ragazzo; sempre con il chiodo e
sotto il giubbotto di jeans, magliette o maglioncini sotto, spesso in
nero, Jeans sempre strappati, scarpe da basket perennemente slacciate.
Non abbiamo ancora parlato molto insieme, cioè a due, lo seguo quando
parla in gruppo, quando sa trascinare gli altri in qualche follia,
quando ride e non ha poi più tanto quell'aria da "maledetto" che gli
piace portarsi dietro; lo guardo da tempo affascinato, i miei
maglioncini, le camicie, i jeans nuovi, i miei giubbotti semplici fanno
ancora parte del mondo che gradatamente sto lasciando; lo ammiro per
molte cose, lui è come vorrei essere stato ed essere ora io. Lui è
sicuro in molte cose, nell'atteggiamento in gruppo, nella sua
"presenza", nel suo periodo sballato che sta vivendo, ospite degli
amici per via di un incomprensione momentanea con la famiglia. E'
decisamente il leader del gruppetto che si è unito, conosce la musica,
suona la chitarra elettrica, insomma .. che volete di più?
Per me è un esempio, ho quasi 6 anni più di lui, ma lui è cio che
vorrei essere io, e come un apprendista seguo le cose che dice, studio
il suo modo di fare, guardo come si propone nel trascinare gli altri.
Ma questa sera, mentre tira su, il viso è puntato in basso, i capelli
gli vanno a coprire il viso, ma li tira su e scopre il suo profilo,
comincia a parlare con me, forse solo perchè gli sono accanto mentre
gli altri sono in piedi e un po' più distanti; mi parla di come si
sente per una situazione sentimentale per lui molto importante, si apre
e tira fuori quello che da un po' lo fa stare male. Senza che ci
fossero stati molti contatti prima, forse solo per l'estremo bisogno di
sfogarsi, mi ha scelto per aprire questa ferita che ha dentro. Lo
ascolto, non perdo una frase, una smorfia, un sorriso che accompagna
quello sfogo, leggo molto dal suo viso oltre che dalle sue parole; ma
lui non mi guarda mai, parla e continua a lavorare per la
collettività. Non ho molto da dirgli, non si hanno belle parole da dire
quando una persona cerca giustamente solo di sfogarsi. Non credo
nemmeno di avergli fatto la classica carezza sulla spalla, a quel tempo
la mia fisicità e più o meno a zero, non molto diversa da adesso.
Finisce di sfogarsi, dopo aver rigirato il manufatto pronto da un po'
in mano, ma prima deve finire di parlare, gli altri si avvicinerebbero
se cominciassimo a fumare, quindi attende giochicchiando con la canna.
Poi, finisce di parlare, senza dire altro accende la canna; gli altri
si avvicinano, ora siamo tutti li. Io seduto sul freddo del muretto
penso a quello che mi ha detto, al lato sentimentale del ragazzo che ha
saputo presentarsi alla maturità con una maglietta con dietro scritto,
come per i giocatori di basket di quegli anni, il suo nome sulla parte
alta ed in mezzo un bel numero grosso ....36! Ci vuole fegato e
creatività per stupire anche il giorno della maturità.
Non te l'avevo mai detto questo vero?
Ma quanto ho imparato da questo ragazzo posso saperlo solo io; perchè
tanti ricordi sono dentro di me di nottate a pensare a ciò che mi aveva
detto la sera prima o le sue critiche in certi miei atteggiamenti, o i
consigli su come affrontare situazioni. Come davanti alla banca che non
voleva cambiarmi un assegno perchè non era emesso dalla loro filiale,
io rinunciatario me ne andavo, lui voleva tornassimo dentro a parlare
con il direttore. Come in tutte le manifestazioni dove mi sentivo
tranquillo, quasi protetto, se c'era anche lui. Tutta la musica che
nei due anni di convivenza ad Affori mi ha fatto conoscere, aprendomi i
gusti presentandomi vari artisti. Ai capodanni Veneziani dove a
trascinare il gruppo eravamo sempre noi due e il terzo, il caro, ora,
avvocato; tanto stretti in un periodo che il trio ormai era diventato
"i fratellini" termine che si è interroto pochi anni fa. A lui sono
legati momenti come il mio fermo per detenzione di sostanze
stupefacienti operato dalla finanza sotto la metro di Loreto, uscivamo
a cena assieme, lo stavo raggiungendo, dopo mesi che non ci vedevamo,
prevista una cena dalla Tullia fuori milano, verso Segrate; una canna
mi ero portato, giusto per festeggiare, me l'hanno sequestrata!
Non basta un post per raccontare la nostra amicizia, ma non ce ne
saranno due. Perchè poi due persone con un carattere forte, ma molto
sensibile, rischiano di farsi male magari per troppo amore, magari
perchè non si capisce che certi atteggiamenti naturali, involontari,
possono nel tempo essere un gran problema per l'altro. E cosi, nello
scorrere del tempo, un rapporto che è stato sempre altissimo ad ogni
rincontro, ma che non è mai stato continuativo nel tempo, per varie
ragioni, rischia di frantumarsi. Frasi come "vederti cosi depresso mi
porta giù anche a me" sono ferite nella testa e nel cuore che
difficilmente passano, guariscono. Se stai male, scoprire che per di
più arrechi danno a chi ti sta vicino, è come spingere in fondo un
coltello infilato nel petto.
Perchè svegliarti una mattina in cui tutto sta andando a rotoli,
lavoro, fidanzata a cui tieni molto, ma sei tu che stai mandando questo
rapporto a puttane perchè hai paura di impegnarti davvero, e il tuo
unico mondo conosciuto rimasto sono un amico ed un amica che frequenti
quasi alla Julie e Jim da mesi; ma quella mattina loro non ci sono più
perchè vi siete parlati a lungo e non avete trovato un modo di
frequentarvi che non nuocia ad uno o all'altro. Entri in una
depressione che già urlava alle porte quasi volontariamente, perchè ti
è rimasta solo quella e l'idea che nulla abbia più senso.
Ho sempre ritenuto questo il mio migliore amico, ho diviso con lui
tutto, ho fatto molte esperienze con lui, l'ho aiutato e sorretto
quando ne aveva bisogno, mi ha aiutato e sorretto quando ne avevo
bisogno io; materialmente e moralmente. Ma sempre con pause di
lontananza, nelle quali anche i contatti non diretti erano minimi. Io
so il perchè, o meglio ho i miei perchè, lui avrà i suoi. Come il
perchè non siamo più riusciti a frequentarci o a chiarirci. Ma da un
po' di tempo mi sono accorto che spesso si mitizza una persona perchè
un po' vorremmo essere come lui, e non ci rendiamo conto di chi davvero
hai sempre avuto a fianco, senza mai farsi notare, senza slanci di
affetto cosi vistosi ma poi anche discussioni cosi stizzose.
Per questo motivo non sopporto più il termine fratellini, per questo
motivo sono riuscito a chiudere in me e qui questa vicenda, per non
riaprirla più, per non stare male ogni foto che scannerizzo, perchè lui
c'e' sempre in quelle foto, anno dopo anno. Ma guardandomi attorno,
anni dopo, con più tranquillità emotiva mi sono reso conto che a fianco
io qualcuno l'ho sempre avuto (a parte la Cinzia, ma lei è una sorella
per me, una certezza) qualcuno con cui la vita è scorsa sempre assieme,
parallela, in tutte le cose davvero importanti della mia vita questa
persona c'era, solo non me ne accorgevo fino al giorno in cui in un
Omaggio mi sono reso conto di tutto questo. Ci ho lungamente pensato
ed ho chiuso il capitolo vecchio, con meno sofferenza.
Click ..........forever
TUTTO D'UN FIATO ... E POI SOLO NEI RICORDI
26 dicembre 2008 ore 08:5610380342
Giardinetti di piazzale di Porta Lodovica, davanti alla pasticceria,
quasi le due di notte, inverno del 1989 sul 1990; seduto sul muretto,
siamo rimasti in pochi;
Da un po' il giro che frequento è aumentato, un gruppo di compagni di
scuola di un liceo milanese del centro si è unito al nostro,...

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26/12/2008 08:56:59
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