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TUTTO D'UN FIATO ... E POI SOLO NEI RICORDI

musicaribelle 26 dicembre 2008 ore 08:56
Giardinetti di piazzale di Porta Lodovica, davanti alla pasticceria, quasi le due di notte, inverno del 1989 sul 1990; seduto sul muretto, siamo rimasti in pochi;

Da un po' il giro che frequento è aumentato, un gruppo di compagni di scuola di un liceo milanese del centro si è unito al nostro, cominciamo ad aumentare; anche qualche persona connessa a loro comincia a fuscire con noi; quindi le serate sono con persone sempre da scoprire, ma con cui l'affinità esce subito fin dalle prime volte. Gente che vale, come ormai mi trovo più volte a definirle quando parlo di loro.

La serata non la ricordo, spesso erano fatte solo di gran discorsi davanti ad una bottiglia di vino in qualche locale poco frequentato della città, come il Belfagor sui navigli. Ma l'immagine di quel fine serata l'ho stampata da sempre dentro di me.

Siamo rimasti in quattro o cinque, sono seduto sul muretto, al mio fianco c'e' lui, sta rollando una delle ultime canne della serata, io lo guardo mentre lavora, ancora non le so nemmeno costruire, aspetto che qualcuno la faccia per poter fumare. Ma come mi sento è strano, lui è più piccolo di me, e non di poco; maggiorenne o poco più, capelli lunghi neri, spesso calati sul viso, alto, un fisico sportivo, un viso molto espressivo e decisamente un bel ragazzo; sempre con il chiodo e sotto il giubbotto di jeans, magliette o maglioncini sotto, spesso in nero, Jeans sempre strappati, scarpe da basket perennemente slacciate.

Non abbiamo ancora parlato molto insieme, cioè a due, lo seguo quando parla in gruppo, quando sa trascinare gli altri in qualche follia, quando ride e non ha poi più tanto quell'aria da "maledetto" che gli piace portarsi dietro; lo guardo da tempo affascinato, i miei maglioncini, le camicie, i jeans nuovi, i miei giubbotti semplici fanno ancora parte del mondo che gradatamente sto lasciando;  lo ammiro per molte cose, lui è come vorrei essere stato ed essere ora io. Lui è sicuro in molte cose, nell'atteggiamento in gruppo, nella sua "presenza", nel suo periodo sballato che sta vivendo, ospite degli amici per via di un incomprensione momentanea con la famiglia.  E' decisamente il leader del gruppetto che si è unito, conosce la musica, suona la chitarra elettrica, insomma .. che volete di più?

Per me è un esempio, ho quasi 6 anni più di lui, ma lui è cio che vorrei essere io, e come un apprendista seguo le cose che dice, studio il suo modo di fare, guardo come si propone nel trascinare gli altri.  Ma questa sera, mentre tira su, il viso è puntato in basso, i capelli gli vanno a coprire il viso, ma li tira su e scopre il suo profilo, comincia a parlare con me, forse solo perchè gli sono accanto mentre gli altri sono in piedi e un po' più distanti; mi parla di come si sente per una situazione sentimentale per lui molto importante, si apre e tira fuori quello che da un po' lo fa stare male.  Senza che ci fossero stati molti contatti prima, forse solo per l'estremo bisogno di sfogarsi, mi ha scelto per aprire questa ferita che ha dentro.  Lo ascolto, non perdo una frase, una smorfia, un sorriso che accompagna quello sfogo, leggo molto dal suo viso oltre che dalle sue parole; ma lui non mi guarda mai, parla e continua  a lavorare per la collettività. Non ho molto da dirgli, non si hanno belle parole da dire quando una persona cerca giustamente solo di sfogarsi. Non credo nemmeno di avergli fatto la classica carezza sulla spalla, a quel tempo la mia fisicità e più o meno a zero, non molto diversa da adesso.

Finisce di sfogarsi, dopo aver rigirato il manufatto pronto da un po' in mano, ma prima deve finire di parlare, gli altri si avvicinerebbero se cominciassimo a fumare, quindi attende giochicchiando con la canna.  Poi, finisce di parlare, senza dire altro accende la canna; gli altri si avvicinano, ora siamo tutti li. Io seduto sul freddo del muretto penso a quello che mi ha detto, al lato sentimentale del ragazzo che ha saputo presentarsi alla maturità con una maglietta con dietro scritto, come per i giocatori di basket di quegli anni, il suo nome sulla parte alta ed in mezzo un bel numero grosso ....36!  Ci vuole fegato e creatività per stupire anche il giorno della maturità.

Non te l'avevo mai detto questo vero?

Ma quanto ho imparato da questo ragazzo posso saperlo solo io; perchè tanti ricordi sono dentro di me di nottate a pensare a ciò che mi aveva detto la sera prima o le sue critiche in certi miei atteggiamenti, o i consigli su come affrontare situazioni. Come davanti alla banca che non voleva cambiarmi un assegno perchè non era emesso dalla loro filiale, io rinunciatario me ne andavo, lui voleva tornassimo dentro a parlare con il direttore.  Come in tutte le manifestazioni dove mi sentivo tranquillo, quasi protetto, se c'era anche lui.  Tutta la musica che nei due anni di convivenza ad Affori mi ha fatto conoscere, aprendomi i gusti presentandomi vari artisti.  Ai capodanni Veneziani dove a trascinare il gruppo eravamo sempre noi due e il terzo,  il caro, ora, avvocato; tanto stretti in un periodo che il trio ormai era diventato "i fratellini" termine che si è interroto pochi anni fa.  A lui sono legati momenti come il mio fermo per detenzione di sostanze stupefacienti operato dalla finanza sotto la metro di Loreto, uscivamo a cena assieme, lo stavo raggiungendo, dopo mesi che non ci vedevamo, prevista una cena dalla Tullia fuori milano, verso Segrate; una canna mi ero portato, giusto per festeggiare, me l'hanno sequestrata!

Non basta un post per raccontare la nostra amicizia, ma non ce ne saranno due.  Perchè poi due persone con un carattere forte, ma molto sensibile, rischiano di farsi male magari per troppo amore, magari perchè non si capisce che certi atteggiamenti naturali, involontari, possono nel tempo essere un gran problema per l'altro. E cosi, nello scorrere del tempo, un rapporto che è stato sempre altissimo ad ogni rincontro, ma che non è mai stato continuativo nel tempo, per varie ragioni, rischia di frantumarsi.  Frasi come "vederti cosi depresso mi porta giù anche a me" sono ferite nella testa e nel cuore che difficilmente passano, guariscono.  Se stai male, scoprire che per di più arrechi danno a chi ti sta vicino, è come spingere in fondo un coltello infilato nel petto.
Perchè svegliarti una mattina in cui tutto sta andando a rotoli, lavoro, fidanzata a cui tieni molto, ma sei tu che stai mandando questo rapporto a puttane perchè hai paura di impegnarti davvero, e il tuo unico mondo conosciuto rimasto sono un amico ed un amica che frequenti quasi alla Julie e Jim da mesi; ma quella mattina loro non ci sono più perchè vi siete parlati a lungo e non avete trovato un modo di frequentarvi che non nuocia ad uno o all'altro.  Entri in una depressione che già urlava alle porte quasi volontariamente, perchè ti è rimasta solo quella e l'idea che nulla abbia più senso.

Ho sempre ritenuto questo il mio migliore amico, ho diviso con lui tutto, ho fatto molte esperienze con lui, l'ho aiutato e sorretto quando ne aveva bisogno, mi ha aiutato e sorretto quando ne avevo bisogno io; materialmente e moralmente.  Ma sempre con pause di lontananza, nelle quali anche i contatti non diretti erano minimi. Io so il perchè, o meglio ho i miei perchè, lui avrà i suoi. Come il perchè non siamo più riusciti a frequentarci o a chiarirci. Ma da un po' di tempo mi sono accorto che spesso si mitizza una persona perchè un po' vorremmo essere come lui, e non ci rendiamo conto di chi davvero hai sempre avuto a fianco, senza mai farsi notare, senza slanci di affetto cosi vistosi ma poi anche discussioni cosi stizzose.

Per questo motivo non sopporto più il termine fratellini, per questo motivo sono riuscito a chiudere in me e qui questa vicenda, per non riaprirla più, per non stare male ogni foto che scannerizzo, perchè lui c'e' sempre in quelle foto, anno dopo anno. Ma guardandomi attorno, anni dopo, con più tranquillità emotiva mi sono reso conto che a fianco io qualcuno l'ho sempre avuto (a parte la Cinzia, ma lei è una sorella per me, una certezza) qualcuno con cui la vita è scorsa sempre assieme, parallela, in tutte le cose davvero importanti della mia vita questa persona c'era, solo non me ne accorgevo fino al giorno in cui in un Omaggio mi sono reso conto di tutto questo.  Ci ho lungamente pensato ed ho chiuso il capitolo vecchio, con meno sofferenza.

Click ..........forever     
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Giardinetti di piazzale di Porta Lodovica, davanti alla pasticceria, quasi le due di notte, inverno del 1989 sul 1990; seduto sul muretto, siamo rimasti in pochi; Da un po' il giro che frequento è aumentato, un gruppo di compagni di scuola di un liceo milanese del centro si è unito al nostro,...
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26/12/2008 08:56:59
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