Spalle alla parete di lamiera e vetro antiproiettile, in un angolo del
gabbiotto per il turno notturno del distributore di benzina dell’AGIP a
Cascina Gobba in tangenziale, sento ancora la guancia bruciare per il
colpo ricevuto, da dietro, improvviso. Lo stupore trovandomi sbattuto
tra le due scrivanie, la sorpresa nel vedere quel coltello puntato alla
faccia; l’adrenalina e la rabbia per non essere riuscito a reagire,
mentre sento l’auto che sgomma e si perde alla mia vista.
Fuori
dal gabbiotto, davanti al vetro della cassa, un uomo mi guarda stupito,
"dovrei far benzina"; lo guardo, mi avvicino al vetro e riesco solo a
dire "mi spiace, non posso mi hanno appena rapinato"; l’uomo mi guarda,
mi rendo conto che ora la situazione gli è chiara. I miei occhi ma
credo anche la guancia sono ora più chiari al mio interlocutore; mi
chiede se ho bisogno di aiuto, e quando ringrazio ma gli dico che sto
bene, si allontana verso la sua macchina.
Comincio a riprendermi
dallo stupore, vado verso la porta ancora spalancata del gabbiotto e la
richiudo, poi torno al tavolo con le consolle, prendo il telefono
e chiamo il capo piazzale, dopo aver parlato con lui chiamo la polizia,
nel frattempo richiama mio padre con cui ero al telefono poco prima.
Gli spiego in due parole ciò che è successo, ma ancora in stato
confusionale. Qualche minuto e arriva sul piazzale la pattuglia della
polizia stradale con lampeggianti e sirene accese.
Racconto i
fatti agli uomini della pattuglia, mentre stendono il verbale e si
guardano attorno per ricostruire la scena avvenuta una mezzora prima,
verso la mezzanotte e mezza di questo venerdi notte. Mi domandano come
sto e guardano il segno del colpo che ho ricevuto; io continuo ad
essere confuso e rabbioso per come mi sono fatto fregare, per quanta
poca importanza io dia al denaro per non pensare che "va protetto" in
posti come questo dove ne gira molto e puo far gola a chiunque. Ma
sono qui solo da un paio di mesi, vengo da un lavoro dove il denaro
sono numeri scritti su fatture e bilanci, non ne maneggiavo tanti di
reali, e i miei li ho sempre usati per stare bene, senza mai dargli
troppa importanza.
Arriva il capo piazzale, mezzo addormentato
viene subito da me, si informa su come sto e cosa è successo; gli
racconto anche a lui la storia, rimane sterrefatto, non per cosa è
successo, ma per chi ha compito questo atto; il suo nome è inciso nella
sedia di plastica dove chi fa il turno di notte tende ad occupare, sul
braciolo c’e’ inciso il suo nome, Souid. Si, perchè a derubare il
distributore durante il mio turno è un ex collega andato via da poco,
che ho avuto modo solo di incrociare poche volte, ma proprio perchè mi
conosce è riuscito a portare a termine il suo intento.
Ora
che ho vicino una persona che conosco comincio a tranquillizzarmi un
po’, ma sono sempre molto arrabbiato con me stesso; con il capo
piazzale cominciamo a fare i conti dell’erogato lungo il mio turno di
lavoro e i soldi, pochi, che mi sono rimasti. Dobbiamo quantificare il
danno economico subito, nel frattempo gli agenti della pattuglia stanno
raccogliendo informazioni sulla persona che ha compiuto la rapina.
Finalmente riusciamo a quantificare il danno, 4.067.000 lire è l’esatto
ammontare della perdita, che per come si sono svolti i fatti è chiaro
che saranno a carico mio, per come ho gestito in maniera errata la
situazione. E ne sono perfettamente conscio, ecco perchè mi girano
cosi tanto già da subito.
La polizia, raccolta una foto del
rapinatore, dall’album delle foto fatte al distributore un anno prima, sale
in macchina e se ne va a fare un giro di perlustrazione; il capo
piazzale mi chiede se voglio andare a casa, se non me la sento di
rimanere li a finire il turno. Gli rispondo che se andassi a casa ora,
probabilmente domani non tornerei più lì; quindi preferisco finire il
turno e affrontare le sensazoni che seguiranno, quando sarò di nuovo da
solo; questo lavoro mi piace, non devo farmi assalire da un insicurezza
nello stare da solo di notte; non io, la notte è il mio elemento
naturale, li io sto bene, ora lavorare di notte mi fa stare bene, non
ho intenzione di fermarmi dopo soli due mesi.
Il capo resta
ancora una mezzora, parliamo e intanto io programmo gli erogatori per i
clienti che arrivano nel frangente; tutto sembra come prima, ma mentre
parliamo sento che devo riordinare le idee, capire la dinamica, tutto è
successo cosi in fretta che devo rivalutare tutto per gestire le future
situazioni. Anche se questa è stata decisamente particolare. Il capo
mi lascia, il taffico diminuisce nel piazzale; quindi sono
almeno le tre di notte, comincio già a indovinare le ore della notte a
secondo della mole di traffico che passa in tangenziale e da quella che
si ferma a rifornirsi da me. Mi siedo sul tavolo a gambe incrociate e
ripenso alle prime ore della serata.
Ho preso servizio alle
22.00, dando il cambio ai colleghi del turno pomeridiano; ma a lavorare
siamo in due, perchè il venerdi, visto il gran traffico di chi parte o
va a divertirsi, il lavoro sul piazzale è sostenuto; quindi fino a
mezzanotte lo gestiamo in due con io servizio diretto e poi da
mezzanotte rimango solo io a gestirlo con il self service dall’interno
del gabbiotto da dove gestisco l’erogazione dei distributori. Sarebbe
previsto che fino a che i soldi non sono versati nella cassaforte,
entrambi i dipendenti devono essere presenti; ma non lo facciamo mai,
tanto sia i conti che le scartoffie le riempio sempre io vista la mia
capacità con i numeri. Far fermare li il collega che ha appena finito
otto ore dure di lavoro non mi è mai sembrato il caso, poi io ho tutta
la notte per farlo, un momento si trova; ed ho anche la fiducia dei colleghi nel
gestire questa cosa.
Quindi dopo due ora di lavoro, io rientro
nel gabbiotto blindato e mi chiudo dentro, mentre il collega prende
l’auto e va verso casa. Comincio a fare i conti alternandomi con
l’impostare i computer e ritirare i soldi dei clienti che sono sul
piazzale, ovviamente senza mai uscire di li. Preparo anche le mazzette
dei soldi divise per tagli, tutte belle pronte e con tanti elastici a
tenerle insieme. Ad un certo punto al vetro spunta Souid, che mi saluta
da fuori, mi avvicino al vetro e cominciamo a parlare; nel frattempo
clienti vengo e vanno dalla cassa, cosi parlare con Souid dalla
feritoia da dove passano i soldi è complicato. Arriva un momento di
pausa del traffico, ma qualcuno sta ancora fermandosi per fare benzina,
lui mi dice che porta avanti la macchina, e si allontana. Io seguo un
cliente e poi ricomincio a raccogliere le mazzette. Souid porta avanti la macchina fin sul lato del gabbiotto e raggiunge di nuovo ll vetro per parlarmi; io, stupidamente mi fermo di sistemare i soldi e torno a parlare dalla
ferritoia.
Mentre parliamo mi dice "fammi entrare dai che
parliamo meglio". A me un po’ di compagnia in questo primo periodo li
non mi dispiace, poi lui ha fatto anni di notte qui e so che mi puo
essere d’aiuto, ogni notte ho qualcosa da scoprire di nuovo, e un sostegno
per qualche ora non mi dispiace. So chi è, problemi non ne vedo.
Cosi
entra e cominciamo a parlare, sta poggiato al tavolo, distante dai
soldi, io appoggiato alla seconda scrivania che da verso la
ferritoia per guardare i clienti. Anche dalla sua posizione vede il
piazzale. Per un momento il piazzale è quasi vuoto, solo una persona
ha appena pagato a me e sta andando verso la sua macchina per erogare.
Lo guardo che si allontana per essere sicuro che prenda quello che ho
programmato, quando improvviso sento una gran botta in faccia, sulla
guancia destra da dietro.
Finisco violentemente contro la
parete, sbattendo con la testa contro il vetro, mi volto rincoglionito
e mi trovo un coltello puntato alla faccia, non mi muovo, mani lungo il
corpo guardo solo il coltello e sento la voce di Souid che mi minaccia,
mi dice di dirlo a chi voglio, mi dice di stare fermo. Raccoglie al
volo le mazzette che gli ho preparato con cura, raggiunge la porta, la
apre e sale in macchina; pochi secondi e tutto è passato. Tranne il
bruciore al viso, cazzo. Non si reagisce davanti ad un coltello tenuto
da una persona non nel pieno delle sue facoltà, e Souid era almeno
bevuto per come l’ho visto comportarsi. Ma la rabbia dentro rimane.
La
storia finisce con Souid che torna sul piazzale per chiedere la
liquidazione al datore di lavoro un mese dopo la rapina, non ho idea del
perchè sia tornato; forse pensava che nessuno avesse fatto denuncia,
non so. So che lo hanno arrestato li, si è fatto due anni e mezzo per
rapina, riconoscendo la colpa e patteggiando la pena, A me sono rimasti
4.067.000 da rifondere al mio datore di lavoro, dopo una lettera in cui
mi prendevo la responsabilità della mia mancanza, e quindi quasi due
anni con una ritenuta fissa sullo stipendio.
VENERDI NOTTE IN TANGENZIALE
22 gennaio 2009 ore 15:1310483879
Spalle alla parete di lamiera e vetro antiproiettile, in un angolo del
gabbiotto per il turno notturno del distributore di benzina dell’AGIP a
Cascina Gobba in tangenziale, sento ancora la guancia bruciare per il
colpo ricevuto, da dietro, improvviso. Lo stupore trovandomi sbattuto
tra le due...

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22/01/2009 15:13:59
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