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ZACCARIA

musicaribelle 22 settembre 2008 ore 03:04
Giugno 1987, ormai sono al quarto mese di servizio militare, dopo il CAR e l'INTERCAR a Salerno, la mia destinazione attuale, ma non la definitiva, è qui a San Giorgio a Cremano, il paese di Massimo Troisi.  Sono alla Scuola Specializzata in Trasmissioni dell'esercito, ho scoperto arrivando qui che il mio compito nell'esercito è quello del telescriventista, ed in questa caserma stiamo facendo da due mesi la preparazione tecnica e pratica per l'incarico che dovremmo svolgere nelle rispettive destinazioni finali.

Mesi nei quali con tempi abbastanza serrati siamo impegnati nei compiti normali della caserma, nella preparazione fisica e nel conoscere il lavoro che dovremmo svolgere, quindi con lezioni vere e proprie di conoscenza della tecnica e di tutte quelle teorie che si devono imparare per usare quel mezzo e poi della pratica sulle telescriventi stesse, per raggiungere in due mesi le conoscenze necessarie a svolgere poi il nostro lavoro sia in caserma che eventualmente in altre situazioni di protezione civile o di eventuale utilizzo bellico.

Insomma, nemmeno a militare sono riusciti a risparmiarmi di fare un pezzo di scuola non certo voluta o richiesta; ma molti mesi dopo scoprirò che il mio primo incarico assegnatomi, prima dei rinvii per motivi di studio, era stato "alpino addetto al pezzo"  che sarebbe poi la sostituzione del mulo con il soldato semplice, cioè il pirla che doveva salire sui monti con un pezzo di cannone sulle spalle!  Molto meglio questo come incarico, decisamente più nelle mie corde, visto che non sopporto la neve e la montagna di inverno.

A militare le amicizie sono particolari, centinaia di ragazzi che vivono in stanzoni collegati, con il tempo riescono a fare un piccolo loro gruppo di amici con cui uscire dalla caserma nelle ore libere, frequentarsi dentro, magari andare a mensa assieme o in giro il sabato e domenica.  Ma sono amicizie poco profonde in questa caserma, sappiamo che tra poco, alla fine del corso, tutti saremo distribuiti per l'italia intera, piu o meno a due o tre per caserma, e nessuno di noi sa con chi andrà; siamo quindi consci che tra poco le nostre strade si divideranno e probabilmente non ci incontreremo mai più.

Delle amicizie di Salerno e S.Giorgio non mi è quasi rimasta memoria, non ricordo i nomi, di pochi ricordo i volti.  In mesi in cui tutto era nuovo e cambiava molto spesso, ricordare situazione e nomi non è facile, ogni giorno era pieno di cose che si sommavano alle precedenti da ricordare e alle successive che sarebbero arrivate.

Ma di Zaccaria mi ricordo ancora.  A dire il vero non ricordo se Zaccaria era il nome o il cognome, ma non ha importanza.  Per me era Zac, ci frequentavamo dall'arrivo a S.Giorgio, quindi era circa un mese e mezzo che uscivamo assieme, con altri specie un paio di paracadutisti che erano li per lo stesso corso.  Zac è un ragazzo di Bari, con un viso molto semplice e bonaccione, due occhiali grandi e un umorismo molto tranquillo.  E' di compagnia, semplice e profondo, con un suo modo di guardare le cose sempre in maniera un po' diffidente. Usciamo spesso assieme, andiamo in una palestra dove passare il tempo e fare un po' di lavoro fisico diverso da quello che ci offre alla sveglia il servizio militare, ci siamo iscritti un po' tirati dentro dai Parà che sentono la mancanza di un buon allenamento fisico.  Ma poi noi due ci frequentiamo molto all'interno delle camerate, ci piace passare la sera a sentire musica e chiacchierare seduti sulle brande.

Alla fine di una giornata come le altre, dico a Zac che stasera mi andrebbe una pizza e gli domando se viene con me a mangiarla fuori, ma mi dice che non sta molto bene e che non gli va di uscire; decidiamo quindi che io esco a prendere le pizze e che le mangiamo in branda senza star li a uscire entrambi ed a far serata fuori.
Cosi, mi cambio, mi metto in abiti borghesi e raggiungo la nostra pizzeria preferita, dove aspetto un po' che le nostre pizze siano pronte. Raccolto tutto per la cena di branda, rientro in caserma e raggiungo la camerata, abbastanza affamato con questo odore di piazza calda che sale dai cartoni che le contengono.

Arrivo nella camerata di Zac e mi avvicino alla sua branda, lui è seduto sul fondo della stessa, con i gomiti sui ginocchi, le mani chiuse a pugni sui quali è poggiata la testa, ha gli occhi chiusi e sembra si sia addormentato.
Prendo una sedia e vi appoggio i cartoni, mentre comincio a prendere dal suo armadietto le posate ed il resto che ci serve, nel frattempo lo chiamo per svegliarlo.  "Zac, la pizza caldaaaa ".   Non si muove, continuo a girargli attorno preparando tutto, e ancora lo chiamo "Zac, cazzo fai dormi alle 8.00 della sera? "  ... ancora nessuna risposta.

Allora mi fermo davanti a lui e lo guardo, respira regolarmente, come se stesse dormendo, ma con tutto il casino che stanno facendo gli altri li attorno dormire è quasi impensabile; mi inginocchio davanti a lui e lo guardo in viso, fermo immobile non muove un muscolo, respira solo.   Mi si avvicina un altro dei ragazzi del gruppetto nostro, mi dice che Zac sta cosi da poco dopo che sono uscito per andare a prendere le pizze, e che ha provato a chiamarlo, ma dorme troppo bene, e non voleva svegliarlo.  Tutto cio non quadra, sta dormendo quasi da un ora ed è sempre nella stessa posizione? che tra l'altro per dormire non è nemmeno tanto comoda, come mai non gli è mai ceduto un braccio se dorme?

provo ad avvicinare una mano al braccio e mi rendo conto che è un fascio di nervi, assolutamente dure le braccia, tirato il viso, provo a muoverlo, ma resta nella stessa posizione e barcolla leggermente da parte a parte. Ma nessuna reazione.  Cominciamo a chiamarlo a voce sempre piu alta, a muoverlo, a cercare di spostare le braccia almeno per metterlo in una posizione più normale.  Nulla, tutti i nostri sforzi sono inutili, lui è un blocco di granito fisso in quella posizione, non reagisce, non apre gli occhi, non risponde a nulla.
Ci allarmiamo e, mentre uno di noi corre giu all'infermeria per chiamare qualcuno, un altro va dritto dall'ufficiale di picchetto ad avvertire della situazione, io resto con Zac, senza saper che fare, cercando di trovare qualcosa da fare perchè abbiamo notato che sia sul viso che sulle gambe, dove pugni e gomiti sono a contatto con il corpo si stanno creando degli ematomi.

In pochi attimi la camerata si riempie, l'ufficiale di picchetto con due del Pao arrivano di corsa, un medico con un infermiere anche loro di corsa, cominciano a muoverlo, a chiamarlo ... ma nulla, Zac non si muove.
Il medico gli fa subito un iniezione che dovrebbe rilassarlo, ma non fa un gran effetto, riusciamo giusto a spostargli i gomiti dalle gambe e stenderlo sul letto togliendolo dalla posizione di seduto, ma ora che è disteso si vede come sia sempre tesissimo nella posizione precedente, solo sdraiato su di un lato.
Il dottore va in panico, ci urla di sganciare subito il letto sopra e di usare la branda come barella per trasportarlo subito in infermeria.  Cosi facciamo, io, i due del Pao ed un altro ragazzo della camerata solleviamo il letto e con varie difficoltà nel superare le porte e scendere le scale arriviamo fino in infermeria, dove gli infermieri lo prendono fisicamente in carico e lo portano dentro.  Noi veniamo rimandati nella camerata con il letto da riporre al suo posto.

Passano tre giorni da quella serata, io continuo a chiedere ai superiori dove sia Zac e come stia, l'unica risposta che ricevo sempre è che sta in ospedale e non sta male, sembra si sia ripreso, ma non dicono nulla di più.  Fino alla sera del terzo giorno, quando un graduato mi chiama e mi dice che il giorno dopo avrei dovuto vestirmi con l'uniforme ordinaria e non quella da esercitazione, perchè dovevo andare in ospedale a trovare Zac; la mattina dopo la colazione mi avrebbe aspettato una jeep che mi avrebbe portato al Caldarelli e mi avrebbe riportato a sera.

Cosi la mattina successiva mi ritrovo all'ospedale, in un reparto dove ci sono parecchi militari provenienti da piu caserme della zona; incontro Zac che nel suo letto di ospedale, con la faccia più serena, e finalmente sveglio, mi comincia a raccontare di come sta li, degli esami che gli fanno, della crisi da stress che gli hanno ipotizzato.  Resto con lui tutto il giorno, ogni tanto lui dorme ed io giro per l'ospedale respirando per qualche ora la vita "normale" fuori dalla caserma, anche in una situazione come il militare staccare ogni tanto dalla solita routine è salutare, ed anche se l'ospedale non è il posto migliore dove prendere aria, sicuramente a me non dispiace.

Per tre giorni il mio nuovo incarico è quello, fare compagnia a Zac in ospedale, non mi è chiaro perchè prima non mi dicono nulla per tre giorni e poi si ricordano che siamo amici e mi mollano da solo tutto il giorno, per tre giorni, con lui li a non fare nulla, ad aspettarlo quando va a fare gli esami e a giocare a carte con lui sul letto. Rientrando poi ogni sera in caserma per ricominciare la mattina successiva.
Zac mi parla del suo problema ad accettare questa vita, che non si sente a suo agio, che non riesce a farsi una ragione di dover stare in questa caserma, che il fatto di non sapere dove sarà assegnato dopo questa lo manda in paranoia, contando che non manca molto alla partenza di tutti, riesco a capire il suo stato d'animo.
Ma io non riesco a condividerlo, io qui continuo a starci da dio, sono libero da tutto, decido io cosa fare del mio tempo libero, di cosa voglio mangiare, insomma per me non è un carcere, per me è la libertà stare qui, quindi non riesco a vivere in pieno le sue preoccupazioni. La mia unica preoccupazione in questo periodo è che la mia destinazione finale sia abbastanza lontana da Milano per non dover rientrare a casa nei fine settimana.

In quei giorni riesco anche a raccontargli della sera della sua crisi, sera di cui lui non ha ricordi, si ricorda solo che dopo che sono andato a prepararmi per uscire, lui si è messo in fondo alla branda con la testa tra le mani ed aveva cominciato a pensare, si era risvegliato all'ospedale Cardarelli il giorno successivo senza capire dove fosse e come ci era arrivato. Nessun ricordo di quei momenti. Era proprio andato in catalessi.
Cosi per me tre giorni passano sempre più nella noia, ma comunque con la possibilità di parlare con persone al di fuori dell'esercito, scherzare con qualche ragazza, mangiare cose diverse dal solito e rilassarmi senza servizi di guardia, caserma, cucina o lezioni cazzute sulla telescrivente. Quasi una vacanza.

La sera del terzo giorno, di rientro dall'ospedale, il comandante della compagnia mi chiama a rapporto. Comincia a chiedermi come sta Zac, come l'ho trovato, se abbiamo parlato, cosa dice ...  più lui parla più comincio a capire perchè sono stato mandato li.  Mi dice che sono in dubbio se stia fingendo o se stia male davvero, secondo l'esercito finge, ma l'ospedale dice che è sotto un forte stress emotivo.  Dentro di me le balle girano a velocità supersonica, potrebbero usarle per far alzare un elicottero da terra!!!   Mi sento usato come spia del nemico, mi rendo conto che aspettano da me una relazione che potrebbe far fare una brutta fine a Zac.  Ma io da dirgli ho solo che Zac non mi sembra cosi ben messo, che ha paura di tornare, che si sente depresso e che l'unica cosa che vuole è tornare a casa.    Il comandante fa trasparire dalle sue smorfie che non è soddisfatto, non era quello che si aspettava, ma io non ho altro da dire;  mi fa ancora un paio di domande, poi mi dice che da domani riprendo le normali attività della caserma e che ora posso andare.

Esco dall'ufficio, in parte sono soddisfatto per aver detto la verità e quindi aver appoggiato Zac, dall'altra mi girano perchè essere usato è una cosa che non sopporto, la mia vacanza è finita, ma non ho potuto salutare Zac, era previsto che sarei dovuto tornare, quindi ci eravamo detti solo "ciao, a domani".
Mi siedo sulla branda mia, io dormo su una di quelle alte, cioè il piano di sopra. Alzo gli occhi a quel buco sul soffitto, fatto mesi prima del mio arrivo da un soldato di leva che in una pausa del servizio di guardia, per motivi suoi, si è puntato il fucile sotto il mento ed ha sparato.  Di lui ora rimane solo quel buco sul soffitto.  Ma non mi stupisce più come nei giorni prima, mi rendo conto di come non ci si possa adeguare a questa vita.  Non io però che 8 mesi dopo sarò molto tentato di mettere la firma e rimanerci. Ma questa è un altra storia.

Passa ancora un po' di tempo, una settimana mi sembra, e Zac rientra in camerata una mattina, è in convalescenza e sta per essere mandato a casa per una licenza breve, poi gli hanno promesso che lo sposteranno in una caserma di Bari città, cosi mi racconta raggiante, spiegandomi che è interceduto un ufficiale che abbiamo conosciuto durante il nostro soggiorno qui a S.Giorgio e che cosi medici militari e civili si sono messi d'accordo.
Dopo pochi giorni lo vedo partire in licenza.  e tre giorni dopo sono io che parto, salendo sui camion, destinazione stazione di Napoli, per essere inviati alle destinazioni finali.   Io sono diretto a Pordenone.  E di Zaccaria non ho più avuto notizie. Come di tanti che ho visto passare.

(la foto è di Salerno, non credo di averne di S.Giorgio a Cremano)
9960942
Giugno 1987, ormai sono al quarto mese di servizio militare, dopo il CAR e l'INTERCAR a Salerno, la mia destinazione attuale, ma non la definitiva, è qui a San Giorgio a Cremano, il paese di Massimo Troisi.  Sono alla Scuola Specializzata in Trasmissioni dell'esercito, ho scoperto arrivando...
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22/09/2008 03:04:59
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