musicaribelle Blog http://blog.chatta.it/musicaribelle/ Ultimi post inseriti da musicaribelle it-IT Sat, 26 Feb 2011 11:47:59 GMT Sun, 12 Feb 2012 16:43:55 GMT 5 Chatta RSS Generator http://www.rssboard.org/rss-specification musicaribelle Blog | Blog 90 90 http://blog.chatta.it/musicaribelle/ http://blog.chatta.it/images/musicaribelle/logo.jpg SENZA COMMENTI .. DICE GIA TUTTO LUI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/senza-commenti-dice-gia-tutto-lui.aspx Ecco l'immagine dell'Italia all'estero grazie al grande Centro Destra, ma anche all'invisibile Centro Sinistra ... Siamo al punto di rimpiangere facce come Andreotti!!!
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Sat, 26 Feb 2011 11:47:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11924442/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/senza-commenti-dice-gia-tutto-lui.aspx
CI SARO' QUANDO VORRAI CHIAMARMI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/ci-saro-quando-vorrai-chiamarmi.aspx ..mentre passano stagioni che trascinano ricordi
non è detto che sia tardi se nn guardi che ora è
nei percorsi accidentati che ci possono cambiare
c'e' una foto da guardare quelle facce siamo noi

ci sarò ....
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Thu, 28 Oct 2010 11:25:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11796621/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/ci-saro-quando-vorrai-chiamarmi.aspx
PUGNALI E PAROLE http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/pugnali-e-parole.aspx ...
"Senza eta'
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d'amore
ogni cosa passa e lascia

Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me

Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora

Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me"

Quando imparerò a farmi scivolare via le parole?
Le mie bufere d'amore passano e lasciano, spesso, dolore
Ricordi .. sogni .. come nella canzone ...
E' il caso che esca ad urlare ai lampioni ..
"per favore .. scivola .. vai viaaaa"

Non te ne andare ....
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Sat, 23 Oct 2010 01:00:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11789898/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/pugnali-e-parole.aspx
ANNO 1976 IVAN SCRIVE http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/anno-1976-ivan-scrive.aspx    ....  che mi incanto a guardarti
        da non credere sei ....
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Tue, 19 Oct 2010 02:36:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11784972/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/anno-1976-ivan-scrive.aspx
NON DIMENTICARTI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/non-dimenticarti.aspx Ricordi le ferite, ricordi il dolore, ricordi le arroganze, ricordi la rabbia, ricordi le umiliazioni
Sei in difensiva quando appare un nick alla tua porta
Sei in difensiva quando cominci a scrivere e leggere
Cerchi in ogni passaggio scritture gia conosciute
Cerchi segni riconoscibili di chi ti ha creato dolore ma torna costantemente sotto mentite spoglie
Non sei nemmeno più tu
Sei solo alla ricerca di non farti ancora male

Non volevi nemmeno rientrarci
Passare per salutare l'amica che ancora gira un po' li
Il tempo libero a josa, un sorriso suo ti faceva bene
Non ti aspettavi di trovare quella novità
Trovare che i cambiamenti portano a nuove dinamiche
E ti sei fermato a curiosare ... perchè è la curiosità che ti ha sempre spinto avanti

Non ti aspettavi di ritrovarti invischiato
Con il cuore che pulsa
Gli occhi fissi allo schermo
Stupirti di come tutto cio che vedi ti piace molto
Ogni smorfia, ogni sorriso, ogni espressione che prendono quei due occhi

E vedere oltre quei due bellissimi occhi un mondo interno
Una fragilità ed una fermezza, che mai cozzano tra loro
Una gentilezza di persona e di sorrisi che abbaglia
Una sensazione di purezza e onestà che traspare
E una semplicità che quasi spiazza

Qualche giorno e sei di nuovo invischiato
Sai che non ci sono possibilità di arrivare al cuore che sta nel petto di quel bellissimo viso
Perchè non hai nulla da offrire
Perchè quel cuore batte già per qualcun altro
Perchè sai bene che non c'e' mai un lieto fine
Quello lo si lascia alle favole

Ma ormai tante cose le haI passate e provate
Sai per certo che un cuore quando batte è una potenza
Sai che se quel cuore è il tuo, allora puoi smuovere quelle energie nel riprenderti la vita
Riprendere a vivere, cosa che quasi non ricordi cosa sia
Tutte queste cose le sai, le hai razionalizzate in questi anni

E allora avanti ...  ci sono persone che sono tesori
Non importa dove le incontri
Coltiviamo un' amicizia che può solo arricchire
Ricordandomi sempre, però, che il virtuale è solo finto
Il reale è il posto per le emozioni  
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Tue, 19 Oct 2010 02:15:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11784966/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/non-dimenticarti.aspx
QUESTA SERATA SI MERITA UNA DEDICA http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/questa-serata-si-merita-una-dedica.aspx .. e la dedica è tutta per lei ....

"a volte succede qualcosa di dolce e fatato
come svegliarsi e trovare la neve
o come quel giorno che lei mi sorrise
ma senza voltarsi e fuggire

vederla venirmi vicino fu quasi morire

trovare per caso il destino
e non sapere che dire
ma invece fu lei a parlare"

e a te cosa piace? :)
a me piace scoprirlo.


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Sat, 16 Oct 2010 00:29:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11781162/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/questa-serata-si-merita-una-dedica.aspx
IL FILO http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/il-filo.aspx ... ]]> Mon, 27 Sep 2010 08:43:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11757722/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/il-filo.aspx SI, ERO IO ... http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/si-ero-io-.aspx "Mi hanno detto che vivi da sola
e che spesso racconti di me.
Certi libri di scuola li tieni con te.
Come mai?

Troppo grande il tuo monolocale,
troppo vecchio il vestito che hai.
C'è una vita normale ma tu non la vuoi.
Come mai?

Non potrai liberarti di noi,
cancellare un ricordo.
Nella gente che vive con te
stai cercando qualcosa di me.

E la notte ti accorgi che scivoli via,
malgrado il silenzio c'è un canto che va;
c'è un' immagine assente che molto ti dà
e non verrà .

E' il sapore preciso che adesso non hai,
rimane un sorriso che conserverai.
E se dentro al tuo sogno c'è posto per me,
torno da te.

Era l'alba e ho sentito una voce:
un respiro lontano, un perchè.
Come fosse una mano già  in cerca di me.

Eri tu?

Più vicini e feriti che mai,
non è solo un ricordo.
Nella vita che scorre con me,
sto aspettando qualcosa da te.

Questa notte è un messaggio che libero va,
che prende coraggio e sorvola città .
E' una notte di stelle che guardano noi.
Quante ne vuoi?

E' la notte che accende la luce così,
la notte sorprende chi disse di sì.
E' una notte di stelle che guardano noi.
Quante ne vuoi? ]]>
Tue, 27 Jul 2010 21:21:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11694398/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/si-ero-io-.aspx
LA LETTERA A MIA MADRE (seconda parte) http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/la-lettera-a-mia-madre-seconda-parte-.aspx 23 marzo 1987
Riprendo sicuro di poterti scrivere tutto e spedire senza indugiare altri giorni. Infatti, sono le 19.25 e alle 23.30 monto di guardia all'armeria della compagnia e fino alle 2.30 sto davanti ad una porta armato di una baionetta per non far entrare nessuno. Siamo in tre ci toccano 5 ore a testa e le abbiamo divise in tre prima e due dopo; cosi, oltre a quell'orario detto, faccio anche dalle 6.30 alle 8.30.
Non posso nemmeno uscire, di conseguenza, uso queste ore per scriverti.  Dì alla Baby che sto ascoltando gli Europe e sono dei ladri. Oltre a dare un bacio a lei e a Sere.
Ho visto Domenico proprio questa sera a mensa, ho solo saputo che non si è iscritto in palestra. Lo vedo poco, abbiamo vite parallele, ma che molto difficilmente si incrociano. Non ho visto nessuna somiglianza con Sergio. Comunque ciascuno ha le sue convinzioni.  Qualche volta ci incontriamo fuori, ma non capita spesso ed ognuno di noi si è fatto i suoi amici e gira con loro.
Per gli amici non c'e' tantissimo da dire. ho conosciuto tutti nella mezza campata mia, quella del mio lato, gli altri li conosco ma cosi, un po' di vista e un po' di cognomi.  Ho legato con due ragazzi, uno si chiama Roberto Ruffini è della zona di Novara, assomiglia molto a Fido di Bore, molto tranquillo e buono; no. non uno con problemi, uno come me, uno dei tanti.
L'altro è Paolo Zonca di Bergamo, un tipo attivo, ma non casinista, vivace, ed è quello che scalda le situazioni nelle libere uscite. Poi, in camerata, ci sono toscani, bergamaschi, bustocchi (di Busto Arsizio) e altri, tutti simpatici, gente con cui ci si aiuta e se c'e' bisogno ci si da una mano reciprocamente. Come quando ho finito i soldi e Roberto mi ha sponsorizzato per un paio di giorni con l'unica garanzia dell' "appena li ho te li rendo". E' bello vedere come in soli dieci giorni si possa instaurare un amicizia bella come questa che stiamo tirando su.
Questa è la questione, amici dei quali sono molto soddisfatto, con loro si divide un po' tutto; domani, poi, affittiamo una stanza in un alberghetto per farci una mega dormita e riguadagnare un po' del sonno che perdiamo, e per farci una doccia come si deve, perchè qui in caserma ci portano a fare la doccia in giorni stabiliti e a gruppi, e devi fare veloce perchè c'e' poco tempo per ciascuno e spesso l'acqua è fredda.  Cosi utilizziamo la il permesso del fine settimana per dormire fuori e recuperare tutto.
Un po' tutti qui abbiamo raffreddori, influenze o altre storie, ma è normale perchè fa freddo, non c'e' riscaldamento , i vetri e le finestre "spifferano". Poi ci fanno marciare sotto la pioggia o ci fanno stare ore seduti per terra fuori sotto i capannoni al freddo, ed i tagli di capelli TATTICI non ci riparano il collo. Loro però considerano febbre solo quella che supera i 38 gradi e quindi non marchi nemmeno visita.  Uno dei ragazzi della campata, un certo ... è ora all'ospedale militare di Caserta per una malattia, non ricordo il nome, ma non riesce a mangiare, cioè mangia e vomita, pare sia una cosa psicologica.
Un ragazzo qualche mese fa si è pure suicidato, si è seduto sul letto e si è sparato con il fucile che aveva per montare di guardia, perchè, dicono, la ragazza l'aveva lasciato,a me questo non può capitare.

Faccio una pausa e mi faccio la barba.

Bene, fatto tutto. Barba, denti, lucidato gli anfibi e messo un po' a posto.
Sono le 20.30, scrivo fino alle 21.00 e poi dormo un po' prima del turno.
Dobbiamo pure tenere tutto in ordine perchè la sera fanno ispezioni di pulizia e tenuta degli armadietti. Il vitto fa abbastanza schifo, ma bisogna prendere quello che c'e'. Sapiamo che la roba migliore viene imboscata, l'abbiamo visto con i nostri occhi, ma non possiamo farci nulla.
Spesso si mangia freddo, è un grosso self service e non è che stiano molto a vedere se è ancora caldo o no. Poi per mangiare fai delle file tremende, anche 30/40 minuti quando va male.
Il posto letto sono brande a castello. La mia e di Roberto è rotta, ma si dorme ugualmente. Ogni volta che vado a dormire chiudo gli occhi e già dormo. La mattina non faccio molta fatica. Il brutto è che devi farti il "cubo" cioè tirare su il materasso a metà con piegate in un modo incasinato anche le due federe (molto sporche) e le due coperte. Fino a dopo le 23.00 non puoi rimetterlo a posto e devi lasciarlo cosi.
Le libere uscite ci servono soprattutto per mangiare, siamo fuori dalle 18.00 alle 22.00 ; perchè, poi, devi rimetterti in divisa per il contrappello. Si gira a fare commissioni o a telefonare, poi si mangia e si torna. Domenica scorsa che avevamo tutta la giornata abbiamo fatto un giro e siamo andati al cinema.

Credo che queste siano le più grosse novità, quelle che mi vengono in mente, tante altre cose le puoi leggere dalla lettera che ho mandato a Dany. Quella è stata fatta giorno per giorno.
Ora ti saluto, saluta caramente papà e digli di non brontolare sempre. Saluta Baby e Sere. A Bruno, Dany e Mauro li ho sentiti ieri sera per telefono.

Ciao mamma, un bacio da Dedè

Franz"


Certo che io mi scopro uno specialista a non mettere ansia a casa :)
E' che da sempre quello che provo lo dico cosi ... come è, senza minimizare
Ma da queste righe io ci leggo anche la serenità di un ragazzo che comincia a fare le sue vere esperienze.
Leggendo questa lettera i ricordi hanno cominciato a fluire a fiumi nella mia testa.
E oggi 22 luglio 2010 era la serata giusta per chiudere questa "lettera racconto", visto che sono reduce da una delle serate nell'anno che passo con i due amici conosciuti successivamente a Pordenone, destinazione definitiva del mio servizio militare, con cui da 23 anni ci troviamo per chiacchierare, giocare a boowling, mangiare qualcosa e stare assieme. Da 23 anni senza mai saltare un anno, qualcosa vorrà dire.



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Fri, 23 Jul 2010 05:48:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11689532/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/la-lettera-a-mia-madre-seconda-parte-.aspx
I PAZZI SONO FUORI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/i-pazzi-sono-fuori.aspx Occhi sbarrati e persi nell'ombra di una cura che mura ogni paura la cura
Ma questa è storia vera da tutti sconosciuta di prigionieri chiusi nelle loro malattie
Tra psicokoctel e calmanti da stendere elefanti e intanto in tanti sono a perire
Eppur nessuno a orecchie per sentire che dire

Parlo di disperati chiusi a ntra (dentro) le psichiatrie
In celle senza sbarre si da dove non si può uscire
Sul filo di un rasoio tra il vero e la follia Nella speranza viva che finisca l'agonia Di cadere dentro a un burrone che sembra senza fine
Paura ancora di cadere ormai stanco di sentirmi dire
Di cadere dentro a un burrone che sembra senza fine
Paura ancora di cadere ormai stanco di sentirmi dire

Simu li pacci quistu diciti vui
Ma simu chiu normali te tutti quanti vui
Simu li pacci ma quiddrhi te legare
Se nu ni capiti e perche' nu ne sapiti amare

E inutile somministrare psicofarmaci che mi dai
Perché mi vuoi tranquillo e calmo pe li cazzi toi
Mi guardi e mi sorridi ma son ben altri li pensieri toi
La paga di questo mese e lizette(ricette) che mi dai da firmare
Ogni volta che ti vengo trovare sento dirmi no non ti preoccupare
Ancora un farmaco si ma da provare

Perciò caro dottore no non puoi avvelenare
Chi a volte le emozioni non riesce a controllare
Prima ci distruggete psicologicamente
E poco dopo ci classificate malamente
E tutti quelli che sono stati vicino alla follia
Rinchiusi come cani in quell'infame psichiatria
No non ti abbandonare no non ti rassegnare
Noi tutti siamo stanchi di sentirci ancora dire ka

Simu li pacci quistu diciti vui
Ma simu chiu normali te tutti quanti vui
Simu li pacci ma quiddrhi te legare
Se nu ni capiti e perche' nu ne sapiti amare

T s o sono tre lettere sconosciute ma non per chì le abbia già vissute
Farmaci spacciati da dottori comsensienti
Sedotti dalle ditte che distruggono le menti

Tu non pensare tu non devi pensare
Mi è stato detto come se fossi un vegetale
No non pensare perché non posso pensare
Eppure sono un uomo non lo devi dimenticare

Nome e cognome tengu nome e cognome scrittu
Per ogni abbuso e per ogni dolore
Nome e cognome tengu nome e cognome
Per ogni infermiere e per ogni dottore
Nome e cognome tengu nome e cognome
Ti chiedo solo aiuto
Ma tu riesci a capire?

Simu li pacci quistu diciti vui
Ma simu chiu normali te tutti quanti vui
Simu li pacci ma quiddrhi te legare
Se nu ni capiti e perche' nu ne sapiti amare

......

Siamo i pazzi questo dite voi
ma siamo più normali di tutti quanti voi
noi siamo i pazzi ma quelli da legare
se non ci capite è perchè non ci sapete amare.

(T. S. O.   Trattamento Sanitario Obbligatorio)

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Fri, 23 Jul 2010 03:10:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11689514/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/i-pazzi-sono-fuori.aspx
OGNI DECISIONE HA LA SUA DOSE DI DOLORE http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/ogni-decisione-ha-la-sua-dose-di-dolore.aspx Parlami come il vento fra gli alberi
Parlami come il cielo con la sua terra
Non ho difese ma
Ho scelto di essere libera
Adesso è la verità
L'unica cosa che conta
Dimmi se farai qualcosa
Se mi stai sentendo
Avrai cura di tutto quello che ti ho dato
Dimmi
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ora so piangere
So che ho bisogno di te
Non ho mai saputo fingere
Ti sento vicino
Il respiro non mente
In tanto dolore
Niente di sbagliato
Niente, niente...
Siamo nella stessa lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi, sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima
Come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra su nuovi giorni
Il sole mi parla di te... mi stai ascoltando?
Ora la luna mi parla di te... avrò cura di tutto quello che mi hai dato...
Anche se dentro una lacrima, come un sole e una stella
Luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni in una lacrima come un sole e una stella
Siamo luce che cade dagli occhi sui tramonti della mia terra
Su nuovi giorni
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltami
Ascoltati    
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Fri, 16 Jul 2010 15:04:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11682486/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/ogni-decisione-ha-la-sua-dose-di-dolore.aspx
CURIOSANDO NEI RICORDI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/curiosando-nei-ricordi.aspx
Pensavo a quegli innumerevoli scatoloni di pratiche di lavoro che mio padre conservava in cantina, fotocopie di fotocopie con qualche fotocopia di sicurezza e qualche fotocopia per essere sicuri di non perdere nulla, e sempre disponibile per qualsiasi evenienza. Praticamente il mio incubo peggiore!!  Mi aspettavo, ed è successo per ore, di tornare a fare il contabile, guardare pratiche, capire cosa si poteva buttare e cosa era ancora da conservare. Questo mi aspettavo, questo per tutta la mattina ho trovato. Tutti insieme appassionatamente tra fotocopie varie, monti di carta da eliminare.  La parte di mio padre che più mi infastidiva.

Non avevo pensato bene a cosa stavo andando a fare, pensavo unicamente al monte di pratiche da girare, e che solo io e mio fratello sapevamo valutare per importanza, quindi non potevo sottrarmi; ma mettere le mani tra le cose di mio padre alla fine non era solo questo.  E' stato mettere le mani in tutta la sua vita, ma anche in quella di mia madre, perchè ora che non ci sono più entrambi a noi si è aperto il mondo dei ricordi dei nostri genitori. Sono uscite tutte quelle cose, dai soprammobili della casa dove siamo cresciuti, alle foto di famiglia, ai luoghi privati di mio padre, come il suo portafogli e cosa si portava dietro tutti i giorni di noi figli, alle lettere conservate, alle loro lettere scambiate durante le ferie, quando la famiglia si divideva e loro si scrivevano, che ti raccontano la vita di una persona.

Ho cominciato a trovare mio padre, ho ritrovato mia madre. Emozioni fortissime, legate ad oggetti. Ricordi che passano nella testa, momenti che un oggetto ravviva, volti, situazioni. Difficile esprimersi a parole. Soprattutto perchè il viaggio nel suo e nostro mondo è appena cominciato; in otto ore, in cinque persone, abbiamo fatto si e no il 15 per cento di tutto quello che c'e' da fare. Ma ora la cosa si fa interessante anche per me, dove mi porterà questo viaggio nella parte a me sconosciuta dei miei genitori?    Vedere alcune cose ti fa sorgere domande, alle quali non avrai una risposta vera, nessuno più può dartela, puoi solo pensarci e tirare le tue conclusioni, ma non ti possono bastare, perchè non rispecchiano ciò che credevi prima e ti spiazzano.

Perchè mio padre nel portafogli, con se tutti i giorni, portava il biglietto da visita del posto dove abbiamo dormito prima della sua partenza per tornare in italia, dopo una settimana fatta in corsica con me?  settimana della quale già ho parlato qui, periodo nel quale non ricordo una sola chiacchierata fatta con lui, nessun argomento trattato, nessun ricordo di quello che ci siamo detti per 7 giorni su e giù per la corsica solamente noi due.  Io non ho mai ricordato quello come un momento felice per me, anche se era la mia prima vacanza fuori dall'italia.  E lui come l'ha vissuta?  Se si portava dietro il ricordo della vacanza credo che la risposta sia chiara. Ma a me non torna, non ha mai detto nulla.

E cosi seduti attorno al tavolo di sempre della cucina guardiamo pezzi di vita che ci passano davanti. Poi esce la busta enorme delle lettere, e ne esce una.  E' indirizzata a mia madre, la scrivo io; sulla busta mi firmo "la recluta", la data richiama ai primi giorni di militare, a Salerno. L'ho aperta li, davanti agli altri, mi leggo le prime righe e subito mi fermo.  La prima parte, primissima... mi colpisce molto.  Rileggerla a distanza di anni, quelle poche righe, mi danno il polso di moltissime cose, in poche frasi.  Rileggersi anni dopo, esperienze dopo, sensazioni dopo, ti porta a capire meglio quello che pensavi e scrivevi allora e spesso stupisce.

La riporto qui, pari pari, con tutta l'ingenuità di chi comincia un' esperienza molto grossa come un anno fuori di casa sotto disciplina militare, con la non consapevolezza di un ragazzo di 22 anni ancora chiuso in un mondo non suo, ma non ne conosce per ora altri. Proprio per questo per me questa lettera è fondamentale, alcuni passaggi, forse oscuri per chi legge, mi hanno raccontato il mio "inizio", la trasformazione, le scoperte.  Devo dire che mi faccio molta tenerezza a rileggermi, lo stupore all'inizio della lettera me lo ricordo bene, fa parte del non sentirsi importanti, con il quale ho dovuto fare i conti nella vita.

"Salerno  19 marzo 1987

Ciao Mamy,
ieri sera al contrappello delle 23.00 ho ricevuto la prima lettera da quando sono militare; giuro che mi ha stupito tantissimo che sia stata tu ad inviarmi la prima. Mi ha fatto TANTO TANTO piacere sentirti cosi vicina.
Io, qui, mi sono sempre detto che una settimana che manco da casa non è nulla per voi; ero convinto che non poteste sentire cosi  velocemente la mia mancanza.
Stavo scrivendo a Dany ed oggi spedirò quella lettera che ho un po' troncato perchè da un po' me la tiravo dietro e visto che è arrivata la tua volevo risponderti.
Sono le 13.15 e proprio ora sono venuti a romperci le palle. In camerata non ci si può distendere sulle brande e pare neppure sedersi; il tenente, uno di NAJA come noi che ha solo fatto qualche mese in più di Corso Allievi di Complemento (come quello che farà Ricky) è venuto ad urlarci perchè eravamo seduti sulle brande.
Quindi ora sono in piedi appoggiato su una branda del "secondo piano" per continuare a scriverti.
Alle 14 meno 10 abbiamo l'adunata.  Ci stavamo giusto chiedendo poco fa, post-tenente, se questa sia una cura contro il sonno o cosa. Dormiamo un massimo di 6 ore a notte, non puoi riposarti il pomeriggio e non puoi andare a letto prima delle 24.00. Alle 6.00 c'e' la sveglia per noi, alle 6.30 quella ufficiali.
Comunque posso assicurarti che non mi pesa affatto.  Ho avuto notizia che l'adunata è alle 13.30 e, quindi, vado, poi riprenderò.

Volevo solo aggiungere .. (ore 22.45) ... che tutto quello che ti dirò è la situazione reale, ciò che effettivamente c'e' o non c'e' all'Hotel Cascino, ma non è da prendere come mio stato d'animo. Come ti ho detto oggi al telefono sto giocando a fare il soldatino e mi sto pure divertendo, se lasciamo perdere la cucina.  Gli amici sono ottimi e cosi si parla, si scherza, si gira e si fa casino.
Bisogna dire che in questa caserma c'e' di tutto, da quelli di Napoli e Salerno che si fanno vedere e notare perchè raccomandati, ai pugliesi, ai siciliani, ai toscani che riconosci subito dalle cadenze, ai veneti o friulani che noti ma non distingui molto tra loro, ai bergamaschi, ai meridionali in genere, dei quali non capisci un cavolo (// si nota una z cambiata al volo in v per cambiare termine :)  la mamma è sempre la mamma poi ti sgrida :) //) quando parlano. Ciascuno con il suo carattere ed i suoi modi di fare. Tra qualche minuto contrappello con il Capitano, quindi, ti saluto. A dopo ....."

fine prima parte ... la seconda domani, copiare è più pesante che scrivere di getto :)
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Tue, 13 Jul 2010 00:29:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11678091/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/curiosando-nei-ricordi.aspx
L' INEVITABILE http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/l-inevitabile.aspx
Comincio a prendere coscienza guardandomi attorno di dove posso essere, ma è tutto strano, buio e non conosciuto, ma sento l'istinto di andare verso qualcosa che mi richiama, come una via di uscita, forse di fuga. Cerco di capire in che posizione sono, prendo coscienza anche del mio corpo. E mi ritrovo inginocchiato, rivolto verso le scale che mi chiamano; un braccio poggiato atterra, l'altro girato dietro la schiena, e sento che fa male.

Il dolore che sento è la torsione del braccio dietro la schiena, ma ora mi rendo conto che un dolore più forte lo sento al polso, qualcosa lo stringe, lo blocca, lo ferisce. Mi volto e guardo il braccio, poi il polso e un riflesso mi mostra una catena legata al muro che finisce in un anello stretto proprio sul mio polso;  Un po' di sangue scorre dalla pelle stretta dall'anello e mi cola lungo il braccio. Ora il dolore sale, come la mia rabbia e il tentativo di liberarsi che diventa sempre più furente e ossessivo.

Il dolore e l'inutilità del gesto mi portano a fermarmi, stremato, impotente. La catena non si è mossa di un millimetro e tutto il mio sforzo risulta inutile. Mi sono voltato verso l'inizio della catena, e proprio sopra di lei noto un dipinto; comincio a guardare ogni dettaglio, guardo i colori, le forme, i giochi di ombre, mi perdo in quei segni, in quei colori.  Un senso di pace, l'attenzione non si sposta da quel disegno, da quella forma. Mi siedo, incrocio le gambe e resto li. occhi fissi.

Davanti a me le forme cambiano, le tonalità di colori variano. Seduto a terra ricevo sensazioni piacevoli ma subito dopo tutto cambia, il dipinto quasi si incattivisce, cambia la prospettiva, avanza minaccioso verso di me, sembra voglia inglobarmi, prendermi, stritolarmi. Io seduto non arretro, ne sento solo la soffocante vicinanza, mi terrorizza, ma non so muovermi, non tento di difendermi.

Pochi attimi e torna verso il muro, cambia ancora, colori e forme torna rassicurante, interessante, da scoprire, da ammirare.  Continua cosi per un po', cresce e mi terrorizza, rientra e mi da pace, vorrei tirarmi fuori da questa situazione ma la catena è li davanti a me, su di me, dentro di me. Ma non cambio posizione, non arretro, non provo a scappare, penso solo che vorrei andare verso la scala, tirarmi fuori da qui. Ma i momenti in cui il dipinto mi affascina, la fuga non è più un pensiero.

Il muro comincia a prendere un colore rosso intenso, poi varia le tonalità ma sempre del rosso; compare tra quelle varianti di rosso un viso, un'espressione; la guardo, sempre più attento, l'ho già vista, la conosco.  Si, più la guardo e più la riconosco e tutto si fa più triste, ma più chiaro. Devo smettere di guardare quel muro, devo andare via da li, devo riprendere il controllo della situazione.  Devo fare qualcosa, devo prendere una decisione, devo,devo, devo ... non puo andare avanti cosi.

Mi guardo attorno, alla ricerca di una soluzione per liberarmi da cio che mi trattiene qui.  Attorno a me varie cose, ma tutte sembrano inutili. Pezzi di legno, libri, parti di intonaco, vetri, vestiti in uno scatolone, piccoli gruppi di immondizie varie.  Continuo a guardare ma non trovo nulla che mi possa aiutare a liberarmi dell'anello; intanto torno a guardare il muro, il volto; mi piace, mi è sempre piaciuto ma, come sempre ho detto, anche per quella parte inquietante che ci vedo. Quell'anima nera che ci leggo dentro. E me ne convinco. Devo uscire da qui.

Ancora uno sguardo attorno, mi fermo su una delle cose viste prima, titubo, sono perplesso, ho paura, orrore, ma devo farlo, devo farlo ... devo uscire di qui!  Affero un grosso pezzo di vetro rotto con la mano destra, quella libera. Un vetro sporco e molto tagliente, mi giro, appoggio la mano sinistra con l'anello sul muro, avvicino l'altra mano e alzo lo sguardo al dipinto.  Sento il vetro che comincia a tagliare la mia pelle, lo sento che penetra nella carne, sento il dolore lancinante, il sangue che scorre, il vetro che taglia e sega.  Urlando il mio dolore in faccia al dipinto sento il mio corpo liberarsi, la catena cadere con un rumore di ferraglia contro il muro e un dolore violentissimo.

Cado in ginocchio, il muro è sporco del mio sangue schizzato ovunque, il dolore al polso è fortissimo, e sento l'odore del sangue che esce dal mio corpo. Mi alzo, mi volto e comincio ad andare verso le scale, salgo i primi scalini e mi volto.  Il dipinto è rimasto quello rosso con il volto, ora però è macchiato di tanti schizzi di sangue; la catena penzola sul muro, ed a terra c'e' la mia mano coperta di rosso sangue ... ma non c'e' solo lei, c'e' anche parte del mio cuore e delle mie sicurezze.  Mi volto ed esco, fuori c'e' luce, sole, verde natura e tranquillità.  Ma tutta questa luce mi colpisce e mi smuove.


Cosi mi sveglio, tre del pomeriggio, completamente sudato, tra il sole che entra dalla finestra e il sogno appena fatto, sento il dolore al braccio sinistro, mi rendo conto che c'e' l'ho sotto il corpo in una posizione assurda, mezzo storto e addormentato in parte. Mi giro, mi sistemo ma con gli occhi aperti e quasi sgranati. Mi alzo, entro in bagno e infilo la testa sotto l'acqua fredda che scorre dal lavandino. Ma ho già tutto chiaro. Tutto molto chiaro.
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Sun, 11 Jul 2010 03:52:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11675712/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/l-inevitabile.aspx
IL RICORDO DI UN AMICO ('ALA) http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/il-ricordo-di-un-amico-ala-.aspx
Sono le due del mattino passate, sul piazzale nessuna macchina in vista, in televisone un momento di ferma tra riepiloghi e pubblicità, alla radio non hanno nulla da dire, parlano del più e del meno invitando qualcuno a telefonare, ma sembra che nessuno abbia da aggiungere un contributo alle cose viste fino a quel momento.  Quando uno dei conduttori non esorta qualcuno che di notte lavora e li ascolta a chiamare, per far conversazione. Conosco la trasmissione, so quanto i conduttori siano simpatici e bastardelli con chi telefona, seguo la radio da anni e non sempre volendolo, ma vivo con chi non si stacca quasi mai da quella frequenza.  So bene cosa rischio, ma decido di farlo, tanto mi sto annoiando seduto sulla sedia da giardino, con i piedi sulla scrivania ed i soliti gesti a costruire i miei castelli in aria.  Alzo il telefono, faccio il numero ed entro in trasmissione.  In poche battute i ragazzi si interessano subito a me, mi chiedono dove lavoro e quando lo dico subito parte la prima battuta "ah si, mi fermo ogni tanto, sei tu il rompicoglioni che mi dice sempre "passare alla cassa" ??? " ... rido, confermo, aggiungendo però che io dico "agip cascina gobba per far benzina passare alla cassa " non semplicemente "passare alla cassa"!!!   Ridono, mi prendono bene e cominciamo a chiacchierare, non smettono di prendermi in giro, io rido e sto al loro gioco. 

Si fermano due macchine sul piazzale, scendono dei ragazzi, dico ai redattori che devo chiudere perchè ho lavoro, mi chiedono di tenere aperto e far sentire la chiamata alla cassa, rido e acconsento.  La mia voce rimbomba sul microfono, su tutta l'area di servizio, e mi rientra dalla radio vicino a me, ma con mio stupore anche dalla radio tenuta alta delle auto sul piazzale.  Ora tutti ridono, io, i redattori e i clienti sul piazzale, che sentito la cosa si avvicinano, tirando fuori dall'auto uno striscione di un gruppo che quella sera suonava a Cascina Monlue, saltano sul piazzale e si sbracciano; i redattori mi domandano di descrivere la situazione e chiedono tramite radio ai ragazzi sul piazzale di suonare i classon in una determinata sequenza per dimostrare che tutto era vero.  Al via dei redattori parte il concerto di classon.  Tutti ridono e per un momento Cascina Gobba si estende sull'etere, con tutte le radio di movimento collegate a quella di milano, per tutto il nord italia.  I ragazzi si riforniscono, salutano e partono.  In tele sta cominciando una disciplina da seguire, i redattori mi liquidano alla loro maniera con un "beh mo ci hai rotto" e chiudono la conversazione. Me l'aspettavo, ero preparato e io ho passato un bel quarto d'ora a ridere.
Passa qualche minuto, suona il telefono del distributore, sono quasi le tre del mattino, ho appena messo giù il telefono io, azzo chi sarà??   Rispondo titubante, dall'altra parte sento la voce rauca ma piena di vita del mio collega 'Ala, di nazionalità marocchina, che fa i turni di giorno; sono stupito mi stara per dire che non viene a lavorare la mattina, invece no. 'Ala mi chiama per rincuorarmi, anche lui ascolta radio popolare, stava seguendo la diretta ed ha seguito tutta la diretta dal piazzale, cerca di spiegarmi che loro fanno cosi, che non è che ce l'avevano con me;  rido, spiego ad 'Ala che li conosco bene, che ero preparato e che anzi mi aspettavo di peggio, tipo due minuti e mandato già a fare in ...  Lui si rassicura, parliamo un po' e mi racconta lo stupore ed il ridere nell'ascoltarmi; io penso a lui, alla sua gentilezza nel fare un gesto simile, nell'avermi chiamato perchè pensava ci fossi restato male, perchè alle tre del mattino si è preso la briga di farmi uno squillo temendo potessi essere triste.

'Ala è un ragazzo di 30 anni che viene dal Marocco, ha pochissimo del magrebino a parte i caratteristici segni somatici; parla benissimo l'italiano, ha solo una cadenza tutta sua, è sempre allegro, salta per il piazzale durante i turni ed è sempre gentile con i clienti, ma è anche eccezionale nel prendere in giro la gente sempre con il sorriso stampato sul volto, tanto che ormai che sfotte il cliente lo capiamo solo noi che lo conosciamo bene.  Porta allegria, non disdegna l'alcool e il cibo di tutte le latitudini, ma purtroppo anche con le droghe non fa troppa attenzione. Gran lavoratore ma anche gran manipolatore con i soldi e con i trucchi, ma sempre con stile e arte.  Altruista e pronto sempre a ricompensare chi lo aiuta nelle cose che non predilige, come i conti a fine turno, e capace di gesti d'affetto assolutamente inaspettati.  Furbo e scaltro anche con i colleghi, sa tenere il suo posto ma è un leader naturale.  Tutte le mattine lo vedevo arrivare per primo con la sua golf marrone allo spuntare delle 5.40.


Mattina d'inverno, freddo, tanto freddo fuori dal gabbiotto. Ho fatto tutta la notte, venerdi notte su sabato, la più difficile delle notti al piazzale. Sono stravolto, mi reggo in piedi quasi a stento, ho già fatto 18 notti consecutive delle 21 che ogni ciclo devo fare per avere i 7 giorni consecutivi di riposi accumulati.  Dovrei già essere sulla via di casa, io il mio turno l'ho finito. Ma sul piazzale ci siamo solo io, il capo piazzale e 'Ala, due colleghi non sono ancora pervenuti ed io sono li a far benzina  fuori da un ora e mezza oltre le mie 8 già fatte.  Si ferma un mezzo a trazione che guardandolo non capisco se è un Apecarr più grosso o un piccolo Camioncino .. boh .. io di macchine ne capisco proprio poco, ma so dove si infila l'erogatore della benzina.  Sto cavolo di mezzo trasporta verdura da vendere per strada, viene dall'ortomercato dove è andato a rifornirsi, il proprietario scende e mi dice di farne 30.000 , e scappa con il capo piazzale verso l'ufficio, si conoscono ed il capo vuole acquistare qualcosa.  Io guardo il furgone, ha un serbatoio come quelli dei camion, si è fermato tra due erogato, uno di benzina l'altro di gasolio.  Nel dubbio, urlo al proprietario "gasolio, vero???"  il tipo si volta e mi fa si con la testa.   Apro il tappo ed erogo.  Il capo e il tipo tornano dall'ufficio che ho quasi finito, quando vede che pompa ho in mano da fuori di matto. Io rimango basito, ma cazzo te l'ho chiesto, e lui "non avevo capito, ma come fai a mettere qui dentro gasolio??? "   bah ... è un camioncino, ha il serbatoio fuori come i camion e poi te l'ho chiesto pirla!   Comincia il casino ... "perdo la giornata di lavoro, adesso bisogna svuotarlo, io non pago nulla di questo casino" ... il capo mi guarda sorridendo e muovendo la testa su e giu; io li guardo, con gli occhi spenti dal sonno, mentre arrivano le macchine dei due colleghi desaparecidos.  
Il capo ed il tipo vanno verso il bar in attesa che io sistemi il casino, cioè portare l'automezzo al ponte sopraelevato, svuoti il serbatoio e lo pulisca con la benzina. Mi si avvicina 'Ala con il suo solito sorriso, mi aiuta a spostare a spinta il mezzo verso il ponte, poi mi guarda e mi dice "ragioniere, vai a dormire che sei stravolto; i ragazzi guardano il piazzale e qui basto io. Non ti preoccupare dei soldi che devi mettere, ci penso io a coprirli nella giornata.  Il buco lo copriamo noi del turno. Ora prendi la tua borsa e va a dormire, ci vediamo domani mattina".


Arrivo la sera alle 21.30 sul piazzale, come tutte le sere. L'aria tra i ragazzi è triste, li guardo ma sono tutti un po' per i fatti propri, non sono felici nemmeno di vedere che essendo arrivato molto presto possono chiudere un po' prima.  Mi si avvicna il capo piazzale, gli occhi ancora lucidi mi racconta che è venuto il fratello di 'Ala, che ha smesso di lavorare da noi da due settimane, per prendere alcuni suoi documenti. Purtroppo su viale Palmanova, qualche notte prima, 'Ala alla guida del suo Golf marrone, dopo una serata di stravizi, si è andato a schiantare contro un palo della luce tra le due carreggiate. Un colpo tremendo, e la fine della sua giovane vita all'istante.


La mia visione della vita e della morte è sicuramente molto personale, ma ormai ho visto andare via cosi tante persone con cui ho avuto momenti indimenticabili che ho dovuto anche farmene una ragione.  Ho sofferto con i primi, giovani giovani per questo più sconvolgente.  Poi ho visto figli, genitori, fratelli andarsene senza avvertire prima, ho visto ragazze morire la mattina delle nozze. Bambine di 12 anni buttarsi da un palazzo per una nota sul diario. Ragazzi appena diplomati non tornare dalle vacanze estive in Irlanda per una biclicletta e un sasso sul terreno. Ho visto madri non riprendersi per tutta la vita da questo dolore. Compagni di scuola con cui 7 giorni prima festeggiavo la maturità con una sbronza colossale al parco di trenno la notte e sette giorni dopo salutarlo in un cimitero perchè la macchina non ha tenuto la strada.  Amici cari della montagna spegnersi non ancora maggiorenni sui curvoni della strada provinciale in motorino. E poi ancora e ancora che non mi va nemmeno di elencarli. I miei genitori, la maggioranza dei miei zii, per malattie che ti portano a non riconoscere quasi più la persona "vissuta" prima.  La vita è un passaggio, non ci è stata impressa la data di scadenza, ma il non saperla non vuol dire che non la si ha.  Chi lascia questa fatica quotidiana si libera dal proprio corpo e per me li tutto finisce, tranne per chi rimane. La morte è l'inzio del ricordo per chi rimane, della tristezza, del senso di vuoto per la mancanza, ma sempre per chi rimane.  Resta un nostro problema, non di chi non c'e' più.  Quando ricordo 'Ala e le altre persone che ho conosciuto e non ci sono più , ricordo sempre i momenti vissuti con loro e spesso non collego nemmeno il fatto che la loro vita si sia fermata ad un certo punto del mio cammino, Perchè volenti o nolenti, il nostro cammino continua anche senza di loro e piano piano li penseremo sempre un po' meno, ma senza doverci sentire in colpa. E' solo lo scorrere del tempo con altre perdite finchè qualcuno non piangerà noi.   E, forse, meno gente conosci sulla tua strada, meno saranno le persone che soffriranno quando la nostra vita lascerà il nostro corpo.

"Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire"
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Tue, 15 Jun 2010 05:08:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11642632/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/il-ricordo-di-un-amico-ala-.aspx
LA RAGNATELA http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/la-ragnatela.aspx Avverto il filo di una ragnatela avverto il filo di una ragnatela avverto il filo di una ragnatela .
Non si vede, ma io l’ho sentito sottilissimo mi ha toccato credevo di poterlo eliminare con tanta facilità ma quel filo non mi abbandonava. E quando usciva dalla bocca una parola per strana fatalità era un filo in più che si aggiungeva. E col mio sforzo di agire, capire io complicavo, intrecciavo le fila e piano piano si formava una tela.

Ora è fitta e complicata ma ho capito la struttura sono certo che l’uscita è qui! Ma ecco un altro filo proprio lì.

Se c’è una tela, dev’esserci un ragno si tratta certo di un nemico esterno come un padrone, un guardiano o un dio ma stiamo attenti, potrei essere anch’io!

Come una mosca, io Basta! Sono tutto attorcigliato dentro orribili tremende ragnatele. Basta! non devi startene bloccato, tira fuori la tua rabbia piùbestiale. Ed ogni mia parola crea un altro filo in più, ogni volta di una tela sempre più contorta.

Tira indietro la tua testa… lo sai che giorno è?
Hai scordato la tua festa, non trascurare il tuo buon compleanno!

[Coro:] Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!

Come una mosca, io Basta! mi hanno tolto, mi han distrutto le schifose ragnatele che ciò addosso. Basta! me le sento dappertutto, sul mio corpo, sul mio viso, sul mio sesso. Ed ogni mia parola crea un altro filo in più, ogni volta di una tela sempre più contorta.

Lei c’aveva gli occhi chiari, rideva come me ci si sente più sicuri, uniti e abbandonati nell’amore! Sì, questo amore splendido… Avverto il filo di una ragnatela…"

Giorgio Gaber
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Fri, 11 Jun 2010 15:27:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11635269/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/la-ragnatela.aspx
RABBIA http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/rabbia-1.aspx "Mi sono innamorato di una stronza
Ci vuole una pazienza
Io però ne son rimasto senza


E' una danza
ma si pensa
Rappresenti l'abbandono di una stronza
Dal calvario alla partenza
Fino al grido conclusivo di esultanza

Uomini uomini c'è ancora una speranza
Prima che un gesto vi rovini l'esistenza

Vi suggerisco un cambio di residenza
E poi ci vuole solo un poco di pazienza
Qualche mese e già nessuno nota più l'assenza
La panacea di tutti i mali è la distanza

Lo sai che c'è?
Che sto benissimo
Fintanto che
Sto a piede libero

E poi perchè
Ritornare da lei
Quando per lei è sempre stato meglio senza di me


Mica faccio un illecito
Se non entro nel merito
se non vado a discapito
Dei miei stessi consimili
Siamo uomini liberi
Siamo uomini liberi "
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Fri, 11 Jun 2010 04:04:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11634090/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/rabbia-1.aspx
ZUCCHERO DEI MIEI GIORNI AMARI http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/zucchero-dei-miei-giorni-amari.aspx
Mi hanno raggiunto Cinzia ed i suoi genitori; con loro, dopo aver chiuso casa, mi dirigo verso la chiesa; scendiamo dalla macchina ed io mi stacco, "andiamo a cominciare"  senza voglia e senza interesse mi dirigo verso il sagrato dove già aspetta un piccolo numero di persone conosciute, ma spesso non ricordate, che mi guardano avvicinare con sorrisi tristi appena accennati.

Incontro qualche nipote, qualche familiare, qualche persona legata in qualche modo a mio padre, mi si fanno davanti, qualche frase detta ma che non ascolto quasi, parole di rito, abbracci, baci sulla guancia, uno dopo l'altro, senza mai un momento quasi di stacco nei primi minuti, sembrano in fila, li in un percorso obbligato che non so nemmeno bene dove mi porta.
Seguo quest'onda di condoglianze, senza poterla evitare, ma è una serie di gesti ripetuti e consueti, nessun sentimento, faccio solo quello che tutti si aspettano da me. Si, ora una sensazione sale, ma è di disagio.

Cosa faccio qui lo so bene, ma non ci sono con la testa, non sento tristezza, il disagio aumenta, e mi domando se non c'e' un modo per evitare tutto questo; se mi guardate bene in fondo agli occhi rischiate di leggere quello che davvero penso, meglio non scoprirsi troppo, non rischiare, occhi bassi continuo il cammino fino quasi alla porta della chiesa, dove schierati in fila ci sono gli amici, la mia vera famiglia; sento che quello è il posto dove posso sentirmi più al sicuro, tranquillo e mi dirigo verso di loro quasi sorridendo, sicuramente sorridendo dentro.

Vedo Marika con la piccola Naima in braccio, che non me l'aspettavo , Ema non può venire, ma lei e la piccola ci sono;     come sempre, mai assente, il caro Filo;     Cinzia che li ha raggiunti;     ed il mio sguardo si ferma sulla quarta persona, li in fila, io in quel viso mi ci perdo da un bel po', i capelli che scendono lunghi sulle spalle, i suoi occhi che mi portano via in sogni troppo grandi.   Lei poi davvero non me l'aspettavo, non avrei mai sperato tanto, ed invece c'e', li senza il suo fidanzato.  Mi avvicino e vorrei sorriderle come da dentro sento di voler fare, stranissimo, ora sto bene, la guardo mentre mi avvicino, ma comincio a salutare gli altri, me la tengo per ultima, mi abbraccia. Ora la sensazione è addirittura di felicità.   Lei è li per me, per la nostra amicizia che sta crescendo.

Mi fermo con loro, e lascio che la gente che continua ad affluire verso la chiesa venga da me, e non più io  a girare per ricevere condoglianze che non mi interessano.  Qui posso prendermi dei momenti di stacco da ciò che avviene attorno a me, basta che senza dare troppo nell'occhio io mi volti verso i ragazzi e mi fermi a guardarla un po'. 
Mi stupisco quando la mia ex cognata si ferma davanti a lei e la saluta, entrambe stupite di vedersi li, ed io più stupito ancora che loro si conoscano, come è piccola Milano.

Cominciano ad arrivare gli altri fratelli, e le persone che conosco bene anche io; mi devo spostare, raggiungo il mio ex datore di lavoro, il dottore commercialista,  e con lui l'avvocato da sempre amici di mio padre, strano anche io ho tra gli amici più cari un commercialista ed un avvocato; e poi altre persone di "casa", amici stretti, persone molto affrante per la scomparsa quasi improvvisa di mio padre. Ed io già ricomincio a sentire disagio. Se solo potessi voltarmi, ma sono uno dopo l'altro.

Arriva il feretro ed entriamo in chiesa, la processione verso le panche della sala si svolge in rigoroso silenzio, io mi attardo un po'; il resto della famiglia, la moglie di mio padre e i miei fratelli con i loro mariti, compagni, figli, le sorelle di mio padre e il resto di zie, zii, cugini, parenti più vicini e più lontani si portano verso le panche davanti sulla destra della chiesa, sulla sinistra prendono posto gli amici e le persone più vicine a mio padre.  Io rimango indietro, non amo le chiese, il loro odore, quei vetri disegnati da cui filtra una luce tetra, quel simbolo di un uomo crocefisso che fa della nostra la religione più cupa di tutte, scusate ... della vostra .. la religione più cupa.  E, poi, oggi quasi mi sento un visitatore li dentro, nessun pensiero a chi c'e' li in quella bara di legno, nessuna lacrima, nessun struggimento.

Resto vicino agli amici e con loro mi fermo nelle panche dietro sulla sinistra, la Cinzia al mio fianco, Marika, Filo e lei, li in fondo, ma vicina.   Arrivano che siamo dentro anche Dondo e la Simo; saluto prima Simona e poi abbraccio Dondo, in quel momento scendono delle lacrime e mi stringo forte a lui, ma è per quel qualcosa che ci rende cosi simili nelle esperienze passate, sua madre lo lasciava 5 mesi dopo che la mia aveva lasciato me; condividere nello stesso anno una perdita cosi forte mi torna dal cuore quando lo abbraccio; scendono le lacrime, ma sono per mia madre, come sempre.

Comincia la messa, non seguo, non mi interessa, per me sono solo riti medioevali di un culto della morte che non mi appartiene. Quando il corpo si affloscia e la vita lo lascia per me non c'e' solamente più la persona, non cerco nel suo corpo indifeso e non guidato un ultimo ricordo del caro estinto, mi tengo i miei ricordi, quando abbiamo interagito, quando mi ha fatto ridere, piangere, gioire, incazzare, momenti di VITA passati insieme, che resteranno sempre in me.  Mi guardo attorno come sempre quando sono in chiesa; guardo la luce che entra, l'aria tetra di quel posto, e mi sento sempre fuori posto. Allora con calma mi porto con il corpo un po' indietro, giro la testa e dalle spalle di tutta la mia fila guardo il suo volto li in fondo, mi perdo ancora e sto bene, dentro sto bene; non sento più la forte voglia di uscire da quella porta. Mi distraggo guardandola e penso solo al suo viso.

Mentre sono distratto a guardarla, sento Cinzia a fianco che comincia  a piangere piano, dignitosamente; non sopporto vederla piangere, e ciò che non voglio mai vedere sono le lacrime solcarle il suo viso, istintivamente la abbraccio, le sorrido e me la coccolo un po' la mia sorellina di tutta una vita;  che sensazione strana, sono al funerale di mio padre e sto consolando una mia amica che lo piange perchè quando eravamo fidanzati e dopo aveva avuto modo di conoscere bene mio padre; lei piange, io no; io la consolo e cerco di rincuorarla.   Mentre più in la lei ci guarda, sorride ed io mi perdo del tutto in quel bellissimo sorriso.

Finisce la messa, stavolta l'ho fatta tutta dentro, non sono uscito nemmeno un minuto, non posso permettermelo; già essermi staccato da tutta la famiglia è un forte segnale di distacco, ma uscire non me lo posso proprio permettere.  Piano la gente comincia a defliure, io contro corrente mi avvicino alla bara, un saluto glielo devo, anche se piu spirituale che reale, appoggio una mano sul legno freddo e dentro mi domando cosa sto facendo.
Esco con tutti i fratelli attorno, ma adesso le cose prendono un ben più veloce andamento, bisogna sistemare chi ci seguirà al cimitero.  La gente parla, si organizza, si muove.

Cerco di fuggire da tutto questo e mi dirigo dagli amici, alla ricerca del mio zucchero dei giorni amari, trovandola li in mezzo agli altri. Loro non ci seguono ovviamente, quindi ci salutiamo li, li passo in rassegna tutti per i saluti conclusivi, e ricordo bene le sue braccia su di me, il suo bacio sulle guancie, e il mio respirare forte per fermare in me quel momento, da usare più tardi quando non sarà più nel mio campo visivo per volare via da li.

In cimitero tutto si svolge con quella mancanza di attenzione per chi ha perso un congiunto e lo sta accompagnando nell'ultimo viaggio, come si suole dire, e tutto va a concludersi; ora il pensiero torna a molti anni prima, avevo meno di 18 anni e il padre del mio vicino era venuto a mancare, sulle scale con mio padre lo incontro, l'uomo ha almeno 60, forse 65 anni, per me allora lo vedevo già come un "vecchio", con l'aria molto affranta ci racconta un po' e poi aggiunge "ora sono orfano, e la cosa è molto strana". Quel giorno pensavo che se un uomo muore e lascia un figlio di 65 anni con famiglia e figli sentirsi "orfani" è strano, dovrebbe essere forse un altra la sensazione, cosi penso quel giorno tanti anni fa.   Oggi l'unica sensazione che provo è quella di essere rimasto solo, anche se non avevo un buon rapporto con mio padre, ma lui non c'e' più ed a 44 anni la sensazione è particolare ... mi sento orfano; orfano della sicurezza che comunque un genitore ti da volente o no.

Mentre ci allontaniamo per tornare a casa mi volto verso Cinzia che con i suoi si sta allontanando, la chiamo e le dico "ohi, guarda che non ti porto più ai funerali dei miei genitori, tu ti commuovi sempre" ...  rido ... e ride anche lei, sa bene come sono, ed io non perdo l'occasione per sdrammatizzare una situazione con una battuta scema. E questa era anche bella come battuta!  La giornata è finita, ora posso passare oltre.


"Senza te come posso fare
Senza te dove posso andare
Due lacrime sospese a ricordare
che l`occhio è una ferita verdemare

Cercandoti devo camminare
mi annegherà questo temporale
Mi bagno e non mi posso ritirare
mi spendo e non mi posso risparmiare

Zucchero dei miei giorni amari
morissi qui potrei dare il nome a tutto il vicolo
Due lacrime non possono aspettare
discendono sul viso a ricamare"
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Wed, 09 Jun 2010 02:39:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11629650/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/zucchero-dei-miei-giorni-amari.aspx
A ME COSA RICORDI? http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/a-me-cosa-ricordi-.aspx "sopratutto quando tu mi uccidi   ancora ... ancora"
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Wed, 02 Jun 2010 05:40:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11615203/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/a-me-cosa-ricordi-.aspx
L' ATTESA http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/l-attesa.aspx
Ma ciò che è successo subito dopo lo ricordo bene; il mio corpo che sospinto dall'impatto si alza in cielo, lanciato da destra verso sinistra, l'aria su di me, sento che libra completamente staccato da terra, l'impatto con il muro che mi toglie il fiato, ed ancora girando ricade sul suolo tra l'erba. Schiena sul terreno, pieno di paura e adrenalina, spaventato e stupito per l'accaduto, dolorante per i colpi ricevuti, provo a muovere gli arti ma questi non trovano terreno su cui appoggiarsi.

Sentirsi in quelle condizioni mi mette un senso di angoscia enorme, comincio a sbattere i miei arti sempre più intensamente e velocemente, cerco di spostare il mio corpo per poter in qualche maniera fare aderenza su qualsiasi cosa per voltarmi, ma il muro è lontano ed i miei arti troppo corti per raggiungere altri appigli.  L'ansia sale sempre più, diventando paura, senso di insicurezza fino al panico più totale; sbatto, ondeggio, urla, scalpito, sempre più forte, sempre più violento, per minuti ...  ore ... giorni.

Stravolto dalla stanchezza e dalle sensazioni, allo stremo delle forze, senza aver prodotto nessun risultato, svengo; quasi un collasso, ma la cosa che mi porta è un periodo di sonno che non so quantificare, sempre in questa posizione.   Non so quanto tempo sono rimasto nell'erba, a pancia in su, svenuto, completamente incosciente e indifeso; ma quando mi sono ripreso, passata la stanchezza fisica e il turbine di emozioni ho cominciato a prendere atto della mia attuale situazione.   Riverso sulla schiena, senza possibilità alcuna di voltarmi da solo, sono totalmente in balia degli eventi e posso solo guardarmi attorno e pensare.

I primi pensieri sono stati indirizzati su cosa avrebbe potuto togliermi da quella situazione, e le risposte purtroppo non erano ottimistiche; solo l'aiuto di qualcun altro avrebbe potuto spostarmi da li, o un evento traumatico come quello che qui mi ha portato, ma non riesco ad identificare quale esso sia stato.  A quel punto il sentirsi non protagonista del mio futuro mi ha mandato fortemente in crisi, paura e ansia ancora la fanno da padrone in me. E' cosi che dovevo finire? cosa mi aspetta adesso? che qualcosa mi schiacci?  le mie forze prima o poi finiranno e cosi anche la mia vita?  i pensieri corrono, l'angoscia sale, diventa un pensiero ossessivo, e la mia testa si muove in tutte le direzioni guardando tra l'erba se qualche pericolo si stia avvicinando. Qualcosa a cui non potrò opporre resistenza ma che almeno vedrò arrivare e sarò cosi in grado di prepararmi a ricevere l'urto.

Pensieri che mi tengono costantemente in adrenalina, non riesco a fermare la testa e continuo a scrutare l'orizzonte in maniera sempre più martellante, fino a risentirne sul collo e su tutta la fascia della testa, anche la mia pressione non sta troppo bene. Mi abbandono, quel che sarà .. sarà, io proprio non posso fare nulla da questa posizione; cosi comincio a pensare, lascio scorrere i pensieri, partono ancora con qualche barlume di coscienza della situazione che sto vivendo, poi piano si lasciano andare in confini più lontani, sempre più distaccati.

E' il momento dell'abbandono, della perdita delle speranza, della ricerca dei motivi che mi hanno portato qui, ma non con rabbia, con un sentimento più di desolazione, di tristezza. dalla posizione in cui sono vedo bene passare le giornate con il sole, le notti con la luna, le nuvole a disegnare immagini nel cielo, le stelle la notte a tenere accesa la luce, la pioggia sul mio corpo a bagnarlo ed idratarlo, i raggi caldi del sole a riscaldarmi e cuocermi durante la sua presenza, il fresco del vento a spazzare tutto attorno a me facendomi sfiorare dai ciuffi d'erba.  L'immaginazione corre, fantastico ad occhi aperti, mi deprimo con pensieri su ciò che non ho fatto, ciò che non farò più, mi stupisco a ritrovare ricordi e momenti che credevo persi nella mia memoria.  Ricostruisco, associo, ricordo, mi pongo domande, tutto per passare questo infinito tempo fermo in questa posizione.

Quanto tempo è passato?  da quanto sono qui? ... ma non è la prima volta, mi stupisco a trovarmi ancora davanti a quell'angolo di muro, cavolo è sempre lui, io ci sono già stato qui. Davanti a questo angolo di muro color arancione, lo stesso termostato bianco, la stessa pulsantiera nera; Quanto sono stato qui la volta scorsa?  mi ricordo un tempo infinito, ma non in questa posizione, non completamente indifeso. Stavolta è diverso, stavolta la scelta di non mangiare, di non muovermi, di non sopravvivere non è mia, o forse non più completamente mia.  Ecco, dovrei ripensare a perchè sono tornato qui, perchè mi ci sono ritrovato un altra volta, forse non è un caso.  Ma questa volta non ho fatto in tempo a decidere.

Ormai ho fatto scorrere nella mia testa ricordi, amori, dolori, sensazioni, amicizie, situazioni imbarazzanti o simpatiche, quei momenti che tutti ci portiamo dentro, quelli che non avremmo voluto vivere, quelli in cui non avremmo voluto dire o fare quella cosa, che a noi ancora brucia e che magari gli altri nemmeno hanno notato quando sono successi, ma noi non sappiamo far scivolare via dai nostri ricordi, e tornano a tormentarci. Quelli felici, chissà perchè questi li dobbiamo sempre ricercare, mentre quelli angoscianti tornano da soli, ma ci sono anche quelli belli, magari un sorriso, un gesto che non ci aspettavamo, un'emozione guardando degli occhi stupiti, felici, soddisfatti davanti a noi, per noi.  Il sapore di un bacio, l'abbraccio sincero di un amico, il gesto tenero di un familiare, il ricordo di qualcuno, il desiderio di qualcosa.   Il sentimento sentito per qualcuna, forte, sempre più crescente, fino a diventare quasi follia, quasi la "speranza" per il miglioramento della tua vita, e i suoi occhi che guardano sempre oltre a te, come ti metti non cambia, lei guarda sempre oltre.

Ed infine la stanchezza, l'infinita stanchezza di questa situazione, di ciò che non è più vita, in cui attendere che tutto si compia è l'unica cosa fattibile, ma è una devastante sensazione. Sapere di non poter far nulla nemmeno per concludere definitivamente questa esperienza, per sempre; e ritrovarmi in un attesa senza soluzione, senza una fine stabilità, prevedibile. Cosi anche le angosce del passato più violente diventano quasi una liberazione, non fanno più paura, prendono un nuovo significato di liberazione.

Sento il rumore di passi che si avvicina, la terra sotto la mia schiena si muove, l'avverto forte, vicino;  quel rumore, quel tremolio della terra che prima mi faceva correre spaventato verso un rifugio, che mi coprisse dalla vista dell'umano ora diventa quasi una speranza.  Sento il passo più forte, sempre di più, attendo di vederlo entrare gigantesco nel mio campo visivo; conosco le sue reazioni, mi guarderà stupito e schifato, prima si spaventerà arretrando, poi comincerà a darmi la caccia cercando di schiacciarmi, come da sempre fanno.

Ma oggi umano ... ti prego ... notami ... ti prego guardami ... non passare oltre ... per una volta .. fai qualcosa di umano ... ti prego .. notami ... ti prego ... schiacciami!

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Wed, 02 Jun 2010 04:05:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11615202/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/l-attesa.aspx
UNA MATTINA DI MAGGIO http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/una-mattina-di-maggio.aspx
Cosi sono andato a trovarla; seduto a terra con le spalle poggiate al mobile della cucina a vista, difronte al tavolo ed alla panca, con lei stesa sulle mie gambe, ho cominciato a parlare piano, tranquillo, di tutto ciò che sto ricominciando a vivere da pochi mesi, dopo l'ennessima lunga pausa di chiusura mia nei confronti del mondo.  Mentre parlavo le accarezzavo il capo, e poi piano passavo la mano sulla sua schiena, accarezzando e un po' premendo con le dita e le unghie.  Lei tutta accoccolata ascoltava in silenzio.

Cosi mi sono trovato a raccontarle il piacere che sto provando nel riuscire a convogliare le spinte positive che mi vengono dall'interno ed indirizzarle su altre cose più "pratiche" della mia vita; come la ricerca di una mia identità, cominciare a pensare ad un miglioramento della mia situazione lavorativa/economica, la spinta definitiva a sistemare la mia casa, i miei sospesi, quelli pratici e quelli affettivi.

Le ho raccontato di un momento nel quale tutto è andato un po' in discussione; i rapporti con gli amici storici, il mio modo di "percepirli" ed, invece, il loro reale essere nel "presente"; persone ferme nella mia mente come foto di tanti anni fa, ma che invece sono cresciuti, e questa foto stampata in me spesso differisce da quello che "sento" nel loro presente.  Cosi, in pochi attimi, le incomprensioni che mi agitavano si scoprono frutto dell'immagine passata che ho di loro, quindi solo un errore di lettura mia.  Ma che prevede un lungo lavoro di riscoperta un po' di tutti loro.

Ho parlato della paura latente di trovarmi di nuovo senza nessuna voglia di alzarmi dal letto la mattina; cosa che ogni tanto come ieri ritorna; ma, poi, la sera prima di addormentarmi, tirate le somme della giornata, ti accorgi che è, alla fine, andata bene, ed è stata una giornata positiva.  Ma è la giornata, sempre tutto gira attorno al giorno da vivere, perchè più in là, anche poco solo più in là, io proprio continuo a non vederci nulla di interessante da sognare.   Cosi un po' mi metto in allarme, perchè mi conosco e so che basta poco per trovarmi di nuovo steso a letto senza un minimo di interesse nemmeno per me.

Sorridevo, vantandomi un po' di come sono bravo a autoanalizzarmi, un po' perchè ne sono convinto, un pò perchè la psikiatra me lo ripete tutte le volte. Peccato che realizzare che non si ha interesse per il futuro e che non si sente nessuna passione da portare a termine nel tempo, non aiuta a tirarsi fuori da questa altalena tra momenti positivi e momenti di abbandono.  Lei sempre in silenzio, paziente mi ascoltava, senza mostrarsi infastidita, senza mostrare tristezza o gioia, semplicemente donandomi la sua presenza, mentre la mia mano scorre senza sosta tra il capo e la schiena, dolcemente.

Le ho parlato del lavoro, dei rapporti con i fratelli ora che non c'e' più papà a fare da centro del controllo del mio disagio; del richiamo di nuove conoscenze, di nuove persone, per poi andare a scontrarsi con le nuove comparse virtuali, di nuovo in lotta tra il piacere di sentire racconti nuovi, emozioni nuove, e il ricordo di alcune situazioni "virtuali" passate che hanno lasciato il segno, e non in maniera positiva.  Della voglia irrefrenabile di "fare" e il disagio nello scoprire che non so "cosa fare", dal divertimento, svago, al lavoro o "doveri" ("tenere pulito il posto dove vivi rientra tra i doveri?" .. lei non mi ha risposto, mi ha solo guardato negli occhi, poi quasi imbarazzata, ha spostato il suo sguardo verso la portafinestra)

Le ho parlato anche di "lei", del suo comportamento molto dolce nei miei confronti, della mia voglia di vederla, fine a se stessa, senza altro da aspettarsi che non poterla guardare, perchè mi piace davvero molto. Degli sms, strumento di imbarazzo e incomprensioni, un po' per la mia mania di scrivere romanzi anche li, un po' perchè il tutto si muove su una base ancora in sviluppo.  Le ho parlato delle ore sveglio a letto, con il pensiero fisso al suo viso, alla sua vita, per quel poco che ne conosco, al suo lavoro, che ho voglia di scoprire un po' per volta, se lei lo vorrà. Senza aspettarmi nulla da lei, se non l'amicizia di cui stiamo parlando. ma va benissimo perchè io sto bene, sapendo che lei c'e'.

Non ho smesso di parlare per un bel po', lei non si è quasi mossa dalla posizione che aveva assunto all'inizio, solo qualche aggiustatina, per ricevere meglio le carezze.  Paziente mi ha lasciato finire, poi si è alzata, si è stirata tutta dal collo alla base della schiena, mi si è seduta accanto ed ha cominciato a leccarsi una zampa. A quel punto mi sono alzato anche io, lei ha steso la coda verso l'alto e mi ha seguito facendo le fusa, verso il mobile a fianco del frigo ...  si, ora due crocchette per ringraziarti dell'attenzione e del tuo affetto piccola mia.


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Fri, 07 May 2010 13:06:59 GMT http://blog.chatta.it/musicaribelle/11577328/view.aspx http://blog.chatta.it/musicaribelle/post/una-mattina-di-maggio.aspx