"Accarezzami, amore" (Alda Merini).

10 gennaio 2012 ore 11:44 segnala
Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.
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Accarezzami, amore, ma come il sole che tocca la dolce fronte della luna. Non venirmi a molestare anche tu con quelle sciocche ricerche sulle tracce del divino. Dio arriverà all’alba se io sarò tra le tue braccia.
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Vestitino di Carnevale modello "Misseri"

23 febbraio 2011 ore 18:57 segnala

é di oggi la notizia di ulteriori novità sulla vicenda Sarah Scazzi, e in concomitanza con le nuove scoperte da Napoli una trovata direi poco azzeccata, anzi oserei dire orripilante.

In vendita in alcuni negozi è possibile trovare un vestitino di carnevale di un contadino..un personaggio molto ricercato per la sua semplicità e bonarietà che si sposa molto bene con l'animo dei bambini..

ce ne sono molti nelle vetrine ed è possibile trovarlo in svariati modelli e personalità..questo vestitino non è tanto diverso..si confonderebbe tra tanti altri se non fosse per un piccolo particolare..il manichino ha una cordicella lunga in una mano..

è assolutamente indubbio che il vestito vuole essere una copia del personaggio noto ai piu per le vicende della povera Sarah e questo fatto mi ha turbato e non poco. Innanzitutto non posso credere come delle persone adulte abbiano potuto usare l'attrattiva di un episodio di cronaca nera per vendere un loro prodotto..c'è alla base un'ignoranza e una leggerezza non indifferenti..

ma cosa ancor piu sconcertante sarà il giorno di Carnevale vedere in giro un probabile Michele Misseri formato mignon che se ne va a spasso con la mamma ed il papà incuranti delle indagini ancora in corso e della madre che è ancora distrutta dal dolore e lo sarà per tutta la vita.

Piu che della storia in sè è importante quanto questo fatto faccia parlare e discutere..cosa c'è di meglio del vecchio Misseri per restare incisi nella memoria della gente??

Qualcuno potrà obiettare che si è trattato solo di uno scherzo, di una burla, in fondo a noi piace giocare, pazziare..che nessuno comprerà un simile abito, che era un modo per il venditore per far divertire i suoi clienti, ma io sono rimasta scioccata davanti alla tv, non ci ho trovato nulla di divertente, e se questo è il modo e sempre e solo questo è il modo in cui ci sappiamo divertire è un gran peccato.

Napoli è la terra del Sole, do Mare, e lasciatemelo dire..a volte della leggerezza e della insensibilità piu aberrante!

 

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é di oggi la notizia di ulteriori novità sulla vicenda Sarah Scazzi, e in concomitanza con le nuove scoperte da Napoli una trovata direi poco azzeccata, anzi oserei dire orripilante. In vendita in alcuni negozi è possibile trovare un vestitino di carnevale di un contadino..un personaggio molto...
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Il mito di Narciso

22 febbraio 2011 ore 16:35 segnala

Narciso nacqua dall'unione della ninfa Liriope e del fiume Cefiso..

un giorno  la madre,  poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per conoscerne il futuro..

Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso.

Gli anni passarono veloci e Narciso cresceva forte e di una bellezza tanto dolce e raffinata che tutte le persone che lo rimiravano, fossero esse uomini o donne, si innamoravano di lui.. anche se Narciso rifuggiva ogni attenzione amorosa. Si racconta della sua  insensibilità e vanità tanto che un giorno regalò una spada ad Aminio, un suo acceso spasimante, perchè si suicidasse ed Aminio tanto era grande il suo amore per Narciso, si trafisse il cuore sulla soglia della sua casa.  

La sorte volle che la storia di Narciso si incrociasse con quella della ninfa Eco, incontro nefasto che fu la rovina di entrambi i giovani.

Si narra che la sposa di Zeus, Era la cui gelosia era nota a tutti gli dei e a tutti i mortali, era sempre alla ricerca dei tradimenti del marito e sfortuna volle che un giorno si rese conto che la compagnia e le continue chiacchiere della ninfa Eco, altro non erano che un modo per tenerla a bada e distrarla per favorire gli amori di Zeus dando il tempo alle sue  concubine di mettersi in salvo.

Grande fu la sua rabbia quando apprese la verità e la sua ira si manifestò in tutta la sua potenza: rese Eco destinata a ripetere per sempre solo le ultime parole dei discorsi che le si rivolgevano.   

Un giorno mentre Narciso era intento a vagare nei boschi e a tendere reti tra gli alberi per catturare i cervi, lo vide la bella Eco che, non potendo rivolgergli la parola, si limitò a rimirare la sua bellezza, estasiata da tanta grazia. Per diverso tempo lo seguì da lontano senza farsi scorgere e Narciso, intento a rincorrere i cervi, nè si accorse di lei nè si accorse che si era allontanato dai compagni ed aveva smarrito il sentiero. Iniziò Narciso a chiamare a gran voce, chiedendo aiuto non sapendo dove andare..

 A quel punto Eco decise di mostrarsi a Narciso rispondendo al suo richiamo di aiuto e si presentò protendendo verso di lui le sue braccia offrendosi teneramente come un dono d'amore  e con il cuore traboccante di teneri pensieri.

La reazione di Narciso fu spietata: alla vista di questa ninfa che si offriva a lui fuggi inorridito tanto che la povera Eco avvilita e vergognandosi, scappò via dolente. Si nascose nel folto del bosco e cominciò a vivere in solitudine con un solo pensiero nella mente: la sua passione per Narciso e questo pensiero era ogni giorno sempre più struggente che si dimenticò anche di vivere ed il suo corpo deperì rapidamente fino a scomparire e a lasciare di lei solo la voce.

Gli dei vollero allora punire Narcisco per la sua freddezza ed insensibilità e mandarono Nemesi, dea della vendetta, che fece si che mentre si trovava presso una fonte e si chinava per bere un sorso d'acqua, nel vedere la sua immagine riflessa immediatamente il suo cuore iniziò a palpitare e a struggersi d'amore per quel volto così bello, tenero e sorridente.

Racconta Ovidio (Metamorfosi III, 420 e segg.):

"Contempla gli occhi che sembrano stelle, contempla le chiome degne di Bacco e di Apollo, e le guance levigate, le labbra scarlatte, il collo d'avorio, il candore del volto soffuso di rossore ... Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! ... Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell'immagine ..."

Non consapevole che aveva di fronte se stesso, ammirava quell'immagine e mandava baci e tenere carezze ed immergeva le braccia nell'acqua per sfiorare quel soave volto ma l'immagine scompariva non appena la toccava.

Rimase a lungo Narciso presso la fonte cercando di afferrare quel riflesso senza accorgersi che i giorni scorrevano inesorabili, dimenticandosi di  mangiare e di bere sostenuto solo dal pensiero che quel malefico sortilegio che faceva si che quell'immagine gli sfuggisse, sparisse per sempre.

Alla fine morì Narciso, presso la fonte che gli aveva regalato l'amore anelando un abbraccio dalla sua stessa immagine.

Narra Ovidio (Metamorfosi III 420 e segg.):

"Languì a lungo d'amore non toccando più cibo nè bevanda. A poco a poco la passione lo consumò, e un giorno vicino alla fonte ... reclinò sull'erba la testa sfinita, e la morte chiuse i suoi occhi che furono folli d'amore per sé. ... Piansero le Driadi, ed Eco rispose alle grida dolenti. Già avevano preparato il rogo, le fiaccole, la bara, ma il suo corpo non c'era più: trovarono dove prima giaceva, un fiore dal cuore di croco recinto di candide foglie".

mentre attraversava lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, continuava a cercare il suo amato, riflesso nelle acque del nero fiume...



 

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Narciso nacqua dall'unione della ninfa Liriope e del fiume Cefiso.. un giorno la madre, poichè voleva conoscere il destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per conoscerne il futuro.. Tiresia dopo aver ascoltato le richieste di Liriope le disse in tono greve che suo figlio avrebbe avuto ... (continua)
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Musica

18 febbraio 2011 ore 21:07 segnala

Se chiudo gli occhi ed ascolto la musica, essa sola sarebbe in grado di portarmi alla mente ciò che queste immagini vogliono evidenziare, essa non attinge il suo soggetto da nessuna realtà esistente, da nessuna realtà materiale, i suoi elementi sono eterei..impalpabili..ed è in questo la sua Potenza e la sua Magia..

Piu di tutte, quando una musica mi commuove, quando è capace di smuovere le mie viscere, di farmi piangere, allora credo che quella musica abbia avuto un senso, che ha assunto il suo compito.

 

"Non posso fare distinzione tra la musica e le lacrime" (Nietzsche).

 

 

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Se chiudo gli occhi ed ascolto la musica, essa sola sarebbe in grado di portarmi alla mente ciò che queste immagini vogliono evidenziare, essa non attinge il suo soggetto da nessuna realtà esistente, da nessuna realtà materiale, i suoi elementi sono eterei..impalpabili..ed è in questo la sua Potenz... (continua)
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Come ti si dovrebbe baciare Erich Fried

18 febbraio 2011 ore 17:08 segnala

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombellico
...non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio

il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso
Erich Fried

Carpe Diem!

17 febbraio 2011 ore 22:21 segnala

"Oh vergine,cogli l'attimo che fugge. Cogli la rosa quand'è il momento, che il tempo lo sai, vola..e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà"

"Andai nei boschi perchè volevo vivere con saggezza e profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era Vita, e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto" (Thoreau)


"Noi non leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino,noi leggiamo e scriviamo poesia perchè siamo membri della razza umana..e la razza umana è piena di passione. Medicina,legge, economia,ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento..ma la poesia, la bellezza, il romanticismo,l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita" (il mitico capitano)

 
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"Oh vergine,cogli l'attimo che fugge. Cogli la rosa quand'è il momento, che il tempo lo sai, vola..e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà" "Andai nei boschi perchè volevo vivere con saggezza e profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era Vita, ... (continua)
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Siddharta H.Hesse

17 febbraio 2011 ore 20:33 segnala

Ho letto questo libro molti anni fa, mi colpi il modo in cui il protagonista non si curasse affatto delle cose del mondo, l'unica sua preoccupazione era la ricerca della dottrina vera, della saggezza. Egli apprende che non esiste una dottrina vera ed unica, e si imbatte nel mondo degli uomini, vive insieme a loro conoscendone le debolezze, le miserie. Giace con una donna che gli insegna tutte le arti dell'amore,si lascia invaghire, si concede al peccato.. trova un lavoro e impara l'arte del commercio, un lavoro che gli permette di arricchirsi,comprende le avidità degli uomini..ma egli non è mai completamente un uomo come gli altri, non diventa mai come loro,come gli uomini bambini, egli rimane un samana..una piccola parte di se è sempre altrove, è sempre rivolto alla ricerca di quel qualcosa che da senso al tutto.

Mi sentivo un po come lui, anch'io mi sentivo di non appartenere al mondo che mi circondava, ero una spettatrice, sono sempre stata una spettatrice, estranea alla realtà e non perchè non vi partecipassi, ma perchè a volte non la "sentivo" semplicemente, ero assente.

"A volte percepiva, nella profondità dell'anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch'egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch'erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo. Come un giocoliere con i suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell'essere suo, egli non era presente a queste cose. E qualche volta rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere e di esistere realmente, e non solo star lì come uno spettatore."

"Solo lentamente, tra le sue crescenti ricchezze, Siddharta aveva preso qualcosa delle maniere degli uomini-bambini, qualcosa della loro puerilità e della loro timidità. Eppure li invidiava, li invidiava tanto più quanto diventava simile a loro. Li invidiava per l'unica cosa che a lui mancava e che loro possedevano, per l'importanza che essi riuscivano ad attribuire alla loro vita, per la passionalità delle loro gioie e delle loro paure, per l'angoscia ma dolce felicità del loro stato di innamorati eterni. Di sé, di donne, dei loro bambini, di onori e di ricchezze, di progetti e speranze, sempre questi uomini sono innamorati. Ma appunto questo egli non riusciva ad imparare da loro, questa gioia infantile e questa infantile follia."

 

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Ho letto questo libro molti anni fa, mi colpi il modo in cui il protagonista non si curasse affatto delle cose del mondo, l'unica sua preoccupazione era la ricerca della dottrina vera, della saggezza. Egli apprende che non esiste una dottrina vera ed unica, e si imbatte nel mondo degli uomini, vive... (continua)
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Omaggio Fight Club

17 febbraio 2011 ore 19:06 segnala

Siamo consumatori, siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Le cose che possiedi alla fine ti possiedono

Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d’un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, l’arredatrice Marta Stewart.. Fanculo Marta Stewart.. Marta sta lucidando le maniglie sul Titanic..va tutto a fondo bello..perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi di Omar Shab della String.  Io dico: non essere mai completo. Io dico: smettila di essere perfetto. E io dico: dai, evolviamoci, le cose vadano come devono andare. Per me, eh! Forse potrei sbagliarmi. Forse è una terribile tragedia.

Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita.

Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene..

"Tu non sei il tuo lavoro, non  sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!"

Cosa sai di te stesso, se non ti sei mai battuto?

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Siamo consumatori, siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Le cose che possiedi alla fine ti possiedono Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d’un tizio sul... (continua)
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Dal "Simposio" Platone

17 febbraio 2011 ore 14:49 segnala

"Piu divino in realtà è l'amante che l'amato: egli difatti è posseduto dal dio"

 

Chi è posseduto da Amore (Eros) essendo esaltato, vivificato dalla presenza in lui di un sentimento forte e travolgente che lo assale, viene paragonato agli dei, diviene divino, mentre l'amato subisce passivamente l'amore dell'altro. 

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Piu divino, in realtà è l'amante che l'amato: egli difatti è posseduto dal dio.
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Benvenuta donna mia..benvenuta

17 febbraio 2011 ore 10:22 segnala

Benvenuta, donna mia, benvenuta!
certo sei stanca come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d’argento
certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti
certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido
la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.
Benvenuta, donna mia, benvenuta!
hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato
hai riso e rose hanno fiorito le sbarre
hai pianto e perle son rotolate sulle mie palme
ricca come il mio cuore cara come la libertà
è adesso questa prigione.
Benvenuta, donna mia, benvenuta
!

Nazim Hikmet

11915309
Benvenuta, donna mia, benvenuta! certo sei stanca come potrò lavarti i piedi non ho acqua di rose né catino d’argento certo avrai sete non ho una bevanda fresca da offrirti certo avrai fame e io non posso apparecchiare una tavola con lino candido la mia stanza è povera e prigioniera come il nostro ... (continua)
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