#guatemalaestadeluto

14 marzo 2017 ore 14:06 segnala


Che la storia sia maestra di paradossi è materia scontata. Verrebbe da dire che si diverte a sbalordirci, forse a cercare di capire la soglia della nostra capacità di gestire l’orrore quotidiano.

L’8 marzo scorso (sì, proprio l’altro ieri), mentre nel mondo si commemorava la Festa della Donna, a suon di mimose e di fantastici propositi, Il Guatemala viveva uno dei giorni più neri della sua storia.

Dal mattino presto, un gruppo di bambine residenti nella Casa Hogar Virgen de la Asunción - Comune di San José Pinula, nei pressi della capitale – protestavano per un’infinita serie di abusi sessuali e maltrattamenti fisici a cui erano state sottomesse dal loro ingresso in quella istituzione.

Chi sono quelle bambine? A metà strada tra un’infanzia nemmeno sfiorata e quell’età in cui il loro corpo comincia a solleticare gli occhi ai predoni di turno, molte di loro sono finite lì proprio per scappare dalle violenze subite in famiglia, da quando sono arrivate al mondo. Alcune hanno già conosciuto la prostituzione. Altre sono state abbandonate in strada, un giorno imprecisato della loro vita. Non hanno mai chiamato nessuno papà o mamma. Diffidano da qualsiasi contatto fisico. Tra quelle mura Carezza è una parolaccia.

Alle 11 del mattino è ormai tutto finito. L’aria puzza di un fumo dolciastro che non andrà più via.

Quando arrivano le autorità, una donna urla: Che cazzo venite a fare ora? Sono tutte bruciate…

Erano state sanzionate per proteste, quelle bambine. Avevano osato uscire in strada a urlare quello che lì dentro, nell’inferno del “Focolare Sicuro”, avveniva quotidianamente.

Qui l’Inferno non è mai una metafora.

“Nessuna esce da quest’aula se prima non me lo prende in bocca”, era solito ordinare il maestro Edgar Rolando Diéguez Ispache alle allieve di 12 e 13 anni, quando suonava la campana.
Spesso imponeva alle ragazze di spogliarsi e camminare nude davanti ai bidelli o agli impiegati delle pulizie. Una bambina con la sindrome di down era stata violentata ripetute volte e costretta ad abortire. Molte di loro erano portate fuori da quelle mura, di solito il sabato sera, per fare divertire gli amici in feste improvvisate nelle case.

- Perché non ci violentate qui, davanti a tutti?! - aveva urlato una di loro, all’arrivo della polizia.

Erano state rinchiuse in un’ala dell’Istituto, accusate di voler ricattare un' “Istituzione dello Stato”. Nel più nascosto degli anfratti. Là dove la loro voce non potesse sentirsi.

Alle 11 del mattino era tutto finito.

Un incendio divampato all’improvviso aveva lasciato sul terreno 39 corpi calcinati. Nessuno aveva sentito le loro grida. Nessuno aveva voluto ascoltarle.

Quella sera, un’associazione aveva programmato di accendere 770 candele, in piazza. Una per ciascuna delle donne vittime della violenza, nell’ultimo anno.

Decisero di aggiungerne 39, ma il Comune revocò il permesso.

#guatemalaestadeluto


(fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10212501827650973&set=a.1115326813641.87686.1541079221&type=3&theater )
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« immagine » Che la storia sia maestra di paradossi è materia scontata. Verrebbe da dire che si diverte a sbalordirci, forse a cercare di capire la soglia della nostra capacità di gestire l’orrore quotidiano. L’8 marzo scorso (sì, proprio l’altro ieri), mentre nel mondo si commemorava la Festa ...
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Strati

12 marzo 2017 ore 23:07 segnala


Mi sento polvere, proprio come la polvere che danza ai raggi della luna.
É come sentire tutto compare e scompare così velocemente che non riesco a trattenerlo nella mente, mi sfugge ricoperto da un’altra idea, un altro pensiero e via ancora un altro e un altro.
E un altro…
Polvere che ricopre altri strati finché il nero diviene quasi bianco, lanuginoso bianco che si alza in volo al primo respiro.
Quel bianco che altri vogliono vedere, vogliono sentire; quel bianco che alla fine è solo copertura visibile di ciò che la polvere sotto nasconde.
Mi sento polvere che si posa lentamente, piano, dolcemente si unisce al tempo , strato dopo strato.
Stanco…
Mi sento ricoperto e non va bene, non mi piace, fa caldo sotto la polvere, è pelle morta che on vuole lasciarmi, arida e bianca, ossa pestate nel mortaio e soffiate via.
Devo scrollarmela di dosso, ritornare ad essere nero sul bianco e non il contrario, ritornare ad essere quei denti che mordono la spalla, quelle unghie che graffiano e lacerano, quegli occhi che spaventano e che frugano dentro il cuore degli altri.
Mi sento polvere e presto, spero, tornerò ad essere lucido nero.
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« immagine » Mi sento polvere, proprio come la polvere che danza ai raggi della luna. É come sentire tutto compare e scompare così velocemente che non riesco a trattenerlo nella mente, mi sfugge ricoperto da un’altra idea, un altro pensiero e via ancora un altro e un altro. E un altro… Polvere ch...
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Eterna promessa

26 gennaio 2017 ore 20:35 segnala


Notte profonda, corvo che danza
Questa è la storia della vana speranza
Gira la terra e la Luna con essa
Canta la foglia dell’eterna promessa
Fuoco che arde e balla col vento
si apre il sipario del grande sgomento
Stupore e meraviglia sul viso di scherno
Che osserva l’animo in un tumulto d’inferno
Pensieri e paure ricoprono i sogni
sul palco incantato dei propri bisogni
E chiama a se ogni briciolo di lontananza
vestendolo con tinte di pura indifferenza
E canta e grida l’inebriante canzone
attorniata da finte piume di pavone
Che abbagliano gli occhi di ascolta stupefatto
la falsa vita atto dopo atto
Di gesta imperiose trilla la voce
carpendo l’attenzione in modo feroce
Abbaglia e s’insinua nel cuore bramoso
sfavilla e ruggisce come mare furioso
Recita l’inchino dell’attore incallito
Ringraziando la credulità a quest’attimo finito
Raccoglie gli ori e i plausi infiniti
dagli spalti ritti e riempiti
Il corvo si allontana e la foglia ormai giace
Il vento danzante ormai è in pace
Il rosso sipario si chiude e saluta agli astanti
Fino al prossimo spettacolo dei Neri Teatranti


Un soffio d’anima e che il Lupo sempre Vi protegga
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« immagine » Notte profonda, corvo che danza Questa è la storia della vana speranza Gira la terra e la Luna con essa Canta la foglia dell’eterna promessa Fuoco che arde e balla col vento si apre il sipario del grande sgomento Stupore e meraviglia sul viso di scherno Che osserva l’animo in un tumu...
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Fogli

10 settembre 2016 ore 00:02 segnala



Croce e illusione nell'abisso dello spirito
giace supino nel gelo azzittito
e di sangue che cola dal taglio di carta
scrive la storia dell'anima morta.
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« immagine » Croce e illusione nell'abisso dello spirito giace supino nel gelo azzittito e di sangue che cola dal taglio di carta scrive la storia dell'anima morta.
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Infine

09 gennaio 2016 ore 05:27 segnala
Le paure sono quelle che ti uccideranno
paura di dire e del silenzio
paura di fare e rimanere immobili
paura di essere o sembrare
paura di apparire e non accettarsi
paura di agire e di perire
paura di amare e rimanere soli
paura di restare soli ma non voler nessuno
paura di camminare e di fermarti
paura di perderti e vedere il tuo io
paura di non ritrovarti e all'infinito chiamarti
paura di baciare eppure darsi
paura di vincere e perdere
paura di urlare e di esser muto
paura di volare e cadere
paura di rialzarti e piegarti
paura di ferirti e crogiolarti per non guarire
paura di piangere e farti asciugare le lacrime
paura di farti guardare ed essere visto
paura che nessuno ti veda e somigliare agli altri
paura che nulla possa toccarti mentre tutto ti sfiora
paura dell'oscurità eppure spegni la fiamma
paura di amare eppure non si cerca altro
paura di abbracciare eppure ci si scioglie in esso
Le paure sono quelle che, infine, ti uccideranno


Un soffio d'anima e che il Lupo vi protegga
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Le paure sono quelle che ti uccideranno paura di dire e del silenzio paura di fare e rimanere immobili paura di essere o sembrare paura di apparire e non accettarsi paura di agire e di perire paura di amare e rimanere soli paura di restare soli ma non voler nessuno paura di camminare e di...
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21 dicembre 2015 ore 16:26 segnala
Troppe bocche parlano
Troppe dita scrivono
Troppe orecchie non ascoltano
Troppi occhi non leggono

Un soffio d’anima e che il Lupo sempre vi protegga
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Troppe bocche parlano Troppe dita scrivono Troppe orecchie non ascoltano Troppi occhi non leggono Un soffio d’anima e che il Lupo sempre vi protegga
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8-L'anima rifiutata

14 dicembre 2015 ore 02:41 segnala
Godete miei piccoli spettatori
in questo tragitto senza riflettori
che illuminano il cammino
di ombre senza destino
Bussate a questa porta
senza timore di sorta
Questa è la camera stregata
dell’anima rifiutata
Non vedrete nulla di strano
e non sentirete un sussurro lontano
Ma non entrate a cuor leggero
qui giace l’anima dell’amore nero
Un’anima che ha gridato fino alla morte
tra sorda indifferenza e visioni distorte
Mai ascoltata e mai seguita
ha giaciuto con molti ma mai amata
Di consigli altrui e paure ha nutrito la sua vita
ma mai ha seguito la sua strada sopita
Chiudete gli occhi e tendete i vostri sensi
sentirete che vi sfiora con pensieri densi
Densi di rimpianti ormai incurati
di quei sogni vecchi e andati
Come le gemme fasulle di cui si è nutrita
e che ha usato per adornare le sue dita
Che ha usato come mattoni e cemento
per costruire la sua rocca distrutta poi dal vento
Eppure era solo la più leggera tra le brezze
ma è bastata per distruggere il suo mondo di certezze
Or bene miei cuccioli bramosi
lasciamo questa stanza fatta solo di timori ombrosi
Facciamo un cenno di saluto all’anima rifiutata
con la speranza che un giorno finalmente venga liberata
e proseguiamo tenendo un pensiero sicuro
si può sempre uscire dal Circo dell’Amore Oscuro

Un soffio d’anima e che il Lupo vi protegga
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Godete miei piccoli spettatori in questo tragitto senza riflettori che illuminano il cammino di ombre senza destino Bussate a questa porta senza timore di sorta Questa è la camera stregata dell’anima rifiutata Non vedrete nulla di strano e non sentirete un sussurro lontano Ma non entrate a cuor...
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13 luglio 2015 ore 16:26 segnala
Vivere da malato per morire sano? NO, grazie. I peccati esistono perchè esistono le tantazioni e le tentazioni esistono perchè esistono i desideri e i sogni. Quindi preferisco essere un peccatore che un sano cadavere gonfio di rimpianti.

Il cuore chiodato

26 giugno 2015 ore 04:09 segnala


Che sia questo giorno di gaudio disperato
ricomincia il cammino nell’amore straziato
E' questo il momento dell’incontro pazzesco
dell’amore con l’odio in un ballo farsesco
Date la mano al vostro amico pagliaccio
senza che il cuore diventi di ghiaccio
Egli vi porta tra assi schiodate
tra anime e menti ormai imbambolate
Vi conduce alla stanza del cuore celato
e fa del suo corpo un mondo gelato
Qui troverete chi del cuore ha nascosto
i suoi sentimenti nel fitto bosco
Di emozioni false e sentimenti murati
questo è il regno dei cuori inchiodati
Fissati ad un muro creato per difendere
quell’amore sognato che la vita ti fa perdere
Eppure diviene peggio col tempo che passa
buttando disperato l’animo in una fossa
Perché ogni momento di vita passata
non torna indietro ma continua la falcata
E ci si ritrova a guardare occhi impolverati
da anni trascorsi e mai cantati
A guardare immagini ormai sfocate
di vite passate e poi ghigliottinate
Ma i cuori chiodati sono anime sfinite
anime dure dall’amore ingrigite
Osservano il mondo pieno di giostre
dalle sporche vetrate delle loro finestre
Piangendo la vita restano a guardare
il mondo che passa senza reagire
E' ora di andare miei piccoli diletti
e lasciare questi animi da loro stessi costretti
Ma un dubbio voglio lasciare
perché così la mente farete galoppare
E spero che già vi stiate rispondendo
è meglio vivere soffrendo o soffrire non vivendo?
E per questo che il tendone resta al sicuro
perché possiate vivere il Circo dell’Amore Oscuro


Un soffio d'anima e che il lupo sempre vi protegga
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« immagine » Che sia questo giorno di gaudio disperato ricomincia il cammino nell’amore straziato E' questo il momento dell’incontro pazzesco dell’amore con l’odio in un ballo farsesco Date la mano al vostro amico pagliaccio senza che il cuore diventi di ghiaccio Egli vi porta tra assi schiodate ...
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Cigolii del ritorno

23 giugno 2015 ore 01:53 segnala


Girano le ruote dei carrozzoni
tra polvere e macabre canzoni
Zoccoli pesanti di cavalli incolore
circondati dal vapore del loro sudore
Cigolii di legno e ferro che trasportano pesanti ferite
racchiuse in prigioni di ortiche appassite
E gira e rigira la ruota sul cammino
tra pagliacci e artisti coperti di lino
Macchiato di lacrime e dolce dolore
di rose marcite ne emana l'odore
Stride il cancello che separa il loro mondo
per portare nel nostro il roboante canto sordo
Fatto di storie uniche e inudite
che noi sulla pelle le abbiam vissute
Un buco nero si apre al finire del cimitero
dove si fermeranno per lo spettacolo tetro
Date loro un caldo benvenuto
prima che il freddo vi renda il cuore muto
Ritorna il tendone sporco dal tempo
nero di muffa e di terra di campo
Trombe squillanti e botti assordanti
marciano le funebri carrozze ambulanti
Applaudite senza remora al loro passaggio
in questo tombale luogo non v'è né razza né lignaggio
Esultate al vento freddo del probabile vostro futuro
ritorna la nenia del Circo dell'Amore Oscuro


Un soffio d'anima e che il lupo Vi protegga
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« immagine » Girano le ruote dei carrozzoni tra polvere e macabre canzoni Zoccoli pesanti di cavalli incolore circondati dal vapore del loro sudore Cigolii di legno e ferro che trasportano pesanti ferite racchiuse in prigioni di ortiche appassite E gira e rigira la ruota sul cammino tra pagliacci...
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