"E tu sai davvero quello che vuoi?", di Alessandro Gilioli

11 febbraio 2017 ore 22:58 segnala


«Da quando è stata elaborata la celebre “piramide dei bisogni” dello psicologo statunitense Abraham Maslow (a metà degli anni Cinquanta) per “bisogno” si intende generalmente uno stato di tensione interiore dovuto alla mancanza di qualcosa connesso a esigenze fisiologiche (ad esempio la fame o la sete) o affettive, oppure a esigenze più ampiamente sociali (la stima degli altri, la reputazione, il successo etc).
Secondo il filosofo Herbert Marcuse i falsi bisogni sono quelli che vengono imposti all’individuo da parte di interessi economici o politici. Ma prima ancora che da “poteri esterni”, l’inganno nella creazione di bisogni potrebbe provenire dallo stesso sistema cognitivo delle persone, che produce “bug” inconsapevoli e quindi ci depista. Questo è almeno quanto emerge dalle ricerche commissionate dalle aziende per verificare il grado di soddisfazione di un loro prodotto-servizio e basate sul confronto fra i desideri dichiarati e la “human experience”.
In questi casi emergerebbe una differenza tra quello che una persona indica a parole come bisogno e ciò che invece, sulla base del suo vissuto e dei suoi comportamenti, si evidenzia come elemento che gli dà reale soddisfazione.
Questo tipo di meccanismo ingannevole è chiaro quando le persone sono affette da qualche forma di dipendenza: queste infatti avvertono un bisogno da ciò da cui dipendono (alcol, droga, fumo, gioco etc) che è tuttavia in contrasto con i bisogni “veri”, che garantirebbero a quelle persone una qualità della vita migliore. Meno chiara è la dinamica interiore che porta persone sane a fare scelte sbagliate nel decidere quale bisogno soddisfare, quale acquisto scegliere, quale strada percorrere per avvicinarsi a una condizione di maggiore felicità e armonia.
Questi bug sono talmente diffusi da non essere considerati patologici, ma i loro effetti in termini esistenziali avrebbero conseguenze non indifferenti nel raggiungimento di una buona qualità della vita. Si tratta di qualcosa di simile a quelle che lo psicoterapeuta americano Wayne Walter Dyer battezzò a metà degli anni Settanta “zone erronee”, in un suo famoso libro. Dyer si riferiva ai meccanismi fuorvianti che la mente mette in pratica nelle relazioni affettive, ma la dinamica ha molti aspetti in comune con i bug (Dyer li chiamava “vermi”) che ci depistano nelle piccole e grandi scelte finalizzate a realizzare ogni giorno i nostri bisogni.
Questa scarsa consapevolezza razionale di ciò che ci darebbe una maggiore “felicità” comporterebbe una difficoltà di traduzione dei nostri bisogni reali nel linguaggio, nel dichiarato. In altre parole, porta spesso le persone a non sapere descrivere la verità del proprio bisogno. Che emergerebbe invece meglio sulla base dell’osservazione (o dell’autosservazione) dell’esperienza, vale a dire attraverso il monitoraggio dei comportamenti ricorrenti delle persone.
Ecco perché nell’analisi di ciò che dà soddisfazione e ciò che non la dà, la disciplina di riferimento delle imprese diventa sempre di più quella dell’etnografia sociale, dello studio dei comportamenti.
E questa viene sempre più utilizzata per una maggiore comprensione dei bisogni delle persone bypassando la razionalizzazione verbale, tanto più quella che avviene nei classici focus group.
Finora, come si diceva, questo cambiamento di metodo nell’identificazione dei bisogni è stato utilizzato soprattutto dalle imprese, in cerca di feed-back sui propri prodotti da parte dei cittadini-consumatori. Non sarebbe strano tuttavia se tracimasse ad altri ambiti, come quelli politici o perfino religiosi: essendo anche i partiti (e talvolta le chiese) soggetti il cui successo dipende anche dalla capacità della loro “offerta” di soddisfare i bisogni dei cittadini-elettori (e dei cittadini-credenti).
E c’è chi ipotizza che la diffusione di questo sistema di misurazione della felicità, sul lungo, possa mettere in discussione la dinamica stessa su cui si regge l’economia, evidenziando la scarsa correlazione esperienziale tra soddisfazione esistenziale reale e bramosia d’acquisto. Il che porterebbe a un ulteriore paradosso: quello di una tecnica affinata dalle aziende - dai produttori di beni o servizi - che finirebbe per ritorcersi contro il consumo imponderato di beni e servizi.»



Da: http://espresso.repubblica.it/visioni/societa/2017/02/02/news/e-tu-sai-davvero-quello-che-vuoi-1.294686
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11/02/2017 22:58:37
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Commenti

  1. pcwik 12 febbraio 2017 ore 07:01
    Abbiamo raggiunto l'apice,la terra produce meno del fabbisogno dell'essere umano
    La felicita' secondo me nasce dal raggiungimento del bisogno di sopravvivere,anche i nostri sogni sono un'aiuto.L'essere umano non uscira' mai dalle sue debolezze ma potra' controllarle con la conoscenza data dall'esperienza.
    Abbiamo i mezzi e questo articolo ne e' la prova secondo me
  2. vagarsenzameta 12 febbraio 2017 ore 09:09
    Sempre molto interessanti i risultati degli studi sui comportamenti e i motivi delle decisioni dei consumatori.
  3. nicetius555 12 febbraio 2017 ore 16:44
    Grazie dei vostri commenti, che condivido.
  4. vagarsenzameta 12 febbraio 2017 ore 16:46
    A te per condividere,buona fine fine settimana
  5. ubaldo77 19 febbraio 2017 ore 15:00
    In una società dinamica è normale che i bisogni cambino in continuazione; le sofferenze esistenziali vengono spesso collegate ad uin eccesso di aspettative individuali. Sarebbe più corretto invece, collegarle a semplici principi di equità sociale e di diritto civile; infatti molte delle nostre sofferenze non derivano da nostre scelte ma da norme imposte da un sistema che fatichiamo a comprendere.
    Voglio dire che spesso si paga per delle colpe non nostre ma, derivate da imbrogli di altri e comunque apparteneti ad un passato che spesso stride con il livello di civiltà oggi raggiunto.
    Diciamo che il bilancio tra individuo produttore e individuo consumatore coincide con la gratificazione, proporzionalmente allo sforzo che si compie per evitare dispersioni o sprechi.
    Una iper produzione che non si traduce in benessere è dannosa quanto un consumismo sfrenato. :bye
  6. nicetius555 19 febbraio 2017 ore 15:57
    Grazie anche a te del commento.

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