Strade °

01 dicembre 2016 ore 10:37 segnala



Dopo la pioggia fitta e violenta di un novembre che muore, i cieli si sono trasformati in villaggi di nubi candide e in grigi mari solcati da velieri in corsa su onde di vento. Refoli di Ora rompono l'armonia delle candide ziqqurat e delle dolci colline di Bohol e squarci d'azzurro miracoloso si allargano davanti ai suoi occhi.

Riflessa nel vetro, insegue il tempo a ritroso. Cercò per valli e sentieri un sole che smuovesse le zolle sterili del cuore di lui. Ne sentiva i battiti scomposti mentre su per i pendii raccoglieva erbe e fiori per sanare quella strana malattia. Fu infine l'oscurità a vincerlo e franò in un precipizio di disperazione mascherata d'allegria: l'infelicità spesso indossa l'abito di Arlecchino.

Vanno e vengono gli amori, ma l'Amore rimane e ci guida su strade bianche piene della sua eco verso l'immortale bagliore che lo intreccerà con la nostra essenza. Allora scorrerà nelle nostre vene lasciando i suoi geroglifici sull'anima. Eternamente.


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« immagine » Dopo la pioggia fitta e violenta di un novembre che muore, i cieli si sono trasformati in villaggi di nubi candide e in grigi mari solcati da velieri in corsa su onde di vento. Refoli di Ora rompono l'armonia delle candide ziqqurat e delle dolci colline di Bohol e squarci d'azzurro ...
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Eva °

24 novembre 2016 ore 15:57 segnala



Io sono Eva.
Sono stata la prima donna. Creata togliendo una costola ad Adamo, da quel preciso momento fui considerata solo una piccola parte di lui, destinata alla sottomissione e all'ubbidienza silenziosa. Tentata dal serpente, scelsi il proibito e fui condannata alla miseria ed all'orrore: mio figlio Caino uccise il fratello Abele. Esiste dolore più grande per una donna?

Io sono Chiara.
Ero felice con i miei genitori, i miei fratelli, la scuola, gli amici, lo sport. Una sera fui assalita da un branco di "lupi" che a turno mi violentarono e mi lasciarono sanguinante a terra, in una casupola diroccata. Quando mi ritrovarono, non ero più.

Io sono Elvira.
Lavoro alla catena di montaggio, otto ore al giorno. La vita è cara, ho figli da mantenere, far studiare, far crescere. Quando torno a casa, stanca allo sfinimento, ricomincio daccapo, senza soste. Il mio compagno passa il giorno all'osteria, torna ubriaco e mi picchia. Ho paura anche per i bambini, ma non ho il coraggio di andare via.

Io sono Irina.
Vengo da un Paese dell'Est, mi hanno comprata promettendo ai miei genitori che mi avrebbero fatta studiare. Arrivata qui, mi hanno sbattuta sulla strada dopo tante botte e minacce. Ogni notte mi accoppio con tanti uomini, quasi tutti sposati in cerca di "emozioni", che mi fanno schifo. Purtroppo mi faccio schifo anch'io.

Io sono Marina.
Sono tornata dai miei genitori non potendo più vivere con un uomo violento e incapace d'amore. Per mesi mi ha perseguitata, minacciata, seguita ovunque. Neppure le denunce lo hanno fermato e una mattina, mentre mi recavo al lavoro, mi ha assalita e uccisa con ferocia in mezzo alla strada.

Io sono Tiziana.
In un periodo di depressione ho iniziato a girare filmini hard. Li ho inviati ad alcuni amici che hanno tradito la mia fiducia e li hanno diffusi in rete. Non riesco più a sopportare la vergogna, gli insulti, le battute cattive. Ho deciso di morire, un foulard azzurro attorno al collo e do l'addio a questo mondo che mi ha uccisa da tempo, senza pietà.

Io sono Eva...e Chiara ed Elvira e Irina e Marina e Tiziana. E sono tutte le donne, offese, umiliate, maltrattate, violentate, calpestate, ferite nel corpo e nell'anima. Rivivo ogni volta in ognuna di esse e sento su di me il loro dolore, piango coi loro occhi, spero col loro cuore.
Spero. Nessuno può uccidere la speranza di una Donna. Di Eva.

Che questa speranza diventi coraggio e unione. Tutte insieme, Donne, Compagne, Amiche, possiamo fermare la violenza. :rosa
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« immagine » Io sono Eva. Sono stata la prima donna. Creata togliendo una costola ad Adamo, da quel preciso momento fui considerata solo una piccola parte di lui, destinata alla sottomissione e all'ubbidienza silenziosa. Tentata dal serpente, scelsi il proibito e fui condannata alla miseria ed ...
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Nerotrasparente °

18 novembre 2016 ore 09:24 segnala



Le prese il mento tra il pollice e l'indice, la inondò di quel verde miracoloso dei suoi occhi e le soffiò sulle labbra un arrivederci. Fu invece un addio.

Da quell'alba nebbiosa di un gennaio in cui l'avvenire si polverizzò in pianto sono passati giorni, mesi, anni. Un volto bellissimo sfigurato, una bara di mogano, una tomba sommersa da fiori bianchi. E il vuoto.

Cos'è la morte? Quest'ombra che ci accompagna e ci duole come pietra nel petto. Questo freddo di parole non più dette e l'alfabeto fermo sempre sulla a di amore. Dove sei amore?

E cos'è la vita? Questo vagare tra pensieri e sentimenti che possono ammalarci o guarirci. Questo sottile dolore che solo la visione di un altrove radioso saprebbe disperdere tra le risate del vento. Questa speranza che non abbandona e infine diventa aquilone gonfio di stelle e ogni stella è un bacio sul cuore.

Ci traghettiamo tra i colori accesi del mondo verso un luogo sconosciuto dove le nostre particelle si ricomporranno intatte e ricominceremo da quella a. La A di Amore. Bruceremo come falò al centro dell'universo.
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« immagine » Le prese il mento tra il pollice e l'indice, la inondò di quel verde miracoloso dei suoi occhi e le soffiò sulle labbra un arrivederci. Fu invece un addio. Da quell'alba nebbiosa di un gennaio in cui l'avvenire si polverizzò in pianto sono passati giorni, mesi, anni. Un volto bell...
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Le petit coeur

13 novembre 2016 ore 17:12 segnala



Cuore piccolo cuore, al nuovo tempo apri la porta. Ti penetrerà da parte a parte frugando dentro le vene e facendo sanguinare il tuo sorriso-

-Amico caro amico, cammini lontano e la tua voce chiara resta fuori di me. Questo mondo fermo, questo regno di silenzio lucente, nessun canto può penetrare-

-Cuore piccolo cuore, la risacca infinita del quieto mare bussa tra le costole e il sibilo del vento cerca una fessura che spalanchi un sentiero-

-Amico caro amico, i mercanti d'amore hanno bevuto la pozione della strega dagli occhi blu e sono chiusi nei sacchi della dimenticanza, eternamente perduti-

-Cuore piccolo cuore, l'orizzonte si avvicina. Linea frastagliata e cime improvvise, come grida di uccelli nel volo a ventaglio. Uno a cui afferrarsi: artigli ricurvi e becco di nuvola-

-Amico caro amico, il chiacchiericcio degli uccelli percorre steppe senza fine, invade strette vie e autostrade e ricade sulle spine delle mie rose-

-Cuore piccolo cuore, un nuovo amore sbatte le porte, chiama incessantemente i sì-

-Amico caro amico, sono irraggiungibile. Cristalli e foglie disegnano un luogo che non c'è e dolcemente mi imprigiona. Restano fuori l'insoluto e il superfluo. Fuori restano i volti bianchi di morte apparente e neri di sentimenti inutili. Fuori resta l'incomprensibile di buie voci irose e sottili, mugolii di miserie non celate.
E "soffierò quella bolla meravigliosa, la luna, cantando la canzone giacinto delle stelle probabili".
L'inverno sta arrivando. Sulle fronde più alte cade la neve e riempie i pendii di candore. Se passi di là, pianta un ciclamino rosso che raggiunga il mio cuore-

-Cuore piccolo cuore, piccolo cuore. Grande cuore-
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« immagine » Cuore piccolo cuore, al nuovo tempo apri la porta. Ti penetrerà da parte a parte frugando dentro le vene e facendo sanguinare il tuo sorriso- -Amico caro amico, cammini lontano e la tua voce chiara resta fuori di me. Questo mondo fermo, questo regno di silenzio lucente, nessun cant...
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Betelgeuse °

23 ottobre 2016 ore 10:02 segnala



Scusa, vado via. Nella valigia ho messo la tua sciarpa rossa che una sera d'inverno ci abbracciò insieme sotto la neve e noi si rideva con le labbra piene di fiocchi e gli occhi appannati di felicità. Troverai nel cassetto un piccolo scrigno, aprilo quando la solitudine a cui ti sei condannato sarà insopportabile e dura: i battiti del mio cuore sono lì e ti suoneranno quella canzone che ami tanto. Scusa, devo andare. Ho piegato e avvolto in carta sottile i fiori secchi delle tue bugie e un giorno forse le scoprirai: falle bruciare quando la fiamma del camino sarà alta e le sue scintille toccheranno la tua anima. La nebbia presto inghiottirà i miei passi, sfumerà i contorni del tempo e il ricordo di me. Ma stanotte, sotto quel cielo immenso che fu solo nostro, ripeti piano "mi mancherai" e Betelgeuse mi porterà la tua voce.
Scusa, vado via.


Una sfumatura
indistinta
nel tramonto mosso da onde
che approdano il cielo al futuro
Una vela
libera
nella corrente di parole disarmoniche
che la pietosa acqua corrode
esiliandole
nel tetro mare della dimenticanza


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« immagine » Scusa, vado via. Nella valigia ho messo la tua sciarpa rossa che una sera d'inverno ci abbracciò insieme sotto la neve e noi si rideva con le labbra piene di fiocchi e gli occhi appannati di felicità. Troverai nel cassetto un piccolo scrigno, aprilo quando la solitudine a cui ti sei...
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Cet Amour °

17 ottobre 2016 ore 14:45 segnala



-Ho dormito nel tuo letto, al riparo dai sibili del vento, e porto il marchio della tua vita-
"Ho dormito in te, piccolo animale da neve, e ho scritto il mio nome nel tuo ventre"
-La luna piena gemeva ai vetri negli abbracci muti così vicini al blu cobalto della notte-
"La nuda isola del tuo sorriso ha cancellato il mondo, sono rinato attraversandoti"
-Guarda quante luci sono scivolate tra le lenzuola, il loro calore deforma i nostri cuori-
"Mio fuoco, mia carezza, oggi non conosco che la tua pelle per rischiarare il mio cammino"


Nomi

Amore, uno; di genere: musicale.
Silenzio, all'inizio indifeso, poi senza paura
Oblìo, nome proprio del passato, non declinabile.
Notte, singolare. Plurale, da adesso in poi le notti. Le nostre.
Anima, di genere neutro, singolare. Plurale: due corpi confusi in una sola Anima dimentica del mondo nel silenzio delle notti senza oblìo.


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« immagine » -Ho dormito nel tuo letto, al riparo dai sibili del vento, e porto il marchio della tua vita- "Ho dormito in te, piccolo animale da neve, e ho scritto il mio nome nel tuo ventre" -La luna piena gemeva ai vetri negli abbracci muti così vicini al blu cobalto della notte- "La nuda isol...
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Luce °

15 ottobre 2016 ore 20:44 segnala



Dopo ore di pioggia battente un incredibile cielo arancio splende sopra le case e nell'abbraccio con l'orizzonte lo trasforma in oro fuso. La luce quasi fosforescente mi attira alla finestra, guardo lontano fin dove gli occhi vedono, e oltre, dove vede l'anima. Non conosco tristezze, non furono mai compagne nei viaggi intrapresi. Ho corteggiato la fantasia e ho stretto nella mia mano quella calda della poesia, ho navigato a volte solitaria, con l'unica ricchezza di una matita e delle frasi che insieme riuscivamo a comporre. Ho camminato a volte circondata da parole sommesse e lente, tenere e struggenti, forti e feroci di chi mi amò, altre volte i miei passi frettolosi erano accompagnati dalle risa degli amici e dei compagni di una stagione. Mi sono tuffata nei vasti mari della dimenticanza o nei ripidi torrenti dell'impossibile compiuto per volontà e realizzato con amore e per amore. Ho edificato una casa, una casa vera di mattoni, grande e chiara. L'ho riempita con giochi di bimbi e favole: niente fate e orchi e fanciulle indifese, nessun lupo cattivo, solo colori e alberi e sapore buono di pane e di verità. E ho costruito un'altra casa, solo mia, per entrarvi in punta di piedi e respirare il profumo che ha la libertà. Un profumo intenso, di acqua che scorre ed io scorro con essa. La vita è un cerchio, si dice. Non è così. C'è un contorno, una linea curva che piano piano si chiude, ma all'interno di essa ve ne sono infinite altre, concentriche, che possiamo e dobbiamo tracciare. Quando termina il ciclo l'infinito ci attende con quel centro, distante e sconosciuto, dove inizierà il vero viaggio.
In questo tramonto d'autunno che traghetta i pensieri divenuti stelle filanti e li attorciglia intorno al cuore, dietro i vetri della veranda piena, è un miracolo, di ciclamini bianchi e rosa spuntati di tra le foglie di scurissimo verde, mentre il campanile mi osserva, antico e svettante col suo angelo dorato sulla cima, il mio angelo di bambina lasciato intatto dal tempo, con le mani che premono il petto dolorante di felicità e di mistero, ancora e sempre in cammino verso il domani, io modulo la mia canzone d'amore.

Aurum

Anche d'inverno la porta è accostata
perchè il fiume del tempo
entri ed accenda fiaccole d'oro
nella casa di archi e di vetri
dove vive la mia anima
che attende la tua
per ascoltare insieme la pioggia
Sul tappeto di nebbia chiara
tu cammina piano
Le impronte dei tuoi passi
resteranno sospese
tra la musica e le parole
che riempiono di schiuma il mio
cuore.
(Viola)
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« immagine » Dopo ore di pioggia battente un incredibile cielo arancio splende sopra le case e nell'abbraccio con l'orizzonte lo trasforma in oro fuso. La luce quasi fosforescente mi attira alla finestra, guardo lontano fin dove gli occhi vedono, e oltre, dove vede l'anima. Non conosco tristezze...
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Stelle nel bicchiere °

11 ottobre 2016 ore 13:24 segnala



Mi arrampico quasi correndo per la lunga e ripida scala dai gradini scivolosi e sbrecciati, su su fino alla porta di legno tarlato. Cigola quando la spingo appoggiando le mani. Entro in punta di piedi. Federica è lì, nello spazio più ampio e scuro. Accanto a lei i suoi allievi e davanti ad essi un piccolo blocco ancora informe: con le mani sapienti smussano angoli, lucidano, danno sembianze a quel pezzo di bronzo. - Che forma avrai, creatura di metallo? Batterà il tuo cuore impiantato dall'amore? - Mi vedono. Lei mi manda un bacio, i ragazzi mi sorridono. Nella piccola cucina, a destra, c'è Walter che fuma in modo dissennato mentre prepara la cena per tutti e contemporaneamente legge L'Unità. Mi saluta sventolando tutto ciò che ha in mano e come sempre leggo nei suoi occhi quel misto di infelicità, pazzia, stranezza e voglia di capovolgere il mondo che mi ha sempre frastornata. E' bellissimo e triste. Chiede amore che non ho. - E' rimasto di fronte a una linea sottile ed evascente, confusa tra cielo e mare. Mi spiace Walter -
Le ricordo le nostre notti quassù, tutti insieme in allegria. Notti belle. Semplicemente belle, spese tra chiacchiere vane e politica, tra musica e fumo, tra arte e odori aspri di vernice.
Un pezzo di vita che se n'è andata e che non se n'è andata mai.
Salgo l'ultima rampa, quella con gli scalini di legno vecchio e la ringhiera di bronzo. Sono in cima. La mia poltrona, ormai consunta, è ancora lì. Sopra, la grande vetrata rifugio degli occhi e porta aperta sull'altro mondo, quello parallelo, in cui ho trascorso mille vite.
Fui Eva. Segnata dal castigo e dal dolore, vidi i miei figli disperdersi sulla Terra. Donna, compagna, madre, amante. Ricordata nei secoli a venire per quel gesto di suprema disubbidienza. E di libertà.
Fui Betsabea. Bellissima e adultera. Sposa di Davide, gli diedi Salomone: il re giusto.
E sono stata Sara dalla maternità tardiva, e Rachele...e poi Miriam salvatrice di Mosè.
Ho indossato i fastosi abiti delle regine d'Egitto, i pepli delle donne greche, le tuniche di quelle romane.
Tutti i tempi ho attraversato. Vivono in me Ipazia con le sue notti insonni davanti al mistero dei cieli -Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente cultura -, e Diotima accolta nel simposio di Platone per parlare d'amore - Sei l'oblìo assoluto: sei il ricordo. Sei la non incrinata fragilità. O carnale Diotima -.
Fui pittrice. Scienziata. Matematica. Filosofa. Fui poetessa. - I pallidi fiori dondolavano la corolla, di nuovo sognavo quella lontana liberta', quel paese dove sono stata con te -.
E fui la donna contadina che piegata sui campi dissodava la terra o raccoglieva il riso. L'operaia alla catena di montaggio, stanca e mai doma.
Fui la figlia e la madre. Porto in me le infinite luminose particelle di ognuna e di tutte, come stelle che brillano nel bicchiere con cui brindo alla vita.
Fui. E sono io che guardo il tempo conquistato mentre scende la notte. Là fuori ci sono loro e dal Carro brillante, da Andromeda regina, da Orione e da Virgo i battiti del cuore delle donne che sono fuori di me e sono in me, si uniscono al mio e mi chiamano perché, aldilà dello spazio buio, rischiari il mio sorriso.


Io, Njlo, da qui vengo. Mi piace pensare che in questo "qui" tornerò.
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« immagine » Mi arrampico quasi correndo per la lunga e ripida scala dai gradini scivolosi e sbrecciati, su su fino alla porta di legno tarlato. Cigola quando la spingo appoggiando le mani. Entro in punta di piedi. Federica è lì, nello spazio più ampio e scuro. Accanto a lei i suoi allievi e dav...
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Il silenzio °

09 ottobre 2016 ore 14:55 segnala



Ci sono silenzi umidi di dolori che vorticando come tornado invadono le vite. Entrano dalle orecchie e raggiungono il ventre, mentre le bocche si aprono nel pianto muto che schianta. Gli Hibakusha non hanno più lacrime per la morte portata dalle ali dei B-29.
Ci sono silenzi maestosi che scorrono tra gli abeti issati fino in cima al mondo. Toccano la volta celeste e fanno tintinnare di piccole risa i pianeti del Sole e le stelle che si nascondono agli occhi rumorosi della Terra.
Ci sono silenzi animali di leggiadra armonia: Lulù che abbraccia Oliver nel sonno profondo con le vibrisse che fanno l'amore tra di loro e con l'aria. E i silenzi puri dei neonati con i pugni chiusi e il latte sulle labbra e quelli dei tuareg che nel deserto trovano se stessi circondati da una coscienza che germoglia durante il cammino.
Ci sono silenzi disperati perché interrotti dalla voce stridula di un rimpianto senza pace, silenzi neri portati dall'odio che hanno il sapore acre del fumo che si alza dai camini. Silenzi mafiosi lunghi una vita, neri e cupi come le fosse delle vittime di lupara bianca e silenzi grigi di paura e di omertà.
Ci sono silenzi desiderati ma che restano miraggi evanescenti; silenzi disprezzati da chi conosce solo il piagnisteo dell'egoismo che ha costruito mura di piombo.
E c'è il silenzio inviolabile di Lei che lo strimpella sulle corde della sua chitarra, armonica sintonia tra testa e anima, danza gentile tra la sua voce e l'universo, respiro di infinito, squarcio sul futuro. Risale le mie gambe e bussa al mio cuore ancora incapace di afferrarlo.
C'è il tuo silenzio, il mio, quello degli uomini che non comprendono il silenzio di Dio negli angoli dimenticati di questo pianeta, davanti alle guerre e alla violenza feroce contro gli innocenti, il silenzio del filo spinato e dei dimenticati.
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« immagine » Ci sono silenzi umidi di dolori che vorticando come tornado invadono le vite. Entrano dalle orecchie e raggiungono il ventre, mentre le bocche si aprono nel pianto muto che schianta. Gli Hibakusha non hanno più lacrime per la morte portata dalle ali dei B-29. Ci sono silenzi maestos...
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Oscuro e Poesia

07 ottobre 2016 ore 16:06 segnala




All'ombra del castello, nascosto dalle torri e dalle mura smerlate che stormi di uccelli hanno eletto a casa, stormiscono querce e platani e cespugli di more. Abbandonato dalle grida dei bambini il parco antico vive la stagione degli addii, nella solitudine e nel pianto della fontanella di marmo che, goccia a goccia, parla con le panchine ricoperte di muschio, ormai scheletrite e rose dalla ruggine dei ricordi. Quando lentamente il cielo dà l'addio al giorno e dipinge di rosso l'orlo delle nuvole, un passo lieve smuove il tappeto di foglie e una figura sottile appare in fondo al viale. L'hanno vista in tanti, ma nessuno ha potuto guardarla negli occhi e afferrare il celeste di quel suo mare in burrasca. Solo lui, lì per caso o per volere degli dei in una notte che la bruma tinse di luce, poté stringerle le mani e camminare con lei tra le ombre. I loro nomi? Oscuro e Poesia.


Quando viene - voce di blu - la notte
planano dietro i vetri - le vedi all'orizzonte? - ombre di carbone fuso
Io lacero con fede - giungi le mani - i petali di carta che coprono la luna
scavo - con pezzi di conchiglia - crepe profonde nei muri di parole
riempio - ascolta! - il cielo di silenzi
e la poesia - luce che si fa suono - sfiora i diorami dei tuoi sogni.
(Viola)
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« immagine » All'ombra del castello, nascosto dalle torri e dalle mura smerlate che stormi di uccelli hanno eletto a casa, stormiscono querce e platani e cespugli di more. Abbandonato dalle grida dei bambini il parco antico vive la stagione degli addii, nella solitudine e nel pianto della fonta...
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