DI fronte

12 settembre 2018 ore 09:11 segnala


Restò a guardarla seduto sul bordo della sedia, si dondolava piano, quasi cercasse di cadere goffamente per spezzare l'imbarazzo del momento, ma non accadde, lei continuava a toccarsi d'avanti a lui, lo guardava dritto negli occhi, vedeva le sue labbra muoversi, ma non diceva nulla, la lingua che ritmicamente faceva
capolino ad ogni piacere intenso, era impossibile non accorgersi della sua eccitazione e lei lo guardava in quel modo.
Aveva sempre temuto quel suo modo di puntargli addosso gli occhi, sia nel bene che nel male, lei non aveva bisogno di parole quando lo faceva, ed ora la scena si ripeteva, non potè trattenersi dal passare la mano sul proprio membro, in quel gesto che fanno gli uomini quando si destano la mattina e non importa
con chi e dove siano, perchè è la stessa natura che gli ha concesso quella licenza e loro ne abusano esageratamente, si accorse di averlo duro come non mai, mentre vedeva le mani di lei riempirsi il corpo, ma aveva promesso, e non si mosse da li.
Lei sapeva che avrebbe fatto il bravo, almeno sino a quando non fosse stata lei stessa a rompere quel vincolo, gli piaceva averlo in suo potere, adorava gestire gli uomini, sapeva usare il proprio corpo,
lo aveva sempre fatto sin da piccola, prima inconsciamente poi sempre più con malizia, sino a diventare regina di se stessa, con lui era seducente e cattiva allo stesso tempo, come ora, lo vedeva ansimare ma cercava di conservare un certo controllo, nemmeno si rendeva conto del fatto che si stesse toccando,
come se avesse necessità di scimmiottare i movimenti di lei per cercare di ricavarne il medesimo piacere.
Accelerò sentendo tre dita calde dentro di se, era bagnata e scivolavano come in un amplesso, tornava su imprigionando il clitoride e piano pizzicandolo si dava un nuovo brivido, lui era esausto di immobilità, no ne poteva più, e lei lo sapeva.
Ormai aveva la cappella fuori dai pantaloni, sentiva la propria mano scivolare sopra la pelle nuda , non era circonciso, così quel piacere d'umido d'autolubrificazione era gustoso, guardava il suo corpo nudo, lei era bellissima, così oscenamente aperta eppure così poetica nel suo complesso, la pelle nella dolce penombra della stanza sembrava d'avorio, aveva un capezzolo tra le dita e non si limitava a stringerlo, lo torturava tirandolo all'infuori, e lui si diede dello stupido perchè aveva sempre sognato farlo ma aveva paura di fargli male, ed ora invece era lei stessa a usare in quel modo il proprio corpo.
Lei lo studiò attentamente, il ritmo cresceva copiosamente, ormai lui era semicurvo su se stesso, quella posizione che si assume quando i reni cominciano a sentire l'urlo, aspettò ancora un attimo e poi gli fece segno di venire verso dl ei.
Vide le dita di lei uscire del suo corpo, la guardò mentre se le passava nella bocca assaggiando il proprio sapore, non si rese conto di quanto ormai era ridicolo in quell'atteggiamento da tredicenne, sentiva piacere, un fuoco nelle reni, poi lei gli fece segno di venire, e lui sollevo piano il bacino dalla sedia e questo gli fu fatale.
Un fiotto caldo di vigore giovanile lo tradì , si guardò tra le mani, poi sollevò il capo e la sentì ridere compiaciuta, lui a 3 metri dal suo letto piegato, sesso in mano, la guardò uscire dalla stanza,
Lei chiuse la porta.
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« immagine » Restò a guardarla seduto sul bordo della sedia, si dondolava piano, quasi cercasse di cadere goffamente per spezzare l'imbarazzo del momento, ma non accadde, lei continuava a toccarsi d'avanti a lui, lo guardava dritto negli occhi, vedeva le sue labbra muoversi, ma non diceva nulla, ...
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