Circa tre anni fa mi trovavo a teatro, prima fila, in un teatro dove la prima fila era praticamente sul palco. Attori di prim’ordine per una rappresentazione senza clamori.
Mi ritrovai, durante questa scena, che di seguito riporto, a piangere di un pianto che provai a nascondere, per vergogna, ma non ci riuscii. Le lacrime scendevano copiose e inarrestabili, nel petto sentivo come se qualcosa si muovesse e dovesse venir fuori, come se stesse vomitando se stesso. Da allora Silia, la protagonista femminile di questa commedia, mi è rimasta nel cuore, così come la stessa commedia e gli attori che l’hanno rappresentata. Leggendola è facile capire cosa mi toccò così tanto in un periodo in cui ero in profonda crisi personale ed in cui avevo appena iniziato a mettere in discussione me stessa e tutta la mia vita.
Non sapevo chi e cosa fossi (non che ora ne sappia molto di più) e la mi domanda più ricorrente era se potevo essere altro da quel nulla, da tutta quella schifezza e quella confusione che sentivo di essere e se ero altro da tutte le etichette che mi avevano messo addosso gli altri, come “strana” o “complicata” o “difficile” per dirne alcune.
Da “il gioco delle parti” - L. Pirandello
Piena d'infelicità, perché piena di vita. E non d'una sola: di tante. Nessuna però, che riesca a trovare il suo pernio. E non c'è salute, né per lei, né con lei.
[…]
E forse tu non sai tutta la ricchezza che è in lei... certe cose che ha, che non parrebbero sue, non perché non siano, ma perché tu non vi badi, perché tu la vedi sempre e solamente a quel modo che per te è il vero suo. Ti pare impossibile, per esempio, che possa canticchiare qualche mattina... così... svagata... Eppure canticchia, sai? La sentivo io, certe mattine, da una stanza all'altra. Con una cara vocina trillante, quasi di bimba. Un'altra! Ma ti dico un'altra, non così per dire. Proprio un'altra; e lei non lo sa. Una bimba che vive un minuto e canta, quando lei è assente da sé. E se vedessi come qualche volta resta... così... con una certa luce di brio lontano negli occhi, mentre con due dita che non sanno si tira lentamente i riccioli sulla nuca... Mi sai dire chi è, quando è così? Un'altra lei, che non può vivere, perché ignota a se stessa, perché nessuno le ha mai detto: «Ti voglio così; devi esser cosí ... ». C'è il rischio ch'ella ti domandi: «Come?». Tu le rispondi: «Ma com'eri dianzi! ». E che ella torni a domandarti: «Com'ero?». «Cantavi ... » «Cantavo?» «Sì... e ti stiravi i riccioli sulla nuca... così ... » Non lo sa; ti dice che non è vero. Non riconosce affatto se stessa nell'immagine che tu le prospetti di lei come l'hai veduta dianzi, seppure la vedi! perché tu la vedi sempre a un modo, come è per te, e basta. Che pena, caro mio! Ecco una cara, graziosa possibilità d'essere, ch'ella potrebbe avere, e non ha!
















