Come un profumo di muschio e muffa.

23 gennaio 2013 ore 10:38 segnala
Mentre sbuffavo d’insoddisfazione e tergiversavo commiserando la mia commedia, pioveva. Lacrime bianche penetravano la finestra e io tentavo con le dita di tappare la miseria. Poi di colpo mi sono alzato e l’ho centrata con lo sguardo.
Era bellissima con in mano la palla.
Quell’istante mi sembrava la salvezza, l’attimo in cui tutto si ferma. Il momento in cui tutto progressivamente rallenta e la pioggia muore. L’ho ingoiata con gli occhi neri mentre si chiedeva se quello fosse una fine o un inizio. L’avrei scartata come un pacco regalo e non ne sarebbe rimasto niente.
Poi le ho offerto la mano e ancora è rimasta lì a scrutare il pelo grigio.
Volevo tempestarla di domande. Mi chiamo Andrea e sono in maglietta. Ho trentotto anni, non è vero, non li ho, non ho niente. Avrei voluto giocare con lei.
Volevo averla con tutto il mio corpo.
Cosa fai lì, piove. Non te ne andare. Quanti anni hai. Desideravo mi appartenesse e volevo dirle mi piaci tanto. Vorrei infilarti la lingua in bocca.
Sentivo il suo odore perforarmi il petto e tentavo di resistere. Non c’era nulla che potesse salvarmi. Gli spasmi alle mani come tanti gattini affusolati. Bufali in fila a bere nello stagno. Cavalli liberi nel deserto. Oche a due a due. Avrei voluto rimanere per sempre in quel giardino stellato.
Ad un certo punto non so come ho fatto.
Gliel’ho chiesto.
Non so come ma l’ho fatto.
Voglio giocare con te.
Giochiamo a palla.
Tirala, adesso.
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Mentre sbuffavo d’insoddisfazione e tergiversavo commiserando la mia commedia, pioveva. Lacrime bianche penetravano la finestra e io tentavo con le dita di tappare la miseria. Poi di colpo mi sono alzato e l’ho centrata con lo sguardo. Era bellissima con in mano la palla. Quell’istante mi...
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23/01/2013 10:38:29
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