È anche possibile che non mi senta tanto bene.

22 gennaio 2014 ore 11:31 segnala
Quando i miei genitori non capiscono più quello che dico e non vogliono più sentirmi parlare, mi parcheggiano dalla nonna. Almeno questo è quello che mi hanno risposto quando ho chiesto chi fosse quella vecchia sorda.

Quella sta tutto il tempo con un aggeggio in mano pieno di pulsanti. L’aggeggio ha il potere di far saltellare immagini e parole dentro ad una scatola. Le parole le sento solo io, ché lei è sorda. Epperò non mi vien dato di sapere se queste hanno un inizio, o una fine.

Ho provato a levarle l’aggeggio, ma la vecchia reagisce scompostamente. I tubicini dell’ossigeno si sfilano e la nonna muore. A me dispiace che sia sempre più morta. Eppure càpita. Di tanto in tanto, la nonna muore. Quando succede mi mettono in manicomio. E siccome la nonna muore spesso, mi spostano da un manicomio all’altro.

Questi sono posti bellissimi dove io mi trovo benissimo. Qui nessuno è sordo, e se lo è sembra di no. Anzi, parlano molto più di me. Solo che questa morìa di nonne mi costringe a sbattermi da un posto all’altro. E così il risultato è sempre lo stesso: non sento mai l’inizio, né la fine. Non riesco a seguire le storie raccontate, l'unica mia possibilità è leggerle.

Per fortuna qui ho trovato una dottoressa che lascia i suoi appunti in un cassetto della scrivania aperto. Io sbircio e mi faccio scorta di avvenimenti che non conoscevo, accaduti mentre avevo a che fare con flebo impazzite e gorgheggi di vecchia. Cose che succedono in posti come questo, dove basta mettere su un camice e una cravatta per essere considerati degli scienziati.

Per esempio, questa della diatriba a suon di penetrazioni me l’ero persa. Immagino tocchi rapidi e talentuosi, con tanto di citazioni bibliche dalla città dei sodomiti.

Ecco, mi capita di essere una volta qua e una volta là e non sapere più da che parte stare. Perdo nonne che non mi ascoltano. Le faccio fuori in silenzio ed è inutile, ché tanto sono sorde. Recupero racconti di ordinaria manicomìa. Quando devo liberarmi di qualcuno, non so più se sia meglio uno scurrile vaffanculo, o un forbito sollazzati l’orifizio anale, e mi dispiaccio. Non riesco a trovare riscontri alla mia intelligenza che mi permettano di distinguere tra bene e male, essendo io tutto.

Per cui, da oggi, liberato dall’autorità che mi impedisce di discernere, e incravattato così come mi avete desiderato, interloquirò solo con uno: me stesso.
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Quando i miei genitori non capiscono più quello che dico e non vogliono più sentirmi parlare, mi parcheggiano dalla nonna. Almeno questo è quello che mi hanno risposto quando ho chiesto chi fosse quella vecchia sorda. Quella sta tutto il tempo con un aggeggio in mano pieno di pulsanti. L’aggeggio...
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22/01/2014 11:31:12
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Commenti

  1. 73.Mia 26 gennaio 2014 ore 23:39
    e finisci in manicomio lo stesso così.
    (bello. ironico nel dolore.)
  2. malenaRM 22 marzo 2014 ore 15:38
    Ah, quanto mi è piaciuto.
    Adesso leggo il resto.

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