Una domenica al museo e la cavalcata delle valchirie.

19 febbraio 2013 ore 11:28 segnala
Una volta mi chiudi a chiave in un cubo blu, un’altra è come abbracciare un’amica che non vedrai più, un’altra ancora è leccare sangue e spegnere candele con le lacrime, come dimenticare il nome della prima bambola, del primo desiderio, della prima caduta e dei ginocchi sbucciati, i tagli alle mani, il sole negli occhi, il nodo alla gola, è come dimenticare tutto ciò che hai sotto il culo mentre stai leggendo, e mentre lo fai mi dici che sono pazzo, che dovrei smettere di scrivere follie se non voglio finire in quei musei dove espongono malati di mente spacciandoli per artisti, e mentre lo dici bussi alla mia porta che non si apre perché *tu* l’hai chiusa, e mentre lo dici i gatti miagolano.
In punta di piedi sopra all’ultimo scalino aspetti che io mi decida ad aprire e vorresti che comparissi dal nulla come nei migliori trucchi di illusionismo, e raccogliessi le esigue energie per urlarti in faccia tutto, tutto, tutto il mio odio, per darti modo di scioglierti in un applauso, manifestare soddisfazione, darmi del matto e cose così.
Quando ti accorgi di avere la chiave finalmente apri ed io ti punto addosso il mio sguardo ostile, quello che ti piace tanto perché ti fa sentire spettinata e nuda sul tappeto. E quando ti accorgi di avermi abbandonato, di non esserci stata, cominci a balbettare scuse ma a me non frega niente del tuo stronzo lavoro, dei tuoi familiari, del tuo credo, di quanto ti fai schifo e bla bla bla, proprio niente, sai. Allora ti alteri non poco e sbraiti nel tuo lineare italiano corrente, semplice e senza imprecisioni, a volume appena sopra al silenzio, e mi accusi di avere calpestato la tua anima, ma dico io, cosa c’entrano i sentimenti adesso, non ti sarai mica innamorata?
Allora ti calmi e mentre lasci cadere morbida la vestaglia dici: “Dai, facciamo pace, che quando morirai mi pagheranno cifre folli per avere quello che scrivi, folli più di te.”
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Una volta mi chiudi a chiave in un cubo blu, un’altra è come abbracciare un’amica che non vedrai più, un’altra ancora è leccare sangue e spegnere candele con le lacrime, come dimenticare il nome della prima bambola, del primo desiderio, della prima caduta e dei ginocchi sbucciati, i tagli alle...
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19/02/2013 11:28:45
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Commenti

  1. 73.Mia 28 febbraio 2013 ore 01:13
    sempre non muoia prima lei. (mi piace la tua scrittura)
  2. tar1948 19 settembre 2014 ore 13:37
    tu non sei pazzo,anzi ciò che stai cercando è la non-follia

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