Il primo post

20 giugno 2018 ore 18:36 segnala
Eccoci qui, il primo post del primo blog della mia vita.
Non che non abbia mai avuto un diario in precedenza, ma non l’ho mai saputo “tenere”.
Ricordo che la maestra delle elementari ci “impose” questo piccolo esercizio di stile più o meno quando eravamo in quinta; ci chiese di raccontare cosa accadesse durante le vacanze natalizie con dovizia di particolari. Suppongo, col senno di poi, che fosse un tentativo di non caricarci di troppi compiti che avrebbero sottratto tempo al gioco ed alla spensieratezza, ma allora lo vidi come l’esatto opposto: un altro impegno, nemmeno troppo piacevole. Inutile dire che, per una volta, non fui tra coloro che ricevettero le sue lodi.
Il mio diario, vezzoso e con tanto di lucchetto, dono speciale di una amatissima zia per la mia recente Comunione, fu sprecato con un perfetto esempio di squallido bollettino di guerra, né più né meno di un diario di bordo sul quale figuravano, con impietosa nettezza, le mie giornate poco esaltanti.
Non ero una ragazzina “popolare”, anzi.
Cioè, immaginatevi questa creaturina dall’aria piuttosto esotica: carnagione olivastra, lunghissimi capelli da madonnina infilzata, magra come un chiodo e dai grandi, bellissimi, occhi ridotti a due fessure dalle più pesanti lenti per miopia che riusciate ad immaginare. Una cozza!
A questo aggiungete che ero “la più brava della classe” (pari merito col mio compagno Gianpaolo) e fatevi un’idea di quanto fossi gradita al resto della scolaresca.
Lo smacco del diario mal tenuto fu un’onta per i miei genitori, ma mi rese più umana agli occhi di coloro che si erano sempre sentiti inadeguati al mio cospetto. Se solo avessero immaginato quanto IO mi sentissi inadeguata, quanto desiderassi saper parlare il dialetto come loro, giocare come un maschiaccio senza il terrore di sbucciarmi le ginocchia e prendere anche il resto a casa, avere amici che non avessero una copertina rigida ed odore di colla per rilegare.
Oh, intendiamoci, avevo delle amichette, ovviamente, ma io ero sempre la seconda scelta, quella contro la quale coalizzarsi al minimo accenno di ribellione o di capacità di eccellere. Forse è per questo che sono diventata una che non tollera le ingiustizie, che difende i più deboli anche quando questo atteggiamento le si ritorce contro.
Ma sto divagando…torniamo al diario…
Dunque, dopo il tentativo - miseramente fallito - della maestra di farci diventare emuli di Anna Frank, sono venuti i diari delle medie zeppi di compiti e primi timidi tentativi di espressione (non troppo evidenti sennò l’amata genitrice avrebbe chiesto spiegazioni all’incauta figlia); poi, finalmente, quelli del primo anno di liceo (ginnasio per essere precisi, of course). E lì non c’erano solo compiti, oh no, lì una certa audacia cominciava a farsi spazio tra l’assegno di greco e matematica; invettive in greco o latino maccheronici su questo o quel professore, dichiarazioni d’amore (in)degne di Catullo, foto di cantanti pop (io duraniana sfegatata) e scarabocchi da noia.
E, tuttavia, nulla che facesse venir fuori un po’ d’anima. Lo spettro del diario di bordo era sempre lì.
Come si fa a mettere su carta qualcosa che temi possano leggere tutti? Oggi ci esponiamo al giudizio altrui in ogni modo possibile (e, spesso, in maniera anche troppo ostentata), allora avremmo voluto solo poter tirare fuori le paure, le ansie, i dolori, i turbamenti, la felicità, per poterli elaborare ed imparare a conviverci.
Ricordo di aver scritto una volta che avrei voluto essere morta (tipici pensieri allegri di una ragazzina dal cuore allenato alle delusioni, vittima di un complesso di Elettra tra i peggiori, e vissuta in una casa dove vige tutt’ora un certo obbligo di perfezione e disciplina) e di aver trovato la pagina incriminata strappata. Era stata mia madre che, arrogatasi il diritto di spiare nella mia vita, aveva interpretato la mia adolescenziale insofferenza come un affronto personale a lei e mio padre. Per lei non era lecito nemmeno pensare di non voler vivere, tanto da strappare una pagina del mio diario come se avesse voluto estirparmi quel senso di vuoto dal cuore stesso. Non ci parlammo per giorni, ma quella pagina violata mi convinse che non avrei mai più messo nero su bianco niente che potesse dare accesso al mio cuore, non in quella casa.
Quando a 22 anni sono andata a vivere da sola ho consumato non so quante “Smemoranda” (le adoravo), ma tutte sempre con l’incapacità di depositarvi qualcosa che fosse più lungo di quattro righe. Eppure so scrivere, lo faccio da una vita. Ogni mio tema in classe era fonte di soddisfazione per gli insegnanti e per me. Perfino mio padre accennava un sorriso alla vista dei miei elaborati elogiati da professori soddisfatti di quella ragazzina dotata di ironia pungente e spirito di osservazione.
Da qualche anno scrivo post (come tutti); non lo faccio spesso qui su Chatta perché non trovo sia il luogo adatto, affidando, invece, a meme e citazioni il mio umore del giorno sulla bacheca pubblica.
Una cara amica mi ha convinta a fare questo esperimento. Non è la prima a chiedermi di scrivere e, sebbene io sia rimasta la ragazzina che si sentiva inadeguata agli occhi di chiunque, ho deciso di gettarmi in questa impresa. Mal che vada avrò tediato qualcuno di voi per il tempo necessario a leggere questo papiro (posto che abbiate trovato la forza di arrivare fino in fondo).
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Eccoci qui, il primo post del primo blog della mia vita. Non che non abbia mai avuto un diario in precedenza, ma non l’ho mai saputo “tenere”. Ricordo che la maestra delle elementari ci “impose” questo piccolo esercizio di stile più o meno quando eravamo in quinta; ci chiese di raccontare cosa...
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20/06/2018 18:36:01
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Commenti

  1. Evelin64 20 giugno 2018 ore 19:56
    .....comunque sia.... sarà un successo :-ok
    Auguri per il tuo blog :rosa:
  2. leggendolamano 20 giugno 2018 ore 20:57
    Io sono arrivato in fondo ......e non ho fatto fatica.
    Il vantaggio è che qui non servono lucchetti serve solo la voglia di esprimersi.
    Buona scrittura, per me sarà buona lettura.
  3. trenolento 20 giugno 2018 ore 23:46
    ben arrivata in questa bella nicchia...
    alle prossime letture
    buona serata
  4. Occhiridenti73 21 giugno 2018 ore 02:12
    Grazie a tutti e tre.
  5. NnSnUnAngelo 21 giugno 2018 ore 06:56
    Uhm... vediamo... ho letto tutto d'un fiato! Del resto, quando la lettura mi prende, divento vorace... complimenti! Scrivi benissimo... avevo ragione allora! Sono fiera di te... e, adesso, non devi assolutamente smettere! Ti voglio bene... benvenuta tra noi, cara " collega".
  6. Occhiridenti73 21 giugno 2018 ore 09:04
    Il merito è tuo e di Daniele, mia cara. Cercherò di essere degna della vostra fiducia. Vi amo.
  7. poitispiego 21 giugno 2018 ore 16:01
    Benvenuta nel mondo dei Blog
  8. navigante.68 22 giugno 2018 ore 23:17
    Scrivi molto bene e ne sei perfettamente consapevole....
    .... viene fuori tutto il tuo desiderio di dare briglia sciolta alle parole ed ai pensieri....
    .... beh, ora puoi farlo....
    .... sei una Ferrari ed hai pista libera davanti a te....
    .... vai....
  9. Occhiridenti73 22 giugno 2018 ore 23:24
    Sono una 500... la prima automobile che ricordi, quella di mio padre, la più amata tra quelle che ha avuto... grazie, amico mio speciale. <3
  10. com.menta 27 giugno 2018 ore 21:27
    ho il mio personalissimo modo di valutare uno scritto : quando leggi e speri non finisca mai è bello , coinvolgente e ben scritto ... spero che questa volta, senza obblighi, con il piacere di farlo, tu voglia continuare a scrivere in modo che si possa continuare a leggerti . Brava, davvero brava. (L)
  11. Occhiridenti73 27 giugno 2018 ore 22:54
    Grazie, my dear, la tua opinione è un ennesimo regalo gradito. Tvb
  12. Handymanonwheel66 18 settembre 2018 ore 16:34
    questo tuo blog e' un luogo meraviglioso, un'oasi ristoratrice.

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