
Nel maggio 1974 in Giappone prendeva vita dalle matite del dio del manga Osamu Tezuka un’opera destinata a segnare la storia del fumetto d’autore: Black Jack. Dopo molteplici e onorevoli citazioni in diversi ambiti e dopo essere stato fonte d’ispirazione per altrettante opere (tra le più recenti, si mormora, il celeberrimo House MD), questo personaggio torna in una nuova veste grazie alla rivisitazione di un grande nome del fumetto nipponico come quello di Masayuki Taguchi. Taguchi omaggia il genio di Tezuka elaborando Black Jack in una chiave dinamica, pregiata e moderna; è da poco che si può trovare in fumetteria il manga in questione, intitolato per l’appunto Black Jack Neo, pubblicato da J-Pop, e già si è scatenato un significativo fermento tra gli appassionati del genere.
L’apprezzamento viene soprattutto da parte di quel pubblico che già dall’esordio di Black Jack ha saputo cogliere in questo manga i profondi richiami bioetici e le costanti sensibilizzazioni di alcuni problemi della società moderna che Tezuka ha voluto sostenere. La serie originaria si svolge intorno a una misteriosa figura, un brillante chirurgo dal volto e corpo sfregiato che, nonostante sia stato radiato dall’albo e considerato un reietto dai suoi colleghi, è in grado di eseguire qualsiasi tipo di operazione, anche le più incredibili. In cambio delle sue prestazioni, però, chiede ingenti somme di denaro che non tutti sono in grado di pagare. Nelle vicende troviamo metafore morali e una certa esaltazione del senso della vita; Black Jack è senza dubbio un personaggio complesso e chiaroscurale, che nasconde la sua voglia di aiutare il prossimo dietro il desiderio di accostarsi a persone che possono comprendere, come lui, il sacro valore della vita, e dietro un pragmatismo ombroso che riflette la disillusione per un’umanità che lo teme e disprezza. Personaggio speculare a lui nella serie è il medico Kiriko, abile ma vocato all’eutanasia, con il quale avrà grandi scontri/incontri, nei quali si legge un forte messaggio di bioetica, degno solo di grandi opere. Dal manga, edito per la prima volta in Giappone nel maggio 1974 nella la rivista Shonen Champion e che si compone di 25 volumi editi in Italia per la Hazard Edizioni, sono state estrapolate 7 puntate animate di altissimo livello e un lungometraggio intitolato La sindrome di Moira. A distanza di più di trent’anni Taguchi si accosta a Black Jack con il dovuto timore e con il tatto che si deve ad occasioni simili, senza stravolgere il contesto originale ma apportando rivisitazioni opportune ed acute. In Black Jack Neo infatti non troviamo contaminazioni con i precedenti successi dell’autore come Battle Royale e Lives, ma anche se il disegno pulito, aggraziato ed efficace mantiene caratteristiche tipiche dei lavori di Taguchi, si tiene comunque distante dal tratto tipico di Tezuka. La storia mantiene il format del prodotto originale: racconti autoconclusivi che non si concentrano sull’evoluzione del protagonista e che solo di rado fanno intuire alcune sottotrame. Piuttosto a queste ultime tocca delineare nel tempo i dettagli del personaggio principale, che coltiva poco le relazioni tra i comprimari e lascia raramente intravedere le sue motivazioni più intime. La differenza che risalta più agli occhi è la caratterizzazione del chirurgo Black Jack, che in questa nuova veste viene rappresentato in modo più charmant, dalle cicatrici (elemento determinante ai fini della storia) molto più discrete. Inoltre il protagonista si atteggia in modo decisamente più umano e affabile, e questo va a distanziarsi incisivamente dal Black Jack cinico e schivo che conoscevamo dall’opera di Tezuka. Cosa che chi scrive ritiene grave, perché l’intento di un remake dovrebbe tener conto delle caratteristi peculiari dei personaggi senza stravolgerli, pur dando un contributo personale alla storia. Apprezzabile invece l’omaggio che Taguchi dedica a Tezuka inserendo qua e là rielaborazioni e citazioni di suoi personaggi che, seppure a volte quasi irriconoscibili, sottolineano comunque l’influenza che il Manga no Kamisama ha trasmesso alle nuove generazioni di mangaka. Proprio in omaggio alla tendenza dell’autore originale ad autorappresentarsi negli episodi, nella terza vignetta di Black Jack Neo vediamo un inequivocabile Tezuka come medico protagonista dell’episodio, dettaglio che trova più di una spiegazione nel rimando alla prima professione dell’autore, che fu medico. I due mangaka si differenziano anche per i dettagli delle operazioni sulle tavole, o per l’uso di terminologia specialistica nei dialoghi; in entrambi i casi, è a Tezuka che spetta il titolo di autore più attento al realismo (almeno quello scenico!). In sostanza si può affermare che Masayuki Taguchi ha preferito dare rilevanza al lato umano sensibile di Black Jack, incentrando le sue storie su personaggi di citazione e dando più rilevanza all’intreccio più che al contorno tecnico-filosofico. Tentativo accettabile ma che comunque non favorisce la comprensione di chi si accosta per la prima volta a questo personaggio, e che potrebbe rimanere disorientato da alcuni collegamenti incomprensibili se non si conosce la trama d’origine. Esempio tangibile è il rapporto che Black Jack ha con Pinoko (storpiatura del nome Pinocchio), una diciottenne cui il virtuoso medico ha dato corpo liberandola dall’organismo della sua gemella, che temeva di essere malata mentre invece ospitava un altro essere umano. Pinoko è in linea teorica un adulta, ed è innamorata del suo salvatore tanto da definirsi “mogliettina”. All’apparenza quindi Black Jack si comporta da padre, ma al lettore che non conosca l’antefatto meglio descritto da Tezuka, sfuggirà l’aroma vero del controverso rapporto che li lega. Per ultimo, il disegno: affascinante e comunicativo, che mantiene ed esalta la sensualità e l’ammiccamento malizioso che in passato aveva proclamato il successo di Battle Royale. Qui però stride con un intento profondo e quasi filosofico della concezione per alcuni aspetti fantascientifica della medicina, che Tezuka amava sottolineare nella sua opera. A parte questo i due volumi di Black Jack Neo risultano essere una lettura non solo piacevole, ma piena di interessanti riscontri e degna comunque di essere definita come estrema evoluzione del manga d’autore. Rimaneggiare un’opera apprezzata e stimata come Black Jack è comunque un tentativo che va premiato ed osservato da più punti di vista; il risultato è quello di valorizzare e omaggiare, oltre che riproporre, un bellissimo personaggio non sempre positivo, splendido esempio di tutta una morale legata ai mali della contemporaneità grazie alla fedeltà per i valori alla base della medicina, il rispetto per la vita e la lotta attiva verso chi corrompe con azioni vili il mondo.

















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